25 Maggio 2024

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Gabriele Cianfrani:

IL SIGNORE VEDE NEL SEGRETO, MA NON PARLA NEL SEGRETO:

l’estromissione di Dio dalla storia

Una delle espressioni più ricorrenti negli ultimi anni, se non addirittura una sorta di «mantra», è la seguente: Dio lo si trova dentro se stessi. Ma il Signore si è espresso con ben altre parole:


«Io sono il Signore, non c’è n’è altri. Io non ho parlato in segreto, in un angolo tenebroso della terra. Non ho detto alla discendenza di Giacobbe: “Cercatemi nel vuoto!”. Io sono il Signore, che parlo con giustizia, che annuncio cose rette […]» (Is 45,18-19)

Ebbene il Signore non ha parlato in angoli tenebrosi della terra non chiede di cercalo nel vuoto. Sì, perché mettersi alla ricerca di Dio solo dentro se stessi – una fede intimistica –, come a voler far trasparire una sorta di umiltà e di manifestazione della propria piccolezza, ma che in realtà si tratta di falsa umiltà e Dio scompare nel vuoto. Viene in mente la posizione circa il Deus absconditus, fortemente apofatica, a tal punto da comportare l’impossibilità di parlare di Dio. Per quale motivo l’articolo esordisce in questo modo? Perché negli ultimi anni si corre imperterriti verso due direzioni opposte ma al contempo dai risultati identici:

1^ direzione: la ricerca di Dio esclusivamente nel mondo materiale-naturale, promuovendo una forte azione ecologista – «ecologista», non «ecologica», e tra le due vi è una bella differenza –, fino al punto da considerare Dio così intimo al mondo naturale da essere scambiato per una sorta di madre natura;
2^ direzione: la ricerca di Dio esclusivamente nel mondo del proprio «io», nella sola dimensione interna dell’uomo, con la conclusione che «Dio vive nel mio/tuo cuore».

Queste due direzioni estreme, opposte tra esse, conducono al medesimo risultato e non tengono conto di una caratteristica fondamentale della Rivelazione di Dio in quanto tale: essa è sia naturale sia soprannaturale.
Per quanto riguarda la prima direzione, la ricerca di Dio viene condotta esclusivamente sul piano naturale, come se il medesimo fosse la manifestazione della sostanza divina, il modo attraverso il quale si manifesta la sostanza divina. Insomma, si tratta di una direzione che conduce alla visione panteista, nella quale Dio e l’uomo sono posti sullo stesso piano. Pertanto, la ricerca di Dio diviene la ricerca di se stessi e non è più Dio ad essere il principio e la fine ma l’uomo, che coincidendo con Dio pone se stesso al posto di Dio.
Per quanto riguarda la seconda direzione, la ricerca di Dio viene condotta esclusivamente nella propria «coscienza», nel proprio «io», come se Dio fosse presente localmente dentro di me e solo in me posso trovarlo. Probabilmente al liturgista non è sfuggita la precisazione «localmente», in riferimento alla presenza reale di Cristo nella Eucaristia, la quale è sostanziale ma non locale. Eppure la ricerca di Dio all’interno di se stessi, come se vi fosse localmente, cosa potrebbe comportare? Semplice: l’annullamento di Dio, dal momento che lo si rende soggetto al moto locale. Ebbene ci troviamo dinanzi a due posizioni estreme fortemente presenti nel mondo odierno: la prima riduce Dio al mondo materiale e in tal modo ne consegue l’annullamento di Dio, la seconda riduce Dio alla propria coscienza e in tal modo ne consegue ugualmente l’annullamento di Dio.
Il rischio che si nasconde è quello di una progressiva estromissione di Dio dalla storia dell’uomo, come se la medesima storia fosse totalmente estranea a Dio o come se coincidesse con Dio stesso che si manifesta ed auto-manifesta. Ed ecco il punto di arrivo della riflessione: mai come ora regna l’antropocentrismo, così incisivo da escludere Dio o da far coincidere, in ultimo, Dio con l’uomo. Certo, dal momento che la tendenza è quella di far dipendere il futuro, nella sua totalità, esclusivamente dall’uomo. L’azione dell’uomo è incisiva, ciò non si può negare, ma l’uomo resta pur sempre il custode di ciò che Dio gli ha affidato, non il creatore. Ovviamente il piano naturale non esclude di per sé l’anima intellettiva dell’uomo, che rientra nella sua natura, ma in questo caso il piano naturale viene considerato in maniera materialista. Non è tutto, in quanto le conseguenze delle due direzioni conducono, a quanto pare, ad un risultato ancor più allarmante:

«In questo potete riconoscere lo Spirito di Dio: ogni spirito che riconosce Gesù Cristo venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo» (1Gv 4,2-3).

Entrambe le direzioni conducono ad una sorta di naturalizzazione di Dio, nella esaltazione materiale-naturale che, proprio per questo, getta nell’oblio la soprannaturalità di Dio, e tale esito non è altro che la negazione del Verbo Incarnato. Sì, nell’ostinata ricerca di Dio esclusivamente nel mondo materiale-naturale oppure esclusivamente nella propria coscienza, ciò che si nega è proprio il fatto che il Verbo sia venuto nella carne, dal momento che Dio lo si riduce alla sfera della creaturalità, nella quale siamo noi. A questo punto occorre ricordare, come già fatto sopra, che la Rivelazione di Dio non è solo naturale solo soprannaturale, ma e naturale e soprannaturale, per cui i due piani devono essere custoditi, dacché la stessa gratia supponit naturam, non destruit, sed perficit eam. Questo delicato equilibrio consente all’uomo di dirigere con criterio la sua ricerca di Dio, altrimenti la ricerca, semmai si riducesse alle due direzione sopra riportate, condurrebbe non alla ricerca di Dio ma alla ricerca di se stessi, al posto di Dio. Ed ecco la progressiva estromissione di Dio dalla storia.

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