Il Pensiero Cattolico

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Pio Daniele Mizzau

Architetto

Fede e archistar: il caso del Monastero Ambrosiano

«Esempio di sincretismo, smarrita la sacralità»

Caro direttore, è stato presentato nell’abbazia di Chiaravalle il futuro “Monastero Ambrosiano” che dovrebbe sorgere presso l’ex area Expo a Milano. Firmato dall’architetto Stefano Boeri, il complesso si pone purtroppo in continuità con gli ormai sempre più comuni “strappi progettuali” alla tradizione cattolica: l’abbandono della millenaria pianta a croce latina e la sapiente gestione delle luci – in cui la disposizione stessa delle mura trasponeva visivamente la fede e il mistero della Salvezza – cede nuovamente il passo ad una avveniristica forma moderna (triangolare). Sotto il peso di tali geometrie crolla quella gerarchia spaziale e spirituale che da sempre definisce e custodisce la sacralità dell’aula liturgica, che qui sembrerebbe degradata a mero laico contenitore polifunzionale: attendiamo con trepidazione e timore di poter vedere quale disposizione gerarchica interna l’archistar avrà proposta. Si nota altresì come Boeri – suppongo non cattolico, come da lunga ed infelice consuetudine delle committenze religiose infatuate da professionisti atei – prosegua la sua personalissima “crociata-contro”. Dopo aver sfidato l’orizzonte milanese che vuole la città crescere e svilupparsi «sotto la Madonnina», superando di quasi tre metri l’altezza della nostra Mamma Celeste (108,5 m) con la sua celebre “torre vegetale” (110 m), ora edifica la dissoluzione del sacro. Dinanzi a un simile smarrimento formale, verrebbe da suggerire l’ingaggio di un consulente liturgico, se non altro, credente. Ma l’aspetto più drammatico non è solo legato al progetto, quanto al palese tradimento della missione stessa della Chiesa. Quello che viene presentato come un faro di modernità si rivela nei fatti un “tempio politeista”. Tra “Biblioteche”, “Chiostri” e “Giardini delle religioni” – dove ogni monoteismo verrà “rappresentato” da un vegetale in piena tendenza green – sembra che il primo comandamento, magari sotto una certa aura ecumenica, venga volutamente messo di lato. Il rispetto per le altre fedi, doveroso sul piano civile, non può mai trasformarsi nella dimenticanza del mandato di apostolato evangelico che Gesù ha trasmesso prima ai Suoi apostoli e, attraverso la Tradizione, a noi oggi. Si dimentica forse la lezione di San Francesco d’Assisi, che incontrò il Sultano Malik al-Kamil spinto dal fuoco della missione per annunciargli Cristo e tentar di convertirlo, non certo per rassicurarlo sulla bontà della sua fede o per teorizzare un’unione sincretica. Oggi, invece, un certo ecumenismo dal sapore modernista punta a edificare “la religione universale” artificiale, gradita alle aride élite globaliste, dove le differenze dogmatiche vengono livellate. Constatiamo quotidianamente l’assoluto smarrimento che vivono i poveri cattolici praticanti ormai già orfani del riferimento certo del tabernacolo, relegato in piccoli, aniconici e freddi spazi secondari (cfr. Nota Pastorale del 1996). Papa Leone XIII, nel suo celebre esorcismo, ricordava con assoluta certezza che solo la Dottrina Cattolica rappresenta l’unica Verità. In questo schema di cedimento, la stessa Croce svuotata del suo senso salvifico cessa di essere il Logos incarnato per ridursi a mero brand buonista. Il Monastero Ambrosiano si candida così un luogo dove la Chiesa, non evangelizzando i lontani, finisce per abdicare alla Verità per uniformarsi al politicamente corretto. Di fronte a questo allarmante sbandamento, si leva alta rispettosa ed anelante richiesta d’intervento al nostro pontefice Leone XIV. Che Sua Santità ricordi a tutti la centralità della Grazia e della Verità sull’esempio di Sant’Agostino: il grande convertito che, abbandonando l’errore del manicheismo, non cercò mai un compromesso sincretico con il suo passato, ma si sottomise interamente, con cuore puro e intelletto saldo, alla Verità immutabile e salvifica di Cristo.

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