Mario Mascia
La Potenza nella Virtù dell’essere
La consapevolezza delle virtù intrinseche nell’essere umano si scopre nel potenziale intimo dell’essere attraverso la realizzazione dell’eccellenza dell’integrità rivelata nella virtù.
La realizzazione delle proprie capacità si realizza sulle basi fondamentali dalla Potenza all’Atto. Ogni essere dispone di un insieme di possibilità.
La virtù è un processo attivo con cui le possibilità si traducono in atto, secondo il passaggio da una attitudine inatta al compimento di una forma eccellente.
Nel pensiero filosofico il concetto di potenza riguarda la considerazione ontologica delle cose, ovvero sulla natura di ciò che esiste che riguarda non il problema dell’attività umana e spirituale ma quello dell’oggettivo divenire del mondo.
Secondo “Spinosa” la virtù non è una imposizione esterna, ma piuttosto lo sforzo risoluto di ogni essere di perseverare nella potenza di agire. La virtù non è solo una azione morale ma ciò che permette all’essere umano di raggiungere il massimo fulgore e, con essa la felicità.
Il termine potenza raggiunge la massima importanza in Aristotele, che determina il carattere di ogni realtà capace di divenire, rendendo esplicita una forma implicita raggiungendo una elevata perfezione.
L’ “essere in potenza” non è concepito come l’essere in atto”: la realtà perfetta è come tale in atto non dovendo ancora svilupparsi.
Di qui la concezione teologica di Dio come “atto puro”, cioè affatto scevro di potenza.
In Aristotele l’essere dispone di un insieme di possibilità o potenza. La virtù esprime l’eccellenza, in maniera tale secondo cui una sostanza attua le proprie possibilità. Più specificamente, la virtù etica è la capacità di governare le passioni mediante la ragione.
La Filosofia di San Tomaso d’Aquino richiama la prospettiva di Aristotele incorporandola con la metafisica cristiana. In base alla sua visione la virtù è una disposizione stabile che permette all’essere umano di perfezionare la propria natura per giungere alla pienezza dell’essere.
Questi criteri convergono sulla concezione che la potenza o vera forza di un ente o di un individuo non risiede solamente nel potere coercitivo ma nella capacità di esprimere esaurientemente la propria essenza in modo equilibrato e virtuoso.
Il concetto intrinseco di virtù, inteso in senso filosofico e morale comprende la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza che costituiscono nel loro insieme le quattro virtù cardinali, riconosciuti pilastri etici, risalenti alla filosofia greca e perfezionati nella tradizione cristiana, rappresentano l’equilibrio della condotta umana.
Sorge l’interrogativo: cosa caratterizza intrinsecamente l’essere umano se non l’anelito profondamente umano di migliorare sé stesso non l’elegante illusione della perfezione, una maschera ingannevole se non una aspettativa di miglioramento rispetto al passato, che la vita può riservare in circostanze inaspettate. Permane quindi un anelito di miglioramento che affonda le radici delle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza quattro colone edificate nella lotta quotidiana della vita.
Le virtù cardinali, denominate anche virtù umane principali, nella religione cristiana sono delle virtù etiche costituenti pilastri di una vita protesa al bene, ovvero l’abito operativo che induce a vivere rettamente.
La Prudenza come discernimento induce la ragione a discernere in ogni occasione il bene della persona a scegliere i mezzi adatti per realizzarlo. Nell’aspetto biblico il discernimento richiama il dono della Sapienza, intesa quale capacità di vivere ogni circostanza alla luce di Dio nell’assumere le decisioni. Sostanzialmente la Prudenza consiste nel discernimento, esprimibile nella capacità di distinguere il vero dal falso il bene dal male, riconoscendo le false verità. L’essere prudente rigetta l’indecisione e la titubanza deliberando autenticamente senza trepidazione per contrastare una cultura sociale, lontana dalla legge di Dio.
La Giustizia consiste nella perseveranza di consegnare a Dio e al prossimo ciò che è dovuto, intendendo e di conseguenza compiendo tutto ciò che sia bene verso Dio, il prossimo e verso sé stessi. Tra le virtù cardinali la Giustizia è più importante perché “chi pratica la giustizia è giusto come Egli [Cristo] è giusto” (1Giovanni 3,7) mentre “chi non pratica la giustizia non è da Dio” (1Giovanni 3,10) come riferisce san Giovanni.
La Fortezza offre, nelle asperità, la risolutezza e la costanza per perseguire il bene. La fortezza offre la capacità di sviluppare la resilienza, di non scoraggiarsi agli inconvenienti nel percorso della perfezione sconfiggendo la pigrizia, la viltà e la paura in contrasto alla pusillanimità, come insegna San Tomaso D’Aquino, quale difetto di non sfruttare le proprie possibilità, ovvero senza esprimere pienamente le proprie potenzialità.
La Temperanza consiste nell’arte della virtù. Una cultura che suscita atteggiamenti di eccesso induce a oltrepassare i limiti in ogni circostanza: nel consumismo, nel godimento, nelle ambizioni, perciò la temperanza imprime il rinnovamento. Il dominio delle pulsioni esprime piena libertà. Platone aveva intravisto che una città, come un’anima, è sana se ogni componente sa restare al proprio posto, senza sopraffare le altre.
La temperanza cristiana è generata dall’amore per il corpo e per il mondo, non dal rigetto. Per il gaudio nella vita è necessario essere liberi da ogni asservimento. È una libertà delicata, difficile, ma esaltante.
La sapienza millenaria del cristianesimo da sempre ha insegnato che la fede non ignora la ragione ma la illumina. Le virtù cardinali riportano l’incontro tra fede e ragione in tal modo che l’intelletto sia permeato dalla grazia.