Il Pensiero Cattolico

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Don Nicola Bux

Dal ciclo di catechesi sulla Santa Messa

L'essenza del Culto a Dio

Primo incontro del ciclo di catechesi che ha come tema la Santa Messa. Si tratta dell’atto fondamentale della nostra fede e per questo, occorre comprenderne bene il significato, anche in rapporto alla realtà della nostra vita. Innanzitutto, è necessario chiarire cosa si intende per culto e liturgia. Con il termine “CULTO”, dal latino “rapporto, relazione curata con qualcuno o qualcosa”, si definisce un atto, a cui si deve dare importanza e rispetto; da ciò deriva il culto dell’amicizia, dell’arte, ecc …

Questo termine ha origine dal sentimento religioso, insito nell’uomo; infatti, fin dall’antichità, ogni essere umano, riconoscendo il limite della sua natura, ha sempre avvertito il bisogno di rivolgersi a un’entità divina e di entrare in relazione con essa.
Tuttavia, occorre precisare che, nell’ ambito cristiano, la preghiera e il rapporto con Dio, nascono dall’ispirazione dello Spirito Santo, che agisce in noi e che rende Gesù Cristo presente ora, nonostante sia vissuto duemila anni fa. Come mostrano i libri dell’Esodo e del Levitico, è Dio stesso ad indicare il modo in cui desidera essere adorato, perciò non si può organizzare arbitrariamente il culto, in base a gusti e opinioni personali, nemmeno se sono espressi da un sacerdote …
Così, per evitare deformazioni e abusi, la Chiesa ha stabilito norme e riti precisi, affinché ogni celebrazione sia compiuta in modo valido e fedele. Con il secondo termine di origine greca, “LITURGIA”, si intende un’ azione, un’opera, dal carattere solenne, usata anche per gli avvenimenti pubblici. La liturgia viene utilizzata nelle cerimonie, come ad esempio, quando si rende onore all’altare della patria e nei procedimenti giudiziari, in riferimento ai riti, come quelli abbreviati, dove tutto viene svolto con molta disciplina e un atto può essere annullato per vizio procedurale …
Ai nostri giorni, purtroppo, dobbiamo constatare che l’uomo, quando non adora Dio, tende a crearsi altri idoli, come i personaggi famosi, i cantanti, i leader politici … Da qui, i concerti di massa, le adunate, il culto delle celebrità e dei divi (dal termine “divino”). Un altro aspetto da considerare riguardo al culto, è che esso è strettamente collegato al concetto di giustizia e di morale. Infatti, questi valori e leggi possono essere stabiliti solo da un ordine superiore all’uomo, perché Dio è inteso come la fonte dei criteri autentici del bene e del giusto, espressi soprattutto nei comandamenti. Se la società separa i diritti e la morale dal rapporto con Lui, rischia di costruire valori puramente umani e relativi, causando così una crisi spirituale e civile.
Per questo, noi cristiani affermiamo che la meta ultima del culto, della giustizia e della vita morale è l’ eternità, che noi dobbiamo perseguire in tutte le nostre azioni. Così, il culto diventa adorazione, cioè, il riconoscimento di Dio come sommo bene. Partecipare alla Santa Messa significa quindi, anticipare la vita del Paradiso e prepararsi all’ incontro definitivo con Dio, nel quale ogni desiderio umano troverà pieno compimento.
A questo ideale di pienezza, è legato il bisogno di ogni uomo di tendere ad una situazione stabile, definitiva, come quella intesa da san Benedetto e stabilita nella sua regola monastica. E’ lo stesso principio affermato anche nel matrimonio, dove la fedeltà, il perdono e la capacità di distinguere ciò che è essenziale da ciò che è secondario, sono le condizioni necessarie per costruire relazioni durature. Nelle prossime catechesi si approfondirà il valore della Messa intesa, non come un gesto isolato o semplice appuntamento religioso, ma come il centro di un rapporto ordinato con Dio, capace di orientare l’intera esistenza, la morale, la vita sociale e il destino eterno dell’uomo.

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