Guido Vignelli
Ammonizioni pastorali di sant’Agostino riproposte al nuovo Papa agostiniano
Il fatto che il nuovo Papa provenga dall’ordine fondato da sant’Agostino d’Ippona può diventare occasione per riscoprirne gl’insegnamenti. Tuttavia, spesso il pensiero del sommo vescovo e dottore della Chiesa è stato selezionato ammettendone le tesi più tenere ma escludendone quelle più severe. Anni fa, un grande e compianto teologo si augurò l’arrivo di «un novello Agostino che ricordi agli uomini di Chiesa dimentichi o fedifraghi che non è lecito mettere il silenziatore a nessuna parte dell’Evangelo» (Brunero Gherardini, “La Cattolica. Elementi di ecclesiologia agostiniana”, Lindau, Torino 2011, p. 189). Pertanto, ci sembra opportuno raccogliere un breve florilegio di alcune severe ammonizioni pastorali che animarono il governo episcopale del santo vescovo: vedrete che sono di grande attualità.
Amare l’uomo solo per amor di Dio
«L’amore autentico consiste in questo: vivere nella giustizia conformandosi alla verità». (La Trinità, VIII, 7, 10)
«Nessuno può essere veramente amico dell’uomo, se innanzitutto non è amico della verità». (Epistola 155°, I, 1)
«L’uomo deve amare Dio per sé stesso e il prossimo in subordine a Dio; egli deve amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente; deve anche amare il prossimo come sé stesso, ma in modo tale che l’intero l’amore del prossimo sia subordinato a quello per Dio». (La dottrina cristiana, II, 1, 7)
«O mio Dio, chi, insieme a Te, ama qualche altra cosa non per causa tua, Ti ama meno». (Confessioni, X, 29)
«La salvezza sta solo in Cristo Figlio dell’uomo, non perché egli sia Figlio dell’uomo, ma perché Egli è Figlio di Dio; non per quello che ha ricevuto dall’umanità, ma per quello che ha conservato della divinità. Dunque, dal momento che anche nel Figlio dell’uomo c’è salvezza solo in quanto è Dio, in nessun uomo c’è la salvezza». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 145°, 9)
«L’uomo peccatore non dev’essere amato in quanto peccatore; ogni uomo dev’essere amato in quanto uomo, ossia in ordine a Dio, mentre Dio dev’essere amato per sé stesso; dato che Dio dev’essere amato più di ogni uomo, ognuno deve amare Dio più di sé stesso». (La dottrina cristiana, II, 28)
«Quando vive secondo verità, l’uomo non vive secondo sé stesso ma secondo Dio; quando invece vive secondo sé stesso, ossia secondo l’uomo e non secondo Dio, egli vive secondo menzogna. (…) Quando l’uomo vive secondo sé stesso, è simile al diavolo». (La Città di Dio, XIV, 4)
«Tutti coloro che idolatrano le opere dell’uomo sono caduti più in basso di coloro che idolatrano le creature di Dio». (La dottrina cristiana, III, 2, 6)
«L’uomo dev’essere umiliato e Dio dev’essere esaltato». (Sermone 22°, 5)
«Se Dio ci trattasse come meritiamo, dovrebbe soltanto infliggerci punizioni». (Commento ai Salmi di lode, Salmo 18°, 2)
«Pretendere che qualuno possa essere salvato per mezzo della legge naturale e del libero arbitrio, significa rendere superflua la Croce di Cristo». (La natura e la grazia, IX, 10)
«Perfino la misericordia che ci fa soccorrere il nostro prossimo non è vero sacrificio, se non è compiuta per la gloria di Dio». (La Città di Dio, X, 6)
«Quando la fede traballa, la carità s’inaridisce; chiunque perde la fede, inevitabilmente perde anche la carità». (La dottrina cristiana, I, 37)
«Non bisogna amare per il solo godere di quelle cose che ci sono state concesse solo per usarle». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, II, 14).
«Tu non sei diventato cristiano per diventare sdegnoso di servire; quando tu servi a un uomo per comando di Cristo, in verità tu non servi a un uomo ma a quel Cristo che te l’ha comandato». (Commenti ai Salmi, Salmo 134°, III, 7)
«Chi giunge all’estremo di amare perfino i propri nemici, non per questo può trascurare di amare i propri fratelli [nella fede], perché i tuoi fratelli ti sono più prossimi di qualunque altro uomo. (…) Anzi, bisogna agire come il fuoco, che prima si attacca alle cose vicine e solo dopo si propaga a quelle più lontane». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’Amore, VII, 4)
«Tutti gli uomini devono essere egualmente amati. Ma, poiché non ti è possibile aiutare tutti, devi provvedere soprattutto a quelli che la sorte ha più strettamente legato a te per motivi di spazio e di tempo o per altre circostanze. (..) Lo stesso vale per tutti gli uomini ai quali non puoi provvedere». (La dottrina cristiana, III, 28)
Amare l’uomo, odiare il suo peccato
«Non possiamo ottenere il bene se prima non smettiamo di operare il male». (La moralità della Chiesa Cattolica, XXVI, 50)
«Lodare gli empi equivale a offendere Dio». (Commento ai Salmi di lode, Salmo 146°, 3)
«Non amare l’errore nell’uomo, ma solo l’uomo, perché Dio fece l’uomo, ma fu l’uomo a fare l’errore. Quindi, ama ciò che Dio fece, odia ciò che l’uomo ha fatto; amare l’uno comporta distruggere l’altro; se ami l’uno, devi correggere l’altro. Anche se talvolta ti mostri spietato, fallo per lo zelo di correggere». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, VII, 11)
«Ci sono due amori: quello del mondo e quello di Dio; se alberga in noi l’amore del mondo, non potrà entrarvi quello di Dio. Si tenga quindi lontano l’amore del mondo e resti in noi l’amore di Dio. (…) È bene per noi non amare il mondo, affinché i Sacramenti non abbiano a risolversi nella nostra dannazione, cessando così di essere sostegni della nostra salvezza». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, II, 8)
«Colui che vive secondo Dio deve avere un santo odio contro i malvagi». (La Città di Dio, XIV, 6)
«L’amico di questo mondo si fa nemico di Dio. Vuoi evitare di esserlo? Allora non essere amico di questo mondo perché, se sarai amico di questo mondo, sarai nemico di Dio». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 91°, 10)
«Sotto la previdenza di un Dio giusto, nessun uomo può diventare iniquo se non lo ha meritato». (Contro Giuliano, I, 39)
«Chi commette peccato diventa schiavo del peccato, e volesse il Cielo ch’egli piuttosto fosse schiavo dell’uomo!» (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 32°, 6)
«Oggi si spalancano le porte alle cose turpi e si confinano in luoghi riservati le cose virtuose; il disonore fa pompa di sé e il decoro resta nascosto; il male conta molti spettatori e il bene riesce a mala pena a trovare qualche ascoltatore; pare che ci si debba vantare delle cose disoneste e vergognarsi delle cose oneste». (La Città di Dio, II, 26)
Non blandire l’errore e il vizio ma correggerli e curarli
«Ė solo l’autorità che spinge gli uomini ad affrettarsi verso la sapienza. (…) Occorre essere purificati per vedere il vero; dunque, all’uomo che non è capace d’intuire il vero, viene in aiuto l’autorità, affinché ne divenga capace e si lasci purificare». (L’utilità del credere, XVI, 34)
«Non vengano ammessi a partecipare ai Sacramenti coloro che – riguardo Dio Padre, alla sua Sapienza e al suo Dono – professano e tentano d’inculcare opinioni diverse da quelle richieste dalla verità». (La vera religione, V, 8)
«Il timore di Dio è il principio della sapienza; in un certo senso, il timore apre la strada alla carità. (…) Se manca il timore, la carità non trova vie di accesso al cuore. (…) Dunque, bisogna che il timore entri per primo e che la carità vi arrivi attraverso di esso. (…) Certo, il timore arreca ferite come fa il ferro del chirurgo, ossia toglie il marciume e così facendo sembra che allarghi la ferita, la quale duole di più quando viene curata che quando la si lascia com’è. Ma essa duole di più quando si applica la cura, proprio affinché poi non dolga più, quando è tornata la salute». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, IX, 4)
«I vescovi sono posti a capo della Chiesa affinché compiano il dovere di condannare i peccati. Non è privo di colpa colui che, pur conoscendo molte cose degne di rimprovero in coloro ai quali è congiunto, non li rimprovera per timore di offenderli». (La Città di Dio, I, 9)
«Nessuno dica in cuor suo: “è vero ciò che Dio promette ma è falso ciò che Dio minaccia”. Infatti, se è vero ciò che Dio promette, è altrettanto vero ciò ch’Egli minaccia». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 94°, 15)
«Non crediate che Dio, quando ci tratta senza misericordia, non sia giusto o si sia allontanato dalla regola della sua giustizia; Egli è giusto sia quando ci condanna sia quando ci tratta con misericordia». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 147°, 13)
«O Dio, tu hai creato il dolore per educarci, tu ferisci per risanarci e uccidi per non lasciarci morire lontani da Te». (Confessioni, II, 2)
«Come potrà la carità mettere le sue radici, là dove l’amore del mondo copre tutto come una selva? Estirpate quindi questa selva; nel campo non resti nulla che possa soffocare il seme della carità». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, II, 9)
«Dio ci ha amati quando eravamo peccatori, ma non ci ha riuniti perché continuassimo a peccare; anzi, è venuto a visitarci come medico per farci guarire». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, VII, 7)
«Se alla cattiva volontà bisognasse sempre permettere la libertà, perché mai i pastori negligenti vengono rimproverati [dalle Sacre Scritture]? (…) Voi errate e andate verso la dannazione! Quindi, non risentitevi contro di noi, quando richiamiamo gli erranti e cerchiamo le pecorelle perdute! Infatti, è meglio fare la volontà del Signore, la quale ci ammonisce affinché vi costringiamo a ritornare al suo Ovile, piuttosto che acconsentire alla volontà delle pecore erranti e permettervi di andare verso la dannazione». (Epistola 171°, 1, 3)
«Per quanto riguarda questi nostri atroci nemici, (…) se noi non li tenessimo in considerazione e li tollerassimo fino a non darcene alcun pensiero, se non prendessimo provvedimenti per intimorirli e per farli ravvedere, il nostro sarebbe davvero un rendere male per male (…) È meglio amare con severità che ingannare con mitezza». (Epistola 93°, I, 2, 4)
«La carità percuote mentre l’iniquità blandisce. (…) Alcune cose sembrano aspre e crudeli, ma si fanno per imporre una disciplina sotto il comando della carità. (…) Quando punisci, fallo per amore. (…) Non crediate che la carità si conservi mediante una certa remissività e mollezza. (…) La carità sia ardente nel correggere e nel risanare». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, VII, 8, 11)
«Coloro le cui ferite restano nascoste non per questo devono essere trascurati dal medico curante. (…) Anche a loro si deve impartire l’istruzione; a mio parere, questo può essere fatto tanto più facilmente, quanto più l’insegnamento della verità viene accompagnato dal timore della severità». (Epistola 191°, 2)
«Devi desiderare che il perverso ottenga insieme con te la vita eterna, ossia ch’egli ti diventi fratello. Se dunque desideri questo per il tuo nemico, quando lo ami, ami un tuo fratello; non ami in lui ciò che è ora, ma quel che tu desideri ch’egli diventi. (…) Non ami in lui ciò che è rimasto, ma ciò che speri che diventi. (…) Sii a lui propizio, tollera i suoi peccati ma incutigli terrore per convertirlo». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, VIII, 10)
«Ė meglio soffrire combattendo contro i vizi, piuttosto che essere dominati da loro senza far loro guerra. (…) Dobbiamo preferire di rimanere nell’angustia di questo conflitto, piuttosto che permettere che i vizi ci dominino senza opporre a essi alcuna resistenza». (La Città di Dio, XXI, 15)
«I peccatori possono essere corretti in due modi: o distruggendo i loro peccati con la penitenza, come accadde agli abitanti di Ninive, oppure distruggendo i peccatori con i loro peccati, come accadde agli abitanti di Sodoma». (La Città di Dio, XXI, 24)
«Nei fedeli ricondotti alla Chiesa con metodi persuasivi si ravvisa compiuta la forma ordinaria di obbedienza; nei fedeli costretti a ritornare si ravvisa compiuta quella straordinaria mediante l’uso dei mezzi coercitivi contro i disobbedienti». (Epistola 185, VI, 24)
«Se tu lodi un empio per la sua empietà, non diventi forse empio anche tu?» (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 134°, 4)
«Quando mediti come Dio ha punito gli empi, bada che le stesse cose non accadano anche a te! (…) Considera che la sferza divina colpisce ogni uomo. (…) Quando pensi ai castighi di Dio, devi temere, perché Egli è onnipotente sia quando consola sia quando percuote». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 134°, 14)
«Forse che Dio ha amato i peccatori affinché restassero tali? (…) In che modo il medico ama i suoi malati? Li ama forse perché sono ammalati? Se li amasse così, desidererebbe che restassero sempre ammalati. Invece, egli ama i malati non affinché restino ammalati, ma affinché diventino sani». (Meditazioni sulla Lettera di san Giovanni sull’amore, VIII, 10)
«Non riesco a capire come una persona sana possa condannare l’adirarsi contro un peccatore al fine di correggerlo». (La Città di Dio, IX, 5)
I malvagi vanno curati anche con le punizioni
«Mediante le leggi di Dio, (…) usando criteri necessari e definiti in ogni cosa, si distribuiscono premi ai buoni e castighi ai cattivi». (Soliloqui, I, 4)
«Certamente, sarebbe meglio che gli uomini giungessero a rendere a Dio il culto dovuto per mezzo della istruzione, piuttosto ch’esservi costretti dal timore della punizione dolorosa; ma coloro che non hanno quella capacità di pervenirvi liberamente non devono essere abbandonati a sé stessi. Infatti, com’è stato provato dall’esperienza, a molti è giovato essere prima costretti da un timore o da un dolore, per poi essere istruiti o mettere in pratica ciò che avevano imparato a parole. (…) Essendo schiavi del male e quasi ribelli fuggitivi, molti hanno bisogno di essere ricondotti al loro Signore usando le punizioni dei flagelli temporali» (Epistola 185°, 6, 21).
«Questa sprovveduta e falsa bontà del cuore umano, che pretende d’impedire che talvolta gli empi debbano soffrire, secondo le disposizioni della volontà divina, provi a contraddire lo stesso Cristo, quando dice agli angeli: “raccogliete prima la zizzania e fatene fascine da gettare nel fuoco”» (Contro Fausto il manicheo, XXII, 72)
«Considera quello che hai fatto, non quello che stai soffrendo. Se hai agito in conformità al diritto, ciò che soffri è una ingiustizia; se invece hai commesso ingiustizia, allora è giusto che tu ne soffra». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 145°, 15)
«Tutto quanto il genere umano ha sofferto quaggiù nei tempi passati, l’ha sofferto giustamente a causa della superbia e della continua disobbedienza a Dio». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 147°, 27)
«Ė iniqua la persecuzione fatta dagli empi contro la Chiesa di Cristo, ma è giusta la persecuzione fatta dalla Chiesa di Cristo contro gli empi. (…) La Chiesa perseguita per amore, gli empi per iniquo furore; l’una per indurre a riconoscere gli errori, gli altri per condurre alla rovina; l’una sottrarre all’errore, gli altri per spingere nell’errore. La Chiesa ricerca e perseguita i propri nemici affinché la loro vanità sia annientata ed essi abbiano accesso alla verità». (Epistola 185°, 2, 11)
«Anche la misericordia di Dio punisce la perfidia sottoponendola a temporali afflizioni; il fatto che i buoni costumi siano una scelta volontaria, non toglie che i cattivi costumi debbano essere puniti con severità dalle leggi». (Contro l’epistola di Petiliano, LXXXIII, 184)
«Né il padrone rispetto al servo, né il padre rispetto alla moglie, sono esentati dal dovere di non reprimere i vizi che contrastano la verità cristiana; se non lo fanno, verranno giustamente accusati di negligenza». (Contro Cresconio il grammatico, III, 57)
«Per essere irreprensibili, non basta non fare del male a nessuno; bisogna anche impedire al prossimo di peccare, o almeno punirlo dopo che ha peccato, affinché colui che è stato punito si corregga mediante l’esperienza della pena, o almeno gli altri ne ricavino un salutare timore». (La Città di Dio, XIX, 16)
«È sempre accaduto che i malvagi perseguitassero i buoni e i buoni perseguitassero i malvagi: gli uni lo fanno nuocendo per mezzo dell’ingiustizia, gli altri beneficando per mezzo della correzione». (Epistola 93°, I, 8)
«Quella che importa non è la costrizione in sé, alla quale ciascuno può essere sottoposto, ma il fine per cui si è costretti, se al bene o al male. Non perché si posa diventare buoni anche contro la propria volontà, ma perché, temendo ciò che si vuole evitare, ognuno abbandona l’ostinazione che gli fa da ostacolo, oppure viene spinto a conoscere la verità che prima ignorava. Ne consegue che ognuno, sia che tema, sia che respinga la falsità intorno alla quale contendeva, è indotto a cercare la verità che ignorava e, di sua propria volontà, arriva a prendere possesso di ciò che prima rifiutava». (Epistola 93°, V, 16)
«Quando Dio permette che le manifestazioni inique siano tenute in onore, questo è un segno evidente del suo sdegno; se le lascia impunite, questo è un maggiore castigo. Ma quando Dio sconvolge ciò che sosteneva i vizi e fa cadere le cupidigie, dall’abbondanza in cui sguazzavano, nella povertà, contrastandole, Egli compie un’opera di misericordia. (…) Colui al quale viene tolta la libertà dell’iniquità, viene utilmente sconfitto, perché c’è nulla di più triste della felicità propria di colui che pecca; essa alimenta una impunità foriera di pene più gravi e rafforza la cattiva volontà, come un nemico che corrode dall’interno». (Epistola 138°, II, 14)
«Talvolta si agisce pietosamente punendo con le verghe, invece si agisce crudelmente tollerando e perdonando». (Sermone 13°, 9).
«Se non ci fossero altri mezzi per porre un freno alla malizia di questi scellerati, forse urgerebbe la necessità di condannarli a morte». (Epistola 134°, 4)
Bisogna condannare e punire eretici e scismatici
«Bisogna fare in modo che, mediante un pacifico confronto delle nostre tesi, tutti coloro che partecipano della nostra comunione possano conoscere quanto le posizioni della Chiesa cattolica siano distanti da quelle degli eretici o degli scismatici e quanto sia da temere il danno che può venire dalla zizzania o dai sarmenti recisi dalla Vigna del Signore». (Epistola 23°, 6)
«Non osino gli uomini seguire tranquillamente alcuna dottrina estranea alla Chiesa di Cristo, come se fosse una via per ottenere la vita beata; piuttosto le distingua in modo accorto e attento. Se poi s’imbattono in dottrine costruite dagli uomini, (…) le rifiutino e le respingano vigorosamente». (La dottrina cristiana, III, 39)
«Le condanne pronunciate contro gli eretici mettono bene in chiaro quale sia il pensiero della Chiesa e che cosa insegni la sua sana dottrina». (Confessioni, VII, 19)
«Per l’anima, non c’è peste peggiore che la libertà dell’errore» (Epistola 105°, 2, 9). «Quindi, quando pretendi di essere lasciato al tuo libero arbitrio, tu sbagli!» (Contro Cresconio il grammatico, III, 50, 57)
«Come il pagano non potrà stare alla pari del cristiano, così non lo potrà l’eretico rispetto al cattolico. (…) Infatti, come un membro reciso dal corpo di un uomo vivo non può continuare a vivere, così l’uomo separato dal Corpo di Cristo, in cui dimora ogni giustizia, non può conservare lo spirito della giustizia». (Epistola 185°, VIII, 41-42)
«Non dobbiamo considerare come nemici solo quelli che ci sono apertamente avversi, perché nemici molto peggiori sono quelli che, pur sembrando appartenere al Corpo di Cristo, in realtà ne stanno fuori». (Sermone 354°, 3)
«Escludi tutti coloro che nelle cose religiose non sono filosofi e nelle cose filosofiche non sono religiosi, e anche coloro che, diventati superbi per una perversa opinione o per qualche rivalità, hanno deviato dalle leggi e dalla comunione della Chiesa cattolica». (La vera religione, VII, 12)
«Serviamoci pure anche degli eretici, non per ammettere i loro errori, ma per essere più vigili e abili difensori della dottrina cristiana contro le loro insidie, anche se non siamo capaci di ricondurli alla salvezza». (La vera religione, VIII, 15)
«Chi, pur avendo rinnegato la fede cristiana, nonostante questo continua a vivere, è come un cadavere che parla. (…) Pertanto, si sgombri la strada dagli eretici!» (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 145°, 16-17)
«Solo la Chiesa cattolica è il Corpo di Cristo. (…) Fuori di questo Corpo, nessuno è vivificato dallo Spirito Santo. (…) Di conseguenza, quelli che stanno fuori della Chiesa non hanno lo Spirito divino». (Epistola 185°, 11)
«La tenda del Signore è la santa Chiesa ormai diffusa su tutta la Terra. Gli eretici, essendo usciti dalla tenda della Chiesa, si sono messi a costruire tende proprie; ma Dio disprezza le tende che sono state costruite da mani umane». (Commenti ai Salmi di lode, Salmo 146°, 19)
«Voi non potete rovesciare la cattedra giudiziaria di Cristo per sostituirla con quella di un eretico! Io continuerò a richiamare i traviati e continuerò a cercare gli smarriti. (…) Nella misura in cui il Signore, nel guidarmi in questo compito che m’inspira terrore, mi darà anche forza, non arretrerò davanti a nulla». (Sermone 46°, 14)
«L’anima degli eretici è in pericolo! Eppure, si continua a usare la tattica del rinvio, col risultato che essi non giungeranno mai alla riscoperta della verità». (Sermoni ai Cartaginesi, III, 20)
«Se il sangue sgorga dalla carne di un mortale, chiunque lo vede ne inorridisce. Invece, se le anime, ferite perché recise dalla pace di Cristo, muoiono di una morte ben più terrificante e tragica, ossia quella nel sacrilegio dello scisma e dell’eresia, siccome questa morte non viene vista, non diventa motivo di pianto, anzi non è neppure presa in considerazione». (Contro l’epistola di Parmeniano, VIII, 14).
«Senza dubbio, nessuno dev’essere costretto a professare la fede contro la propria volontà; (…) ma le leggi che sono state emanate contro di voi eretici non vi costringono ad agire bene, soltanto vi proibiscono di agire male. (…) Il timore del castigo, pur non dando ancora la gioia della retta coscienza, almeno limita il desiderio di fare il male racchiudendolo nei limiti delle cose solo pensate». (Contro l’epistola di Petiliano, LXXXIII, 184)
«Colui che, per il vostro empio crimine, al fine di ammonirvi, decide di trattenervi dal male agire e di sottoporvi a costrizione, colpendovi mitemente nei vostri diritti, sia esiliandovi, sia privandovi di onori e di beni, costui dev’essere elogiato come piissimo reggitore e diligentissimo governatore. Infatti, il suo intervento vi costringe a meditare perché siete costretti a subire la persecuzione, vi aiuta a prendere coscienza del vostro sacrilegio, in modo da essere sottratti ad esso e da poter infine liberarvi dalla condanna eterna». (L’unità della Chiesa, XIX, 55)