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Valerio

SEMMod
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  1. I racconti della Passione si susseguono nel corso di questa settimana; oggi abbiamo quello di S. Luca. Le due letture dell'Antico Testamento sono prese dal profeta Isaia. Tutte due si riferiscono alla missione redentrice del Messia sofferente. Così, accostata alle profezie che l'annunciano, la Passione di Gesù appare ancora più chiaramente come il compimento dei disegni eterni di Dio per la salvezza del mondo. In questa Messa in cui quasi tutti i testi ci parlano delle sofferenze del Salvatore, il pensiero della redenzione che si compie rimane predominante: "Dio, che hai voluto che il tuo Figliuolo subisse per noi il supplizio della Croce...accorda a noi tuoi servi di conseguire la grazia della resurrezione". Antifona all'Introito Nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio in cielo, in terra, e nell'inferno, perché il Signore si fece obbediente fino alla morte, e alla morte in croce; perciò Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. Salmo. Ascolta, o Signore, la mia preghiera e il mio grido giunga a Te. - Nel nome. Prima lettura da Isaia (Quadro impressionante della vittoria finale sui nemici, presentato sotto forma di dialogo tra un profeta ed il Messia, che ritorna vittorioso dal combattimento.) Questo dice il Signore Dio: "Dite alla figlia di Sion: Ecco, il tuo Salvatore viene! Il prezzo della tua vittoria l'accompagna. Chi è dunque colui che viene da Edom, da Bosra con gli abiti macchiati di rosso? colui che è così magnificamente vestito e che cammina mostrando la pienezza della forza? "Sono io, che opero con giustizia e spiego la mia forza per salvare!" "E perché il tuo abito è rosso e ti vesti come uno che pigi il vino nella tinozza?" "Nella tinozza fui solo a pigiare; nessuno, tra i popoli, si mosse ad aiutarmi; allora, nella mia ira, li ho pigiati; li calpestai nel mio furore. Il loro sangue sprizzò sulle mie vesti e ogni mio indumento ne fu intriso. Poiché avevo in cuore un giorno di vendetta e l'anno della mia redenzione era sopraggiunto. Guardai intorno: nessun aiuto! ne fui sgomento: nessuno che mi sostenesse! Allora il mio braccio mi soccorse e il mio furore mi sostenne. Stroncai i popoli nella mia collera, li stritolai nel mio furore e feci scorrere sul terreno il loro sangue!". Voglio celebrare le grazie del Signore, i prodigi del Signore per tutto ciò che fece per noi, Egli, il Signore Dio nostro. Graduale Non nascondere il tuo volto al tuo servo, perché sono immerso nella tribolazione: esaudiscimi presto! Salvami, o Dio, perché le acque sono penetrate fino alla mia anima; sono sprofondato in un vortice di fango e nulla vi è di consistente. Seconda lettura da Isaia (Isaia descrive con tale esattezza certi tratti della Passione da essere paragonato agli evangelisti.) In quei giorni: Disse Isaia: "O Signore, chi mai crederà ciò che udiamo? e la potenza del Signore a chi mai fu svelata?". Come un virgulto egli è cresciuto dinanzi a noi, come radice da terra arida. Senza bellezza né splendore (noi lo abbiamo veduto) e senza sembianze piacevoli, oggetto di disprezzo e rifiuto dell'umanità, uomo di dolore e visitato dalla sofferenza, come coloro dinanzi ai quali ci si copre il viso Egli era disprezzato e vilipeso. Erano le nostra sofferenze che Egli sopportava e i nostri dolori che lo affliggevano. E noi, noi credemmo che Egli fosse punito, colpito e umiliato da Dio! Egli fu trafitto a motivo dei nostri peccati, schiacciato per i nostri delitti. L'espiazione che ci valse la pace ha gravato su Lui e grazie alle sue ferite noi fummo sanati. Tutti noi, come pecore, eravamo sbandati, ciascuno seguendo la propria strada. E il Signore fece ricadere su Lui i delitti di tutti noi. Spietatamente trattato, Egli si umiliò, Egli non aprì bocca. Come agnello condotto al macello, come dinanzi ai tosatori una pecora muta e che non apre la bocca. Con cattura e condanna Egli è stato preso; chi si dà pensiero della sua causa? Si! Egli fu strappato dalla terra dei viventi; per i peccati del mio popolo Egli fu colpito a morte. La sua sepoltura fu relegata tra gli empi e la sua tomba coi ricchi, mentre Egli non ha mai compiuto ingiustizia né la sua bocca ha mai proferito menzogna. Il Signore si è compiaciuto nello stroncarlo con la sofferenza. Se offre la sua vita in espiazione, Egli vedrà una posterità, Egli prolungherà i suoi giorni e ciò che piace al Signore si compirà mediante Lui. Dopo le prove della sua anima, Egli vedrà la luce e sarà sazio. Per le sue sofferenze il mio Servitore giustificherà molti addossando a sé la loro iniquità. Per questo gli darò in mano le folle e spartirà coi potenti i trofei, perché Egli stesso si è abbandonato alla morte ed è stato annoverato tra i peccatori; Egli ha espiato i peccati di molti e ha interceduto per i peccatori. Tratto Signore, esaudisci la mia preghiera e il mio grido giunga fino a Te! Non nascondermi il tuo volto nelle ore di angoscia e ascoltami! Quando Ti invoco sii sollecito ad esaudirmi! Perché i miei giorni dileguano come fumo e le mie ossa sono riarse come brace. Sono stato tagliato come fieno, il mio cuore è inaridito e mi sono dimenticato persino di mangiare il mio pane. Tu sorgerai, o Signore, mosso a pietà per Sion: perché é tempo, é ormai giunta l'ora di usare compassione. Passione secondo San Luca (Particolarmente sensibile alla bontà del Salvatore, S. Luca ha rilevato, nel racconto della Passione, lo sguardo di Gesù a Pietro dopo il suo rinnegamento, le parole di sventura alle donne di Gerusalemme, il perdono ai carnefici, la promessa fatta al buon ladrone. S. Luca è l'evangelista della misericordia e del perdono) In quel tempo, Gesù uscì e andò secondo il solito al monte degli Ulivi, seguito dai suoi discepoli. E, come fu giunto, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si staccò da loro quanto un tiro di pietra e, inginocchiatosi, pregava dicendo: "Padre, se vuoi, allontana da Me questo calice; però non la mia volontà sia fatta, ma la tua". Allora Gli apparve un Angelo dal cielo che Lo confortava. In preda all'angoscia, più intensamente pregava; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che scorrevano in terra. E levatosi, poi, dalla preghiera, venne presso i suoi discepoli e li trovò addormentati a causa della tristezza, e disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate per non entrare in tentazione". Mentre ancora parlava sopravvenne gente, preceduta da colui che era chiamato Giuda, uno dei Dodici, il quale si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'Uomo?". Quelli che Gli stavano intorno, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada?". E uno di essi colpì il servo del gran sacerdote e gli spiccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne: "Smettete, basta!". E toccato l'orecchio, lo sanò. Poi Gesù disse a coloro che erano venuti contro di Lui, gran sacerdoti, capi delle guardie del tempio ed anziani: "Come contro un brigante siete usciti, con spade e bastoni! Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani su di Me! Ma questa è l'ora vostra, il potere della tenebra". Lo arrestarono, Lo portarono via e Lo condussero nella casa del sommo sacerdote. Pietro seguiva a distanza. Accesero un fuoco in mezzo al cortile e si sedettero intorno. Pietro sedette in mezzo a loro. Una serva, vedutolo seduto presso la fiamma e guardatolo fisso, disse: "Anche questi era con Lui". Ma egli negò, dicendo: "Non Lo conosco, donna". Poco dopo, lo vide un altro e diceva: "Anche tu sei di quelli". Ma Pietro rispose: "Uomo, non lo sono". Passata un'ora circa, un altro insisteva: "Certamente anche costui era con quello; infatti, è anche galileo!". Ma Pietro disse: "Uomo, non so quello che dice!". All'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. E il Signore, voltatosi, guardò fisso Pietro; e Pietro si ricordò della parola del Signore, che gli aveva detto: "Prima che il gallo canti oggi, mi rinnegherai tre volte". E, uscito fuori, pianse amaramente. Frattanto gli uomini che tenevano Gesù Lo schernivano e Lo percotevano; e, bendatolo, Lo interrogavano: "Fa il profeta! Chi ti ha percosso?". E molte altre contumelie dicevano contro di Lui. Appena si fece giorno, si radunò l'assemblea degli anziani del popolo, gran sacerdoti e scribi, e Lo tradussero nel loro sinedrio, dicendo: "Se Tu sei il Messia, dillo a noi". Disse loro: "Se ve lo dico non Mi credete; se vi interrogo, non rispondete, né Mi rilasciate. Ma da adesso il Figlio dell'Uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio". Allora tutti dissero: "Tu, dunque, sei il Figlio di Dio?". Ed Egli rispose: "Voi lo dite: Lo sono". E quelli: "Che bisogno abbiamo ancora di una testimonianza? Noi stessi l'abbiamo udito dalla bocca di Lui!". E alzatasi tutta la loro numerosa adunanza, Lo condussero a Pilato. Si misero allora ad accusarlo dicendo: "Abbiamo trovato costui che sovvertiva la nostra nazione e proibiva di pagare i tributi a Cesare, e diceva di essere il Messia re". Pilato Lo interrogò: "Tu sei il re dei Giudei?". Gli rispose Gesù: "Tu lo dici". Pilato, allora, disse ai gran sacerdoti e alle folle: "Non trovo nulla di colpevole in questo uomo". Ma quelli insistevano: "Solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dalla Galilea, dove ha cominciato, fino a qui". Udito ciò, Pilato chiese se quell'uomo era Galileo; e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, Lo mandò ad Erode, che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Erode, alla vista di Gesù si rallegrò molto, perché da gran tempo desiderava vederlo, per quello che aveva sentito dire di Lui, e sperava di vedergli fare qualche miracolo. Gli rivolgeva molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. Intanto, i gran sacerdoti e gli scribi stavano lì ad accusarlo con veemenza. Erode, con i suoi soldati, Lo vilipese e Lo burlò, vestendolo con una veste smagliante, e Lo mandò a Pilato. E quel giorno Erode e Pilato divennero amici; perché prima c'era inimicizia tra loro. Pilato, poi, convocati i gran sacerdoti, i notabili e il popolo, disse loro: "Mi avete condotto quest'uomo come un sobillatore del popolo, ed ecco io, esaminandolo dinanzi a voi, non ho trovato in quest'uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate. Ma neppure Erode: difatti, ce Lo ha rimandato. Insomma, nulla è stato da Lui commesso che sia degno di morte. Castigatelo, dunque, Lo rilascerò". Ora, in occasione della festa, Pilato era tenuto a rilasciare loro uno. Tutta la folla insieme gridò: "A morte costui! Rilasciaci Barabba!". Questi era stato messo in prigione per una rivolta avvenuta nella città e un omicidio. Pilato, avendo l'intenzione di liberare Gesù, parlò loro di nuovo. Ma quelli continuavano a gridare: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". E per la terza volta Pilato disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in Lui nulla che sia degno di morte; Lo castigherò, dunque, e Lo rilascerò". Ma quelli insistevano nel chiedere con alte grida che fosse crocifisso; e le loro voci si facevano più forti. Allora Pilato deliberò che fosse fatto ciò che chiedevano: rilasciò quello che era in carcere per rivolta e omicidio, e che avevano richiesto, e consegnò Gesù alla loro volontà. Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, e lo caricarono della Croce perché la portasse dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento su di Lui. Ma, volgendosi ad esse, Gesù disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di Me; ma su voi stesse piangete e sui vostri figli, perché, ecco, vengono giorni in cui si dirà: "Beate le sterili e i grembi che non han generato e le mammelle che non hanno nutrito". Allora cominceranno a dire ai monti: "Cadete su di noi!" e alle colline: "Copriteci!" perché se si tratta così il legno verde, che ne sarà del secco?". Ed erano condotti anche altri due malfattori, per essere giustiziati con Lui. E, come vennero al luogo chiamato Cranio, lì crocifissero Lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. E Gesù diceva: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Dividendosi, poi, le sue vesti, le tirarono a sorte. E il popolo stava a guardare; ed anche i notabili lo beffeggiavano dicendo: "Ha salvato altri, salvi se stesso se costui è il Messia, l'eletto di Dio!". Anche i soldati Lo deridevano: si avvicinavano, Gli porgevano aceto e dicevano: "Se Tu sei il re dei Giudei salva Te stesso!". C'era anche sopra di Lui una scritta in caratteri greci, latini ed ebraici: "Questi è il re dei Giudei". Uno dei malfattori appesi Lo insultava dicendo: "Non sei Tu il Messia? Salva Te stesso e noi!". Ma l'altro lo rimproverava e diceva: "Neppure temi Dio, Tu che subisci la stessa condanna? Per noi è giustizia, perché riceviamo quel che meritano le nostre azioni, ma costui non ha fatto nulla di male". E diceva a Gesù: "Signore, ricordati di me quando verrai nella tua maestà regale". E Gesù gli disse: "In verità ti dico: oggi sarai con Me nel paradiso". Era già circa l'ora sesta quando venne la tenebra su tutta la terra fino all'ora nona, essendosi il sole eclissato. E il velo del tempio si squarciò nel mezzo. E Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio". Ciò detto spirò. (Qui ci si inginocchia e si fa una breve pausa in meditazione) Alla vista di ciò che era accaduto, il centurione glorificò Dio dicendo: "Realmente quest'uomo era giusto!". E tutta la folla accorsa a quello spettacolo, alla vista di ciò che era accaduto, se ne ritornò battendosi il petto. Tutti i conoscenti di Gesù stavano a distanza, come anche le donne che Lo avevano accompagnato fin dalla Galilea, osservando queste cose. Ed ecco un uomo di nome Giuseppe, che era membro del Consiglio, uomo retto e giusto; egli non si era associato a ciò che gli altri avevano deliberato e fatto. Costui era nativo di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Egli, presentatosi a Pilato, gli chiese il corpo di Gesù; Lo calò giù, Lo avvolse in un lenzuolo e Lo depose in un sepolcro tagliato nella roccia, nel quale nessuno ancora era stato deposto.
  2. La Chiesa vuole farci rivivere gli ultimi giorni del Salvatore e i sentimenti che l'animavano all'approssimarsi delle Passione. Isaia descrive in anticipo l'atteggiamento del Giusto che soffre e che si affida a Dio; sicuro del trionfo Egli si dà in potere dei suoi avversari per amore dei fratelli. Il Vangelo ci mostra Gesù a Betania durante un banchetto, sei giorni prima di Pasqua. Tutto annuncia la sua prossima fine: il gesto di Maria ci fa pensare alla sepoltura; i sentimenti di Giuda fanno prevedere il delitto del traditore; la presenza di Lazzaro resuscitato è il presagio della resurrezione del Signore. Antifona all'Introito Fa' giustizia, o Signore, dei miei avversari; combatti chi mi combatte, brandisci le armi e lo scudo e sorgi in mio soccorso, o Signore, baluardo della mia salvezza. Salmo. Punta la lancia e sbarra il passo ai miei persecutori. Lettura da Isaia (E' una impressionante profezia della flagellazione. Molti secoli prima, Isaia descrive il Messia sofferente: consapevole della sua missione, certo del trionfo finale, Egli si abbandona a Dio e accetta, per la salvezza del suo popolo, le umiliazioni presenti) In quei giorni Isaia disse: "Il Signore Dio mi ha dischiuso l'orecchio e io non oppongo resistenza: non mi tiro indietro. Ho dato il mio corpo a coloro che mi percuotevano e le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la mia faccia agli scherni e agli sputi. Il Signore mi venne in aiuto, per questo io non sono rimasto confuso; per questo ho reso la mia fronte dura come una pietra, sapendo che non sarei rimasto confuso. E' vicino colui che mi difende: chi ardirà giudicarmi? Misuriamoci insieme! Chi accampa diritti su di me? Si faccia avanti. Il Signore Dio è il mio patrono: chi mi condannerà? Tutti, come cencio, cadranno a brandelli e la tignuola li roderà. Chi tra voi teme il Signore ascolti la voce del suo servo! Chi cammina nelle tenebre ed è privo di luce, confidi nel nome del Signore e s'appoggi al suo Dio". Graduale Sorgi, o Signore, e rendimi giustizia; Dio mio e Signore mio, difendi la mia causa. Punta la lancia e sbarra il passo ai miei persecutori. Vangelo di S. Giovanni ("Ante sex dies Paschae..." S. Giovanni mette in evidenza la relazione tra la morte di Gesù e la celebrazione della Pasqua. Tra i fatti che hanno caratterizzato questa settimana di preparazione alla Pasqua, egli ha annotato questo banchetto e rilevato tutti i tratti che preannunciano la morte di Gesù.) Nei giorni prima della festa di Pasqua, Gesù venne a Betania, dov'era Lazzaro che Egli aveva resuscitato dai morti. Là Gli fecero un pranzo; Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria, dunque, prese una libbra di profumo di nardo autentico, di molto valore, ed unse i piedi di Gesù, asciugandoli con i suoi capelli, e la casa si riempì del profumo dell'unguento. Giuda Iscariota, però, uno dei suoi discepoli, quello che stava per tradirlo, dice: "Perché non s'è venduto questo unguento per trecento denari e non s'è dato ai poveri?". Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, rubava quel che vi si metteva dentro. Ma Gesù gli disse: "Lasciala! essa ha riservato questo unguento al giorno della mia sepoltura. I poveri, infatti, li avete sempre tra voi, ma non avere sempre Me". Una gran folla di Giudei seppe che Gesù era là e vennero non solamente per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che Egli aveva resuscitato dai morti.
  3. La vigilia della domenica delle Palme, fino all'VIII secolo, non ebbe una Messa particolare. Le parti salmodiche sono quelle della Messa del giorno precedente. La Lettura, che continua il testo di Geremia cominciato ieri, annuncia i castighi di Dio su coloro che tramano la morte del Giusto. Queste terribili minacce sono rivolte ai cuori induriti ("non diamo retta a nessuna delle sue parole"), che volgono le spalle all'amore che redime. Insieme alla promessa di salvezza per quelli che pongono la loro fiducia e la loro fede nel Cristo, ritorna incessantemente durante queste settimane la terribile prospettiva della perdizione per coloro che si allontanano da Lui. Il Vangelo anticipa la liturgia delle palme che rivivremo domani. Nel racconto di S. Giovanni, però, la scena dell'entrata trionfale di Gesù in Gerusalemme è seguita da un episodio non meno significativo. Alcuni Greci, pagani, domandano a Filippo di vedere Gesù: l'animo di Gesù ne è profondamente commosso: già intravede le messi future; l'ora è venuta in cui, "innalzato da terra", attirerà a Sé tutti gli uomini. Lettura da Geremia (Colui che parla in questo passo non è solamente l'uomo che geme sotto l'oppressione ed eleva il suo grido verso Dio; è il Figlio stesso di Dio che prevede la distruzione definitiva di coloro che s'accaniscono contro di Lui) In quei giorni dissero tra loro gli empi Giudei: "Venite, ordiamo delle trame contro il giusto (Geremia); poiché (morto lui) non verrà meno l'insegnamento dal sacerdote, né il consiglio dal savio, né la parola dal profeta. Su dunque, colpiamolo con la lingua e non diamo retta a nessuna delle sue parole". "Presta attenzione a me, o Signore, e odi la voce dei miei avversari. Il bene vien forse ricambiato con male? poiché essi hanno scavato una fossa per me. Ricordati che io mi sono tenuto dinanzi a Te per parlare in loro favore, per stornare la tua ira da loro. Perciò abbandona i loro figli alla fame, gettali in balìa della spada; le loro donne restino orbate di figli e rimangano vedove, i loro uomini siano uccisi dalla peste e i loro giovani colpiti dalle spade in battaglia. Si sentano grida dalle loro case quando manderai su loro bande di predoni, perché hanno scavato una fossa per prendermi, hanno messo di nascosto dei lacci per i miei piedi. Ora Tu, o Signore, conosci tutti i loro disegni di morte contro di me; non lasciare impunita la loro iniquità, non cancellare il loro peccato dalla tua presenza. Siano rovesciati dinanzi a Te, agisci contro di loro nel tempo della tua ira", o Signore Dio nostro! Graduale I miei nemici simulavano parole di pace e intanto perfidamente mi angariavano. Tu, o Signore, hai visto; non tacere, o mio Dio, non Ti allontanare da me! Vangelo di San Giovanni ("Se il chicco di frumento non cade in terra e vi muore, resta solo; se invece, muore, porta molto frutto". L'immagine ci è diventata familiare; esprime tutto il senso e la portata della morte di Gesù) In quel tempo i gran sacerdoti decisero di far morire anche Lazzaro, perché molti Giudei li abbandonavano a causa di lui, e credevano in Gesù. L'indomani poi, la gran folla venuta per la festa, sentendo che Gesù si recava a Gerusalemme, prese i rami delle palme e Gli andò incontro gridando: "Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore, il re d'Israele!". Gesù, trovato un asinello, vi montò, secondo quel ch'è scritto: "Non temere, figlia di Sion: ecco, il tuo re viene, seduto su di un puledro d'asina". Sulle prime, i suoi discepoli non compresero questo, ma quando Gesù fu glorificato si ricordarono che queste cose erano state scritte di Lui, e queste avevano fatto a Lui. La folla, che era con Lui quando aveva chiamato Lazzaro dal sepolcro e lo aveva risuscitato dai morti, Gli dava testimonianza. Ed anche perché aveva udito che Egli aveva fatto questo miracolo, la folla Gli andò incontro. I farisei, allora, si dissero: "Vedete che non riusciamo a nulla! Ecco, il mondo Gli è corso dietro". C'erano alcuni Greci tra i pellegrini venuti per adorare durante la festa. Costoro avvicinarono Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo va a dirlo ad Andrea; Andrea e Filippo vanno a dirlo a Gesù. Gesù risponde loro: "E' venuta l'ora in cui il Figlio dell'uomo deve essere glorificato. In verità, in verità vi dico: Se il chicco di frumento non cade in terra e non vi muore, resta solo; se, invece, muore, porta molto frutto. Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Chi Mi vuol servire Mi segua, e dove sono Io, là sarà anche il mio servo. Se qualcuno Mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata. E che devo dire: Padre, salvami da questa ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome". Dal cielo, venne allora una voce: "L'ho glorificato e lo glorificherò ancora". La folla che stava là e aveva udito, diceva ch'era stato un tuono; altri dicevano: "Un angelo Gli ha parlato". Gesù riprese: "Non per Me è risuonata questa voce, ma per voi. E' adesso la condanna di questo mondo; adesso il principe di questo mondo sarà cacciato fuori. Quanto a Me, allorché sarò innalzato da terra tutti attirerò a Me". Diceva questo per indicare di qual morte stava per morire. Gli rispose la folla: "La Legge ci ha insegnato che il Messia rimane in eterno, e come puoi Tu dire che il Figlio dell'Uomo deve essere innalzato? Chi è codesto Figlio dell'uomo?". Gesù, allora, disse loro: "La luce è ancora per poco tra voi; camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprenda la tenebra, perché chi cammina nella tenebra non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, affinché diventiate figli della luce". Così parlò Gesù, poi se ne andò e si nascose a loro.
  4. La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette "Ave Maria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici: La pace in famiglia. L’illuminazione circa i misteri divini. L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la volontà di Dio e per la salvezza della sua anima. La gioia eterna in Gesù e in Maria. PRIMO DOLORE: La rivelazione di Simeone Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima» (Lc 2, 34-35). Ave Maria... SECONDO DOLORE: La fuga in Egitto Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto. (Mt 2, 13-14) Ave Maria... TERZO DOLORE: Lo smarrimento di Gesù nel Tempio Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti. Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». (Lc 2, 43-44, 46, 48). Ave Maria... QUARTO DOLORE: L'incontro con Gesù sulla via del Calvario Voi tutti che passate per la via, considerate e osservate se c’è un dolore simile al mio dolore. (Lm 1, 12). «Gesù vide sua Madre lì presente» (Gv 19, 26). Ave Maria... QUINTO DOLORE: La crocifissione e la morte di Gesù. Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla Croce; vi era scritto "Gesù il Nazareno, il re del Giudei" (Lc 23,33; Gv 19,19). E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: "Tutto è compiuto!" E, chinato il capo, spirò. (Gv 19,30) Ave Maria... SESTO DOLORE: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anche lui il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato per chiedere il corpo di Gesù. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo calò giù dalla croce e, avvoltolo nel lenzuolo, lo depose in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare un masso contro l'entrata del sepolcro. Intanto Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano ad osservare dove veniva deposto. (Mc 15, 43, 46-47). Ave Maria... SETTIMO DOLORE: La sepoltura di Gesù e la solitudine di Maria Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Magdàla. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. (Gv 19, 25-27). Ave Maria...
  5. Siamo al culmine del dramma: il Vangelo di oggi ricorda la seduta del Sinedrio in cui fu ufficialmente decretata la morte di Gesù; i suoi avversari, i gran sacerdoti e i farisei coglieranno la prima occasione per eseguire il loro piano. Geremia nella lettura ed il salmista nelle parti salmodiche esprimono l'angoscia del giusto circondato da nemici accaniti, che cercano di farlo morire; ma la fiducia supera l'angoscia e la vittoria finale è sicura. Molti di questi testi si ripeteranno nella Settimana Santa; fin da questa settimana la Chiesa li riprende in alcuni responsori che danno a tutta l'ufficiatura la stessa nota di gravità e di estrema tensione: "Liberami e salvami dalle mani dei miei nemici. Non rimanere muto, e non allontanarti da me. Non abbandonarmi nelle mani dei miei persecutori e sarò vittorioso contro chi m'insulta". Antifona all'Introito Abbi pietà di me, o Signore, perché sono angustiato, liberami e salvami dalle mani dei miei nemici e dai miei persecutori; Signore, che non sia confuso, perché Ti ho invocato. Salmo: In Te io spero, o Signore; che non sia confuso in eterno! Tu sei giusto; salvami e liberami. - Abbi pietà di me. Lettura da Geremia (Il profeta Geremia prefigura in maniera straziante Cristo nella sua passione: per le opposizioni che incontra, per le sue sofferenze e per gli accenti della sua preghiera) In quei giorni disse Geremia: "O Signore, tutti quelli che Ti abbandonano saranno confusi; quelli che si allontanano da Te saranno estirpati dal paese, perché hanno abbandonato la sorgente d'acque vive, il Signore. Guariscimi, o Signore, e sarò guarito; salvami e sarò salvato, perché Tu sei il mio vanto. Ecco che essi mi dicono: "Che ne è della parola del Signore? si compia dunque!". Eppure io non Ti ho sollecitato per la sventura, non ho desiderato il giorno infausto, Tu lo sai. Ciò che è uscito dalle mie labbra è presente dinanzi a Te. Non essere per me di rovina, Tu sei il mio rifugio nel giorno della sventura! Siano confusi i miei persecutori, non sia confuso io; siano spaventati essi, non sia spaventato io; fa venire su di loro il giorno della sventura, schiacciali con una distruzione completa", o Signore Dio nostro! Graduale I miei nemici simulavano parole di pace e intanto perfidamente mi angariavano. Tu, o Signore, hai visto; non tacere, o mio Dio, non Ti allontanare da me! Vangelo di San Giovanni (Caifa vorrebbe sacrificare Gesù per salvare il popolo, credendolo minacciato nella sua esistenza politica dalla presenza stessa di Gesù; in realtà, accecato dall'odio, egli, come sommo sacerdote, profetizza la salvezza del mondo mediante la morte di Gesù.) In quel tempo i gran sacerdoti e i farisei radunarono un consiglio contro Gesù e dicevano: "Che cosa possiamo fare? perché quest'uomo fa molti miracoli! Se Lo lasciamo continuare, tutti crederanno in Lui e verranno i Romani e distruggeranno e il nostro luogo e la nostra nazione". Uno di essi, però, Caifa, che era sommo sacerdote di quell'anno, disse loro: "Voi non ci capite nulla, né riflettete che è nel vostro interesse che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca la nazione intera". Ora, questo non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote di quell'anno, profetò che Gesù doveva morire per la nazione, e non soltanto per la nazione, ma affinché raccogliesse in unità i figli di Dio dispersi. Da quel giorno, dunque, decisero di farlo morire. Gesù non si faceva più vedere in pubblico fra i Giudei, ma si ritirò nella regione prossima al deserto, in una città chiamata Efraim, e là soggiornò con i suoi discepoli.
  6. Tutta la Messa di oggi è un'immensa invocazione alla misericordia divina e, nello stesso tempo, una affermazione piena di fiducia: l'invocazione sarà ascoltata. Nell'antifona all'introito e nella Lettura, la Chiesa fa sua la preghiera del popolo di Israele che invocava non la giustizia, perché si sentiva colpevole e giustamente castigato per i propri peccati, ma la misericordia, ricordando la condizione privilegiata che Dio gli aveva elargito e l'amore che sempre gli aveva dimostrato. Nel Vangelo ci fa rileggere il racconto della conversione della Maddalena peccatrice, alla quale tutto fu perdonato perché molto amò. Come i catecumeni ed i penitenti di allora, impariamo da questi bei testi con quali sentimenti dobbiamo presentarci a Dio e quale debba essere la nostra preghiera. Antifona all'Introito Tutto ciò che ci hai fatto, o Signore, lo hai fatto secondo giustizia, perché abbiamo peccato contro di Te e non abbiamo ubbidito ai tuoi comandi; ma a gloria del tuo nome trattaci secondo la tua illimitata misericordia! Salmo Felici gli uomini di condotta integra, che vivono la legge del Signore. Tutto ciò che ci hai fatto, lo hai fatto secondo giustizia. Lettura da Daniele ("Per amore del tuo nome". La Chiesa ardisce associare la sua causa a quella di Dio: noi l'abbiamo fatto durante tutta la Quaresima, ma già i profeti avevano avuto questa audacia) In quei giorni Azaria fece al Signore questa preghiera: "Signore Dio nostro, per amore del tuo nome, non ci abbandonare per sempre! non distruggere la tua alleanza, non privarci della tua benevolenza per amore di Abramo, tuo amico, e di Isacco, tuo servo, e di Israele tuo popolo santo, ai quali promettesti di moltiplicare la posterità come le stelle del cielo e la sabbia che sta sul lido del mare. Ma ora, o Signore, siamo ridotti a ben misera cosa in confronto degli altri popoli, siamo umiliati su tutta la terra per causa dei nostri peccati! Ora non abbiamo più né principe, né condottiero, né profeta, né olocausto, né sacrificio, né oblazione, né incenso, né luogo dove offrirti le primizie per ottenere la tua misericordia. Ma poiché gradisci i cuori affranti e gli spiriti umiliati, come l'olocausto di capri di capri e di tori e di mille grassi agnelli; così il sacrificio che oggi Ti presentiamo Ti riesca gradito poiché non c'è confusione per coloro che confidano in Te. Ora noi Ti seguiamo con tutto il cuore, noi Ti temiamo e cerchiamo il tuo volto. Non farci arrossire, ma trattaci secondo la tua dolcezza e secondo la tua illimitata misericordia. Liberaci coi tuoi prodigi e dà gloria al tuo nome, Signore; restino confusi tutti quelli che minacciano sciagure ai tuoi servi; siano confusi da tutta la tua potenza e sia spezzata la loro forza; e conoscano che Tu sei il Signore, l'unico Dio e il glorioso sovrano di tutta la terra", Tu, Signore nostro Dio. Graduale Portate offerte ed entrate alla sua presenza, adorate il Signore nel soggiorno della sua santità! Il Signore fa fremere le foreste e nel suo tempio tutti dicono: "Gloria!". Vangelo di S. Luca In quel tempo un fariseo invitò Gesù a pranzo da lui; Egli entrò nella casa del fariseo e si adagiò a mensa. Ed ecco una donna, una peccatrice della città, avendo appreso che Egli era a tavola nella casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di unguento e, fermatasi alle spalle, presso i piedi di Lui, piangendo, con le lacrime cominciò a bagnargli i piedi e li asciugava con i capelli del suo capo, e Gli copriva di baci i piedi e li ungeva con l'unguento. A tal vista, però, il fariseo che l'aveva invitato disse fra sé: "Costui, se fosse profeta, saprebbe chi è, e di che genere è la donna che Lo tocca: una peccatrice!". E Gesù, prendendo la parola, gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". E quegli: "Maestro, dì". Dice: "Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da pagare condonò il debito ad ambedue. Chi, dunque, di essi lo amerà di più?". Simone rispose: "Colui al quale condonò di più, suppongo". Gli disse: "Hai ben giudicato!". E, rivolto verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua: non Mi hai versato acqua sui piedi; essa, invece, Mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Non Mi hai dato un bacio; essa, invece, da che sono entrato, non ha smesso di coprirmi i piedi di baci. Non Mi hai unto il capo con olio; costei, invece, Mi unse i piedi con unguento. Perciò, ti dico, i suoi molti peccati le sono perdonati perché ha dimostrato molto amore. Ma colui al quale si perdona poco, dimostra poco amore". Poi disse alla donna: "Ti sono perdonati i peccati". I commensali cominciavano a dire fra sé: "Chi é costui, che rimette perfino i peccati?". E Gesù disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata: va' in pace".
  7. Per descrivere i sentimenti di Cristo all'approssimarsi della sua Passione, la Chiesa si serve del Salterio. Sulle labbra del Salvatore, le parti salmodiche delle Messe di questa settimana sono particolarmente commoventi. Vi sono espressi il dolore e l'angoscia, ma ancor più la speranza ed il ringraziamento. Cristo, che ci porta tutti in Sé, forma una cosa sola con noi nella preghiera. Le dichiarazioni di Gesù sulla sua divinità saranno il motivo della sua condanna. L'esplicita affermazione, riportata oggi dal Vangelo, è tra le più chiare: i suoi avversari ne hanno ben compreso il significato Lettura dal Levitico In quei giorni il Signore parlò a Mosè e disse: "Parla a tutta la comunità dei figli di Israele e dì loro: "Io sono il Signore vostro Dio. Non ruberete, non mentirete e non ingannerete il prossimo. Non userai il mio nome per giurare il falso, profanando così il nome del tuo Dio. Io sono il Signore. Non insulterai il tuo prossimo e non commetterai contro lui violenze. Non tratterrai presso di te fino al mattino il salario dovuto all'operaio per la giornata. Non approfitterai del sordo per ingiuriarlo e non porrai inciampo davanti al cieco, ma temerai il Signore tuo Dio. Io sono il Signore. Non commetterai ingiustizia e non condannerai ingiustamente. Non aver né riguardo per la persona del povero né deferenza per la faccia del potente, ma giudica il tuo prossimo secondo giustizia. Non sarai diffamatore né delatore tra il popolo; non ti presenterai come testimonio contro la vita del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non odierai il tuo fratello in cuor tuo, ma lo riprenderai pubblicamente, per non addossarti peccato a motivo di lui. Non ti vendicherai e non serberai memoria dell'ingiustizia dei tuoi connazionali. Amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore. Osservate le mie leggi. Perché Io sono il Signore vostro Dio"". Salmo Io ti glorificherò, o Signore, perché mi hai soccorso e non hai permesso ai miei nemici di ridersi di me. O Signore, mio Dio, a Te ho gridato e Tu mi hai guarito: o Signore, hai strappato all'abisso l'anima mia, mi hai richiamato in vita dalla turba che scendeva nella fossa. Vangelo di San Giovanni ("Se io faccio le opere del Padre, sappiate una volta per sempre che il Padre è in Me ed Io nel Padre". Le opere del Cristo erano già una spiegazione evidente della sua divinità. Ma ora Egli stesso ne svela il segreto. (San Giovanni Crisostomo)). Si celebrò allora a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d'inverno, e Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. I Giudei fecero circolo intorno a Lui e Gli dicevano: "Fino a quando terrai l'animo nostro sospeso? Se Tu sei il Messia diccelo chiaramente!". Rispose loro Gesù: "Ve l'ho detto e voi non credete; le opere che Io faccio nel nome del mio Padre, queste testimoniano di Me; ma voi non credete perché non appartenete alle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce, ed Io le conosco, e Mi seguono. Io do loro la vita eterna e non periranno in eterno, e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che Me le ha date è più grande di tutti, e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo Uno". Di nuovo i Giudei presero dei sassi per lapidarlo. Rispose loro Gesù: "Molte buone opere vi ho mostrato, che vengono dal Padre mio; per quale di queste opere Mi lapidate?". Gli risposero i Giudei: "Non Ti lapidiamo per un'opera buona, ma per bestemmia, e perché Tu, essendo uomo, pretendi d'essere Dio". Rispose loro Gesù: "Non è scritto nella vostra Legge: "Io dissi: siete dèi?". Se la Legge chiama dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio, e non si può distruggere la Scrittura, perché a Me, che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, dite: "Tu bestemmi" perché ho detto: "Sono il figlio di Dio"? Se non faccio le opere di mio Padre non credetemi; ma se Io le faccio, anche se non credete a Me, credete alle opere, affinché sappiate e conosciate che il Padre é in Me ed Io nel Padre".
  8. L'ostilità dei nemici di Gesù si manifesta più apertamente; l'agitazione cresce intorno a Lui, ma Egli aspetta "la sua ora". Sarà il trionfo apparente di Satana; in realtà, però, la sua sconfitta e il vero trionfo di Dio. Daniele, liberato dalla fossa dei leoni, è figura di Cristo strappato alla tomba e alla morte; i Babilonesi avevano gridato: "Consegnaci Daniele!". E noi ascolteremo tra poco la folla gridare a Pilato: "Consegnaci Gesù!". Ma Dio vigila e i suoi misericordiosi disegni di salvezza si compiranno. Lettura da Daniele (L'episodio di Daniele tra i leoni era familiare ai cristiani dei primi secoli; lo si trova sovente raffigurato nelle catacombe come espressione d'incrollabile speranza) In quei giorni i Babilonesi andarono in folla dal re e gli dissero: "Consegnaci Daniele che ha distrutto Bel e ha ucciso il drago, altrimenti uccideremo te e la tua famiglia". Il re, davanti a questa minaccia, forzato dalla necessità, consegnò loro Daniele; ed essi lo gettarono nella fossa dei leoni e vi restò sei giorni. Nella fossa vi erano sette leoni, ai quali si davano ogni giorno due cadaveri e due pecore; ma durante quel tempo non si diede loro cibo perché divorassero Daniele. Ora il profeta Abacuc si trovava in Giudea; fatta in un tegame una pietanza inzuppando del pane, egli andava in campagna a portarla ai mietitori. Ma l'angelo del Signore disse ad Abacuc: "Il pranzo che tu hai, portalo in Babilonia a Daniele, che è nella fossa dei leoni". E Abacuc disse: "Signore, io non ho mai visto Babilonia e non so nulla di questa fossa". Allora l'angelo del Signore gli prese il capo e per i capelli della sua testa lo portò con la rapidità del suo spirito e lo posò in Babilonia, sul bordo della fossa dei leoni. E Abacuc chiamò dicendo: "Daniele, servo di Dio, prendi il pranzo che Dio ti manda". E Daniele rispose: "Ti sei ricordato di me, o Dio, e non hai abbandonato coloro che Ti amano". Poi si alzò e mangiò. E subito l'angelo del Signore riportò Abacuc dove si trovava prima. Il settimo giorno il re venne per piangere Daniele; si avvicinò alla fossa, si affacciò e vide Daniele seduto tra i leoni. Allora il re esclamò ad alta voce: "Tu sei grande, o Signore Dio di Daniele!". E lo fece uscire fuori dalla fossa dei leoni. Poi vi fece gettare quelli che avevano voluto farlo morire e in un momento furono sbranati sotto i suoi occhi. Allora il re disse: "Gli abitanti di tutto l'impero venerino il Dio di Daniele, perché Egli è Colui che salva, facendo miracoli e prodigi sulla terra: Egli ha liberato Daniele dalla fossa dei leoni". Vangelo di San Giovanni In quel tempo Gesù percorreva la Galilea; non voleva, infatti, percorrere la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Era, però, vicina la festa dei Giudei: la festa delle Capanne. I suoi fratelli (I suoi parenti prossimi), dunque, Gli dissero: "Parti di qua e vattene nella Giudea, affinché anche i tuoi discepoli vedano le opere che Tu fai. Nessuno, difatti, agisce in segreto quando si vuol mettere in evidenza. Poiché Tu fai queste cose, manifestati al mondo". Infatti, neppure i suoi fratelli credevano in Lui. Dice, dunque, il loro Gesù: "Il mio tempo non è ancora venuto; per voi, il tempo è sempre propizio. Il mondo non può odiare voi; odia, invece, Me, perché Io attesto che le sue opere sono malvagie. Andateci voi alla festa, Io non vado ancora a questa festa, perché il mio tempo non s'è ancora compiuto". Ciò detto, restò nella Galilea. Tuttavia, quando i suoi fratelli furono andati alla festa, allora vi andò anche Lui; non apertamente, ma quasi di nascosto. I Giudei, dunque, Lo cercavano durante la festa e dicevano: "Dov'è Lui?". E, tra le folle, si faceva un gran sussurro su di Lui, alcuni dicevano: "E' buono", altri dicevano: "No; inganna la gente". Tuttavia, nessuno parlava di Lui apertamente per paura dei Giudei.
  9. Come i quaranta giorni di digiuno dei Niniviti (Lettura), la nostra Quaresima continua in una confidenza assoluta nella misericordia divina; ma più che la nostra povera penitenza, è la Passione del Salvatore che ci dà speranza. Nessuno è escluso dalla Redenzione acquistata col Sangue di Cristo; Egli ha promesso la sua Grazia a tutti coloro che crederanno in Lui (Vangelo). Gesù parla del poco tempo che Gli rimane ancora da vivere. Per Lui sarà il ritorno al Padre, ma che cosa accadrà a coloro che ora tramano la sua rovina? Soltanto a chi crederà in Lui sarà dato il Suo Spirito come una sorgente di acqua viva. Lettura dal Libro di Giona In quei giorni: il Signore parlò una seconda volta al profeta Giona e disse: "Alzati e va' a Ninive, la grande città, e annuncia quanto io ti dirò". Giona si mosse e andò a Ninive, secondo la parola del Signore. Ninive era una città immensa: per attraversarla occorrevano tre giornate di cammino. Giona s'inoltrò subito nella città una giornata di cammino e prese a gridare: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta". Gli abitanti di Ninive credettero in Dio e indissero un digiuno e si vestirono di sacco dal più grande al più piccolo. Giunta la cosa fino al re di Ninive, questi discese dal suo trono, gettò via il manto reale, si coprì di sacco e si assise sulla cenere. E in Ninive uscì a nome del re e dei suoi maggiorenti un bando che diceva: "Uomini, bestie, buoi e pecore si astengano da qualunque cibo; non vadano al pascolo e non vengano abbeverati; animali e uomini si ricoprano di sacco; si gridi con tutte le proprie forze al Signore e ciascuno si ritragga dalla sua vita di peccato e dalle sue azioni cattive. Chi sa che Dio non si ricreda e ci perdoni, e plachi lo sdegno della sua ira e non ci faccia più morire?". E Dio vide le loro opere e la loro conversione da una vita cattiva, ed ebbe compassione del suo popolo, il Signore nostro Dio. Vangelo di San Giovanni In quel tempo i principi ed i farisei mandarono delle guardie per arrestare Gesù. Egli disse allora: "Per poco tempo ancora Io resto fra voi; poi ritorno a Colui che Mi ha mandato. Mi cercherete e non Mi troverete, e dove sono Io, voi non potete venire". Dissero, dunque, i Giudei tra loro: "Dove vuole andare Costui, che non possiamo trovarlo? Che voglia andare fra i dispersi tra i gentili per istruire i pagani? Che significa quello che ha detto: "Mi cercherete e non Mi troverete, e dove sono Io voi non potete venire"?". Nell'ultimo giorno, il più solenne, della festa, Gesù, in piedi, disse ad alta voce: "Se qualcuno ha sete venga a Me e beva. Chi crede in Me, come ha detto la Scrittura: "Fiumi d'acqua viva scorreranno dal suo seno"". Questo disse dello Spirito che dovevano ricevere i credenti in Lui.
  10. Durante queste due ultime settimane quaresimali, che termineranno con la Pasqua, la Chiesa si adopera a farci rivivere con lei le circostanze che hanno preparato ed accompagnato la morte del Salvatore. Per la sua stretta connessione con il tempo pasquale, il tempo di Passione richiama già la nostra redenzione nel sangue di Cristo. Prima di applicare i frutti di grazia nella celebrazione della resurrezione del Salvatore, la Chiesa vuole farci seguire Cristo passo a passo nel duro combattimento che ha dovuto sostenere per riscattarci. Il grande ritiro della Quaresima termina così nella contemplazione dell'unico combattimento che abbia potuto liberare l'uomo dal peccato e meritargli la salvezza. Richiamo essenziale e quanto consolante! Il nostro sforzo personale di rinnovamento e di riparazione non è eliminato, ma ha valore ed efficacia soltanto se unito alla Passione di Colui che ha preso sopra di Sé i peccati del mondo e li ha tutti espiati. In virtù della misteriosa solidarietà che esiste tra tutti i membri della grande famiglia umana, Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, si sostituisce ai fratelli colpevoli. Egli "si fa peccato per noi", dice S. Paolo, per "portare sul patibolo i nostri peccati nel Suo Corpo". Cristo trionfa immolandosi. Trionfa sul male, trionfa su Satana; Egli ristabilisce i diritti di Dio sul mondo e il demonio, "principe di questo mondo", è scacciato. La predizione di Davide si compie: "Dio regna dal legno della Croce". Nel cuore della Settimana Santa, nell'ora stessa in cui, al Venerdì Santo, la Chiesa è immersa nel dolore al ricordo della morte del Salvatore, essa ci guida a prostrarci davanti alla Croce per salutarla come la sorgente della nostra gioia: "Ecco il legno della Croce, al quale fu sospesa la salvezza del mondo; venite, adoriamolo". Già intravediamo la resurrezione: "Signore, noi adoriamo la tua Croce. Noi lodiamo e glorifichiamo la tua resurrezione". Il carattere austero della Quaresima si accentua. La Chiesa copre le croci sugli altari e le immagini dei santi con veli violacei; al Giovedì Santo essa spoglia gli altari e fa tacere non soltanto l'organo, ma anche le campane. L'interno delle Chiese, dove si dispensano tante grazie e dove di solito il culto è celebrato con fasto, prende in tal modo un insolito aspetto di lutto.
  11. L'Estrema Unzione detta pure Olio Santo, è il sacramento istituito per sollievo spirituale ed anche temporale degli infermi, in pericolo di morte. Il sacramento dell' Estrema Unzione produce i seguenti effetti: 1. accresce la grazia santificante; 2. cancella i peccati veniali, e anche i mortali che l'infermo pentito non potesse più confessare; 3. toglie quella debolezza e languidezza per il bene, la quale rimane anche dopo di aver ottenuto il perdono dei peccati; 4. dà la forza di sopportare pazientemente il male, di resistere alle tentazioni e di morire santamente; 5. aiuta a ricuperare la sanità del corpo, se sia utile alla salute dell'anima. L'Olio Santo si deve ricevere quando la malattia è pericolosa, e dopo che l'infermo ha ricevuto, se può, i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. E', anzi, bene riceverlo quando si è ancora sani di mente e con qualche speranza di vita, perché ricevendolo con miglior disposizione si può riceverne maggior frutto, e ancora perché, dando questo sacramento la sanità del corpo, se è espediente all'anima, con aiutare le forze della natura, non si deve aspettare che la salute sia disperata. Le principali disposizioni per ricevere l'Olio Santo sono: essere in grazia di Dio, confidare nella virtù del sacramento e nella divina misericordia, e rassegnarsi alla volontà del Signore. Alla vista del sacerdote l'infermo deve provare sentimento di gratitudine a Dio per averglielo mandato, deve ricevere volentieri e chiedere, se può da se stesso, i conforti della religione.
  12. Estratto dalla conferenza tenuta da Mons. Athanasius Schneider il 7 ottobre del 2017 nel Santuario della Madonna delle Grazie di Montenero, Livorno, in occasione del decimo pellegrinaggio del Coordinamento toscano Summorum Pontificum. Il tema principale trattato da sua Eccellenza è stato il valore inestimabile del messaggio profetico dato dalla Santa Vergine Maria nelle apparizioni di Fatima, con la fondamentale importanza della preghiera e dei sacrifici da offrire per la conversione dei peccatori, come hanno fatto meravigliosamente i tre pastorelli veggenti. Essi hanno risposto perfettamente all'invito della Madonna e con il loro mirabile esempio esortano tutti noi a fare altrettanto. Ecco le parole del Vescovo Athanasius Schneider: "La Chiesa ai nostri giorni deve di nuovo proclamare con vigore la verità Divina sulla realtà della condanna eterna e sull’inferno per salvare le anime immortali che altrimenti si potranno perdere per tutta l’eternità. L’esistenza di un inferno eterno è una verità della fede definita nei documenti del Magistero. La Madonna di Fatima ha considerata questa verità talmente importante e pastoralmente efficiente, che ha mostrato ai piccoli bambini l’inferno. Suor Lucia racconta: “Questa visione è durata solamente un attimo, grazie alla nostra buona Madre Celeste, che nella sua prima apparizione aveva promesso di portarci in paradiso. Senza questa promessa, credo che saremmo morti di terrore e spavento” La Madonna ha poi detto ai bambini: “Avete visto l’inferno, dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore immacolato”. Suor Lucia continua a raccontare poi: “Giacinta continuava seduta sul suo sasso, pensierosa, e domandò: – Quella Signora disse pure che vanno molte anime all’inferno! L’inferno non finisce mai. E neanche il paradiso. Chi va in paradiso non esce più di là. E neppure chi va all’inferno. Non capisci che sono eterni, che non finiscono mai? Facemmo, allora, per la prima volta, la meditazione sull’inferno e sull’eternità. Quel che impressionò di più Giacinta, fu l’eternità” (Suor Lucia, Memorie, 45-46). Giacinta, poco prima che morisse ha detto: “Se gli uomini sapessero ciò che è l’eternità, farebbero tutto possibile per cambiare la loro vita. Mortificazione e sacrifici piacciono molto al nostro Divino Signore.” L’esempio di Santa Giacinta, mostrato nella seguente citazione, dovrebbe commuoverci profondamente, e in primo luogo ogni sacerdote e ogni fedele, spingendo loro alle concrete parole e azioni: “La visione dell’inferno le aveva causato tanto orrore, che tutte le penitenze e mortificazioni le sembravano un nulla, per riuscire a liberare di là alcune anime.” Giacinta con frequenza si sedeva per terra o su qualche masso e, pensierosa, cominciava a dire: “L’inferno! L’inferno! Come mi fanno pena le anime che vanno all’inferno!” Rivolgendosi a me e a Francesco diceva: “Francesco! Francesco! Non stai a pregare con me? Bisogna pregare molto per liberare le anime dall’inferno. Tante vanno laggiù, tante!”. Altre volte domandava: «Ma come mai la Madonna non fa vedere l’inferno ai peccatori? Se loro lo vedessero, non peccherebbero più per non andarci. Di’ un po’ a quella Signora che faccia vedere l’inferno a tutta quella gente (si riferiva a quelli che si trovavano a Cova da Iria, al momento dell’apparizione. Vedrai come si convertono”. Qualche volta domandava pure: – Ma che peccati saranno quelli che questa gente fa per andare all’inferno? – Non saprei. Forse il peccato di non andare a messa la domenica, di rubare, di dire parolacce, di augurare il male, di giurare… Come mi fanno pena i peccatori! Se potessi fargli vedere l’inferno! Improvvisamente a volte si stringeva a me e diceva: – Io vado in cielo, ma tu rimani quaggiù. Se la Madonna ti lascia, di’ a tutti com’è l’inferno, perché non facciano più peccati e non vadano più laggiù. Altre volte, dopo essere stata un po’ a pensare, diceva: – Tanta gente che va all’inferno! Tanta gente all’inferno! – Non aver paura, tu vai in cielo! – le dicevo per tranquillizzarla. – Io, sì, ci vado – diceva con calma – ma io vorrei che tutta quella gente ci andassero anche loro.” Un significato particolarmente importante del messaggio di Fatima consiste nel ricordare la Chiesa e gli uomini del nostro tempo della realtà del peccato e delle sue catastrofiche e deleterie conseguenze. Perché il peccato possiede intrinsecamente una tale gravità e tragedia? Perché il peccato offende Dio, offende la Sua infinita maestà, e la Sua infinitamente santa e saggia volontà. Questo è precisamente la causa dell’inconcepibile malizia del peccato. La Madonna diceva ai bambini in Fatima: “Gli uomini si devono pentire dei loro peccati, emendare la loro vita e chiedere perdono per i loro peccati. Loro non devono offendere il Signore che è già troppo offeso”. Suor Lucia scrisse: “La parte dell’ultima apparizione che più ha colpito il mio cuore è la richiesta della nostra Madre celeste di non offendere più Dio che è già troppo offeso.” La Madonna ha detto a Suor Lucia: “Il buon Dio si lascia placare, ma si lamenta dolorosamente del numero limitatissimo di anime in grazia, disposte a rinunciare a tutto ciò che l’osservanza della Sua legge da loro esige.” È conosciuta un’affermazione di Papa Pio XII, dove dice: “Il peccato più grande nel mondo d’oggi consiste forse nel fatto che gli uomini hanno cominciato a perdere il senso del peccato”. (Radio messaggio ai partecipanti del “National Catechetical Congress of the United States in Boston”, 26 ottobre 1946). Uno dei principali appelli del messaggio di Fatima e dell’esempio commovente di San Francesco e di Santa Giacinta può essere espresso nella seguente domanda: “Sto correndo verso l’eternità. Sono veramente pronto ad apparire davanti al tribunale di Dio? Sono nello stato di peccato?” La realtà del peccato esige necessariamente penitenza e riparazione. Ciò appartiene anche alle parti centrali del messaggio dato dalla Madre di Dio a Fatima per il nostro tempo. Già nel 1916 l’Angelo parlava ai bambini nello stesso spirito, nel quale parlerà la Madonna nel 1917. L’Angelo diceva ai bambini: “Offrite senza interruzione preghiere e sacrifici all’Altissimo. In tutto ciò in cui vi è possibile offrite a Dio un sacrificio in atto di riparazione per i peccati da cui è offeso, e in atto di supplica per la conversione dei peccatori. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi invierà.” Il 13 di luglio di 1917 la Madonna ha detto: “Continuate a venire qui. A Ottobre dirò chi sono, quel che voglio e farò un miracolo che tutti possano vedere per credere. Sacrificatevi per i peccatori, e dite spesso, specialmente facendo qualche sacrificio: O Gesù, è per vostro amore, per la conversione dei peccatori e in riparazione dei peccati commessi contro il Cuore Immacolato di Maria”. Dobbiamo lasciarci commuovere e ispirare dall’esempio dei bambini di Fatima per crescere nello spirito d’espiazione e di riparazione per i peccati. I bambini soffrivano sete, però non c’era nemmeno una goccia d’acqua vicino a quel luogo. Invece di lamentarsi Giacinta di sette anni sembrava essere felice. “Come è buono” diceva lei. “Ho sete, ma offro tutto per la conversione dei peccatori.” Lucia, la più grande dei tre bambini, si sentiva responsabile di prendersi cura dei suoi cugini, e così andò ad una casa vicina per chiedere un po’ d’acqua. Suor Lucia racconta: “Diedi la brocca d’acqua a Francesco, e gli dissi che bevesse. “Non voglio bere”, rispose il ragazzo di nove anni; “Voglio soffrire per i peccatori.” – “Bevi tu, Giacinta”. – “Anch’io voglio offrire un sacrificio per i peccatori”. Versai, allora, l’acqua nella fossetta di una roccia, per farla bere alle pecore, e andai a restituire la brocca alla padrona. Il caldo diventava sempre più intenso. Le cicale e i grilli univano il loro canto a quello delle rane del pantano vicino e facevano uno schiamazzo insopportabile. Giacinta, indebolita dalla fiacchezza e dalla sete, mi disse, con quella semplicità che le era naturale: – Dì ai grilli e alle rane che stiano zitti! Mi fa tanto male la testa! Allora, Francesco le chiese: – Non vuoi soffrire questo per i peccatori? La povera bambina, stringendo la testa fra le manine, rispose: – Sì, lo voglio, lasciali cantare”. Commentando l’esempio di Francesco e di Giacinta Suor Lucia diceva: “Molte persone, pensando che la parola penitenza implichi grandi austerità, e sentendo che non hanno la forza per grandi sacrifici, diventano scoraggiati e continuano una vita di tiepidezza e di peccato.” Suor Lucia racconta ciò che Nostro Signore le ha spiegato: “Il sacrificio richiesto di ogni persona consiste nell’adempimento dei propri obblighi di vita e nell’osservanza della Mia legge. Questa è la penitenza che Io adesso cerco e chiedo.”" https://www.icrss.it/…/11/22/conferenza-di-ser-mons-schnei…/
  13. Il Divin Salvatore, vicino a morte, gettando gli ultimi sospiri, disse con forte voce e molte lacrime: Padre raccomando nelle vostre mani lo spirito mio! Fu l’ultima sua parola, con la quale l’amato Fi­glio diede la massima testimonianza del suo amore verso il Padre. Quando dunque ci manca tutto e le nostre angoscie sono estreme, non ci può mancare questa pa­rola, questo sentimento, questa rinunzia assoluta dell’a­nima nostra fra le mani del nostro Salvatore. San Francesco di Sales, Teot. Parte 2, Lib. 3, Cap. 2. Il 19 febbraio 1605, mentre S. Francesco di Sales predicava a La Roche, piccola città della sua diocesi, gli fu condotta da una provincia vicina una giovanetta di alta condizione, crudel­mente tormentata dal diavolo, con gran dispiacere dei suoi ge­nitori che la tenevano chiusa e nascosta in casa. Non crederono di condurla a medico migliore che al santo Vescovo, il quale la fece restare tre giorni a La Roche, per pregare ed esorcizzarla. Quando fu felicemente liberata, il Santo le comandò di dargli il suo busto che egli bruciò, avendo conosciuto per via sopranna­turale che il maleficio era attaccato a quell’oggetto. Per coprire il miracolo da Dio operato per suo mezzo, proibì ai genitori e alla figliuola di parlare della malattia e della guarigione, dicendo che questo sarebbe loro pregiudizievole. Raccomandò però ai genitori di avere gran cura di quella figliuola, che presto sarebbe domandata per un vantaggiosissimo matrimonio, cosa che avvenne. La giovane rimase tanto riconoscente verso il santo Vescovo, che alcuni anni dopo la di lui morte si portò ad Annecy a visi­tarne la tomba e là, dopo aver fatto la sua offerta, raccontò la grazia ricevuta: “Sono rimasta qualche tempo dopo la mia liberazione, senza aver coraggio di portare il busto, ma, nel 1617, mandai per questo espressamente un corriere al Santo, che predicava allora la quaresima a Grenoble. Egli mi rispose che potevo senza timore riprendere il busto, mentre era solo per sollevarmi e sostenermi, ma che, invece di ogni altra ini­ziale, vi facessi mettere i santi nomi di Gesù e di Maria, onde averli sempre sul cuore.” http://www.icrss.it/2020/02/19/19-febbraio/
  14. S. Valentino, prete della Chiesa Romana; si era dedicato in modo particolare, assieme a S. Mario e alla propria famiglia, al servizio dei martiri imprigionati sotto l'imperatore Claudio II. Valentino nacque a Interamna Nahars attuale Terni da una famiglia patrizia nel 176, fu poi convertito al cristianesimo e consacrato vescovo di Terni nel 197, a soli 21 anni. Il suo zelo non poteva passare inosservato ai pagani. Fu cercato ed arrestato. I soldati, dopo averlo malmenato, lo condussero al tribunale del prefetto. Valentino, cominciò questi, perché sollevi mezza Roma contro l'imperatore e converti i Romani al Cristianesimo? Perchè questa è la volontà di Dio, di quel Dio che solo è padrone, creatore del cielo e della terra, unico e vero Dio. Ma non conosci i decreti dell'imperatore che bandiscono da Roma i Cristiani e vietano ogni ulteriore predicazione? Sì, o prefetto, noi conosciamo tali decreti, ma conosciamo anche le parole dello Spirito Santo : « È necessario ubbidire più a Dio che agli uomini ». Suvvia, sacrifica agli dèi e alla gloria dell'imperatore, ed io ti farò sommo sacerdote! Le tue lusinghe sono inutili. Io non ti ubbidirò mai in questo! Avete sentito? Esclamò indignato il prefetto rivolto ai giudici e agli sgherri. Mi viene ad insultare in casa! Or è ricolma la misura : ti porrò alla scelta due partiti, dopo i quali sarai per sempre o felice o infelice. O subito avanzi e getti incenso sul turibolo posto innanzi al nume. ed allora avrai le divise pontificali, gli onori, i grossi stipendi che loro sono uniti; o se rifiuterai sarai gettato in una botte piena di olio bollente. Non temo tormenti di sorta. Pur di non offendere il mio Dio, son pronto a sostenerli! Basta! Hai scelto. Sia battuto colle verghe. Fu battuto crudelmente per lungo tempo. Siccome il Signore lo sosteneva, non morì sotto i colpi, ma alla fine, esausto di forze, cogli occhi rivolti al cielo esclamò: « Nulla mai mi potrà separare dalla carità di Cristo ». Ricondotto, tutto una piaga; dinanzi al prefetto, questi tentò un'ultima lusinga, ma essendo riuscita vana, lo condannò alla decapitazione che fu eseguita dal soldato romano Furius Placidus. Era il 14 febbraio del 270. Papa Giulio I fece edificare in suo onore una chiesa presso ponte Milvio, però le sue reliquie si conservarono nella chiesa di S. Prassede. PRATICA. Tutta la vita di Gesù Cristo e dei santi Martiri fu un martirio non mai interrotto e voi cercate riposo e consolazioni? Oh quanto vi ingannate, se in questa vita miserabile cercate altro che patire! (Dall'Imitazione di Cristo). PREGHIERA. O Signore, per i meriti del tuo santo martire Valentino, concedici, te ne preghiamo, la grazia di sopportare quelle piccole prove che la tua sapienza vorrà mandarci. https://www.santodelgiorno.it/san-valentino/
  15. Da qualche giorno è stato attivato un nuovo sito internet che cerca di favorire lo sviluppo delle scuole autenticamente cattoliche, cioè legate alla messa tridentina e in coerenza con la dottrina cattolica tradizionale (senza compromissione con il modernismo teologico): www.rinascita.education Molti papi hanno sottolineato che la scelta di una scuola cattolica è un'importantissima responsabilità dei genitori verso i loro figli e che la frequentazione di una scuola “neutra” o “laica” può essere tollerata soltanto in determinate circostanze: “I fanciulli non frequenteranno scuole acattoliche, neutre, miste, e solamente il vescovo potrà tollerarlo con le dovute cautele.” (Codice di diritto canonico 1917, § 1374) Purtroppo l’Italia è rimasta molto indietro rispetto ad altri paesi in Europa dove esistono delle scuole della Tradizione spesso già da decenni (ad esempio in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Polonia). Il nuovo sito vuole essere uno strumento modesto per accelerare il recupero di questo ritardo: • mostrando la varietà delle scuole già esistenti per facilitare la scelta di quella adatta per i singoli bambini; • mettendo in contatto famiglie desiderose di avere una nuova scuola "tradizionale" nella loro regione; • Incoraggiando ognuno a collaborare a modo suo per lo sviluppo dell’insegnamento cattolico in Italia. Servono più benefattori per assicurare lo sviluppo degli istituti già esistenti (come la Scuola San Pancrazio vicino Roma); • facendo conoscere le congregazioni insegnanti; tesori spesso ignoti; • aiutando chi vuole seguire degli studi scientifici sulla storia dell’insegnamento cattolico. Il nuovo sito di RINASCITA DELLE SCUOLE CATTOLICHE è affiancato anche da una pagina facebook: https://www.facebook.com/RinascitaScuoleCattoliche/
  16. San Giuseppe Moscati, grande medico napoletano, non visse a lungo, ma riempì il suo tempo della presenza del Signore. Ogni giorno iniziava la giornata alle cinque del mattino e faceva due ore di preghiera. Faceva la sua meditazione e assisteva alla Messa. Riceveva la Santa Comunione e faceva un lungo ringraziamento. Senza queste due ore, soprattutto senza la Santa Comunione, egli diceva di non avere il coraggio di entrare in sala medica per le visite agli ammalati. Dopo le due ore di preghiera, andava per i vicoli di Napoli e gratuitamente visitava gli ammalati poveri. Prima di ogni diagnosi, nei momenti di difficoltà, metteva la mano nella tasca, stringeva per un attimo la Corona del Rosario e chiedeva ispirazione alla Madonna. Agli ammalati raccomandava sempre la cura dell’anima. A mezzogiorno, al suono dell’Angelus, anche se stava visitando gli ammalati, interrompeva tutto e recitava l’Angelus, invitando i presenti ad unirsi in preghiera. Al pomeriggio, fino al tramonto, continuava le visite mediche. Chiudeva la sua giornata con la Visita al Santissimo Sacramento, la recita del Rosario e le preghiera della sera. Tutto questo come lo possiamo definire? Affidamento. Si tratta -se ci riflettiamo bene- dell’atteggiamento più intelligente che possa esistere. San Giuseppe Moscati sapeva bene quali fossero i suoi talenti. Sapeva bene quanto avesse dovuto studiare per raggiungere determinati obiettivi. Sapeva bene che il buon Dio gli aveva dato grande capacità. Ma -appunto- sapeva che tutto questo non era merito suo. Il suo merito sarebbe consistito solo nel ridare, meglio: nel ri-orientare a Dio ciò che da Dio aveva ricevuto. Se vogliamo, questo atteggiamento può definirsi anche teocentrismo nel lavoro. Il teocentrismo non è solo l’atteggiamento più logico nell’ambito sociale, ma, a maggior ragione, lo deve essere anche nell’ambito lavorativo. Se la mattina ci svegliamo e abbiamo le forze per andare a lavorare è perché Dio ce ne dà la possibilità Tutto ciò che avviene, avviene perché Dio lo permette. San Tommaso d’Aquino, a riguardo, parla di Dio come causa sussistente. E san Paolo dice che in Dio “ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17). San Giuseppe Moscati aveva ben compreso questo e chi andava da lui per farsi visitare, sapeva bene che accanto lui altro non era che il collaboratore del miglior medico possibile: Cristo Signore! http://itresentieri.it/moscati-lavoro/
  17. 1) Indulgenza del Giubileo - Ogni venticinque anni (giubileo ordinario) o in circostanze speciali, come nel centenario della redenzione (giubileo straordinario), il Sommo Pontefice suole concedere un'indulgenza plenaria che si può acquistare a Roma entro la fine dell'anno giubilare. Trascorso questo il Papa suole estendere per alcuni mesi o per un anno intero l'indulgenza a tutto il mondo. L'indulgenza plenaria dell'anno giubilare si può acquistare ogni volta che si compiono le opere prescritte (toties quoties). Per ottenerla occorrono: Confessione e Comunione fatte entro l'anno e distinte dalla Confessione e Comunione del precetto pasquale; la visita a determinate chiese (se, invece di più chiese, è concesso che se ne possa visitare una sola un determinato numero di volte, le visite devono essere distinte l'una dall'altra). Per l'acquisto del Giubileo straordinario si richiedono anche il digiuno e l'elemosina, se lo stabilisce la Bolla pontificia che indice il Giubileo. 2) Indulgenza della Porziuncola o del Perdono di Assisi. - Fu ottenuta da San Francesco d'Assisi dal Sommo Pontefice nel 1221, per coloro che avrebbero visitato la chiesa di Santa Maria degli Angeli, che il Santo aveva riparata. Il privilegio dell'indulgenza della Porziuncola (detto anche Perdono di Assisi) in seguito fu esteso e si può acquistare visitando, il 2 agosto di ogni anno, la chiesa degignata dall'autorità ecclesiastica volta per volta. Hanno questo privilegio tutte le chiese dei frati francescani. Le condizioni per l'acquisto dell'indulgenza sono: Confessione e Comunione, visita alla chiesa privilegiata o designata, con la recita di 6 Pater, Ave e Gloria secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici ovvero: 1. L’esaltazione della Chiesa. 2. La propaganda della fede. 3. L’estirpazione delle eresie. 4. La conversione dei peccatori. 5. La concordia dei governanti cristiani. 6. Il bene del popolo cristiano. L'indulgenza si acquista tante volte quante si fa la visita alla chiesa. 3) Indulgenza "in articulo mortis" - Viene applicata al moribondo nell'ultimo istante di vita. E' anche detta "benedizione apostolica". Il sacerdote che assiste il moribondo non deve mai tralasciarla. Condizioni per l'acquisto: 1) il moribondo dev'essere in stato di grazia; 2) deve accettare la volontà divina e la morte in sconto dei propri peccati; 3) se è in grado di farlo, deve invocare il santissimo nome di Gesù con le labbra, e se non può, almeno col cuore; 4) deve avere l'intenzione di acquistare l'indulgenza. Basta l'intenzione interpretativa, quando cioè ha perduto la cognizione, ma si può ritenere che avrebbe messo l'intenzione se avesse conosciuto o potuto farlo in tempo. 4) L'atto eroico di carità. - Consiste nel cedere tutto il valore soddisfatorio delle nostre buone opere passate, presenti e future, e dei suffrigi che riceveremo dopo morte in favore delle Anime Purganti. Ai sacerdoti che compiono quest'atto è concesso l'indulto dell'altare privilegiato quotidiano, per cui possono acquistare l'indulgenza plenaria in favore dei defunti ogni volta che celebrano il santo Sacrificio della Messa. I semplici fedeli, che hanno emesso l'atto eroico di carità, possono acquistare l'indulgenza plenaria per i defunti ogni volta che si comunicano, oppure ogni lunedì assistendo alla santa Messa per i defunti, purché visitino qualche chiesa e preghino secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici. 5) Altre indulgenze plenarie. - Tra le indulgenze plenarie più facili da acquistare ricordiamo: quella concessa a chi recita almeno una terza parte del Rosario davanti al Santissimo Sacramento esposto o chiuso nel tabernacolo; quella a chi visita il Santissimo tutti i giorni della settimana, purchè confessato e comunicato e reciti ogni volta, con devozione, cinque Pater, Ave e Gloria e in più un altro Pater, Ave e Gloria secondo le intenzioni dei Sommi Pontefici; indulgenza plenaria a chi pentito, confessato e comunicato, recita devotamente, davanti a qualsiasi immagine del Crocifisso, la preghiera: Eccomi o mio amato e buon Gesù, che alla santissima vostra presenza prostrato, vi prego, col fervore più vivo, di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza e di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offendervi, mentre io, con tutto l'amore e con tutta la compassione, vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Voi o Buon Gesù, il santo profeta Davide: "Hanno forato le mie mani e miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa". Il Santo Padre Giovanni XXIII il 25-11-1961 concedeva l'indulgenza plenaria a chi al mattino offre a Dio il lavoro della giornata, e un'altra indulgenza plenaria a chi al mattino accetta dal Signore la croce del giorno. Ai crocifissi benedetti da chi ne ha facoltà, è annessa la indulgenza plenaria toties quoties (cioè lucrabile tante volte quante si compie l'atto prescritto) lucrabile soltanto dai moribondi che confessati e comunicati o (in caso d'impossibilità di ricevere i sacramenti) almeno contriti baciano il crocifisso o almeno lo toccano invocando devotamente con le labbra o col cuore il nome di Gesù e accettano con rassegnazione la morte in penitenza dei propri peccati.
  18. Convegno dal titolo "Fonte e culmine della vita cristiana: Storia della Santa Eucaristia" che si è tenuto Sabato 18 Gennaio 2020 in un gremitissimo Auditorium "G. Tebaldi" a San Benedetto del Tronto, organizzato dal movimento mariano "Con la gioia nel cuore"Relatori: Mons. Nicola Bux - Don Federico Bortoli. Moderatore Andrea Carradori https://youtu.be/XdC3DM-yaTM
  19. L'indulgenza è la remissione della pena temporale dovuta per i nostri peccati, già rimessi quanto alla colpa; remissione che la Chiesa accorda fuori del sacramento della Penitenza. La Chiesa ha ricevuto la facoltà di dare le indulgenze dallo stesso Gesù Cristo. La Chiesa ci rimette la pena temporale per mezzo delle indulgenze, applicandoci le soddisfazioni sovrabbondanti di Gesti Cristo, di Maria SSma, e dei Santi, le quali formano ciò che dicesi il tesoro della Chiesa. Il potere di concedere le indulgenze lo ha solo il Papa in tutta la Chiesa, e il Vescovo nella sua diocesi, secondo la facoltà concessagli dal Papa. Le indulgenze sono di due specie: l'indulgenza plenaria e l'indulgenza parziale. L' indulgenza plenaria è quella con cui ci viene rimessa tutta la pena temporale dovuta per i nostri peccati. Perciò se taluno morisse dopo aver ricevuto tale Indulgenza, andrebbe subito in Paradiso, esente affatto dalle pene del purgatorio. L'indulgenza parziale è quella con la quale ci viene rimessa soltanto una parte della pena temporale dovuta per i nostri peccati. Nel concedere le indulgenze la Chiesa intende venire in aiuto alla nostra incapacità di espiare in questo mondo tutta la pena temporale, facendoci conseguire per mezzo di opere di pietà e di carità cristiana quello che nei primi secoli procurava che si ottenesse col rigore dei canoni penitenziali. Per indulgenza di quaranta o cento giorni ovvero di sette anni e simili, s'intende la remissione di tanta pena temporale, quanta se ne sconterebbe con quaranta o cento giorni ovvero sette anni della penitenza anticamente stabilita dalla Chiesa. Delle indulgenze dobbiamo fare grandissimo conto, perché con esse si soddisfa alla giustizia di Dio e più presto e più facilmente si ottiene il possesso del cielo. Per acquistare le indulgenze si ricerca: 1. lo stato di grazia (almeno nell'ultima opera che si compie) e la mondezza anche da quelle colpe veniali, di cui vuolsi cancellare la pena; 2. l'adempimento delle opere che la Chiesa prescrive per acquistare l'indulgenza; 3. l'intenzione di acquistarla. Le indulgenze possono applicarsi anche alle anime del purgatorio, quando chi le accorda dichiari che si possono applicare ad esse. Il Giubileo, che ordinariamente si concede ogni venticinque anni, è un' indulgenza plenaria a cui sono annessi molti privilegi e particolari concessioni, come di poter ottenere l'assoluzione di alcuni peccati riservati e delle censure, e la commutazione di alcuni voti.
  20. La soddisfazione, che chiamasi anche penitenza sacramentale, è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone. Il penitente è obbligato ad accettare la penitenza ingiuntagli dal confessore, se può farla; e se non può farla, deve dirlo umilmente al confessore stesso, e domandarne un'altra. Se il confessore non ha prescritto un tempo preciso per assolvere alla penitenza, essa si deve fare al più presto, e bisogna procurare di farla in stato di grazia, per intero e con devozione. La penitenza s'ingiunge perché ordinariamente, dopo l'assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio. Il Signore ha voluto nel sacramento del Battesimo rimettere tutta la pena dovuta ai peccati, e non nel sacramento della Penitenza, perché i peccati dopo il Battesimo sono assai più gravi, essendo commessi con maggior cognizione e ingratitudine ai benefici di Dio, e anche perché l'obbligo di soddisfarli sia freno a non ricadere nel peccato. Noi, da noi stessi, non possiamo soddisfare a Dio; ma ben lo possiamo con l'unirci a Gesù Cristo, che col merito della sua passione e morte dà valore alle nostre azioni. La penitenza che dà il confessore normalmente non basta per scontare completamente la pena che rimane dovuta ai peccati; perciò è bene procurare di supplire con altre penitenze volontarie. Le opere di penitenza si possono ridurre a tre principalmente: alla preghiera, al digiuno, all'elemosina. Per la preghiera s'intende ogni sorta di esercizi di pietà. Per digiuno s'intende ogni sorta di mortificazione. Per limosina s'intende qualunque opera di misericordia spirituale e corporale. La penitenza che ci dà il confessore è la più meritoria, perché, essendo parte del sacramento, riceve maggior virtù dai meriti della passione di Gesù Cristo. Quelli che muoiono dopo d'avere ricevuta l'assoluzione, ma prima d'avere pienamente soddisfatto alla giustizia di Dio, non vanno subito in Paradiso, ma prima nel Purgatorio dove completano la propria purificazione. Le anime che si trovano nel purgatorio, possono essere aiutate ad elevarsi con le preghiere, con le elemosine, con tutte le altre buone opere e con le indulgenze, ma sopratutto coi santo sacrificio della Messa. Il penitente, dopo la confessione, oltre la penitenza, se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell'onore, o se gli ha dato scandalo, cioè lo ha indotto nel peccato, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, ripararne l'onore e rimediare allo scandalo. Si più rimediare allo scandalo che si è cagionato, facendone cessare l'occasione, ed edificando con le parole e col buon esempio quelli che abbiamo scandalizzati. Si dovrà soddisfare al prossimo, quando è stato da noi offeso, con domandargli perdono o con dargli qualche altra conveniente riparazione. Una buona confessione: 1. ci rimette i peccati commessi, e ci dà la grazia di Dio; 2. ci restituisce la pace e la quiete della coscienza; 3. ci riapre le porte del paradiso, e cambia la pena eterna dell'inferno in pena temporale; 4. ci preserva dalle ricadute e ci rende capaci del tesoro delle indulgenze.
  21. Io credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo, suo unico Figliuolo, Nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morto e seppellito, discese all’inferno, il terzo giorno resuscitò da morte, salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente, di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la Santa Chiesa Cattolica, la Comunione dei Santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita e terna. Amen. Tengo ancora fermamente per vero: 1) che nel Santissimo Sacramento dell’Eucarestia vi è veramente il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo, e che nella Santa Messa si offre a Dio un vero sacrificio propiziatorio per i vivi e per i morti; 2) che il Sacramento della Penitenza è di divina istituzione, ed è necessario alla salute per tutti coloro che sono caduti in peccato mortale dopo il Battesimo; 3) che la beatissima Vergine Maria, concepita senza macchia di peccato originale, è vera Madre di Dio; 4) che il Romano Pontefice è il successore di S. Pietro, vero Vicario di Gesù Cristo, Capo di tutta la Chiesa, Pastore Supremo e Maestro infallibile di tutti i cristiani; 5) ed infine che veramente, oltre il Paradiso eterno per coloro che si salvano, v’è un Inferno eterno per i dannati, ed un Purgatorio per coloro che muoiono bensì in grazia di Dio, ma con qualche debito da soddisfare alla Divina Giustizia. Ammetto e professo, senza alcun dubbio, tutte le altre verità insegnate dalla Chiesa Cattolica, nella quale solo vi è salvezza; e perciò condanno e rigetto tutte le dottrine condannate e rigettate dalla Chiesa.
  22. Il cuore umano non ha un contorno perfetto e regolare ma ha una forma leggermente irregolare come se un piccolo pezzo mancasse di lato. Questo pezzo mancante, può benissimo simboleggiare quel pezzo che una lancia ha strappato dal Cuore di Cristo, dal Cuore Universale dell'Umanità sulla Croce, ma probabilmente rappresenta qualcosa di più. Può benissimo rappresentare che quando Dio creò ogni cuore umano, Egli conservò un piccolo pezzo in Cielo nell'Eternità e inviò il resto nel mondo del Tempo, dove ogni giorno esso avrebbe dovuto imparare la lezione che non sarà mai realmente Felice, non sarà mai nella Pace completa finché non ritornerà nell'Eternità dove ritroverà il pezzo che Dio ha conservato per lui; fino a quando non riposerà in Paradiso con il Cristo Risorto in un'eterna Pasqua. (Beato Fulton J. Sheen)
  23. Il 1mo Gennaio la Chiesa, oltre alla Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebra anche quella della Circoncisione di Nostro Signore. Questa festa è istituita per celebrare la memoria del sangue sparso da Gesù Cristo nei primi giorni della sua vita. La circoncisione, nella legge antica, era un rito istituito da Dio, per contrassegnare coloro che appartenevano al Suo popolo, distinguendoli dalle genti infedeli. Gesù Cristo certamente non era soggetto alla legge della circoncisione, perché era fatta per i servi e per i peccatori; e Gesù Cristo è vero Figliuolo di Dio e autore della legge, ed era la medesima santità, ma ha voluto comunque essere circonciso senza esservi obbligato, perché essendosi per amore addossato i nostri peccati, volle portarne le pene e cominciare a lavarli col sangue fino dai primi giorni della sua vita. Quando Egli fu circonciso gli venne imposto il nome di Gesù, come già l'Angelo aveva ordinato per parte di Dio alla santissima Vergine e a san Giuseppe. Il nome di Gesù significa Salvatore; e si diede al Figliuolo di Dio, perché veniva a salvarci e a liberarci dai nostri peccati. Per il nome di Gesù si deve avere grandissimo rispetto, perché questo rappresenta il nostro divin Redentore che ci ha riconciliati con Dio, e ci ha meritato alla vita eterna. Per celebrare la festa della Circoncisione secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare quattro cose: 1. adorare Gesù Cristo, ringraziarlo ed amarlo; 2. invocare con viva fede e con rispetto il suo santissimo Nome, e porre in esso tutta la nostra confidenza; 3. praticare la circoncisione spirituale, che consiste nel togliere dal cuore il peccato ed ogni affetto disordinato; 4. consacrare a Dio tutto l'anno che incomincia, e pregarlo di darci la grazia di passarlo nel suo divino servizio.
  24. da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. Il nome di Lucia si trova unito a quello di Agata, di Agnese e di Cecilia nel Canone della Messa. Nei giorni dell’Avvento, il nome di Lucia annuncia la Luce che si appressa, e consola meravigliosamente la Chiesa. Lucia è anche una delle tre glorie della Sicilia cristiana; trionfa a Siracusa come Agata brilla a Catania, e come Rosalia cosparge dei suoi profumi Palermo. Festeggiamola dunque con amore, affinché ci sia d’aiuto in questo sacro tempo, e ci introduca presso Colui il cui amore l’ha resa vittoriosa sul mondo. Comprendiamo ancora che se il Signore ha voluto che la culla del Figlio suo apparisse così circondata da una schiera di Vergini, e se non si è contentato di farvi figurare gli Apostoli, i Martiri e i Pontefici, è perché nella gioia di tale venuta i Figli della Chiesa non dimentichino di recare alla mangiatoia del Messia, insieme con la fede che lo onora come il sommo Signore, quella purezza del cuore e dei sensi che nulla potrebbe sostituire in coloro che vogliono accostarsi a Dio. PREGHIERA Ci rivolgiamo a te, o Vergine Lucia, per ottenere la grazia di vedere nella sua umiltà Colui che contempli ora nella gloria. Degnati di prenderci sotto il tuo potente patrocinio. Il nome che hai ricevuto significa Luce: sii dunque la nostra fiaccola nella notte che ci circonda. O lampada sempre risplendente della bellezza della verginità, illumina i nostri occhi; guarisci le ferite che ha prodotte in esse la concupiscenza, affinché si alzino, al di sopra della creatura, fino a quella Luce vera che risplende nelle tenebre, e che le tenebre non comprendono. Fa’ che il nostro occhio purificato veda e conosca nel Bambino che sta per nascere, l’Uomo nuovo, il secondo Adamo, il modello della nostra vita rigenerata. Ricordati anche, o Vergine Lucia della santa Romana Chiesa e di tutte quelle Chiese che attingono da essa la forma del Sacrificio, poiché pronunciano ogni giorno il tuo nome all’altare, davanti all’Agnello tuo Sposo, al quale è gradito sentirlo. Spandi le tue benedizioni speciali sull’isola che ti diede la vita terrena e la palma dell’eternità. Conserva in essa l’integrità della fede, la purezza dei costumi, la prosperità temporale, e guarisci i mali che tu conosci. AMEN
  25. - dagli scritti di padre Antonio Maria Di Monda - “Maria è regina perché Madre di Dio. La divina Maternità è il fondamento di tutta la grandezza di Maria. E’ così poco logica la posizione dei Protestanti, in merito. Come si può ritenere Maria una donna come tutte le altre, dopo aver generato il Verbo di Dio incarnato? La madre, proprio per la generazione, acquisisce relazioni e meriti unici: per il figlio essa è uno dei massimi beni e valori. Accanto al Figlio, perciò, nella ricchezza e nella gloria, si pone naturalmente la madre e nessun altro”. PREGHIERA Eterno Divin Padre, io vi adoro profondamente e con tutto il mio cuore vi ringrazio per quella somma potenza con cui avete preservato Maria Vergine, vostra dilettissima Figlia, dal peccato originale 1 Pater e 4 Ave intercalate da: Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio Oppure: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi 3 Gloria Eterno Divin Figlio, io vi adoro profondamente e con tutto il mio cuore vi ringrazio per quell’infinita Sapienza con cui avete preservato Maria Vergine, vostra vera e dolcissima Madre, dalla colpa originale 1 Pater e 4 Ave intercalate da: Sia Benedetta la Santa e Immacolata Concezione della Beatissima Vergine Maria Madre di Dio Oppure: O Maria concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi 3 Gloria Eterno Divino Spirito, io vi adoro profondamente, e con tutto il mio cuore vi ringrazio per quell'immenso amore, con cui avete preservata Maria Vergine, vostra purissima sposa, dalla colpa originale. Santissima Trinità, io vi adoro profondamente, e con tutto il mio cuore vi ringrazio per quel singolarissimo privilegio concesso alla benedetta e gloriosa madre di Maria Vergine, sant'Anna, l'unica fra tutte le madri, umanamente feconda, che abbia concepita e data alla luce una prole del tutto esente dalla colpa d'origine. solo 3 Gloria PREGHIAMO O Dio che con l’Immacolata Concezione della Vergine Maria, hai preparato al Tuo Figlio una degna dimora, e in previsione della morte di Lui, l’hai preservata da ogni macchia, concedi anche a noi, per sua intercessione, di giungere fino a Te in purezza di spirito. Per il medesimo Cristo Nostro Signore. PREGHIERA COMPOSTA DA SAN PIO X Vergine santissima che piaceste al Signore e diveniste sua Madre, immacolata nel corpo e nello spirito, nella fede e nell'amore, concepita senza peccato, guardate benigna ai miseri che implorano il vostro potente patrocinio! Il maligno serpente contro cui fu scagliata la prima maledizione continua, purtroppo, a combattere e ad insidiare i miseri figli di Eva. Voi, o benedetta Madre nostra, nostra Regina e Avvocata, che fin dal primo istante del vostro concepimento schiacciaste il capo del nemico, accogliete le preghiere -- che uniti con Voi in un cuor solo -- Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio, perché non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese, così che tutti arriviamo al porto della salute, e fra tanti pericoli, la Chiesa e la società cristiana cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace. Così sia "O Maria, concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a Voi" (per tre volte) Durante la Novena si consiglia di: 1) Pregare ogni giorno una decina del Rosario, o meglio una parte intera, 2) Fare dei canti in onore della B.V. Maria, 3) Fare dei fioretti per la gloria di Maria 4) Vivere la Novena come momento di conversione personale o di gruppo, 5) Curare il silenzio per la riflessione personale. CANTO DEL TOTA PULCHRA
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