Il Pensiero Cattolico

17 Gennaio 2026

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don Mario Proietti

I papi passano, ma la Curia rimane

Come leggere la crisi ecclesiale con intelligenza cattolica

Ci sono riflessioni che maturano non tra i clamori delle polemiche, ma nel silenzio di un luogo appartato, dove la mente ha il tempo per pensare e il cuore lo spazio per interrogarsi. Mi trovo in un’abbazia in restauro, immersa tra i monti, circondata da campagna. Non ci sono suoni di campane, né rumore di gruppi o pellegrini. Solo quiete, pietra, silenzio. Ed è proprio in questo clima, quasi sospeso, che ho cominciato a mettere ordine tra le tante impressioni raccolte in queste ultime settimane. La morte di Papa Francesco e la recente elezione di Papa Leone XIV hanno riportato in superficie tensioni che da tempo fermentavano nella vita ecclesiale, ma che ora si esprimono con toni più netti.

Navigando tra articoli, analisi, blog, commenti, ho visto crescere due reazioni opposte e speculari: da un lato, giudizi duri, talvolta ingiusti, verso il Papa defunto; dall’altro, una fiducia cieca e quasi ideologica nel nuovo Pontefice, come se la sola sua elezione bastasse a “riparare” la Chiesa.
In mezzo, restano molti fedeli, sacerdoti, religiosi che non sanno più a chi dare credito, né come leggere gli eventi ecclesiali senza sentirsi tirati da una parte o dall’altra. E lo stesso capita anche a me, quando leggo i commenti che seguono certi articoli o che vengono lasciati sotto post che mi sforzo di pubblicare con equilibrio: spesso devo cancellarli, non per censura, ma per carità. Perché ciò che emerge non è amore alla Chiesa, ma logica da tifoseria, che ferisce più di quanto edifica.
Tutto questo mi ha convinto che è urgente tornare ai testi, alla dottrina, alla realtà della Tradizione. Con calma, con precisione, con rispetto. Per aiutare chi vuole comprendere, chi ama la Chiesa nella verità, chi cerca unità senza cedere all’ambiguità.
È da qui che nasce questa serie di articoli. Non per schierarmi, ma per servire. Non per semplificare, ma per chiarire. Non per dividere, ma per aiutare a discernere.


Il punto di partenza: una frase illuminante

All’udienza ai dipendenti della curia, Papa Leone XIV ha pronunciato una frase che merita attenzione: “I papi passano, ma la Curia rimane.
Non è solo un’osservazione storica. È una constatazione teologica e, insieme, un avvertimento pastorale. Il ministero petrino è personale e fondamentale, ma non si esercita in solitudine. Il Papa ha bisogno di una struttura, di consiglieri, di organi che diano attuazione alla sua guida. In breve: senza la Curia, il governo della Chiesa universale non è possibile.
Ma cosa accade quando questa Curia — invece di essere strumento fedele del Papa — diventa luogo di ambiguità, di confusione, talvolta persino di opposizione latente?

Non una crisi del Papa, ma dell’apparato

Papa Francesco non è stato un modernista, né ha mai formalmente contraddetto la dottrina cattolica. Ha scelto uno stile pastorale aperto, discorsivo, orientato alla misericordia. Il suo intento era quello di rendere la Chiesa più vicina alla gente, più dialogante, più attenta alle situazioni concrete.
Tuttavia, la mancanza di chiarezza dottrinale, la gestione comunicativa disordinata, e una serie di nomine curiali deboli o sbilanciate, hanno creato una situazione di ambiguità diffusa. In questa ambiguità, si sono inseriti teologi, conferenze episcopali, movimenti e opinionisti, con interpretazioni spesso lontane dal Magistero perenne.
Non si può dire che la confusione venga direttamente dal Papa. Ma si può — e si deve — dire che l’apparato che lo circondava non ha saputo custodire la verità con chiarezza, né accompagnare
i fedeli nella corretta ricezione del Magistero. In questo senso, il pontificato è stato vulnerabile, esposto a malintesi, strumentalizzazioni e derive.


Il vero problema: lo scollamento tra dottrina e prassi

Il cuore della crisi sta proprio qui: una crescente disgiunzione tra la dottrina e la prassi. Si continua a dire che “la dottrina non cambia”, ma poi si ammettono prassi che ne contraddicono il contenuto. Si proclama che l’Eucaristia è il sacramento dell’unità, ma si ammette alla Comunione chi vive oggettivamente in contrasto con essa. Si difende la famiglia, ma si tace sui temi più divisivi: contraccezione, fecondazione artificiale, ideologia gender.
In nome del discernimento, si è aperto uno spazio grigio dove la norma è relativizzata dalla situazione, e dove la prassi prende il posto della dottrina. Questo non nasce da un documento specifico, ma dalla mancata custodia del significato profondo della Tradizione, da parte di molti organismi curiali, teologi e centri di formazione.


Riformare nella verità, non nella polemica

Papa Leone XIV, con quella sua frase sobria e tagliente, ha dato un segnale chiaro: la riforma della Curia è necessaria, ma deve essere riforma nella verità. Non basta cambiare strutture, rinominare uffici, creare sinodi. Serve una riforma dello spirito ecclesiale, una conversione pastorale che torni a mettere la verità al centro.
Da questa consapevolezza nasce il presente ciclo di articoli. Nei prossimi numeri, ci concentreremo su alcuni punti chiave dei documenti del Concilio Vaticano II, per capire:

• cosa è stato realmente detto;
• dove si è generata confusione;
• come rileggere questi testi nella continuità della fede cattolica;
• quali interpretazioni devono essere accolte e quali invece rifiutate.

Non per nostalgia del passato, né per illusione sul futuro. Ma per ritrovare oggi la coerenza della fede, che non divide ma unisce. Per amore della verità, per amore della Chiesa.


Prossimo articolo: “Collegialità episcopale: comunione nella verità o sinodalità fluida?”

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