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  3. Filosofo: Caro economista, le propongo di riflettere su cosa è oggi antropologia, cioè la scienza che studia l’uomo fisicamente, moralmente , socialmente, culturalmente. Mi domando cosa sia o cosa stia diventando e cosà sarà domani , considerando che ormai mi pare stia dimostrando di essere “antimetafisica “ visto che analizza l’uomo e persino la sua coscienza prescindendo dal fatto che abbia o no un anima. Oggi antropologia potrebbe esser ridefinita “post-antropologia” seguendo il post-umanesimo , pertanto. E che fa l’economista per soddisfare i bisogni di un’uomo che non ha un anima ? Economista: Caro filosofo, fino a ieri pensavo effettivamente che per fare buona economia fosse sufficiente conoscere come soddisfare i bisogni dell’uomo, supponendo di sapere cosa è l’uomo. Ma effettivamente oggi mi chiedo quali siano o stiano diventando i bisogni dell’uomo e chi lo decida .Ovviamente decidendo anche come soddisfarli. Ma lei pone un tema che mi mette in difficoltà, perché prima dei bisogni lei chiede chi sia oggi l’uomo . Ed implicitamente si chiede quale sia la sua libertà che gli viene concessa , se gli si riconosce o no libero arbitrio, se gli si concede di esprimere la sua volontà. Io speravo che questa risposta potesse darla il filosofo, ma riconosco che i filosofi son troppo impegnati a mettere la religione contro la scienza per aver tempo per pensarci. Io temo che, nel contesto transumanista, all’uomo sia negato il libero arbitrio perché soggettivo e non razionalizzabile secondo i nuovi imperativi “scientifici”. Pertanto non gli si riconosce ( più ) libertà , perché con la libertà che gli è stato concesso di esercitare negli ultimi tempi , ha provocato disastri, crisi irreparabili. In sintesi, per la gnosi filosofica dominante oggi, è il libero arbitrio che è responsabile dei problemi che stiam cercando di risolvere . Perciò il libero arbitrio, soggettivo e irrazionale, va sostituito con una adeguata forma di determinismo scientifico-tecnologico, che è invece razionale, farà il bene dell’uomo e della intera umanità e dell’ambiente, riequilibrando così i disastri fatti dall’uomo, influenzato ancora oggi dal concetto di “sacro”, da religioni- superstizioni , non scientifiche . Filosofo: si direbbe curiosamente che l’uomo di oggi si ama e si odia, rifiuta il trascendente, ma neppure intende l’immanente. Si relativizza confrontandosi con l’animale, de-gerarchizza il suo ruolo nella natura, nel Creato, e si sente responsabile degli effetti dei cicli naturali ambientali, si considera scienziato ma non sa analizzare le cause limitandosi agli effetti. E per gestirli inventa utopie e gli economisti diventano utopisti. Dovrebbe esser pertanto compito dell’economista spiegare la differenza, oggi, tra scienza, scientismo e tecnologia . Invece lasciate che lo si intenda grazie a qualche trasmissione televisiva tipo quella di Piero Angela . Questa è la fine del pensiero umano voluto dal Creatore. O no ? Economista: è estremamente difficile oggi per una creatura umana saper esercitare la propria volontà e libertà, i mezzi per condizionarla sono infiniti e l’economia è certo la prima, perché fa prendere paura , paura di perdere ciò che sia ha, se non si obbedisce. Oggi viviamo in una “infrastruttura” da cui non si può uscire, è una infrastruttura tecnologica ( digitale ), economica (lavoro), sanitaria e sociale, dove l’esercizio della libertà umana è limitato, ma ancora non totalmente cancellato. E’ limitato perché non abbiam coraggio, non siamo consapevoli, abbiam paura e soprattutto manchiamo di guida, di maestri. Faccio un esempio, questa tecnologia che sembra condizionarci così tanto l’abbiamo inventata noi, il nostro genio, come possiamo pensare che non possa esser gestita da qualcuno e di non poterla pertanto noi stessi contro-gestire? La tecnologia non è altro che la nostra applicazione pratica ( secondo convenienza e capacità) di criteri scientifici che son spiegati dalla logica della Creazione . E’ assolutamente vero che l’idea di questo nuovo capitalismo inclusivo e sostenibile , che non è altro che l’ultimo Reset, è un modo per aggirare la soluzione vera ai problemi ed è certo orientato a decostruire l’essere umano al fine di imporre una forma di post-antropologia cancellando così il valore dell’uomo. E’ l’eterno “non serviam” … stavolta condito con Intelligenza Artificiale. Ma scusi, filosofo, ma l’Autorità Morale perché non si sente più intervenire? Come mai si occupa solo di economia, confondendo però cause con effetti ? Sacerdote . Scusate se intervengo. Vedete caro filosofo e caro economista, l’uomo di questo secolo ha una solo vero bisogno da soddisfare ed è ciò che da senso alla vita, ma non sa come soddisfarlo perché nessuno più glielo insegna o lo stimola a cercarlo. E ciò è anche colpa di noi sacerdoti, mia, ma non della Santa Chiesa di Cristo. E’ vero che la metafisica è ignorata, è vero che il libero arbitrio è negato e la libertà limitata, è vero che viviamo in una “infrastruttura” che ci impone comportamenti. Ma riflettete, la supposta razionalità tecnico-scientifica del post e transumanesimo porta di fatto solo a non contar su Dio . Ma come si fa a fare i conti se non si sa contare su chi realmente ”conta” ? Cerchiamo di esser realisti, ma soprannaturalmente realisti . Nessun umano ci può togliere quello che è divino, solo chi ha creato una creatura può modificarla perché solo lui la conosce. Però è vero, dobbiamo reagire. Dobbiamo smettere la scelta del silenzio vile e colpevole di fronte a ciò che avviene. Questa è l‘ora del fare, dell’agire, dell’insegnare che l’utopia transumanista, che ha più di 400 anni di storia, oggi crede di poter affermarsi solo grazie alla Intelligenza Artificiale. Appunto, “artificiale”, cioè contrapposta a ciò che è naturale. L’artificiale è realizzato dalla creatura, il naturale è realizzato dal Creatore. Amici , torniamo a fare ed insegnare .Secondo l’esempio e insegnamento di Cristo. Ciò che è l’artificiale e algoritmico nel transumanesimo deve farci ridere, è solo l’ultima utopia, da non sottovalutare naturalmente, ma è solo una utopia. Concepite piuttosto una scuola per insegnare cosa sono le utopie che possono diventare eresie ed insegnare le straordinarie e affascinanti Verità che si vuole sembrino esser scientisticamente impossibili .
  4. Ho molto apprezzato l’intervento di Roberto De Mattei A proposito del mea culpa di papa Francesco in Canada del 27 u.s. e mi permetto qualche riflessione aggiuntiva. Sul viaggio di papa Francesco in Canada, chiederei un giudizio articolato; non può esserne ignorata, oltre allo slancio di carità, una sapienza politica (lo ha osservato persino il vaticanista di una TV italiana al seguito del viaggio). È stato tolto di mano, o almeno spuntato, al Primo Ministro Trudeau e al suo anticattolicesimo lo strumento infamante della Chiesa sempre inumana, razzista ecc. Bene. Ma quello che dispiace, al solito, è il disinteresse del papa per una verità delle cose che non sia quella dei media. Disinteresse non solo dovuto (come dirò) alla considerazione che le verità che non arrivano ai media, anche non ostili, sono comunque troppo complicate (si presume) da argomentare; non ce ne possiamo occupare. Nel nostro caso le verità complicate sono ad es. le prassi ottocentesche di assimilazione attraverso la scolarizzazione delle popolazioni non urbane (ovunque, anche di quelle rurali europee), ovvero delle sacche di ‘primitivi’ illetterati culturalmente estranee allo stato nazionale, all'ethos pubblico. Prassi ‘emancipatrici’ generalmente promosse e approvate. In più, vi sono i rapporti particolari con le culture indiane in tutto il continente americano (del Nord, ma anche nel Messico e altrove in America Latina dopo le rivoluzioni anti-spagnole e 'borghesi'); poi, per il Canada e la questione delle scuole residenziali, i problemi emergenti, dalla qualità del personale e delle strutture, alle epidemie. Al centro di tutto, insomma, la domanda: come e cosa è successo di quanto si afferma? Quali sono i dati, i documenti? Le metodologie e i dati esibiti dal Final Report of the Truth and Reconciliation Commission of Canada (accessibile online digitando questo titolo) appaiono, curiosamente, non meno labili di quelli dei Reports tedesco e francese sugli abusi del clero sui minori: mescolanza di qualitativo e quantitativo, casualità negli spogli archivistici, assenza di contraddittorio all’interno dei comitati, troppi apriori. In più la deduzione di ‘fosse comuni’ da foto aree è mera ipotesi (non sarebbero comunque ‘fosse comuni’) senza riscontri. Il lavoro di Scott Hamilton (2014-2015) resta su questo il più completo e cauto (online, digitare Where are buried children?). Come, per la varietà del quadro storico-ecclesiastico, la monografia di Goulet sui pensionnats indiens dei Missionari Oblati nel Québec, citata da De Mattei. Dobbiamo sempre diffidare delle alleanze recenti e non, tra stati e organizzazioni indigeniste (da una di queste è nata la ‘denuncia’ pubblica del 27 marzo u.s. e il battage mondiale, cfr. ad es. Terry O'Neil, ‘Mass grave’ narrative misses need for answers and action: researcher online), poiché i partiti progressisti al potere cercano consensi a buon prezzo sul terreno delle emancipazioni e riconciliazioni, e l’intelligencija indigenista (ovunque nel mondo) vi cerca visibilità, potere politico e denaro. Tutto legittimo, ma senza riguardo ai mezzi, come in questo caso, dove si rasenta il falso. Un falso, o un quadro grossolano e tendenzioso (quello del massacro di generazioni di bambini nativi), che le formule penitenziali del santo Padre finiscono, al contrario, per autenticare. La consueta svendita progressista del passato della Chiesa. Si possono deprecare (comunque col senno di poi) le campagne di de-etnicizzazione, sentite come civilizzatrici dai governi coloniali specialmente delle culture anglosassoni (naturalmente nel XIX secolo, i governi canadesi non erano più coloniali, come non era coloniale il governo federale degli Stati Uniti), ovunque; ma non si devono accettare descrizioni affrettate e distorte, 'politiche', dei fatti e delle loro ragioni. La vocazione cattolica alla scuola operò estesamente; sappiamo veramente, nel caso particolare delle residential schools, come, in che condizioni, con quali risorse con quali idee? Che ne è oggi degli eredi dei nativi alfabetizzati e cristianizzati per legge? Insomma, non è assolutamente secondaria la questione cui si applica De Mattei con preziose indicazioni di cose da sapere e pagine da leggere prima di agitarsi scompostamente, come è avvenuto a qualche deputato cattolico e qualche vescovo canadese, caratteri e intelligenze evidentemente tenuti sotto scacco dalla aggressività governativa e, nel caso, dall’impostura decoloniale, come la definisce Taguieff. Papa Bergoglio non ha mai e su nessun terreno sentito questo problema, ovvero che le (auto)condanne quindi le “richieste di perdono” non debbono, pure nel loro slancio sincero, ignorare il principio dell'accertamento della verità, come la accerterebbe un giudice, non come la maneggia l’ideologo. Il fustigarsi dei 'progressisti' è eredità diretta della autocritica ecclesiale (qualsiasi, pur che fosse) delle culture critiche e riformatrici degli anni Sessanta. Si trattava, allora, di indebolire l'istituzione per ‘aprire nuovi spazi’ alla fede, e di più all’azione. E, come avviene ai riformatori entusiasti e poco accorti (la maggior parte), fu alla fine un "avvelenare i pozzi"; funziona così anche ora. Purtroppo la dipendenza mimetica dei cattolici (e teologi e vescovi) 'critici' dalla critica e politica anticattolica, anticlericale, anticristiana, è ora come allora vistosa quanto poco avvertita; o, se cosciente, è ritenuta coraggiosa, 'laica'. Questa dipendenza mimetica si mescola alla retta volontà di contrastare con viaggi e atti pubblici (che fu anche la prassi politica di s. Giovanni Paolo) ciò che i media mondiali propongono sul loro terreno; e tale mescolanza, assieme alla fretta e all'individualismo delle decisioni, finisce per inquinare l'azione generosamente deliberata. E la carità impedisce di criticare per l'ennesima volta i cedimenti di papa Francesco di fronte alla mitologia (di invenzione occidentale) del Nativo in arcadica comunione con la Natura. Il tutto appare la cifra immodificabile di questo pontificato.
  5. Marco Sgroi, avvocato amministrativista, sulla recente "Dichiarazione" della Santa Sede Lo scorso 21 luglio è stata pubblicata un’inusuale “Dichiarazione” della Santa Sede – non firmata, non ascrivibile ad alcun Dicastero, non si sa bene ispirata da chi – che ha suscitato notevole interesse perché, secondo le interpretazioni prevalenti, avrebbe intimato una sorta di altolà al Synodale Weg della Chiesa tedesca, ormai lanciato inarrestabilmente lungo i binari del progressismo più radicale. Questa lettura della Dichiarazione mi sembra decisamente troppo ottimistica. A ben vedere, infatti, nello stringato testo romano non v’è nulla che concerna, nemmeno implicitamente, il merito dei temi e delle proposte dibattute nel Sinodo tedesco. A Roma ci si preoccupa piuttosto del metodo. Se è vero che la dichiarazione esordisce dicendo che «il “Cammino sinodale” in Germania non ha facoltà di obbligare i Vescovi ed i fedeli ad assumere nuovi modi di governo e nuove impostazioni di dottrina e di morale», sembra che un simile caveat voglia evitare fughe in avanti, piuttosto che porre paletti dottrinali; mentre la facoltà di obbligare – o, almeno, orientare – Vescovi e fedeli parrebbe riservata «al percorso sinodale che sta percorrendo la Chiesa universale»: cioè al Sinodo sulla Sinodalità che si svolgerà in Vaticano il prossimo anno, sotto diretto controllo pontificio. È in quella sede che si auspica confluiscano «le proposte del Cammino delle Chiese particolari in Germania (...) per un reciproco arricchimento e una testimonianza di quella unità con la quale il corpo della Chiesa manifesta la sua fedeltà a Cristo Signore». Come si vede, la Dichiarazione non pare ispirata dalla preoccupazione per gli esiti del Synodale Weg, il cui carattere tragicamente rivoluzionario è ormai ben chiaro a tutti, né sembra opporsi alla rivoluzione; al contrario, auspica che essa si riversi nel Sinodo dei Vescovi, e coinvolga, così, tutta la Catholica: ma non come espressione del movimentismo indisciplinato dell’episcopato tedesco, bensì senza sfuggire al ferreo dominio dei vertici della Chiesa universale, anzi essendone ben saldamente pilotata ed implementata, come se la rivoluzione stessa dovesse farsi espressione del potere centrale e strumento del suo consolidamento. Non stupisce, dunque, che la Chiesa tedesca non l’abbia presa bene: anche i Presidenti del Synodale Weg hanno emesso una “Dichiarazione sulla Dichiarazione della Santa Sede” (sic), nella quale leggiamo che «fin dall’inizio del Cammino sinodale, il Presidio ha cercato di trovare canali diretti di comunicazione con le autorità romane. (…) Purtroppo il Presidio sinodale non è stato invitato ancora a una discussione. Siamo irritati e ci rammarichiamo che questa comunicazione diretta non sia avvenuta finora. Secondo la nostra comprensione, una Chiesa sinodale funziona in modo diverso! Questo vale anche per il tipo di comunicazione di oggi, che ci stupisce. Non è una buona comunicazione all’interno della Chiesa pubblicare dichiarazioni che non siano firmate per nome». Che conclusioni trarre da tutto ciò? Questa è la mia impressione: che la vicenda, piuttosto che costituire un rassicurante episodio nella lotta tra ortodossia ed eterodossia, segnando un punto a favore della prima, vada collocata entro lo schema della “eterna” lotta intrarivoluzionaria tra trotskismo (tedesco) e leninismo (romano). Il che aggiungerebbe, ahimè, un ulteriore motivo di sconcerto ai tanti altri che ci turbano ormai da diversi anni.
  6. E' noto che in tutti i partiti ci sono politici che si ritengono cattolici, nel centro-destra e nel centro-sinistra, ma il centro in realtà non esiste o è solo un ricordo del partito dei cattolici che non c'è più e stava a significare che in medio stat virtus. Chi è la virtus, ossia la forza? Dio, Cristo Redemptor hominis "centro del cosmo e della storia", come affermò Giovanni Paolo II: senza di lui non si può governare veramente l'umana società. Senza questo "centro" non v'è alleanza durevole, anche se in tutta fretta si sta cercando di metterla su, ma è solo un'alleanza elettorale, a destra e a sinistra, ma non sarà al "centro", che puntualmente si infrangerà dal giorno dopo le elezioni, sullo scoglio di chi deve essere il primo, poi su quelli dei temi etici, non appena bisognerà prendere posizione decisa sul progressismo nichilista: dall’uso dei pronomi fluidi nelle scuole alla cancel culture, dalle unioni alle adozioni gay, all’aborto e all’attivismo transgender. Ci sarà chi vorrà mettere la sordina per timore di perdere consensi, perchè sarebbe ritenuto omofobo. Non ci si illuda: senza la verità morale non v'è cultura politica. Certo, i veri cattolici usano il pensiero senza intenzione di offendere, ma rischiando di farlo, perché la verità fa male, soprattutto quando si critica il politicamente corretto. La vita è una lotta, e bisogna combattere senza abbattersi e affrontare le difficoltà. Bisogna usare il principio di realtà, collegato a una visione verticale dell’esistenza, specialmente per chi ha la fede, visione fondata sulla Rivelazione biblica che illumina ciò che accade nel mondo. Ne segue che la conversione, non appena la legalità, è necessaria per tutti, se si vuole una società giusta; che l’orgoglio in qualsiasi campo, quindi anche gay, è un peccato e non una ragione di vita; che gli interventi chirurgici per cambiare sesso sono criminali, soprattutto quando lo si sfoggia (si pensi alle decisioni catastrofiche in materia, prese da adolescenti immaturi). La carne dell’uomo non è carne da macello, perché è chiamata alla risurrezione; risorgeremo secondo il sesso datoci alla nascita, anche se - sottratti alla concupiscenza come gli angeli - non ne useremo. Ancora, chi è cattolico non ha paura di dire che vanno esaminate le ragioni storiche, culturali e politiche dei conflitti internazionali, prima di schierarsi a testa bassa. Né ha timore di dire ai musulmani che devono rispettare il cristianesimo perchè appartiene all’identità europea. Soprattutto bisogna combattere la forma strisciante di totalitarismo, che Benedetto XVI chiamò "dittatura del relativismo". Il fuoco che in questa estate divampa qui e là, è metafora del castigo a cui gli europei sono sottoposti, dopo la pandemia e la guerra, per aver trasformato in “diritti civili” i loro capricci. L'apparente dissesto della natura, solo in minima parte - e transitoria - va addossato all’incuria dell’uomo; la natura invece geme e soffre anch’essa per i peccati degli esseri umani: la natura è troppo potente per essere condizionata dall'uomo che, quando la deturpa, percepisce ciò come un solletico. Formandosi un giudizio culturale, i cattolici in politica contribuiranno a salvare l’Occidente dalla follia. Dovrebbero dunque gli onorevoli politici che si ritengono cattolici riflettere su tutto ciò ora, e verificare se i partiti nei quali militano, condividono il pensiero cattolico altrimenti è bene non ritenersi tali e non chiedere il consenso agli elettori cattolici e ai laici sanamente razionali. Per realizzare dunque una vera alleanza che duri, non solo in funzione elettorale, si deve aderire alla virtus che sta al centro, la Verità che è Dio. E per questo, ci vogliono azioni necessarie alla piena conversione, che sono almeno quattro: la contrizione, la rinuncia, la confessione, la riparazione. Altrimenti l'orgoglio prenderà il sopravvento e la cosiddetta coalizione naufragherà sugli scogli degli egoismi individuali e di partito. Dunque, si consiglia ai politici che vogliono essere cattolici, a cominciare dai capi partito, una "giornata di ritiro" con confessione e Santa Messa, prima di dichiarare alleanze e programmi. Infine, in questo tempo di confusione causata da una profonda crisi dottrinale, bisogna osservare che gli elettori consapevoli di cosa significhi essere cattolici, ritengono impensabile di dare il consenso ai partiti che cambiano le leggi sulla famiglia naturale, ai candidati favorevoli alla pace ma anche all'aborto e alle unioni civili; invece daranno il voto a chi sostiene la vita dal concepimento alla morte ,a chi è per la libertà di educazione. Se qualcuno, a questo punto, osservasse che la politica è laica, risponderemo che la laicità non è autonoma dalla legge morale, tant'è vero che dinanzi a corruzione e immoralità a livello pubblico e privato, tutti si affannano ad invocare "codici etici". In verità ne esiste già uno e immutabile: il Decalogo dato da Dio a Mosè e confermato da Cristo. Qui c'è la verità e la libertà di ogni uomo e della vera politica. I politici cattolici diano testimonianza col far conoscere questi pensieri a quei colleghi che cercano la verità e ai capi partito che si accingono ad allearsi, se non vogliono concorrere ad allontanare ancor più tanti dalla politica.
  7. A furia di affermare e portare testimonianze che l’uomo non è una macchina , la macchina non sarà mai “umana” e il robot non ha vita perché non si può riprodurre artificialmente la vita, si sta provocando e forzando reazioni contrarie. In due sensi. Un primo senso per cercare di dimostrare il contrario (cioè che il robot può arrivare a “pensare” ) ed un secondo senso per dimostrare che sarebbe molto auspicabile integrare uomo macchina poiché solo la scienza e tecnica possono valorizzare l’uomo ( non Dio), visti i risultati della debole ragione umana . Infatti, negli ultimi tempi soprattutto, grandi sforzi son stati fatti sia per dimostrare che il “libero arbitrio” umano non funziona perché irrazionale, sia per per dimostrare (con il metaverso) che l’uomo può dare vita alla macchina (entrando in una forma di simbiosi con lei) . Sono sotto gli occhi di tutti gli attacchi alla religione cattolica che sostiene il libero arbitrio,“ avversario ” del transumanesimo , che lo nega . Ma il problema della creatura ( l’uomo) che diventa creatore non sarà facile farlo finire qui. In un bel libro di Francesco Agnoli ( “10 lezioni di filosofia” – F&C -Guidolin), nella V lezione Agnoli , per difendere la Creazione ed il Creatore, tratta il tema della Intelligenza Artificiale facendo spiegare da scienziati che i robot non sono vita e l’uomo non è “creatore” che di macchine , sofisticate , ma sempre macchine. Riferisce che persino Karl Popper esclude che si possa creare la vita artificialmente e riporta le considerazione di un altro grande filosofo-scienziato Noam Chomsky , che spiega che i robot mancano di autocoscienza , consapevolezza, creatività , emozioni , esperienze , non sono liberi ma son solo un oggetto non cosciente, ecc. Ma queste considerazioni sembrano aver accelerato, in questi tempi di crisi economica universale, l’affermazione del transumanesimo , che di fatto tenta di sostituire la scienza a Dio con una nuova “Rivelazione” quindi. Ma anche tenta di andare oltre immaginando l’uomo stesso “creatore” con la creazione del metaverso , cioè della “incarnazione “ di internet. Agnoli riporta anche una intervista del 2015 del fisico e scienziato Roberto Cingolani , attuale Ministro della Transizione ecologica nel (ex?) governo Draghi il quale dichiara di “annusare la trascendenza“ analizzando in veste di scienziato il genio di portata illimitata di un ipotetico Creatore. Così come dichiara di trascendere anche quando ( sempre in veste di scienziato) pensa all’ esistenza di un infinito insondabile pre Big-Bang , irraggiungibile alla mente ( Avvenire ,19giugno2015). Insomma, non tutti gli scienziati ammettono solo l’immanente escludendo il trascendente . Conseguentemente questi scienziati saranno piuttosto prudenti con l’imposizione transumanista del metaverso . O no ?
  8. Ma chi lavora scientificamente su questi sistemi complessi sa che le cose non stanno così… Sorprendente è il confronto tra gli scritti sul tema dell’autocoscienza di due autori italiani che sono vissuti a distanza di più di sette secoli l’uno dall’altro: il primo, dottore della Chiesa, vissuto quando non si poteva neppure immaginare l’odierna tecnologia; il secondo, oggi abbastanza affascinato dall’Oriente, ideatore e costruttore di quell’odierna tecnologia, che tutti noi utilizziamo quotidianamente, il soft touch che permette di comandare il telefonino con il tocco di un dito; e di molto altro. Il primo testo (1255-59). «Bisogna tenere conto che si possono avere due modi di conoscenza della mente da parte di un soggetto conoscente, come dice Agostino nel IX libro del De Trinitate. – Il primo è quello per cui la mente di ciascuno viene conosciuta solamente per le sue proprietà individuali. – Il secondo è quello che conosce la mente in ciò che essa ha in comune con tutte le altre menti. […] La conoscenza della mente che uno ha della propria mente, è la conoscenza che ne ha ciascuno individualmente. [auto-coscienza] […] Per percepire l’esistenza della mente, e per accorgersi che essa agisce in se stessa, non occorre alcuna competenza: è sufficiente lo sola essenza dell’anima, che è presente alla mente. Da questa, infatti, emergono quegli atti nei quali essa si percepisce in azione. È secondo questo modo che si sa di avere una mente, mentre nell’altro modo si viene a conoscere che cosa è la mente in se stessa, e quali siano i suoi caratteri propri. Come dice Aristotele nel IX libro dell’Etica, “noi sentiamo di sentire, capiamo di capire, e dal fatto di sentire capiamo che esistiamo”. [San Tommaso d’Aquino, De Veritate, q. 10, a. 8co] Secondo testo (2019). «Il mio pensiero è che la vera intelligenza richiede coscienza, e che la coscienza è qualcosa che le nostre macchine digitali non hanno, e non avranno mai. La maggior parte degli scienziati crede che siamo solo macchine: sofisticati sistemi di elaborazione delle informazioni basati su software. Ecco perché pensano che sarà possibile realizzare macchine che supereranno gli esseri umani. Credono che la coscienza emerga solo dal cervello, che sia prodotta da qualcosa di simile al software che funziona nei nostri computer. Pertanto, con un software più sofisticato, i nostri robot finiranno per essere consapevoli. Ma ciò è davvero possibile? Bene, cominciamo con il definire cosa intendiamo per coscienza. Io so, dentro di me, di esistere. Ma come faccio a saperlo? Sono sicuro che esisto perché lo sento dentro di me». Ciò vale non solo per la conoscenza immediata che la mente ha di sé (auto-coscienza), ma anche per la percezione che la mente ha dei segnali provenienti dai sensi. «Quindi, è il sentire il portatore della conoscenza. La capacità di sentire è la proprietà essenziale della coscienza. Quando annuso una rosa, sento l’odore. Ma attenzione! La sensazione non è l’insieme dei segnali elettrici prodotti dai recettori olfattivi all’interno del mio naso. Questi segnali elettrici portano informazioni oggettive, ma tali informazioni sono tradotte nella mia coscienza in una sensazione soggettiva: cioè il profumo che quella rosa mi fa sentire. Dove mai si nasconde il profumo nei segnali biochimici ed elettrici? […] Ma il robot si ferma ai segnali elettrici […] Noi facciamo molto di più perché sentiamo l’odore della rosa, e attraverso quella sensazione ci colleghiamo in modo speciale a quella rosa, e al significato che le rose hanno nella nostra vita≫ (F. Faggin, Silicio, Milano 2019). (per approfondire rinvio al mio video Autoreferenza e autocoscienza
  9. Probabilmente mai come oggi sentiamo offendere la nostra fede cattolica sentendola descrivere come intollerante. Certo siamo distratti da altre offese che riteniamo più rilevanti e urgenti per una reazione. Ma non sottovaluterei l’accusa di intolleranza. Spiego almeno due perché. Primo: Perché implicitamente sentiamo persino lasciar confermare questa accusa dalla stessa autorità morale che su questo punto indirettamente da ragione a chi ha interesse a farlo ( proprio oggi ), essendo la chiesa cattolica la più ascoltata autorità morale al mondo da duemila anni. E pertanto non può esser oggi intollerante con chi la pensa diversamente nel mondo globale oppure con chi sta cercando di fare il bene dell’uomo secondo criteri non previsti dalla religione cattolica ( si pensi al transumanesimo o al metaverso) . Secondo: Perché l’accusa di intolleranza potrebbe esser un riferimento chiave per capire oggi come bene e male si stanno confondendo e perché , e vale la pena parlarne e riflettere su cosa significa oggi esser tollerante o intollerante , su che . Il grande maestro che ha insegnato , riferendosi sul tema tolleranza e intolleranza , implicitamente ed esplicitamente alla chiesa cattolica , è stato un “gigante” sacro e intoccabile della filosofia : Karl Popper, filosofo della scienza e della politica , nato esattamente 120anni fa ( 28luglio 1902 – morto nel 1994). L’intolleranza della chiesa cattolica Popper la descrive indirettamente nel suo "Paradosso della Tolleranza" dove spiega che : < noi tolleranti dovremmo proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti > ( che dovrebbero , appunto , esser i cattolici ). Nella sua grande opera (una quasi bibbia ) : “La Società Aperta”, auspica appunto una società tollerantissima , aperta a tutti i valori , visione filosofiche, politiche , e soprattutto religiose , aperta a tutte le idee, ideali, esperienze. Popper invece biasima ( dimenticandosi il principio di tolleranza) la “società chiusa” a quei valori che lei considera negativi , chiusa ai corruttori delle idee , chiusa a ideali che considera negativi. Così schiaccia l’individuo. La società aperta non teme il confronto perché rappresenta una sfida alle capacità umane di realizzare al massimo le potenzialità dell’uomo. Così valorizza l’individuo. Chi frena l’espressione di queste capacità, è la società chiusa, che è chiusa perché pretende di possedere le verità ultime ed assolute e impone conseguenti comportamenti agli altri . E’ naturalmente la fede cattolica l‘esempio di massima intolleranza, lo sapevate?? Magari Popper avrebbe apprezzato un capo della chiesa che affermasse che la chiesa non ha nulla da insegnare , bensì tutto da apprendere da tutti. Ma Popper ha lasciato questa terra nel 1994... Popper però ha lasciato una eredità che mi pare sia stata ben compresa. Lasciò intendere infatti, indirettamente naturalmente, come distruggere la chiesa intollerante . Spiegò che le “Istituzioni” sono come le Fortezze. Resistono se la guarnigione è forte e fedele. Per abbattere la fortezza non c’è sempre bisogno di assalirla, se ci si riesce, basta corrompere la guarnigione . Seguace di Popper è George Soros , fondatore della Open Society Foundation . Magnate esemplare per la sua intolleranza verso le monete deboli su cui speculare e per la sua intolleranza nei confronti di chi ha un credo religioso.
  10. La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa: un assioma medievale rilanciato da Henri De Lubac. Che dire dell'altro slogan ripetuto nei documenti liturgici che invoca la coerenza tra liturgia e vita? Non devono valere per chi favorisce in vari modi l'aborto, specialmente attraverso la politica? Molti sono gli errori sulla natura dell'Eucaristia, sull'appartenenza alla Chiesa e sulla interconnessione tra le due. Va detto chiaro, che l'Eucaristia non è un cibo comune, ma un farmaco speciale che produce l'immortalità, la risurrezione finale del nostro essere; ma, come ogni farmaco, se non si conoscono le controindicazioni, diventa un veleno che fa ammalare e porta alla "morte seconda", la dannazione eterna(cfr 1 Cor,11,30).Qualcuno altrimenti deve spiegare perché i padri della Chiesa fossero così severi col peccato d'aborto: vent'anni di penitenza imponeva Basilio, prima di riammettere alla Comunione che è inscindibilmente ecclesiale e sacramentale. Questo perché il Signore non gradisce un culto in contrasto con la vita, come attestano Antico e Nuovo Testamento. Oggi però tra i laici e i pastori, non si conosce o si hanno idee confuse sulla dottrina eucaristica cattolica, nonostante Giovanni Paolo II abbia promulgato l'enciclica Ecclesia de Eucharistia(2003), dove riafferma che la Comunione eucaristica presuppone come esistente la comunione ecclesiale, per consolidarla e portarla a perfezione(35). San Tommaso annotava che l'Eucaristia è il cantiere in cui si costruisce la Chiesa. Uno dei vincoli visibili della comunione ecclesiale è quello che unisce il fedele al proprio vescovo. Nancy Pelosi, speaker della Camera statunitense, è stata interdetta dall'arcivescovo della sua diocesi, Salvatore J.Cordileone, d'accostarsi alla Comunione, perché pubblica sostenitrice dell'aborto, ma non ha riconosciuto quel vincolo e, infrangendolo pubblicamente in san Pietro il 29 giugno scorso, ha ricevuto indegnamente il Sacramento, quindi "la propria condanna"(1Cor 11,29). S.Tommaso lo ricorda nella sequenza del Corpus Domini: Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca. "L’Eucaristia non deve essere profanata ricevendola indegnamente, - mi ricorda d.Alberto Strumia - perché in questo modo, oltre ad offendere il Signore, si fa del male a se stessi e al mondo intero. Non è per moralismo e arretratezza che si prendono decisioni censorie, ma in forza di una concezione dell’uomo e della realtà che agisce come se Dio non esistesse, tenendo conto che partendo dalla negazione di Dio e dal rifiuto della vera dottrina di Cristo si è costruito un mondo invivibile". Se qualcuno privatamente ha incoraggiata la speaker a farlo, o l'omelia di papa Francesco pubblicamente le ha fatto intendere che tutti vanno accolti nella Chiesa senza bisogno di convertirsi da tale condotta, è stato contraddetto il Signore Gesù e ci si è fatti complici di tale peccato. Il Signore sedeva a mensa con i peccatori, ma per portarli a conversione; all'Eucaristia invece ammise i riconciliati, i puri e richiamò nell'Ultima Cena chi non lo era, Giuda in primis (cfr Gv 13,10 e 17,12). Il papa nell'intervista a Reuters osserva che la Chiesa, un vescovo, quando perde la sua natura pastorale causa un problema politico. Cosa vuol dire? E' sant'Ambrogio che ha causato un problema politico, non ammettendo l'imperatore Teodosio in chiesa, chiedendogli di fare prima penitenza, o piuttosto è l'imperatore che ha costretto il vescovo di Milano a usare il "senso pastorale" perché con la strage di Tessalonica aveva provocato un "problema politico"? L'arcivescovo di San Francisco si è mosso con vero "senso pastorale". Nessun vescovo, che non sia quello diocesano, può cancellare un interdetto, in specie concernente la dottrina eucaristica cattolica, senza venir meno al vincolo collegiale che unisce i vescovi tra loro e implica la comunione nella dottrina degli Apostoli che è costitutiva della Chiesa come sacramento di salvezza. Non si pensi che ciò sia "giuridismo" che ostacola la misericordia. Ammettendo alla Comunione una persona pubblica come la Pelosi, si reca scandalo ai piccoli e ai semplici nella Chiesa. Lo può consentire il "senso pastorale"? Non ha affermato più volte papa Francesco che bisogna riconoscere la carne di Cristo nei poveri? Ebbene, i primi poveri sono i cristiani, membra della Chiesa corpo di Cristo. L'arcivescovo Cordileone ha rivelato grande senso pastorale innanzitutto verso l'anima della Pelosi, avvertendola del rischio di dannazione eterna, quindi verso le anime a lui affidate, preservandole dalla profanazione della Comunione. Di questo ogni pastore dovrà rendere conto davanti al Rex tremendae maiestatis. Se esiste il diritto nella Chiesa affinché essa sia giusta, la grave frattura che si è prodotta tra un vescovo che interdice e uno che accoglie, il vescovo di Roma - il papa privilegia questo suo titolo - favorisce l'allontanamento di pastori e fedeli dall'insegnamento cattolico(apostasia) e fomenta la divisione(scisma), contraddicendo peraltro il "cammino sinodale". Molti fedeli nel mondo si augurano non sia vero quanto egli avrebbe dichiarato il giorno del suo compleanno nel 2017: "non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa ..." Se è vero che Cordileone ha dichiarato di seguire il Catechismo della Chiesa cattolica che anche il papa dovrebbe seguire, vuol dire che ha fatto come Paolo quando affrontò Pietro: il papa aveva timidamente alluso a lui ma l'arcivescovo gli si è rivolto direttamente. Salvatore Joseph Cordileone - nomen est omen - ha testimoniato non solo il senso pastorale ma il carattere sacrale del Sacramento, secondo l'insegnamento di Benedetto XVI: sacramento da credere, da celebrare, da vivere (Sacramentum Caritatis, 70).
  11. Marco Sgroi, avvocato amministrativista, commenta la recente sentenza della Corte USA in materia di aborto offrendoci alcuni spunti interessanti Tra gli effetti prodotti dalla nota sentenza della Corte Suprema Usa in materia di aborto, vi è anche quello – secondario, ma non trascurabile – di aver aggiunto un elemento chiarificatore circa la crisi nella quale si dibatte la società, ma anche (noi diciamo: soprattutto) la Chiesa. Come si sa, la sentenza non pone alcun divieto di aborto: essa si limita a negare che abortire sia un diritto, sicché questo inesistente diritto non può godere, negli USA, di tutela costituzionale. Nell’ordinamento italiano la questione si è posta, si pone e si porrebbe in termini parzialmente diversi – ma non è su questo tema che desidero soffermarmi. Vorrei piuttosto sottolineare che negare o affermare il “diritto di abortire” implica non solo due diverse concezioni di diritto soggettivo e di ordinamento giuridico, ma anche due concezioni antropologiche che sono totalmente incompatibili e insuscettibili di sintesi. Sul “diritto di aborto” si scontrano l’antropologia cristiana e una diversa antropologia, che possiamo ancor oggi, nel XXI secolo, definire pagana: è una vera e propria weltanschauung neopagana quella che emerge dal successo dell’ideologia abortista. A fronte di ciò, possiamo considerare che, negli ultimi decenni, la Chiesa ha tentato di costruire un positivo rapporto con la cultura contemporanea sul presupposto che l’incontro e la sintesi tra cattolicesimo e modernità potessero/dovessero collocarsi proprio sul piano antropologico. Ancor oggi assistiamo allo sforzo drammatico di convergere su una visione antropologica condivisa, che consenta alla Chiesa – lungi dal condannarli o anche solo dal sospendere il giudizio – di approvare positivamente i capisaldi dell’antropologia mainstream, anche se essi implicano, appunto, il diritto di aborto (come la normalizzazione dell’omosessualità, l’accettazione dell’eutanasia e così via…). Non mi stupirei, dunque, se un approfondito studio delle dinamiche socioculturali dimostrasse che proprio questo approccio della Chiesa ha favorito, in concreto, il diffondersi della mentalità anticristiana che oggi vuol farsi sempre più palesemente totalitaria. Mi scandalizza, però, che davanti all’eclatante evidenza del fallimento di quell’approccio, vi si insista addirittura, anche ai vertici della Chiesa, tanto da ammettere pubblicamente e orgogliosamente ai sacramenti proprio i campioni dell’asservimento del cattolicesimo alla dominante antropologia neopagana. Se ripensando all’ormai risalente tentativo di realizzare l’irenismo antropologico si può dire serenamente errare humanum est, di fronte all’attuale ostinazione in tal senso non riusciamo a non pensare che perseverare autem diabolicum.
  12. Diane Montagna - pubblicato il 22/05/17 La veggente di Fatima gli disse: "Verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia" CITTÀ DEL VATICANO – Le parole profetiche di Suor Lucia sullo “scontro finale” tra il Signore e Satana, che avrebbe riguardato il matrimonio e la famiglia, “si stanno adempiendo oggi”, ha dichiarato ad Aleteia il Cardinale Carlo Caffarra. Nel pomeriggio di venerdì 19 maggio il cardinale italiano è intervenuto al quarto incontro del “Roma Life Forum“, un appuntamento annuale che riunisce più di 100 esperti su vita e famiglia da oltre 20 nazioni per discutere su come difendere e rafforzare la vita coniugale e familiare nel mondo. Il cardinal Caffarra è Arcivescovo emerito di Bologna e presidente fondatore del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. È attualmente membro del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, del Pontificio consiglio per la famiglia e della Pontificia accademia per la vita. È stato creato cardinale da Papa Benedetto XVI nel marzo 2006. Il cardinal Caffarra è stato uno dei 45 delegati scelti da Papa Francesco per partecipare al Sinodo Ordinario sulla Famiglia nel 2015. In quest’intervista esclusiva, rilasciata prima del suo discorso, il cardinal Caffarra descrive anche come Satana stia tentando di distruggere i due pilastri della creazione, in modo da modellare la propria “anti-creazione”, spiegando perché, in questa battaglia, la donna è “l’essere umano che deve essere difeso maggiormente”. Sua Eminenza, cosa può dirci della lettera che ha ricevuto da Suor Lucia mentre lei stava lavorando per fondare il PontificioIstituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia a Roma? Nel 1981 papa Giovanni Paolo II fondò l’Istituto per studi su matrimonio e famiglia. I primi anni (1983-1984) sono stati molto difficili. L’Istituto non era benvoluto. Chi non lo voleva? Era malvisto sia dentro che fuori della Chiesa, a causa della visione che proponeva. Ne ero molto preoccupato. Senza averlo chiesto a nessuno, pensai: “Scriverò a Suor Lucia”. Come le è venuto in mente? Mi è venuto e basta. Ma come sapete, fin dall’inizio la patrona dell’Istituto è stata Nostra Signora di Fatima. È contenuto nella Costituzione Apostolica, in cui il Papa ha affidato istituto al patrocinio della beata Vergine di Fatima. Al punto che – e spero che sia ancora così – entrando nell’istituto, alla fine del corridoio, c’è una statua di Nostra Signora di Fatima, e la cappella dell’Istituto è dedicata a Nostra Signora di Fatima. E così, ho pensato di scriverle. Le ho scritto dicendole semplicemente: “Il Papa ha voluto questo Istituto. Stiamo attraversando un momento molto difficile. Ti chiedo solo di pregare”. E ho aggiunto: “Non mi aspetto una risposta”. Le sue preghiere mi sarebbero bastate. Come sapete, per avere qualsiasi contatto con Suor Lucia, anche per lettera, bisognava passare per il suo vescovo. Così ho inviato la lettera al vescovo, che l’ha consegnata a Suor Lucia. Con mia gran sorpresa, dopo non più di due o tre settimane, ho ricevuto una risposta. Era una lunga lettera scritta a mano. Era il 1983, o il 1984. La lettera finiva così: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”. Questo è rimasto inciso nel mio cuore, e tra tutte le difficoltà che abbiamo incontrato – e ce ne sono state così tante – queste parole mi hanno sempre dato una grande forza. Quando ha letto le parole di Suor Lucia, ha pensato che lei stesse parlando di quel momento storico? Qualche anno fa ho cominciato a pensare, dopo quasi trent’anni: “Le parole di Suor Lucia si stanno adempiendo”. Questa battaglia decisiva sarà il tema del mio discorso di oggi. Satana sta costruendo un’anti-creazione. Un’anti-creazione? Leggendo il secondo capitolo della Genesi vediamo che l’edificio della creazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, l’uomo non è qualcosa; è qualcuno, e per questo merita un rispetto assoluto. Il secondo pilastro è il rapporto tra uomo e donna, che è sacro. Tra l’uomo e la donna. Perché la creazione trova la sua completezza quando Dio crea la donna. Al punto che, dopo aver creato la donna, la Bibbia dice che Dio si è riposato. Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio. Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”. Le Scritture dicono che il diavolo è il padre della menzogna, che si presenta come un angelo di luce… Nel mio discorso, spiegherò le parole di Gesù su Satana: “Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). E così secondo me – e non so se Giovanni Paolo II lo avesse già previsto – in questo tipo di situazione l’essere umano che deve essere difeso di più è la donna. Infatti nel suo pontificato scrisse Mulieris Dignitatem. Lì volle sviluppare una teologia della femminilità, perché capì che questo fosse un punto delicato. La donna è quindi il campo di battaglia? Nella Bibbia c’è un dettaglio che mi ha sempre colpito. Dopo il peccato originale, Dio affronta il serpente e dice: “Io porrò inimicizia tra te e la donna”. Dio ha posto una particolare inimicizia tra la donna e il male, come se la donna avesse una sorta di istinto per il bene. Dio ha posto questa inimicizia proprio tra la donna e il male. Il testo continua: “Tra la tua stripe e la sua stirpe”, e qui i teologi vedono la predizione del Figlio di Maria. Pertanto, la donna ha un particolare coinvolgimento che ha conseguenze per la cultura, la società e la famiglia. Stiamo commemorando il centenario delle apparizioni della Madonna ai bambini di Fatima. Qual è il messaggio oggi? Per me, l’originalità di Fatima è questa: a Fatima, la Madonna ha profetizzato. In altre apparizioni, non ha profetizzato, bensì esortato. Come a Lourdes: fate penitenza, pregate, dite ai sacerdoti di costruire una cappella in questo posto. Esorta e ricorda le forti esortazioni di Gesù alla penitenza e alla preghiera. Ma a Fatima profetizza; questo vuol dire che si introduce negli eventi umani e gli interpreta. Non l’aveva mai fatto prima. Anche Suor Lucia ha profetizzato? Sì, l’ha pienamente indirizzata [la profezia della Madonna] e ci ha lasciato le sue Memorie. Alcuni sono molto sconvolgenti. Sentì che questo fosse il compito che la Madonna le aveva dato, cioè diffondere e interpretare questa profezia. E anche le parole di Suor Lucia sulla “battaglia decisiva” sono state una profezia? Si assolutamente. Ciò che Suor Lucia mi ha scritto si sta adempiendo oggi. Fonte: Aleteia
  13. A proposito dei due precedenti contributi sulla rottura della giustizia tra l’uomo/umanità e Dio Creatore (qualcuno ci ha preceduti di anni…) Leggendo il secondo capitolo (della Genesi vediamo che l’edificio della creazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, l’uomo non è qualcosa; è qualcuno, e per questo merita un rispetto assoluto. Il secondo pilastro è il rapporto tra uomo e donna, che è sacro. Tra l’uomo e la donna. Perché la creazione trova la sua completezza quando Dio crea la donna. Al punto che, dopo aver creato la donna, la Bibbia dice che Dio si è riposato. Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio. Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”. L'intervista completa la trovate qui
  14. Il prof. Don Alberto Strumia ci ha provocato con una riflessione magistrale nel suo articolo pubblicato su "Il Pensiero Cattolico" 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 é 𝐥’𝐞𝐩𝐨𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐃𝐢𝐨 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 . Trovo questa riflessione molto importante e credo meriti ulteriori contributi . Don Strumia propone quattro passaggi con cui il “poveruomo “ intende peccare contro Dio Creatore. I quattro passaggi che descrive sono i seguenti . Il primo consiste nel rifiuto della esistenza di Dio . Il secondo nel voler ignorare l’esistenza di Dio. Il terzo nel mettere l’uomo al posto di Dio . Il quarto nel costruire caricature di Dio . Aggiungerei un quinto passaggio molto attuale e finale , conseguenza della filosofia transumanista , che consiste nel creare il “metaverso” per confermare che è l’uomo a fabbricare Dio . ( “non serviam” ) Questo passaggio è molto attuale , tra poco ci verrà imposto ovunque e utilizzando ogni mezzo , perché verrà proposto quale soluzione alle crisi create dall’uomo stesso. Le crisi sono infatti l’unica cosa che l’uomo sa creare quando ignora Dio e viola le leggi naturali della Creazione . Il metaverso è Internet che si “incarna” nell’uomo. Ciò sta avvenendo con una certa naturalezza dopo aver proposto il concetto filosofico biologico detto Postumanesimo che dovrebbe averci convinto che si possa trasformare in meglio la creatura umana integrando cervello e macchina , producendo un ibrido postumano (appunto). Ma il Postumanesimo ha generato il Transumanesimo , che è pensiero molto più scientifico che filosofico , con cui si vuole dimostrare che la condizione umana possa essere rivoluzionata con scienza e tecnica .Solo la scienza e non Dio migliora l’umanità ( e migliora pure il pianeta che l’uomo, cancro della natura , sta distruggendo ) .Ecco quindi la premessa per il quinto passaggio che segue e forse completa i quattro proposti da don Strumia : il concetto di Dio Creatore danneggia l’umanità, va pertanto sostituito con una nuova “RIVELAZIONE “, udite , udite : quella transumanista . Ma questa “rivelazione” , che in pratica ci racconta che Internet “ è Dio” , sta preparando una sorpresina ,” l’incarnazione di Internet “ grazie al <metaverso > che sostituirà la religione dei nostri padri . Naturalmente son necessari sacerdoti per questa nuova religione , e questi sacerdoti usciranno dai “seminari” di teologia di Silicon Valley . Questi sacerdoti annunceranno la nuova verità , liberando così l’uomo dai vincoli biologici e morali, soprattutto dal “sacro” . Quando tutti , saranno convinti che questo rappresenta la soluzione a tutti problemi dell’umanità, si scoprirà anche che la volontà e la libertà umana è stata trasformata escludendo così le scelte personali . Ma non sarà certo troppo tardi , perchè Dio Creatore non si è fatto certamente deformare da un algoritmo. Vorrei anche proporre un secondo commento allo scritto di don Strumia e si riferisce alla sua splendida descrizione di come l’uomo modifica il suo giusto rapporto con Dio e si autocolpevolizza . Desidero proporre di considerare anche che , modificando il rapporto con Dio , l’uomo nega la Genesi Divina e la sostituisce con una genesi umana . Le tre raccomandazioni della Genesi Divina sono (recito a memoria ) : “Uomo e donna li creò…disse loro: andate e moltiplicatevi, soggiogate la terra , sottomettete ogni essere vivente … La nuova genesi umana invece dice : “ …li lasciò scegliere il sesso ( gender) … e disse loro : -andate, .. ma siate malthusiani ( non siate conigli) ,- adorate la terra ( ambientalismo ), – considerate ogni animale simile a voi…( animalismo ) “
  15. Questo intervento è strettamente collegato al mio precedente su “Il pensiero cattolico” (Il metodo di san Giovanni Paolo II) essendone come un approfondimento. Nelle analisi di vario genere, condotte secondo il taglio proprio dei diversi ambiti (socio-politico, economico, psicologico, ecc.) inevitabilmente – o talvolta anche volutamente – ci si ferma quasi sempre e solo ad una lettura “orizzontale” dei fatti, quando, invece, una “lettura” più profonda delle “cause” dei problemi dell’umanità che popola il mondo di oggi, diciamo pure una “lettura teologica”, aiuterebbe a capire le radici “serie” dei problemi. Credo che la chiave di lettura della nostra attuale epoca storica si debba trovare nella lapidaria affermazione di Benedetto XVI, emersa in una conversazione privata con Francesco e da lui riportata (ai Vescovi polacchi, Cracovia, 27 luglio 2016), che così suona: «Questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!». In questa frase si sintetizza tutta l’attualità della dottrina del peccato originale che troviamo in san Tommaso d’Aquino che definisce nella sua essenza – non fermandosi al problema del genere letterario dei due soli passi biblici che ne parlano esplicitamente (Gen 3 e Rm i5,12-14) – il peccato originale come «mancanza della giustizia originale (carentia originalis iustitiae)» (De malo, q. 4 a. 2co). L’umanità dei nostri tempi, più che in ogni altra epoca ha infranto, perduto, rifiutato il “modo giusto” di impostare il rapporto tra se stessa e Dio Creatore. In un primo momento rifiutando la stessa esistenza di Dio (ateismo positivo), poi ignorandolo (ateismo pratico, agnosticismo, indifferentismo: Dio se c’è non c’entra con la vita reale degli esseri umani), infine mettendo l’uomo al posto di Dio (idolatria antropocentrica), fino al punto di “addomesticarlo” costruendo caricature di Dio e di Gesù Cristo da usare a proprio piacimento, fino a capovolgerne gli insegnamenti e la dottrina tradizionalmente custodita dalla Chiesa. Così la “giustizia” senza il “modo adeguato” di rapporto con Dio Creatore è diventata, prima, esclusivamente una questione sociale di semplice ripartizione dei beni materiali (socialismo, marxismo), poi un legalismo gestito a scopi politici (giustizialismo), infine un “comandamento” (imperativo categorico) mondiale al quale tutti devono attenersi per avere diritto di esistere socialmente (pensiero unico, culto pagano dell’ambiente, della natura, ecc.). Curiosamente l’uomo, liberatosi di Dio, del “giusto rapporto” con Dio Creatore, del “peccato originale”, oggi si colpevolizza da se stesso con una sorta di sostituto pagano del peccato originale, sentendosi nemico della natura, degli animali, delle piante, dell’ambiente e del pianeta, del cosmo intero. Obbligandosi in tal modo ad auto-eliminarsi limitando le nascite (contraccezione, aborto), accelerando le morti (eutanasia), moltiplicando le guerre, apparentemente locali, ma di portata planetaria. La radice profonda di tutto quanto accade è rinvenibile in un “modo non giusto” (“peccato”) nel rapporto tra l’uomo-umanità e Dio Creatore che segna i singoli esseri umani e l’umanità nella sua totalità. Questa comprensione “culturale” del peccato originale rimuove ogni visione ingenua e favolistica dalla nostra immaginazione e aiuta a riconoscere nei Comandamenti, nella Legge Naturale, il complesso delle leggi universali stabilite dal Creatore affinché gli esseri umani sappiano governare bene se stessi. Essi sono dati come “leggi di natura” così come lo sono le leggi del mondo fisico e biologico. Non rispettarle, rifiutarle, manipolarle o addirittura capovolgerle disumanizza la vita degli esseri umani, singolarmente e comunitariamente. Questo dato di fatto la Chiesa ha il dovere di spiegarlo a tutti, credenti e non credenti, non essendo una questione solo di fede, ma prima di tutto un dato di ragione, un dato che non temerei di definire “scientifico”. Come la legge di gravità governa il moto dei corpi celesti, così i Comandamenti sono le leggi date per regolare la vita degli uomini. Non rispettarli equivale a danneggiarsi con le proprie mani. Siamo liberi di farlo, a differenza dei corpi celesti che non sono liberi di opporsi alla legge di gravità, ma se lo facciamo finiamo per auto-distruggerci. Gli avvenimenti che accadono nel nostro mondo ogni giorno ne sono la documentazione più schiacciante. La Rivelazione, che in Cristo trova la sua pienezza e il suo compimento, aiuta a comprendere quanto tutto questo sia vero e offre all’essere umano la via di riparazione della “giustizia originale” compromessa e perduta. Se gli uomini non arriveranno a comprenderlo in tempo, toccherà a Dio stesso condurli non solo con l’evidenza degli avvenimenti negativi che essi si infliggeranno, ma con una manifestazione positiva diretta della Sua azione provvidenziale sulla creazione. Solo Cristo con la Sua Passione, Morte e Risurrezione è stato in grado di riaprire agli esseri umani l’accesso alla “giustizia originale”, già in questa vita con il Battesimo e la vita cristiana, e in pienezza nella vita eterna. Se la Chiesa non ricomincia a lanciare questa sfida che Benedetto XVI ha lanciato, finirà per continuare a perdere tempo e basta! fonte: http://www.albertostrumia.it/rapporto con Dio Creatore
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