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Valerio

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  1. Nel corso della sua vita Santa Maria Maddalena de Pazzi (1566-1607), nata da una nobile famiglia fiorentina e divenuta carmelitana all'età di 16 anni, ha ricevuto numerose e lunghe estasi ed immense grazie come lo scambio del suo cuore con quello di Gesù, le stigmate invisibili e i colloqui con la Santissima Trinità. Nonostante tutto ha sempre continuato a svolgere con umiltà e zelo instancabile i suoi doveri di monaca, nella quotidianità, conducendo una vita nascosta di preghiera, abnegazione e penitenza. Durante le estasi i suoi gesti e le sue parole esprimevano in vari modi il caldo invito a ricambiare l'Amore di Cristo per gli uomini e dimostrato con la Passione. Al tempo delle visioni è seguito poi quello delle malattie, o del "nudo soffrire", come ella affermava, che è durato fino alla sua morte. Ella è stata devotissima del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, offrendolo numerose volte al giorno a Dio, e donandosi come vittima per allontanare i castighi dall'umanità ed ottenere misericordia per i peccatori. Un giorno le apparve Gesù ed alla di lei richiesta di poter soffrire le sue stesse pene rispose: "Il mio Sangue non cerca vendetta come quello di Abele, ma soltanto misericordia. Esso lega le mani alla Giustizia Divina!". Così lei Gli disse: "Mi coprirò col Tuo Sangue, o Gesù, e Dio non vedrà i miei peccati". Pur con la sua vita nascosta, accettando le sofferenze che Dio le ha mandato, Santa Maria Maddalena de Pazzi ha procurato la salvezza a moltissime anime.
  2. Non è possibile per noi comprendere tutte le verità della Fede, perché alcune di esse sono misteri, ovvero verità superiori alla ragione in cui bisogna credere anche se non si è grado di capirle pienamente.Lo si deve fare, perché li ha rivelati Dio stesso, che essendo Verità e Bontà infinita non può ingannarsi né ingannare.I misteri sono superiori, ma non contrari alla ragione; è anzi la stessa ragione che ci persuade ad ammettere i misteri, questo perché è lo stesso Dio che ci ha dato il lume della ragione e rivelato i misteri, ed Egli non può contraddirsi.
  3. Nel giorno ventiquattro di giugno la Chiesa celebra la festa della Natività di S. Giovanni Battista. S. Giovanni Battista fu il precursore di Gesù Cristo, perché fu mandato da Dio per annunciare Gesù Cristo agli ebrei e prepararli a riceverlo. La Chiesa con una festa speciale onora la nascita di S. Giovanni Battista, perché questa fu santa, ed apportò al mondo una santa allegrezza. S. Giovanni Battista non nacque in peccato come gli altri uomini, perché fu santificato nel seno di sua madre santa Elisabetta, alla presenza di Gesù Cristo e della santissima Vergine. Il mondo si rallegrò della nascita di S. Giovanni Battista, perché questa gli indicava prossima la venuta del Messia. Iddio fece conoscere S. Giovanni Battista, fino dalla sua nascita, come precursore di Cristo con vari miracoli, e principalmente con questo, che suo padre Zaccaria, il quale aveva perduta la favella, la ricuperò prorompendo nel pio cantico Benedictus Dominus Deus Israel, col quale ringraziò il Signore per l'adempimento della promessa fatta ad Abramo di mandare il Salvatore, e si rallegrò col proprio figliuolo, che ne fosse il precursore. S. Giovanni Battista sino dalla giovinezza si ritirò nel deserto, dove passò la maggior parte della sua vita, e unì costantemente all'innocenza de' costumi un'austerissima penitenza. Fu decapitato per ordine di Erode Antipa, a cagione della santa libertà con cui aveva ripreso la vita scandalosa di questo principe. In S. Giovanni Battista dobbiamo imitare: 1. L'amore alla ritiratezza, all'umiltà e alla mortificazione; 2. lo zelo di far conoscere ed amar Gesù Cristo; 3. la fedeltà verso Dio nel preferire agli umani rispetti la sua Gloria e la salvezza del prossimo.
  4. La Fede e una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale noi, appoggiati all'autorità di Dio stesso, crediamo esser vero tutto quello che Egli ha rivelato, e che per mezzo della Chiesa ci propone a credere.Noi sappiamo le verità rivelate da Dio per mezzo della santa Chiesa che, in sè, è infallibile; cioè, per mezzo del Papa, successore di san Pietro, nell'esercizio supremo della sua Autorità di Vicario di Cristo e Sommo Pastore del popolo dei fedeli, e del Sacro Ministero Petrino, e per mezzo dei Vescovi successori degli Apostoli, nell'esercizio del loro Ministero Episcopale e della Potestas Docendi (potestà di insegnare) su di esso fondata, poiché gli Apostoli furono ammaestrati da Gesù Cristo medesimo.Di quelle cose che la santa Chiesa c'insegna, noi siamo sicurissimi, perché Gesù Cristo ha impegnato la sua parola, che la Chiesa non si sarebbe mai ingannata.La Fede si perde con negare o dubitare volontariamente anche di un solo articolo propostoci a credere.La Fede perduta si riacquista con pentirsi del peccato commesso e con credere di nuovo tutto quello che crede la santa Chiesa.
  5. Valerio

    PREGHIERE

    ATTO DI FEDE Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede. ATTO DI SPERANZA Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno. ATTO DI CARITÀ Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità; e per amore tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più.
  6. La virtù è una qualità dell'anima, per la quale si ha propensione, facilità e prontezza a conoscere ed operare il bene. Le principali virtù soprannaturali sono sette: cioè tre teologali e quattro cardinali. Le virtù teologali sono: la Fede, la Speranza e la Carità. Si chiamano virtù teologali, perché hanno Dio per oggetto immediato e principale, e ci sono infuse da Lui. Hanno Dio per oggetto immediato, perché con la Fede noi crediamo in Dio, e crediamo tutto ciò che Egli ha rivelato; con la Speranza speriamo di possedere Dio; con la Carità amiamo Dio e in Lui amiamo noi stessi e il prossimo. Iddio per sua bontà ci infonde nell'anima le virtù teologali quando ci adorna della sua grazia santificante, e perciò quando ricevemmo il Battesimo fummo arricchiti di queste virtù, e con esse, dei doni dello Spirito Santo. Per salvarsi, tuttavia, per chi ha l'uso della ragione, non basta aver ricevuto nel Battesimo le virtù teologali; ma è necessario farne spesso gli atti. Noi tutti siamo obbligati a fare gli atti di Fede, di Speranza e di Carità: 1. giunti all'uso della ragione; 2. spesse volte nel decorso della vita; 3. in pericolo di morte.
  7. Per contrarre validamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero da ogni impedimento matrimoniale dirimente, e prestare liberamente il proprio consenso al contratto del matrimonio dinanzi al proprio parroco o ad un sacerdote da lui delegato, e a due testimoni.Per contrarre lecitamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero dagli impedimenti matrimoniali impedienti, essere istruito nelle cose principali della religione, ed essere in stato di grazia, altrimenti si commetterebbe un sacrilegio.Gli impedimenti matrimoniali sono tali circostanze che rendono il matrimonio o invalido, o illecito. Nel primo caso si dicono impedimenti dirimenti, nel secondo impedimenti impedienti.Impedimenti dirimenti sono, per esempio, la consanguineità fino al quarto grado, la parentela spirituale, il voto solenne di castità, la diversità di culto tra battezzati e non battezzati, ecc...Impedimenti impedienti sono, per esempio, il tempo proibito, il voto semplice di castità, ecc...I fedeli sono obbligati a manifestare all'autorità ecclesiastica gli impedimenti matrimoniali che conoscono; ed è perciò che dai parroci si fanno le pubblicazioni. Solamente la Chiesa ha la podestà di stabilire impedimenti e di giudicare della validità del matrimonio fra i cristiani, come la Chiesa sola può dispensare da quelli impedimenti che essa ha stabiliti, perché nel matrimonio cristiano non potendosi dividere il contratto dal sacramento, anche il contratto cade sotto la potestà della Chiesa, alla quale sola Gesù Cristo conferì il diritto di far leggi e decisioni nelle cose sacre.Il vincolo del matrimonio cristiano non può essere sciolto dall'autorità civile, perché questa non può ingerirsi in materia di sacramenti, e separare ciò che Dio ha congiunto.Il matrimonio civile non è altro che una formalità prescritta dalla legge al fine di dare e di assicurare gli effetti civili ai coniugati e alla loro prole. Per un cristiano, non basta fare il solo contratto civile, perché questo non è sacramento, e quindi non è vero matrimonio.Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile sarebbero in stato di continuo peccato mortale, e la loro unione resterebbe sempre illegittima innanzi a Dio e alla Chiesa. Si deve fare anche il matrimonio civile, perché sebbene questo non sia sacramento, pur tuttavia serve per garantire ai contraenti e ai loro figliuoli gli effetti civili della società coniugale; e però di regola generale dall'autorità ecclesiastica non si permette il matrimonio religioso se non quando siano iniziati gli atti prescritti dalla legge civile.
  8. La santissima Trinità si onora dalla Chiesa in ogni giorno dell'anno e principalmente nelle domeniche; ma se ne fa una festa particolare nella prima domenica dopo la Pentecoste, affinché comprendiamo che il fine dei misteri di Gesù Cristo e della discesa dello Spirito Santo, è stato di condurci a conoscere la Trinità santissima, e ad onorarla in spirito e verità. Santissima Trinità vuol dire: Dio uno in tre persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Dio è purissimo spirito; ma le tre Persone divine si rappresentano con certe immagini per far conoscere alcune proprietà od azioni che loro si attribuiscono, od il modo in cui qualche volta sono apparse. Dio Padre si rappresenta in forma di vecchio per significare così l'eternità divina, e perché Egli è la prima Persona della santissima Trinità e il principio delle altre due Persone. Il Figliuolo di Dio si rappresenta in forma di uomo, perché Egli é anche vero uomo, avendo assunta l'umana natura per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo si rappresenta in forma di colomba, perché in questa forma discese sopra Gesù Cristo quando fu battezzato da S. Giovanni. Nella festa della santissima Trinità dobbiamo fare cinque cose: 1. adorare il mistero di Dio Uno e Trino; 2. ringraziare la santissima Trinità di tutti i benefici temporali e spirituali che riceviamo; 3. consacrare tutti noi stessi a Dio, e assoggettarci interamente alla sua divina provvidenza; 4. pensare che nei Battesimo siamo entrati nella Chiesa, e divenuti membri di Gesù Cristo per l'invocazione e per la virtù del nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; 5. risolvere di far sempre con devozione il segno della Croce, che esprime questo mistero, e di recitare con fede viva e con intenzione di glorificare la santissima Trinità quelle parole che la Chiesa ripete così sovente: Sia gloria al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo.
  9. I ministri di questo sacramento sono gli stessi sposi, che vicendevolmente conferiscono e ricevono il sacramento. Questo sacramento, conservando la natura di contratto, si amministra dagli stessi contraenti col dichiarare alla presenza del loro parroco, o di un suo delegato, e di due testimoni di unirsi in matrimonio. La benedizione che il parroco dà agli sposi non è necessaria per costituire il sacramento, ma si dà per sanzionare a nome della Chiesa la loro unione, e per chiamare sempre più sopra di essi le benedizioni di Dio. Chi contrae matrimonio deve avere l'intenzione: - di fare la volontà di Dio, che lo chiama a tale stato; - di operare in esso la salute dell'anima propria: - di allevare cristianamente i figliuoli, se Dio concede di averne. Gli sposi, per ricevere con frutto il sacramento del Matrimonio devono: - raccomandarsi di cuore a Dio per conoscere la sua volontà, e per ottenere da lui quelle grazie, che sono necessarie in tale stato; - consultarsi coi propri genitori prima di farne la promessa, come lo esige l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai medesimi; - prepararsi con una buona confessione, anche generale, se fa bisogno, di tutta la vita; - schivare ogni pericolosa familiarità di tratto e di parola nel conversare insieme. Le persone congiunte in matrimonio devono: - custodire inviolata la fedeltà coniugale e comportarsi sempre cristianamente in tutto; - amarsi scambievolmente, sinceramente e profondamente, sopportandosi a vicenda con pazienza, e vivere in pace e concordia; - se hanno dei figliuoli, pensare seriamente a provvederli secondo il bisogno; dar loro una cristiana educazione; e lasciare ad essi la libertà di scegliere lo stato a cui sono chiamati da Dio.
  10. Il Matrimonio e un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l'uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l'un l'altro santamente e di allevare cristianamente i figli. Il Matrimonio fu istituito da Dio stesso nel paradiso terrestre, e nel nuovo Testamento fu elevato da Gesù Cristo alla dignità di sacramento. Il sacramento del Matrimonio significa, in modo speciale, l'indissolubile unione di Gesù Cristo con la santa Chiesa sua sposa e nostra amantissima madre. Si dice che il vincolo del matrimonio è indissolubile ossia che non si può sciogliere se non per la morte di uno dei coniugi, perché così ha stabilito Dio fin da principio, e così ha solennemente proclamato Gesù Cristo Signor nostro. Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento, per tale ragione il solo matrimonio civile non è un vero matrimonio, in quanto non possiede valore sacramentale. Il sacramento del Matrimonio: - dà l'aumento della grazia santificante; - conferisce la grazia speciale per adempiere fedelmente tutti doveri matrimoniali.
  11. L'Ordine Sacro è il sacramento che dà la potestà di esercitare i sacri ministeri che riguardano il culto di Dio e la salute delle anime, e che imprime nell'anima di chi lo riceve il Carattere di ministro di Dio. Si chiama Ordine perché consiste in vari gradi, l'uno subordinato all'altro, dai quali risulta la sacra Gerarchia. Supremo tra essi è l'Episcopato, che contiene la pienezza del sacerdozio; quindi il Presbiterato o Sacerdozio semplice, poi il Diaconato, e gli Ordini che si dicono minori. Gesù Cristo ha istituito immediatamente i due gradi superiori dell'Ordine Sacro, che sono l'Episcopato e il Sacerdozio semplice; per mezzo degli Apostoli poi istituì il Diaconato, dal quale derivano gli altri Ordini inferiori. Gesù Cristo ha istituito l'Ordine Sacerdotale nell'ultima Cena, quando conferì agli Apostoli e ai loro successori la potestà di consacrare la SSma Eucaristia. Il giorno poi della sua resurrezione conferì ai medesimi il potere di rimettere e di ritenere i peccati, costituendoli cosi i primi sacerdoti della nuova legge in tutta la pienezza della loro potestà. Il ministro del sacramento dell'Ordine è unicamente il Vescovo. La dignità del Sacerdozio cristiano è grandissima per la doppia potestà che ad esso ha conferito Gesù Cristo sul suo Corpo reale e sul suo Corpo mistico, che è la Chiesa; e per la divina missione affidata ai sacerdoti di condurre tutti gli uomini alla vita eterna. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell'inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa. Disprezzare ed insultare un sacerdote è peccato gravissimo, perché il disprezzo e le ingiurie che si rivolgono contro i sacerdoti, ricadono sopra Gesù Cristo stesso, il quale ha detto ai suoi Apostoli: chi disprezza voi, disprezza Me. Il fine di chi abbraccia lo stato ecclesiastico deve essere unicamente la gloria di Dio e la salute delle anime. Per entrare nello stato ecclesiastico è necessaria, prima di tutto, la vocazione divina. Per sapere se Dio chiama allo stato ecclesiastico si deve: - pregare con fervore il Signore che manifesti qual è la sua volontà; - prendere consiglio dal proprio Vescovo o da un savio e prudente direttore; - esaminare con diligenza se si abbia l'abilità necessaria agli studi, ai ministeri, ed agli obblighi di questo stato. Chi entrasse nello stato ecclesiastico senza vocazione divina farebbe un grave male e si metterebbe in pericolo di perdizione. I genitori che per motivi temporali, inducono i figliuoli ad abbracciare senza vocazione lo stato ecclesiastico, commettono essi pure gravissima colpa, perché con ciò usurpano il diritto che Dio ha riservato a sé solo di scegliere i suoi ministri, e mettono i figliuoli in pericolo di eterna dannazione. I fedeli devono: - lasciare ai loro figliuoli e dipendenti piena libertà di seguire la vocazione di Dio; - pregar Iddio che si degni di concedere alla sua Chiesa buoni pastori e zelanti ministri, essendo anche a tal fine istituiti i digiuni delle quattro tempora; - avere un singolare rispetto verso tutti quelli che sono, per mezzo degli Ordini, consacrati al servizio di Dio.
  12. La liturgia dei tre ultimi giorni della Settimana Santa è tutta pervasa del ricordo della redenzione. Nelle ufficiature, che sono tra le più belle dell'anno, la Chiesa ricorda i grandi avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi giorni di vita del Salvatore e ci fa celebrare il mistero della nostra redenzione. Meravigliosa celebrazione, in cui la passione ci è resa misteriosamente presente affinché rinnoviamo la nostra vita alle sorgenti stesse da cui è scaturita. Il Giovedì Santo è consacrato al ricordo vivo dell'istituzione dell'Eucaristia e del Sacerdozio. Alla vigilia della sua morte, il giovedì, celebrando la Pasqua coi suoi discepoli, Gesù, gran sacerdote della nuova legge, trasformò il banchetto rituale dei Giudei in un banchetto ancora più sacro, in cui Lui stesso, autentico agnello pasquale, si diede in nutrimento a coloro che doveva riscattare con la sua morte di croce. Lo stesso giorno il vescovo procede alla benedizione degli olii santi: è così manifesto che i sacramenti, di cui gli olii sono, in parte la materia, hanno la loro sorgente in Cristo, rappresentato dal vescovo, e attingono la loro fecondità nel mistero pasquale della salvezza. Inoltre oggi si svolge, nella Messa Vespertina, la cerimonia del "Mandatum": ricordo commovente del gesto pieno di umiltà e di carità col quale Gesù volle contrassegnare il "comandamento nuovo" dell'amore fraterno. MESSA VESPERTINA IN COENA DOMINI Nel momento stesso in cui si tramava la sua morte, il Salvatore istituiva il mezzo di perpetuare il suo sacrificio e di continuare tra noi la sua presenza. Nel ricordo della cena, la Chiesa celebra oggi il santo sacrificio con gioia raggiante: essa riveste i suoi ministri con paramenti di festa e canta il Gloria in excelsis, mentre suonano tutte le campane. Generalmente in ogni chiesa c'è una sola Messa, alla sera; tutto il clero vi partecipa e vi si comunica. Ciò vuol significare, nel giorno anniversario dell'istituzione dell'eucaristia, che non vi è che un sacerdozio, incaricato da Gesù stesso di rinnovare perpetuamente il suo sacrificio. Nelle preghiere del Canone della Messa, al Communicantes e al momento della Consacrazione, la Chiesa ci fa pensare con commozione a Gesù che istituisce e celebra il sacrificio di ringraziamento, la vigilia della sua passione. PROPRIO DELLA S.MESSA INTROITUS Gal 6:14.- Nos autem gloriári opórtet in Cruce Dómini nostri Iesu Christi: in quo est salus, vita et resurréctio nostra: per quem salváti et liberáti sumus ~~ Ps 66:2- Deus misereátur nostri, et benedícat nobis: illúminet vultum suum super nos, et misereátur nostri. ~~ Nos autem gloriári opórtet in Cruce Dómini nostri Iesu Christi: in quo est salus, vita et resurréctio nostra: per quem salváti et liberáti sumus Gal 6:14.- Quanto a noi non sia mai che ci gloriamo d'altro se non della croce del Signor nostro Gesù Cristo; in Lui è la salvezza, la vita e la resurrezione nostra; per mezzo suo siamo stati salvati e liberati. ~~ Ps 66:2- Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia splendere su di noi il suo sguardo e ci usi pietà. ~~ Quanto a noi non sia mai che ci gloriamo d'altro se non della croce del Signor nostro Gesù Cristo; in Lui è la salvezza, la vita e la resurrezione nostra; per mezzo suo siamo stati salvati e liberati. Gloria Durante il canto del Gloria si suonano le campane che poi rimarranno mute fino al Gloria della Notte di Pasqua. ORATIO Orémus. Deus, a quo et Iudas reatus sui poenam, et confessiónis suæ latro praemium sumpsit, concéde nobis tuæ propitiatiónis efféctum: ut, sicut in passióne sua Iesus Christus, Dóminus noster, diversa utrísque íntulit stipéndia meritórum; ita nobis, abláto vetustátis erróre, resurrectiónis suæ grátiam largiátur: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen. Preghiamo. Dio, da cui Giuda ricevette il castigo del suo delitto e il ladrone il premio del suo pentimento, fa a noi sentire l'effetto della tua pietà, affinché, come nella sua Passione Gesù Cristo Signor nostro diede all'uno e all'altro il dovuto trattamento, cosi tolte da noi le aberrazioni dell'uomo vecchio, ci dia la grazia della sua risurrezione. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. LECTIO Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Corínthios. 1 Cor 11:20-32. (In questo racconto dell'ultima cena, tramandato da S. Paolo, si inseriscono precetti riguardanti la carità fraterna. Non è forse questo il comandamento nuovo che Gesù diede ai suoi discepoli in questo giorno? E il sacrificio della Messa, realizzazione sacramentale, come la cena, del sacrificio della Croce, non è il fattore principale dell'unità cristiana?) Fratres: Conveniéntibus vobis m unum, iam non est Domínicam coenam manducáre. Unusquísque enim suam cenam præsúmit ad manducándum. Et alius quidem ésurit: álius autem ébrius est. Numquid domos non habétis ad manducándum et bibéndum? aut ecclésiam Dei contémnitis, et confúnditis eos, qui non habent? Quid dicam vobis? Laudo vos? In hoc non laudo. Ego enim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam Dóminus Iesus, in qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias agens fregit, et dixit: Accípite, et manducáte: hoc est corpus meum, quod pro vobis tradétur: hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem, postquam coenávit, dicens: Hic calix novum Testaméntum est in meo sánguine: hoc fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem. Quotiescúmque enim manducábitis panem hunc et cálicem bibétis: mortem Dómini annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem hunc vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et sánguinis Dómini. Probet autem seípsum homo: et sic de pane illo edat et de cálice bibat. Qui enim mandúcat et bibit indígne, iudícium sibi mandúcat et bibit: non diiúdicans corpus Dómini. Ideo inter vos multi infirmi et imbecílles, et dórmiunt multi. Quod si nosmetípsos diiudicarémus, non útique iudicarémur. Dum iudicámur autem, a Dómino corrípimur,ut non cum hoc mundo damnémur. Fratelli; quando vi adunate in sacra adunanza, non vi comportate come chi deve prepararsi a mangiare la Cena del Signore, poiché ciascuno pensa a consumare la propria cena tanto che uno patisce la fame e l'altro si ubriaca. Ma non avete le vostre case per mangiare e bere? O avete in disprezzo l'assemblea di Dio e desiderate far arrossire coloro che non hanno nulla? Che " devo dirvi? forse lodarvi? In questo certamente no, Quello infatti che io vi ho insegnato me l'ha comunicato il Signore, e cioè: II Signore Gesù la notte in cui fu tradito, prese il pane e, dopo aver reso le grazie a Dio, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo, che sarà dato a morte per voi; fate questo in memoria di me». E similmente, dopo aver cenato, prese anche il Calice, dicendo: «Questo Calice è il nuovo Patto nel mio Sangue: fate questo tutte le volte che ne berrete in mio ricordo», Quindi ogni qualvolta mangerete questo Pane e berrete questo Calice annunzierete la morte del Signore, finché Egli non venga. Chiunque dunque mangerà questo Pane o berrà il Calice del Signore indegnamente sarà reo del Sangue e del Corpo del Signore. Ognuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di quel Pane e beva di quel Calice; perché chi ne mangia e ne beve indegnamente, non pensando che quello è il Corpo del Signore, mangia e beve la sua condanna. Ecco perché tra voi ci sono molti malati e deboli, e parecchi ne muoiono. Se ci esaminassimo bene da noi stessi, non saremmo condannati; invece se siamo giudicati dal Signore, Egli deve castigarci per non condannarci col mondo GRADUALE Phil 2:8-9 Christus factus est pro nobis oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis V. Propter quod et Deus exaltávit illum: et dedit illi nomen, quod est super omne nomen. Il Cristo si è fatto per noi obbediente fino alla morte e morte di croce. V. Perciò Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome, che è sopra ogni altro nome. EVANGELIUM Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Ioánnem. Ioann 13:1-15 (Avendo già riportato nell'Epistola l'istituzione dell'eucaristia, la liturgia ci parla ora della grande lezione di aiuto fraterno di cui Gesù, durante la cena, volle dare un indimenticabile esempio ai suoi discepoli.) Ante diem festum Paschae, sciens Iesus, quia venit hora eius, ut tránseat ex hoc mundo ad Patrem: cum dilexísset suos, qui erant in mundo, in finem diléxit eos. Et cena facta, cum diábolus iam misísset in cor, ut tráderet eum Iudas Simónis Iscariótæ: sciens, quia ómnia dedit ei Pater in manus, et quia a Deo exivit, et ad Deum vadit: surgit a cena et ponit vestiménta sua: et cum accepísset línteum, præcínxit se. Deinde mittit aquam in pelvim, et coepit laváre pedes discipulórum, et extérgere línteo, quo erat præcínctus. Venit ergo ad Simónem Petrum. Et dicit ei Petrus: Dómine, tu mihi lavas pedes? Respóndit Iesus et dixit ei: Quod ego fácio, tu nescis modo, scies autem póstea. Dicit ei Petrus: Non lavábis mihi pedes in ætérnum. Respóndit ei Iesus: Si non lávero te, non habébis partem mecum. Dicit ei Simon Petrus: Dómine, non tantum pedes meos, sed et manus et caput. Dicit ei Iesus: Qui lotus est, non índiget nisi ut pedes lavet, sed est mundus totus. Et vos mundi estis, sed non omnes. Sciébat enim, quisnam esset, qui tráderet eum: proptérea dixit: Non estis mundi omnes. Postquam ergo lavit pedes eórum et accépit vestiménta sua: cum recubuísset íterum, dixit eis: Scitis, quid fécerim vobis? Vos vocátis me Magíster et Dómine: et bene dícitis: sum étenim. Si ergo ego lavi pedes vestros, Dóminus et Magíster: et vos debétis alter altérius laváre pedes. Exémplum enim dedi vobis, ut, quemádmodum ego feci vobis, ita et vos faciátis. Prima della festa di Pasqua, Gesù sapendo che per lui era venuta l'ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine: e fatta la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figliuolo di Simone Iscariota, il disegno di tradirlo: sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e ch'era venuto da Dio e a Dio se ne tornava: si leva da tavola, depone il mantello e, preso un asciugatoio, se Io cinge. Poi versa dell'acqua nel bacino, e si mette a lavare i piedi ai discepoli e a rasciugarli con l'asciugatoio. Viene dunque a Simon Pietro; e Pietro gli dice: Signore, tu lavare i piedi a me? Gesù gli rispose: «Quel che io faccio, tu adesso non lo sai; ma lo capirai dopo». Pietro gli dice: Tu non mi laverai i piedi, mai! E Gesù gli risponde: «Se io non ti laverò, non avrai parte con me». E Simon Pietro gli dice: Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo! E Gesù gli dice : «Chi è stato lavato, non ha bisogno di lavarsi, se non i piedi, ma è interamente mondo. E voi siete mondi, ma non tutti». Siccome sapeva chi era colui che l'avrebbe tradito, per questo disse: «Non tutti siete mondi». Come dunque ebbe loro lavato i piedi, ed ebbe ripreso il mantello, rimessosi a tavola, disse loro: « Lo capite quel che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Orbene, se io, che sono il Signore e il Maestro , vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi l'uno all'altro. Poiché vi ho dato un esempio, affinché cosi come ho fatto io, facciate anche voi». Credo OFFERTORIUM Ps 117:16 et 17. Déxtera Dómini fecit virtútem, déxtera Dómini exaltávit me: non móriar, sed vivam, et narrábo ópera Dómini. La destra del Signore ha mostrato la sua potenza; la destra del Signore mi ha esaltato: non morrò, ma vivrò e narrerò le opere del Signore. SECRETA Ipse tibi, quaesumus, Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus, sacrifícium nostrum reddat accéptum, qui discípulis suis in sui commemoratiónem hoc fíeri hodiérna traditióne monstrávit, Iesus Christus, Fílius tuus, Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen. O Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, ti renda accetto questo nostro sacrificio quegli stesso, che con l'odierna istituzione insegnò ai suoi discepoli di offrirlo in sua memoria, Gesù Cristo, Figlio tuo, Signore nostro; il quale con te vive e regna. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. PRÆFATIO DE SANCTA CRUCE Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui salútem humáni géneris in ligno Crucis constituísti: ut, unde mors oriebátur, inde vita resúrgeret: et, qui in ligno vincébat, in ligno quoque vincerétur: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem maiestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti iúbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Che hai procurato la salvezza del genere umano col legno della Croce: così che da dove venne la morte, di là risorgesse la vita, e chi col legno vinse, dal legno fosse vinto: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtù celesti e i beati Serafini la celebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo INFRA ACTIONEM Communicántes et diem sacratíssimum celebrántes, quo Dóminus noster Iesus Christus pro nobis est tráditus: sed et memóriam venerántes, in primis gloriósæ semper Vírginis Maríæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: sed et beati Ioseph, eiusdem Virginis Sponsi, et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum, Petri et Pauli, Andréæ, Iacóbi, Ioánnis, Thomæ, Iacóbi, Philíppi, Bartholomaei, Matthaei, Simónis et Thaddaei: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Ioánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio. Iungit manus. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen. Uniti in una stessa comunione celebriamo il giorno santissimo nel quale nostro Signore Gesù Cristo fu consegnato per noi; e veneriamo anzitutto la memoria della stessa gloriosa sempre Vergine Maria, Madre del medesimo nostro Dio e Signore Gesù Cristo: e di quella del beato Giuseppe, Sposo della medesima Vergine e dei tuoi beati Apostoli e Martiri: Pietro e Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone e Taddeo, Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Crisogono, Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano, e di tutti i tuoi Santi; per i meriti e per le preghiere dei quali concedi che in ogni cosa siamo assistiti dall'aiuto della tua protezione. Per il medesimo Cristo nostro Signore. Amen. Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ, quam tibi offérimus ob diem, in qua Dóminus noster Iesus Christus trádidit discípulis suis Córporis et Sánguinis sui mystéria celebránda: quaesumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen. Ti preghiamo, dunque, o Signore, di accettare placato questa offerta di noi tuoi servi e di tutta la tua famiglia, che ti offriamo per il giorno in cui nostro Signore Gesù Cristo affidò ai suoi discepoli di celebrare i misteri del Corpo e del Sangue: ti preghiamo, o Signore, fa che i nostri giorni scorrano nella tua pace e che noi veniamo liberati dall’eterna dannazione e annoverati nel gregge dei tuoi eletti. Per Cristo nostro Signore. Amen. Quam oblatiónem tu, Deus, in ómnibus, quaesumus, bene ☩ díctam, adscríp ☩ tam, ra ☩ tam, rationábilem acceptabilémque fácere dignéris: ut nobis Cor ☩ pus, et San ☩ guis fiat dilectíssimi Fílii tui, Dómini nostri Iesu Christi. La quale offerta Tu, o Dio, degnati, te ne supplichiamo, di rendere in tutto e per tutto benedetta, ascritta, ratificata, ragionevole e accettabile affinché diventi per noi il Corpo e il Sangue del tuo dilettissimo Figlio nostro Signore Gesù Cristo. Qui prídie, quam pro nostra omniúmque salúte paterétur, hoc est hódie, accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, et elevátis óculis in coelum ad te Deum, Patrem suum omnipoténtem, tibi grátias agens, bene ☩ dixit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et manducáte ex hoc omnes. HOC EST ENIM CORPUS MEUM. Il Quale nella vigilia della Passione, cioè oggi, preso del pane nelle sue sante e venerabili mani , alzati gli occhi al cielo, a Te Dio Padre suo onnipotente rendendoti grazie, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e mangiatene tutti: QUESTO È IL MIO CORPO. Il resto del Canone è come al solito. All’ Agnus Dei si risponde tutte e tre le volte “miserere nobis”. Non si dà il bacio di pace e si omette l’orazione “Domine Iesu Christe qui dixisti”. COMMUNIO Ioann 13:12, 13 et 15. Dóminus Iesus, postquam coenávit cum discípulis suis, lavit pedes eórum, et ait illis: Scitis, quid fécerim vobis ego, Dóminus et Magíster? Exemplum dedi vobis, ut et vos ita faciátis. Il Signore Gesù, come ebbe cenato con i suoi discepoli, lavò loro i piedi, e disse: comprendete quel che io, Signore e maestro ho fatto a voi? Io vi ho dato l'esempio, perché cosi facciate anche voi. POSTCOMMUNIO Orémus. Refécti vitálibus aliméntis, quaesumus, Dómine, Deus noster: ut, quod témpore nostræ mortalitátis exséquimur, immortalitátis tuæ múnere consequámur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen. Preghiamo. O Signore Dio nostro, ristorati da questi vitali alimenti, concedici di conseguire, col dono della tua immortalità, ciò che celebriamo durante la nostra vita mortale. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
  13. I racconti della Passione si susseguono nel corso di questa settimana; oggi abbiamo quello di S. Luca. Le due letture dell'Antico Testamento sono prese dal profeta Isaia. Tutte due si riferiscono alla missione redentrice del Messia sofferente. Così, accostata alle profezie che l'annunciano, la Passione di Gesù appare ancora più chiaramente come il compimento dei disegni eterni di Dio per la salvezza del mondo. In questa Messa in cui quasi tutti i testi ci parlano delle sofferenze del Salvatore, il pensiero della redenzione che si compie rimane predominante: "Dio, che hai voluto che il tuo Figliuolo subisse per noi il supplizio della Croce...accorda a noi tuoi servi di conseguire la grazia della resurrezione". Antifona all'Introito Nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra, e nell'inferno, perché il Signore si fece obbediente fino alla morte, e alla morte in croce; perciò Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Salmo. Ascolta, o Signore, la mia preghiera e il mio grido giunga a Te. - Nel nome. Prima lettura da Isaia (Quadro impressionante della vittoria finale sui nemici, presentato sotto forma di dialogo tra un profeta ed il Messia, che ritorna vittorioso dal combattimento.) Questo dice il Signore Dio: "Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo Salvatore viene! Il prezzo della tua vittoria l'accompagna. Chi è dunque colui che viene da Edom, da Bosra con gli abiti macchiati di rosso? colui che è così magnificamente vestito e che cammina mostrando la pienezza della forza? "Sono io, che opero con giustizia e spiego la mia forza per salvare!" "E perché il tuo abito è rosso e ti vesti come uno che pigi il vino nella tinozza?" "Nella tinozza fui solo a pigiare; nessuno, tra i popoli, si mosse ad aiutarmi; allora, nella mia ira, li ho pigiati; li calpestai nel mio furore. Il loro sangue sprizzò sulle mie vesti e ogni mio indumento ne fu intriso. Poiché avevo in cuore un giorno di vendetta e l'anno della mia redenzione era sopraggiunto. Guardai intorno: nessun aiuto! ne fui sgomento: nessuno che mi sostenesse! Allora il mio braccio mi soccorse e il mio furore mi sostenne. Stroncai i popoli nella mia collera, li stritolai nel mio furore e feci scorrere sul terreno il loro sangue!". Voglio celebrare le grazie del Signore, i prodigi del Signore per tutto ciò che fece per noi, Egli, il Signore Dio nostro. Graduale Non nascondere il tuo volto al tuo servo, perché sono immerso nella tribolazione: esaudiscimi presto! Salvami, o Dio, perché le acque sono penetrate fino alla mia anima; sono sprofondato in un vortice di fango e nulla vi è di consistente. Seconda lettura da Isaia (Isaia descrive con tale esattezza certi tratti della Passione da essere paragonato agli evangelisti.) In quei giorni: Disse Isaia: "O Signore, chi mai crederà ciò che udiamo? e la potenza del Signore a chi mai fu svelata?". Come un virgulto egli è cresciuto dinanzi a noi, come radice da terra arida. Senza bellezza né splendore (noi lo abbiamo veduto) e senza sembianze piacevoli, oggetto di disprezzo e rifiuto dell'umanità, uomo di dolore e visitato dalla sofferenza, come coloro dinanzi ai quali ci si copre il viso Egli era disprezzato e vilipeso. Erano le nostra sofferenze che Egli sopportava e i nostri dolori che lo affliggevano. E noi, noi credemmo che Egli fosse punito, colpito e umiliato da Dio! Egli fu trafitto a motivo dei nostri peccati, schiacciato per i nostri delitti. L'espiazione che ci valse la pace ha gravato su Lui e grazie alle sue ferite noi fummo sanati. Tutti noi, come pecore, eravamo sbandati, ciascuno seguendo la propria strada. E il Signore fece ricadere su Lui i delitti di tutti noi. Spietatamente trattato, Egli si umiliò, Egli non aprì bocca. Come agnello condotto al macello, come dinanzi ai tosatori una pecora muta e che non apre la bocca. Con cattura e condanna Egli è stato preso; chi si dà pensiero della sua causa? Si! Egli fu strappato dalla terra dei viventi; per i peccati del mio popolo Egli fu colpito a morte. La sua sepoltura fu relegata tra gli empi e la sua tomba coi ricchi, mentre Egli non ha mai compiuto ingiustizia né la sua bocca ha mai proferito menzogna. Il Signore si è compiaciuto nello stroncarlo con la sofferenza. Se offre la sua vita in espiazione, Egli vedrà una posterità, Egli prolungherà i suoi giorni e ciò che piace al Signore si compirà mediante Lui. Dopo le prove della sua anima, Egli vedrà la luce e sarà sazio. Per le sue sofferenze il mio Servitore giustificherà molti addossando a sé la loro iniquità. Per questo gli darò in mano le folle e spartirà coi potenti i trofei, perché Egli stesso si è abbandonato alla morte ed è stato annoverato tra i peccatori; Egli ha espiato i peccati di molti e ha interceduto per i peccatori. Tratto Signore, esaudisci la mia preghiera e il mio grido giunga fino a Te! Non nascondermi il tuo volto nelle ore di angoscia e ascoltami! Quando Ti invoco sii sollecito ad esaudirmi! Perché i miei giorni dileguano come fumo e le mie ossa sono riarse come brace. Sono stato tagliato come fieno, il mio cuore è inaridito e mi sono dimenticato persino di mangiare il mio pane. Tu sorgerai, o Signore, mosso a pietà per Sion: perché é tempo, é ormai giunta l'ora di usare compassione. Passione secondo San Luca (Particolarmente sensibile alla bontà del Salvatore, S. Luca ha rilevato, nel racconto della Passione, lo sguardo di Gesù a Pietro dopo il suo rinnegamento, le parole di sventura alle donne di Gerusalemme, il perdono ai carnefici, la promessa fatta al buon ladrone. S. Luca è l'evangelista della misericordia e del perdono) In quel tempo, Gesù uscì e andò secondo il solito al monte degli Ulivi, seguito dai suoi discepoli. E, come fu giunto, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si staccò da loro quanto un tiro di pietra e, inginocchiatosi, pregava dicendo: "Padre, se vuoi, allontana da Me questo calice; però non la mia volontà sia fatta, ma la tua". Allora Gli apparve un Angelo dal cielo che Lo confortava. In preda all'angoscia, più intensamente pregava; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che scorrevano in terra. E levatosi, poi, dalla preghiera, venne presso i suoi discepoli e li trovò addormentati a causa della tristezza, e disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate per non entrare in tentazione". Mentre ancora parlava sopravvenne gente, preceduta da colui che era chiamato Giuda, uno dei Dodici, il quale si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'Uomo?". Quelli che Gli stavano intorno, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada?". E uno di essi colpì il servo del gran sacerdote e gli spiccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne: "Smettete, basta!". E toccato l'orecchio, lo sanò. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di Lui, gran sacerdoti, capi delle guardie del tempio ed anziani: "Come contro un brigante siete usciti, con spade e bastoni! Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani su di Me! Ma questa è l'ora vostra, il potere della tenebra". Lo arrestarono, Lo portarono via e Lo condussero nella casa del sommo sacerdote. Pietro seguiva a distanza. Accesero un fuoco in mezzo al cortile e si sedettero intorno. Pietro sedette in mezzo a loro. Una serva, vedutolo seduto presso la fiamma e guardatolo fisso, disse: "Anche questi era con Lui". Ma egli negò, dicendo: "Non Lo conosco, donna". Poco dopo, lo vide un altro e diceva: "Anche tu sei di quelli". Ma Pietro rispose: "Uomo, non lo sono". Passata un'ora circa, un altro insisteva: "Certamente anche costui era con quello; infatti, è anche galileo!". Ma Pietro disse: "Uomo, non so quello che dice!". All'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. E il Signore, voltatosi, guardò fisso Pietro; e Pietro si ricordò della parola del Signore, che gli aveva detto: "Prima che il gallo canti oggi, mi rinnegherai tre volte". E, uscito fuori, pianse amaramente. Frattanto gli uomini che tenevano Gesù Lo schernivano e Lo percotevano; e, bendatolo, Lo interrogavano: "Fa il profeta! Chi ti ha percosso?". E molte altre contumelie dicevano contro di Lui. Appena si fece giorno, si radunò l'assemblea degli anziani del popolo, gran sacerdoti e scribi, e Lo tradussero nel loro sinedrio, dicendo: "Se Tu sei il Messia, dillo a noi". Disse loro: "Se ve lo dico non Mi credete; se vi interrogo, non rispondete, né Mi rilasciate. Ma da adesso il Figlio dell'Uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio". Allora tutti dissero: "Tu, dunque, sei il Figlio di Dio?". Ed Egli rispose: "Voi lo dite: Lo sono". E quelli: "Che bisogno abbiamo ancora di una testimonianza? Noi stessi l'abbiamo udito dalla bocca di Lui!". E alzatasi tutta la loro numerosa adunanza, Lo condussero a Pilato. Si misero allora ad accusarlo dicendo: "Abbiamo trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e proibiva di pagare i tributi a Cesare, e diceva di essere il Messia re". Pilato Lo interrogò: "Tu sei il re dei Giudei?". Gli rispose Gesù: "Tu lo dici". Pilato, allora, disse ai gran sacerdoti e alle folle: "Non trovo nulla di colpevole in questo uomo". Ma quelli insistevano: "Solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dalla Galilea, dove ha cominciato, fino a qui". Udito ciò, Pilato chiese se quell'uomo era Galileo; e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, Lo mandò ad Erode, che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Erode, alla vista di Gesù si rallegrò molto, perché da gran tempo desiderava vederlo, per quello che aveva sentito dire di Lui, e sperava di vedergli fare qualche miracolo. Gli rivolgeva molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. Intanto, i gran sacerdoti e gli scribi stavano lì ad accusarlo con veemenza. Erode, con i suoi soldati, Lo vilipese e Lo burlò, vestendolo con una veste smagliante, e Lo mandò a Pilato. E quel giorno Erode e Pilato divennero amici; perché prima c'era inimicizia tra loro. Pilato, poi, convocati i gran sacerdoti, i notabili e il popolo, disse loro: "Mi avete condotto quest'uomo come un sobillatore del popolo, ed ecco io, esaminandolo dinanzi a voi, non ho trovato in quest'uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate. Ma neppure Erode: difatti, ce Lo ha rimandato. Insomma, nulla è stato da Lui commesso che sia degno di morte. Castigatelo, dunque, Lo rilascerò". Ora, in occasione della festa, Pilato era tenuto a rilasciare loro uno. Tutta la folla insieme gridò: "A morte costui! Rilasciaci Barabba!". Questi era stato messo in prigione per una rivolta avvenuta nella città e un omicidio. Pilato, avendo l'intenzione di liberare Gesù, parlò loro di nuovo. Ma quelli continuavano a gridare: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". E per la terza volta Pilato disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in Lui nulla che sia degno di morte; Lo castigherò, dunque, e Lo rilascerò". Ma quelli insistevano nel chiedere con alte grida che fosse crocifisso; e le loro voci si facevano più forti. Allora Pilato deliberò che fosse fatto ciò che chiedevano: rilasciò quello che era in carcere per rivolta e omicidio, e che avevano richiesto, e consegnò Gesù alla loro volontà. Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, e lo caricarono della Croce perché la portasse dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento su di Lui. Ma, volgendosi ad esse, Gesù disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di Me; ma su voi stesse piangete e sui vostri figli, perché, ecco, vengono giorni in cui si dirà: "Beate le sterili e i grembi che non han generato e le mammelle che non hanno nutrito". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!" e alle colline: "Copriteci!" perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà del secco?". Ed erano condotti anche altri due malfattori, per essere giustiziati con Lui. E, come vennero al luogo chiamato Cranio, lì crocifissero Lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. E Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Dividendosi, poi, le sue vesti, le tirarono a sorte. E il popolo stava a guardare; ed anche i notabili lo beffeggiavano dicendo: "Ha salvato altri, salvi se stesso se costui è il Messia, l'eletto di Dio!". Anche i soldati Lo deridevano: si avvicinavano, Gli porgevano aceto e dicevano: "Se Tu sei il re dei Giudei salva Te stesso!". C'era anche sopra di Lui una scritta in caratteri greci, latini ed ebraici: "Questi è il re dei Giudei". Uno dei malfattori appesi Lo insultava dicendo: "Non sei Tu il Messia? Salva Te stesso e noi!". Ma l'altro lo rimproverava e diceva: "Neppure temi Dio, Tu che subisci la stessa condanna? Per noi è giustizia, perché riceviamo quel che meritano le nostre azioni, ma costui non ha fatto nulla di male". E diceva a Gesù: "Signore, ricordati di me quando verrai nella tua maestà regale". E Gesù gli disse: "In verità ti dico: oggi sarai con Me nel paradiso". Era già circa l'ora sesta quando venne la tenebra su tutta la terra fino all'ora nona, essendosi il sole eclissato. E il velo del tempio si squarciò nel mezzo. E Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio". Ciò detto spirò. (Qui ci si inginocchia e si fa una breve pausa in meditazione) Alla vista di ciò che era accaduto, il centurione glorificò Dio dicendo: "Realmente quest'uomo era giusto!". E tutta la folla accorsa a quello spettacolo, alla vista di ciò che era accaduto, se ne ritornò battendosi il petto. Tutti i conoscenti di Gesù stavano a distanza, come anche le donne che Lo avevano accompagnato fin dalla Galilea, osservando queste cose. Ed ecco un uomo di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio, uomo retto e giusto; egli non si era associato a ciò che gli altri avevano deliberato e fatto. Costui era nativo di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Egli, presentatosi a Pilato, gli chiese il corpo di Gesù; Lo calò giù, Lo avvolse in un lenzuolo e Lo depose in un sepolcro tagliato nella roccia, nel quale nessuno ancora era stato deposto.
  14. Valerio

    LUNEDI' SANTO

    La Chiesa vuole farci rivivere gli ultimi giorni del Salvatore e i sentimenti che l'animavano all'approssimarsi delle Passione. Isaia descrive in anticipo l'atteggiamento del Giusto che soffre e che si affida a Dio; sicuro del trionfo Egli si dà in potere dei suoi avversari per amore dei fratelli. Il Vangelo ci mostra Gesù a Betania durante un banchetto, sei giorni prima di Pasqua. Tutto annuncia la sua prossima fine: il gesto di Maria ci fa pensare alla sepoltura; i sentimenti di Giuda fanno prevedere il delitto del traditore; la presenza di Lazzaro resuscitato è il presagio della resurrezione del Signore. Antifona all'Introito Fa' giustizia, o Signore, dei miei avversari; combatti chi mi combatte, brandisci le armi e lo scudo e sorgi in mio soccorso, o Signore, baluardo della mia salvezza. Salmo. Punta la lancia e sbarra il passo ai miei persecutori. Lettura da Isaia (E' una impressionante profezia della flagellazione. Molti secoli prima, Isaia descrive il Messia sofferente: consapevole della sua missione, certo del trionfo finale, Egli si abbandona a Dio e accetta, per la salvezza del suo popolo, le umiliazioni presenti) In quei giorni Isaia disse: "Il Signore Dio mi ha dischiuso l'orecchio e io non oppongo resistenza: non mi tiro indietro. Ho dato il mio corpo a coloro che mi percuotevano e le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la mia faccia agli scherni e agli sputi. Il Signore mi venne in aiuto, per questo io non sono rimasto confuso; per questo ho reso la mia fronte dura come una pietra, sapendo che non sarei rimasto confuso. E' vicino colui che mi difende: chi ardirà giudicarmi? Misuriamoci insieme! Chi accampa diritti su di me? Si faccia avanti. Il Signore Dio è il mio patrono: chi mi condannerà? Tutti, come cencio, cadranno a brandelli e la tignuola li roderà. Chi tra voi teme il Signore ascolti la voce del suo servo! Chi cammina nelle tenebre ed è privo di luce, confidi nel nome del Signore e s'appoggi al suo Dio". Graduale Sorgi, o Signore, e rendimi giustizia; Dio mio e Signore mio, difendi la mia causa. Punta la lancia e sbarra il passo ai miei persecutori. Vangelo di S. Giovanni ("Ante sex dies Paschae..." S. Giovanni mette in evidenza la relazione tra la morte di Gesù e la celebrazione della Pasqua. Tra i fatti che hanno caratterizzato questa settimana di preparazione alla Pasqua, egli ha annotato questo banchetto e rilevato tutti i tratti che preannunciano la morte di Gesù.) Nei giorni prima della festa di Pasqua, Gesù venne a Betania, dov'era Lazzaro che Egli aveva resuscitato dai morti. Là Gli fecero un pranzo; Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria, dunque, prese una libbra di profumo di nardo autentico, di molto valore, ed unse i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli, e la casa si riempì del profumo dell'unguento. Giuda Iscariota, però, uno dei suoi discepoli, quello che stava per tradirlo, dice: "Perché non s'è venduto questo unguento per trecento denari e non s'è dato ai poveri?". Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, rubava quel che vi si metteva dentro. Ma Gesù gli disse: "Lasciala! essa ha riservato questo unguento al giorno della mia sepoltura. I poveri, infatti, li avete sempre tra voi, ma non avere sempre Me". Una gran folla di Giudei seppe che Gesù era là e vennero non solamente per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che Egli aveva resuscitato dai morti.
  15. La vigilia della domenica delle Palme, fino all'VIII secolo, non ebbe una Messa particolare. Le parti salmodiche sono quelle della Messa del giorno precedente. La Lettura, che continua il testo di Geremia cominciato ieri, annuncia i castighi di Dio su coloro che tramano la morte del Giusto. Queste terribili minacce sono rivolte ai cuori induriti ("non diamo retta a nessuna delle sue parole"), che volgono le spalle all'amore che redime. Insieme alla promessa di salvezza per quelli che pongono la loro fiducia e la loro fede nel Cristo, ritorna incessantemente durante queste settimane la terribile prospettiva della perdizione per coloro che si allontanano da Lui. Il Vangelo anticipa la liturgia delle palme che rivivremo domani. Nel racconto di S. Giovanni, però, la scena dell'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme è seguita da un episodio non meno significativo. Alcuni Greci, pagani, domandano a Filippo di vedere Gesù: l'animo di Gesù ne è profondamente commosso: già intravede le messi future; l'ora è venuta in cui, "innalzato da terra", attirerà a Sé tutti gli uomini. Lettura da Geremia (Colui che parla in questo passo non è solamente l'uomo che geme sotto l'oppressione ed eleva il suo grido verso Dio; è il Figlio stesso di Dio che prevede la distruzione definitiva di coloro che s'accaniscono contro di Lui) In quei giorni dissero tra loro gli empi Giudei: "Venite, ordiamo delle trame contro il giusto (Geremia); poiché (morto lui) non verrà meno l'insegnamento dal sacerdote, né il consiglio dal savio, né la parola dal profeta. Su dunque, colpiamolo con la lingua e non diamo retta a nessuna delle sue parole". "Presta attenzione a me, o Signore, e odi la voce dei miei avversari. Il bene vien forse ricambiato con male? poiché essi hanno scavato una fossa per me. Ricordati che io mi sono tenuto dinanzi a Te per parlare in loro favore, per stornare la tua ira da loro. Perciò abbandona i loro figli alla fame, gettali in balìa della spada; le loro donne restino orbate di figli e rimangano vedove, i loro uomini siano uccisi dalla peste e i loro giovani colpiti dalle spade in battaglia. Si sentano grida dalle loro case quando manderai su loro bande di predoni, perché hanno scavato una fossa per prendermi, hanno messo di nascosto dei lacci per i miei piedi. Ora Tu, o Signore, conosci tutti i loro disegni di morte contro di me; non lasciare impunita la loro iniquità, non cancellare il loro peccato dalla tua presenza. Siano rovesciati dinanzi a Te, agisci contro di loro nel tempo della tua ira", o Signore Dio nostro! Graduale I miei nemici simulavano parole di pace e intanto perfidamente mi angariavano. Tu, o Signore, hai visto; non tacere, o mio Dio, non Ti allontanare da me! Vangelo di San Giovanni ("Se il chicco di frumento non cade in terra e vi muore, resta solo; se invece, muore, porta molto frutto". L'immagine ci è diventata familiare; esprime tutto il senso e la portata della morte di Gesù) In quel tempo i gran sacerdoti decisero di far morire anche Lazzaro, perché molti Giudei li abbandonavano a causa di lui, e credevano in Gesù. L'indomani poi, la gran folla venuta per la festa, sentendo che Gesù si recava a Gerusalemme, prese i rami delle palme e Gli andò incontro gridando: "Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!". Gesù, trovato un asinello, vi montò, secondo quel ch'è scritto: "Non temere, figlia di Sion: ecco, il tuo re viene, seduto su di un puledro d'asina". Sulle prime, i suoi discepoli non compresero questo, ma quando Gesù fu glorificato si ricordarono che queste cose erano state scritte di Lui, e queste avevano fatto a Lui. La folla, che era con Lui quando aveva chiamato Lazzaro dal sepolcro e lo aveva risuscitato dai morti, Gli dava testimonianza. Ed anche perché aveva udito che Egli aveva fatto questo miracolo, la folla Gli andò incontro. I farisei, allora, si dissero: "Vedete che non riusciamo a nulla! Ecco, il mondo Gli è corso dietro". C'erano alcuni Greci tra i pellegrini venuti per adorare durante la festa. Costoro avvicinarono Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo va a dirlo ad Andrea; Andrea e Filippo vanno a dirlo a Gesù. Gesù risponde loro: "E' venuta l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato. In verità, in verità vi dico: Se il chicco di frumento non cade in terra e non vi muore, resta solo; se, invece, muore, porta molto frutto. Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Chi Mi vuol servire Mi segua, e dove sono Io, là sarà anche il mio servo. Se qualcuno Mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata. E che devo dire: Padre, salvami da questa ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". Dal cielo, venne allora una voce: "L'ho glorificato e lo glorificherò ancora". La folla che stava là e aveva udito, diceva ch'era stato un tuono; altri dicevano: "Un angelo Gli ha parlato". Gesù riprese: "Non per Me è risuonata questa voce, ma per voi. E' adesso la condanna di questo mondo; adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori. Quanto a Me, allorché sarò innalzato da terra tutti attirerò a Me". Diceva questo per indicare di qual morte stava per morire. Gli rispose la folla: "La Legge ci ha insegnato che il Messia rimane in eterno, e come puoi Tu dire che il Figlio dell'Uomo deve essere innalzato? Chi è codesto Figlio dell'uomo?". Gesù, allora, disse loro: "La luce è ancora per poco tra voi; camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprenda la tenebra, perché chi cammina nella tenebra non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce". Così parlò Gesù, poi se ne andò e si nascose a loro.
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