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    1. Il sacramento dell'Eucaristia produce in noi i suoi meravigliosi effetti, quando si riceve con le dovute disposizioni.
      Per fare una buona Comunione sono necessarie tre cose;

      1. essere in grazia di Dio, per cui essersi prima confessati se si sono commessi peccati mortali;

      2. essere digiuno da almeno 3 ore prima dell'atto della Comunione;

      3. sapere che cosa si va a ricevere e accostarsi alla santa Comunione con devozione.

      Chi si comunicasse in peccato mortale, riceverebbe Gesù Cristo, ma non la sua grazia, anzi commetterebbe sacrilegio e si farebbe meritevole di dannazione.
      Prima della Comunione si richiede il digiuno naturale, il quale si rompe per ogni piccola cosa che si prenda per modo di cibo o di bevanda, eccetto l'acqua semplice in caso di necessità.
      Il fare la Comunione senza essere digiuno è permesso agli infermi che sono in pericolo di morte e a chi ne ha ottenuta speciale facoltà dal Papa a cagione di prolungata infermità. La Comunione poi fatta dagli infermi in pericolo di morte, si chiama "Viatico", perché li sostenta nel viaggio che fanno da questa vita all'eternità. Sapere ciò che si va a ricevere, vuoi dire: conoscere quelle cose che s'insegnano intorno a questo sacramento nella Dottrina cristiana, e crederle fermamente.
      Comunicarsi con devozione, vuol dire accostarsi alla santa Comunione con umiltà e modestia, si nella persona, come nel vestito; e fare la preparazione prima e il ringraziamento dopo la santa Comunione. La preparazione prima della Comunione consiste in trattenersi per qualche tempo a considerare chi andiamo a ricevere e chi siamo noi; e in fare atti di fede, di speranza, di carità, di contrizione, di adorazione, di umiltà e di desiderio di ricevere Gesù Cristo. Il ringraziamento dopo la Comunione consiste nel trattenerci raccolti ad onorare dentro di noi stessi il Signore; rinnovando gli atti di fede, di speranza, di carità, di adorazione, di ringraziamento, di offerta e di domanda, sopratutto di quelle grazie che maggiormente sono necessarie per noi e per coloro per i quali siamo obbligati a pregare.
      Dopo la santa Comunione Gesù Cristo resta in noi con la sua grazia finché non si pecca mortalmente; e con la sua reale presenza resta in noi finché non si sono consumate le specie sacramentali.

    2. "Il cuore mio sensibile e affettuoso si sarebbe dato facilmente se avesse trovato un altro cuore atto a capirlo. Cercai di fare amicizia con le bambine dell'età mia, soprattutto con due, volevo loro bene, e da parte loro esse mi amavano quanto sapevano e potevano; ma ahimè! com'è angusto e volubile il cuore delle creature! Ben presto vidi che il mio affetto non era compreso. Una delle amiche dovette rientrare in famiglia, e tornò qualche mese dopo; durante la sua assenza io avevo pensato a lei conservando preziosamente un anellino che mi aveva regalato. Quando la rividi, la gioia mia fu grande, ma ahimè! ottenni soltanto uno sguardo indifferente... Il mio amore non era stato capito, lo sentii, e non mendicai un'affezione che mi veniva rifiutata, ma il buon Dio mi ha dato un cuore così amante e sensibile che, quando ha voluto bene puramente, vuoI bene sempre, e così continuai a pregare per la mia compagna, e l'amo ancora.
      Vedendo che Celina voleva bene ad una delle nostre maestre, volli imitarla, ma, non sapendo ingraziarmi le creature, non ci riuscii. Oh, felice ignoranza! Quanti mali mi ha evitati! Come ringrazio Gesù di avermi fatto trovare «soltanto amarezze nelle amicizie della terra»! Con un cuore come il mio, mi sarei lasciata prendere e tagliare le ali, allora in qual modo avrei potuto «volare e riposarmi»? Un cuore abbandonato agli affetti delle creature come può unirsi intimamente con Dio? Sento che questo non è possibile. Senz'aver bevuto alla coppa avvelenata dell'amore troppo ardente delle creature, sento che non posso ingannarmi; ho visto tante anime sedotte da quella falsa luce volare come povere farfalle e bruciarsi le ali, poi tornare verso la vera dolce luce dell'amore che dava ad esse ali nuove più brillanti e più leggere, affinché potessero volare a Gesù, Fuoco divino «che brucia senza consumare» Ah, lo sento, Gesù mi sapeva troppo debole per espormi alla tentazione. Forse mi sarei lasciata bruciare tutta dalla luce ingannatrice se l'avessi vista brillare ai miei occhi... Non è stato così, ho incontrato solamente amarezza là dove anime più forti incontrano la gioia e se ne distaccano per fedeltà. Io non ho dunque alcun merito per non essermi abbandonata all'amore delle creature, poiché da esso fui preservata per grande misericordia del Signore! Riconosco che senza lui avrei potuto cadere in basso quanto santa Maddalena, e la profonda parola di Nostro Signore a Simone mi echeggia nell'anima con grande dolcezza."
      (Santa Teresina di Lisieux)

    3. da La Nuova Bussola Quotidiana del Prof. Stefano Fontana.

      Quello che sta avvenendo per la preparazione del Sinodo sull'Amazzonia è quanto già visto per i precedenti sinodi su famiglia e giovani. La riunione segreta svoltasi nei giorni scorsi in Vaticano con la partecipazione dei soliti influenti cardinali come Kasper e Schönborn, è l'ennesima dimostrazione di una conduzione "politica" dei sinodi per arrivare a esiti già decisi all'origine. Ciò che colpisce dolorosamente la coscienza dei fedeli è da un lato l’evidente manipolazione dei processi sinodali e dall’altro la presentazione dell’assise sinodale come un evento animato e dettato dallo Spirito Santo. 


      -E' ERETICO: BRANDMULLER BOCCIA IL DOCUMENTO SINODALE di Marco Tosatti
      -CRISTIANESIMO E ECOLOGIA: COMPATIBILI SOLO CON DIO AL CENTRO di Nico Spuntoni

       

      Sinodo dei vescovi

      La gestione dei due ultimi sinodi dei vescovi e, almeno fino a questo momento, del prossimo sull’Amazzonia sembra destinata a far morire il sinodo in quanto tale, svuotandolo di autorevolezza e riducendolo ad un insieme di mosse di politica ecclesiastica concordate in anticipo. Quando, con il sinodo sull’Amazzonia, i fedeli si accorgeranno per la terza volta consecutiva che “tutto era stato pianificato prima”, dei sinodi si disinteresseranno, nonostante la retorica degli organizzatori circa il vento dello Spirito Santo nei lavori sinodali. A quel punto i sinodi saranno diventati una astuta prassi ecclesiastica pienamente secolarizzata e saranno giunti alla loro fine: morti per asfissia.

      Nei giorni scorsi, alcuni blog e agenzie hanno dato notizia di una riunione segreta e riservata svoltasi in Vaticano (clicca qui) con la partecipazione di influenti cardinali tra cui i soliti Schönborn e Kasper, il cui scopo sarebbe stato di condizionare gli esiti del prossimo sinodo sull’Amazzonia. Non ci sarebbe da stupirsi di prassi di questo genere. Come si ricorderà, un evento simile era stato organizzato anche durante il sinodo sulla famiglia. Il 25 maggio 2015 si tenne una riunione a porte chiuse all’Università Gregoriana organizzata dalle Conferenze episcopali di Germania, Belgio e Francia per condizionare il sinodo ordinario. Solo pochi, però, considerarono la cosa come scandalosa.

      Il doppio sinodo sulla famiglia degli anni 2014 e 2015 può essere considerato il prototipo di una nuova forma di assemblea sinodale: pianificata fin dall’inizio e guidata passo dopo passo perché producesse alcuni frutti prestabiliti. Dapprima fu affidata al cardinale Kasper una lezione ai cardinali che dettò il percorso da seguire, recuperando alla lettera un suo libro del lontano 1979 sulla teologia del matrimonio. Kasper non fu incaricato a caso, come non a caso non fu invitato al sinodo straordinario nessun rappresentante dell’Istituto Giovanni Paolo II.

      Si ebbe poi la trovata – per la prima volta nella storia dei sinodi – di vietare ai padri di rilasciare dichiarazioni, i rapporti con l’esterno venivano tenuti da Padre Federico Lombardi che li teneva – come si suol dire – a suo modo. Nella relatio post disceptationem di metà percorso del sinodo straordinario la segreteria inserì passaggi dottrinalmente dirompenti che non risultavano minimamente dalla discussione sinodale. Sulla composizione della segreteria, 13 cardinali scrissero al papa per sottolineare che era troppo di parte. Ma quella stessa segreteria fu lasciata al suo posto e redasse anche tutti gli altri documenti del sinodo. Le domande del questionario conoscitivo del sinodo ordinario erano tendenziose.

      Contrariamente alla prassi fino ad allora seguita, anche gli articoli bocciati a grande maggioranza e riguardanti le relazioni omosessuali furono inseriti nella relatio synodi. Durante i lavori il cardinale Baldisseri, segretario generale del sinodo, aveva impedito la distribuzione ai Padri del libro cosiddetto “dei cinque cardinali”. Nell’instrumentum laboris del sinodo ordinario sono stati inseriti articoli dal contenuto equivoco, come il famoso articolo 137 contro il quale un nutrito gruppo di teologi moralisti guidati da Stephan Kampowski e David Crawford scrissero un appello pubblico in difesa di Humanae vitae. A sinodo ancora in corso, il Papa produsse i due Motu propri sulla revisione del processo di nullità del matrimonio. L’Esortazione Amoris laetitia sembra essere stata pensata – anche se forse non scritta – prima del sinodo e quest’ultimo sembra essere stato strumentalmente governato perché portasse lì [si può vedere su questo il mio recente libro dedicato al tema, clicca qui].

      Anche il successivo sinodo sui giovani è stato pianificato in anticipo e condotto in modo da avere dei risultati sicuri. Tra i vari aspetti di questa pianificazione ricordiamo la preliminare tendenziosa raccolta di dati e, soprattutto, l’espressione “cattolici LGBT”, presente nell’instrumentum laboris, contestata da alcuni autorevoli padri sinodali, eliminata dai documenti sinodali successivi ove però – con una modalità del tutto inusuale - si affermava che anche l’instrumentum laboris, e quindi l’espressione contestata, faceva parte delle conclusioni del sinodo.

      Ciò che colpisce dolorosamente la coscienza dei fedeli è da un lato l’evidente, e perfino ostentata, manipolazione dei processi sinodali e dall’altro la presentazione dell’assise sinodale come un evento animato e dettato dallo Spirito Santo. 

      Colpisce, poi, che le pianificate manipolazioni siano finalizzate a ottenere effetti intra-ecclesiali e soprattutto di cambiamento dottrinale. Gli obiettivi del prossimo sinodo sull’Amazzonia sono già stati definiti in anticipo: ecologia integrale intesa come ecologismo gnostico, pluralismo religioso comprese le varie forme di animismo e paganesimo, condanna delle modalità storiche dell’evangelizzazione del continente latinoamericano come occasione per passare dall’evangelizzare al farsi evangelizzare, aperture al superamento del celibato ecclesiastico da importare poi anche in Europa centrale. Ma se i sinodi vengono ridotti ad una macchina astutamente governata per produrre una nuova Chiesa, allora vengono fatti morire. E forse è meglio così.

    4. DOMANDA

      La preghiera Eucaristica dobbiamo considerarla tutta consacratoria.

      RISPOSTA:

      Una prima osservazione: se tutta l’anafora è consacratoria, allora niente è consacratorio di quella preghiera; bisognerebbe infatti, spiegare perché mai gli studiosi l’abbiano distinta in più parti(prefazio, epiclesi, anamnesi, intercessioni, ecc).

      Del resto, nel pensiero dei padri l’epiclesi allo Spirito è operante ed efficace per le parole di Cristo. Alcune testimonianze:

            Giovanni Crisostomo:

           “Non è l’uomo a far sì che le offerte divengano il corpo e il sangue di Cristo, ma Cristo stesso, crocifisso per noi. Il prete è lì a rappresentarlo e pronuncia le parole, ma la potenza e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo, egli dice. Questa parola trasforma le offerte”[1].

       

      Tommaso d’Aquino ha portato il suo contributo decisivo:

      “ …la conversione (eucaristica) di cui parliamo è istantanea. Primo, perché la sostanza del corpo di Cristo, alla quale termina questa conversione, non ammette un più e un meno. Secondo, perché in questa conversione non c’è un soggetto da preparare gradualmente. Terzo, perché viene compiuta dall’infinita virtù di Dio.(…) Perciò si deve rispondere che questa conversione avviene, come si è detto, per le parole di Cristo proferite dal sacerdote, in modo che l’ultimo istante della dizione di quelle parole è il primo istante della presenza del corpo di Cristo nel sacramento, mentre in tutto il tempo precedente c’era la sostanza del pane”[2].

             Dunque, il concilio Tridentino non ha dovuto fare altro che registrare un dato: “Nella Chiesa di Dio c’è stata sempre la fede che subito dopo la consacrazione c’è il vero corpo di N.S.G.Cristo e il suo vero sangue sotto la specie del pane e del vino insieme alla sua anima e divinità. Ma il corpo sotto la specie del pane, il sangue sotto la specie del vino in forza delle parole,ecc”[3].

             Si obietta da parte di alcuni liturgisti che Tommaso e il concilio di Trento non erano sensibili alla vita liturgica e alla lex orandi e perciò avrebbero avallato una concezione statica dell’eucaristia, mentre attribuendo valore consacratorio all’epiclesi ne riceverebbe impulso quella dinamica. A parte un certo sapore calvinista di tale proprietà attribuita all’eucaristia, si dovrebbe osservare che, nell’economia biblica come in quella liturgica, lo Spirito viene invocato ed effuso prima perché deve condurre a Cristo, proprio come nell’iniziazione sacramentale: dal battesimo alla confermazione e all’eucaristia. In ogni caso, che lo Spirito s’invochi prima o dopo, o prima e dopo, di certo conduce a Cristo e non da un’altra parte e opera una cum Patre et Filio.

      Osserva sant’Ambrogio: “…che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo…La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un’esistenza che cambiarle in altre… Lo stesso Signore Gesù proclama: ‘Questo è il mio corpo’. Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con un altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici:”Amen”, cioè, “E’ così””[4].

           

            Si comprende la crescente consapevolezza ecclesiale, culminata nelle definizioni dei concili di Firenze e di Trento, che le parole della consacrazione siano costitutive del gesto eucaristico e necessarie per la fede cattolica[5].

          Inoltre, l’elevazione delle specie consacrate, nata dalla pietà medievale, è il segnale che il mistero si è compiuto nella transustanziazione e costituisce anche l’invito all’adorazione. Analogamente le rubriche della liturgia bizantina prescrivono che il sacerdote reciti le parole a capo chino, alzando in modo epicletico e reverente la destra sul pane e dopo segnando con la croce il calice, prima di pronunciare le parole [6]. Se l’invocazione dello Spirito è operante ed efficace, secondo i padri suddetti, con le parole dell’istituzione, non è sostenibile la valenza consacratoria dell’epiclesi.

           Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “Nel racconto dell’istituzione l’efficacia delle parole e dell’azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte”(1353); inoltre, che “la presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche” (1377). Quindi, si conosce il momento preciso: dopo le parole di Cristo comincia la presenza e quindi l’adorazione. Non è un limite legato alla nozione di tempo fisico: è l’istante di Dio che è diventato tempo sacramentale, da quando egli, l’eterno, è entrato nel tempo fisico e vi si è sottomesso. I teologi contemporanei non ci hanno resi sensibili all’hic et nunc della liturgia?  Perché scandalizzarsi allora del momento preciso? Il cristianesimo non è l’evento di un dio mitico senza tempo. Questo noi crediamo e insegniamo.

      Resta il confine additato da Paolo VI: “Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obbiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente presenti dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino”. (Solenne professione di fede, 30 giugno 1968,25: AAS 60(1968), 442-443). 

       

      [1]              De proditione Iudae, Homilia I,PG 49, col 380, in particolare 389-390.

      [2]              Summa Theologiae, III pars, q.75,a.7: ed.Salani,1971, vol XXVIII,p 109-112.

      [3]              Acta Concili Tridentini, Sessione XIII, cap.3:Denzinger, 1640.

      [4]              De mysteriis,52.54;  SCh 25 bis, 188.

      [5]   Concilio di Firenze, Decretum pro Armenis;DS 1321; Concilio di Trento, Doctrina de ss.Missae  Sacrificio; DS 1740-1: che sottolinea : <uti semper catholica Ecclesia intellexit et docuit> (cap 1).

      [6]   Cfr lo studio classico di M.Gordillo, L’epiclesi eucaristica.Controversie con l’Oriente bizantino-slavo, in A.Piolanti(a cura   di),Eucaristia. Il mistero dell’altare nel pensiero e nella vita della Chiesa, Roma 1957.

    5. a cura di P. Francesco Solazzo*


      Il Catechismo Maggiore di S. Pio X, al n. 830, presenta il Matrimonio cristiano con queste parole: “Il Matrimonio è un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l’uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l’un l’altro santamente e di allevare cristianamente i figliuoli”. E al n. 518 dice che “Con la parola sacramento s’intende un segno sensibile ed efficace della grazia, istituito da Gesù Cristo per santificare le anime nostre”.

      In poche parole, significa che il Sacramento è direttamente opera di Dio che agisce attraverso i segni e non dipende nella maniera assoluta dalla degnità e indegnità dei ministri che lo celebrano. Ogni Sacramento, inoltre, trova la sua efficacia nel Sacrificio della Croce. Anche il Matrimonio cristiano, dunque, è opera diretta di Dio; è quindi Dio che unisce gli sposi in un vincolo indissolubile e questo vincolo è finalizzata prima di tutto alla loro santificazione e a collaborare all’attività creatrice di Dio attraverso la nascita dei figli educandoli secondo la fede cristiana ricevuta. A questo si riferiva Gesù quando ha detto che «All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto» (Mc 10,6-9).

      Con la sua precisazione il Divino Maestro restaura la freschezza della Volontà Divina al momento della creazione.

      I cristiani, che invece di sposarsi davanti a Dio convivono o si sposano solo civilmente (che davanti a Dio è la medesima cosa), sono in contrasto con la Volontà Divina, poiché stanno rifiutando un dono inestimabile di Dio. Convivere è in pratica, un atto di superbia poiché in quel modo la coppia sta dicendo a Dio di non aver bisogno della sua Grazia per vivere insieme e per diventare santi; sta rifiutando cioè il dono del suo Preziosissimo Sangue sparso sulla Croce. Ugualmente, coloro che divorziano stanno considerando le loro difficoltà più grandi della Grazia di Dio che li unisce. Anche nel caso si creino situazioni gravissime per le quali diviene impossibile una pacifica convivenza, gli sposi non sono autorizzati a compromettere il vincolo che Dio ha istituito, poiché in quel vincolo c’è la salvezza delle loro anime, che è il fine per il quale Gesù Cristo è morto sulla Croce.

      *P. Francesco Solazzo, passionista originario di Trepuzzi (Lecce), è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 2015 – solennità dei Santi Pietro e Paolo – presso la cattedrale di Lecce dall’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio.

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