Il Pensiero Cattolico

16 Aprile 2026

More results...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
16 Aprile 2026

More results...

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors

Guido Vignelli

Cosa ci aspettiamo dal nuovo papa?

A proposito di recenti esortazioni a riconciliarci per la pace nella Chiesa

L’elezione del nuovo papa ha suscitato numerose speranze per il futuro della Chiesa, ormai corrosa al suo interno e disprezzata o perseguitata dall’esterno. Data l’odierna situazione di gravissima crisi, ai cristiani cattolici più consapevoli spetta il dovere-diritto di rivolgere a Leone XIV alcune richieste riguardanti la gloria di Dio, il bene della Chiesa e la salvezza delle anime.

 

Dunque, possiamo e dobbiamo chiedere al nuovo papa che si ricordi di aver liberamente scelto di essere un figlio del sommo sant’Agostino d’Ippona e di aver preso il nome di gloriosi pontefici come san Leone I, san Leone IV e Leone XIII. Considerando l’eredità agostiniana e i predecessori papali, dal nuovo papa ci si aspetta un governo adeguato, se non alla loro santità, perlomeno al loro impegno.

Al nuovo papa spetta anzitutto restaurare la Chiesa cattolica ormai «mezza in rovina», come fin dal 1917 aveva previsto la veggente suor Lucia nel “terzo segreto” affidatole dalla Madonna a Fatima. Pertanto, da lui ci aspettiamo che governi la Chiesa usando l’autorità e i poteri che gli spettano come pontefice e che ancora gli rimangono, prima che finiscano sminuiti e dispersi dalla minacciata scomposizione della struttura ecclesiale tentata dall’assemblearismo “sinodale”.

Dal figlio di sant’Agostino ci aspettiamo che, restaurando il primato del soprannaturale sul naturale, condanni e reprima il naturalismo, il razionalismo e il relativismo teoretico ed etico oggi dilaganti anche nel campo cattolico. Da lui ci aspettiamo pure che ricuperi la genuina e combattiva spiritualità cristiana, oggi inquinata da forme di quietismo psicologico che porta ad arrendersi al nemico.

Dal successore di papa Leone XIII ci aspettiamo che ne riprenda il completo programma di restaurazione riassunto a partire dall’enciclica Aeterni Patris. Esso comprende non solo teologia, liturgia, filosofia, morale e spiritualità, ma anche dottrina sociale della Chiesa, confermando i diritti di Dio Creatore, di Cristo Redentore e dello Spirito Santificatore sulla vita culturale, giuridica, politica ed economica dell’umanità.

         Dal nuovo papa ci aspettiamo che inizi il proprio regno imitando il pontefice Adriano di Utrecht, quando denunciò le gravi responsabilità della gerarchia ecclesiastica per aver dato pretesto ai falsi riformatori protestanti di devastare la Vigna del Signore: «La malattia si è diffusa dal capo alle membra, dai papi ai prelati; tutti noi, vescovi ed ecclesiastici, abbiamo deviato dalla retta via; (…) perciò, promettiamo che useremo tutta la nostra cura affinché venga migliorata innanzi tutto la Corte romana; (…) come da essa è iniziata la malattia, da essa inizierà anche il risanamento» (Adriano VI, discorso del 3-1-1523 alla Dieta di Norimberga).

Per contro, chiediamo al papa che si guardi bene dall’imitare il rovinoso comportamento tenuto da un suo passato confratello agostiniano, l’eretico Martin Lutero, che oggi si vorrebbe assolvere e anzi promuovere come dottore della Chisa; la sua falsa riforma fu lontana premessa della crisi del mondo cristiano, ormai protestantizzato.

Chiediamo pure al nuovo papa che non imiti nemmeno il comportamento spesso tenuto da due capi dell’ordine agostiniano, i cardinali Egidio da Viterbo e Girolamo Seripando (XVI secolo). Infatti, essi prima tollerarono benevolmente la rivolta del loro confratello e amico Lutero; poi, dovendone arginarne le conseguenze, tentarono di concordare con i capi protestanti una intesa religiosa adottando una irenistica “via media” che conciliasse le pretese dei capi eretici con l’esigenze della Chiesa. Il loro moderatismo fece perdere alla Chiesa forze preziose e finì con un prevedibile fallimento. Discorso analogo riguarda due falsi discepoli di sant’Agostino come gli eretici Michele Baio e Cornelio Giansenio.

L’attuale crisi della Chiesa è stata causata da confusione culturale, errori teologici, aberrazioni morali, spiritualità debole, apologetica minimalista, compromessi col nemico. Pertanto, la rinascita religiosa non potrà risultare da un generico appello a “superare le divergenze teoriche” impostando una “pastorale ecclesiale” che tenti una “via media riconciliatrice”. La rinascita dovrà necessariamente fondarsi su un chiaro, vigoroso e coerente ritorno alle radici della Fede cristiana e della civiltà cattolica. Già s’intravvedono all’orizzonte i primi segni di questo ritorno; spetta al nuovo papa favorirlo preparandone le condizioni ecclesiali.

...dello stesso Autore

...articoli recenti

Lascia un commento

Scroll to Top