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Valerio

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  1. I doni dello Spirito Santo sono sette: 1. il dono della Sapienza; 2. dell'Intelletto; 3. del Consiglio; 4. della Fortezza; 5. della Scienza; 6. della Pietà; 7. del Timor di Dio. Servono a stabilirci nella Fede, nella Speranza e nella Carità; e a renderci pronti agli atti delle virtù necessarie per conseguire la perfezione della vita cristiana. La Sapienza è un dono col quale noi alzando la mente da queste cose terrene e fragili, contempliamo le eterne, cioè l'eterna Verità che è Dio, gustando ed amando Lui, nel quale consiste ogni nostro bene. L'Intelletto è un dono col quale ci viene facilitata, per quanto si può da uomo mortale, l'intelligenza delle verità della Fede e dei divini misteri. Il Consiglio è un dono col quale nei dubbi ed incertezze dell'umana vita conosciamo ciò che torna più alla gloria di Dio, alla nostra salvezza ed a quella del prossimo. La Fortezza è un dono che c'ispira valore e coraggio per osservare fedelmente la santa legge di Dio e della Chiesa, superando tutti gli ostacoli e gli assalti dei nostri nemici. La Scienza è un dono col quale giudichiamo rettamente delle cose create, e conosciamo il modo di ben usarle e indirizzarle all'ultimo fine che è Dio. La Pietà è un dono col quale veneriamo ed amiamo Dio, e i Santi, e conserviamo un animo pio e benevolo verso il prossimo per amor di Dio. Il Timor di Dio è un dono che ci fa riverire Dio e temere di offendere la sua divina Maestà, e ci distoglie dal male incitandoci al bene.
  2. Nel 1240 Federico II di Svevia fece guerra alla Chiesa attaccando lo Stato Pontificio, e a tale scopo assoldò circa 20000 saraceni, a cui dette la città di Lucera. Essi si mossero da lì e misero a ferro e fuoco molte città e castelli, uccidendo, facendo prigionieri, profanando chiese e macchiandosi di orribili sacrilegi. Nel mese di settembre arrivarono alle porte di Assisi e ormai varcati i confini del monastero delle Clarisse, esse, come ci racconta Tommaso da Celano nella "Vita di Santa Chiara Vergine": "Corsero a santa Chiara che era gravemente inferma e, con molte lacrime, le dissero come quella gente pessima avevano rotte le porte del monastero. Ed essa le confortava che non temessero […] ma armate di fede ricorressero a Gesù Cristo. E giacendo santa Chiara sulla paglia, inferma, si fece portare una cassettina d’avorio dove era il Santo Corpo di Cristo consacrato e si fece portare incontro a quella mala gente. E orando devotamente […] “Pregoti, Signor mio, che ti piaccia che queste tue poverelle serve, le quali tu, Signore, hai nutricate sotto la mia cura, che non mi siano tolte né tratte di mano, acciò che non vengano nelle mani e alla crudeltà di questi infedeli e pagani; onde pregoti, Signor mio, che tu le guardi, che io senza di te guardarle non posso e massimamente ora in questo amaro punto”. A questo priego, dalla cassettina che aveva dinnanzi reverentemente, si uscì una voce, come di fanciullo e, udendola tutte le suore, disse: “Io per tuo amore guarderò te e loro sempre” […]». (Vita di santa Chiara vergine, Opusc. I,21-22, in FF 3201, pp. 1915-1916)." Gli islamici, dunque, scapparono sentendosi come scacciati da una forza misteriosa e così rinunciarono all'assedio. Nel 1241, tuttavia, l'Imperatore, che nel frattempo era stato scomunicato, per l'ostilità nei confronti della città di Assisi, a causa della sua fedeltà al Papa, preparò un nuovo attacco. Dinanzi a questa minaccia incombente, Santa Chiara radunò le sue consorelle e comandò un giorno di digiuno, dopo di che, con il capo coperto di cenere, in atto di profonda umiltà e penitenza, si prostrarono in adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento. La mattina del 22 giugno, allora, un violento temporale costrinse le truppe nemiche alla ritirata. Il Monastero e la città furono nuovamente salvi grazie a questi straordinari Miracoli Eucaristici, procurati dalla sconfinata fede di Santa Chiara nell'Eucaristia, nel Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, dalla sua fervente preghiera, insieme alle consorelle, e dai suoi altissimi meriti. Tutto ciò ch'ella, infatti, desiderava, era difendere Cristo, le sue figlie e la città, essendo unita totalmente a Gesù ed intimamente a sorella povertà, per portare la salvezza a tante anime, trovando la sua unica ricchezza, il suo solo bene, nella Santissima Trinità.
  3. Le virtù cardinali sono la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e la Temperanza e si chiamano così perché sono il fondamento delle virtù morali.La Prudenza dirige ogni azione al giusto fine, e cercando i mezzi convenienti affinché l'opera sia in tutto ben fatta, e quindi accetta al Signore.La Giustizia è la virtù per cui diamo a ciascuno quello che gli si deve.La Fortezza ci rende coraggiosi per non temere alcun pericolo, neppure la morte, pur di servire Dio.La Temperanza è la virtù per la quale freniamo i desideri disordinati dei piaceri sensibili, e usiamo con moderazione dei beni temporali.
  4. Per i suoi altissimi meriti San Francesco d'Assisi, in una notte del 1216, ricevette da Dio la grazia di una straordinaria indulgenza plenaria che, nel corso dei secoli, ha santificato miriadi di anime, secondo l'auspicio del santo che ebbe a dire, annunciandola alle persone radunatesi alle Porziuncola: "“Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”. Riportiamo il racconto di come tutto ciò avvenne e le condizioni richieste per lucrare l'indulgenza, dal mezzogiorno dell'1 Agosto alla mezzanotte del 2. (Da “Il Diploma di Teobaldo”, FF 3391-3397). "Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”." Dal mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente (2 agosto), oppure, col permesso dell’Ordinario (Vescovo), nella domenica precedente o seguente (a decorrere dal mezzogiorno del sabato fino alla mezzanotte della domenica) si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria. Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo (Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola) e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiorno del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale. CONDIZIONI RICHIESTE: 1) Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa Cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede). 2) Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti). 3) Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica. 4) Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’”Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice. Le intenzioni universali del Romano Pontefice in qualità di Vicario di Cristo e detentore del sacro Ministero Petrino sono: 1. L’esaltazione della Chiesa.2. La propaganda della fede.3. L’estirpazione delle eresie.4. La conversione dei peccatori.5. La concordia dei governanti cristiani.6. Il bene del popolo cristiano. 5)Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale. Le condizioni di cui ai nn. 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.
  5. La Carità è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nella nostra anima perché possiamo amarLo per se stesso sopra ogni cosa, e il prossimo come noi stessi per Suo amore.Noi dobbiamo amare Dio perché Egli e il sommo bene, infinitamente buono e perfetto, ci ricolma di benefici, ci ama infinitamente e ci ha creati perché lo amassimo a nostra volta, questo è il primo e più importante dei comandamenti, per cui è il fine principale della nostra stessa esistenza.Dio si deve amare sopra tutte le cose, con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l'anima e con tutte le forze, preferendolo a tutte le creature più care e più perfette ed essendo disposti a perdere tutto piuttosto che offenderlo e cessare di amarlo.Amare Iddio con tutto il cuore vuoi dire consacrare a Lui tutti i nostri affetti.Amare Iddio con tutta la mente vuoi dire indirizzare a Lui tutti i nostri pensieri.Amare Iddio con tutta l'anima vuol dire consacrare a Lui l'uso di tutte le potenze della nostra anima.Amare Iddio con tutte le nostre forze vuoi dire crescere sempre più nell'amore per Lui e fare in modo che tutte le nostre azioni abbiano per motivo e per fine il suo amore ed il desiderio di piacergli.Parimenti dobbiamo amare il nostro prossimo, perché questo è il secondo comandamento fondamentale di Dio, direttamente conseguente al primo, e perché ogni uomo è immagine del Signore.Siamo obbligati ad amare anche i nostri nemici e le persone a noi sgradite, ed a pregare per coloro che ci perseguitano, perché così ci è stato espressamente ordinato da Gesù Cristo.Amare il prossimo come noi stessi vuol dire desiderare per lui e fargli, per quanto si può, quel bene che dobbiamo desiderare per noi, e non augurargli né fargli alcun male.Noi amiamo noi stessi nella maniera dovuta, quando cerchiamo di servire Dio e mettere in Lui ogni nostra felicità.La Carità si perde con qualunque peccato mortale e si riacquista facendo atti di amor di Dio, pentendosi e confessandosi come si deve.
  6. Santa Brigida nacque nel giugno del 1303, a Uppsala, nel castello di Finsta. Era figlia di Birgen Persson, governatore della regione dell'Upplan, e di Ingeborga, anch'ella di nobile famiglia. All'età di 12 anni, dopo la scomparsa di sua madre, fu mandata dalla zia Caterina Bengtsdotter per completare la sua educazione. In quel periodo ebbe un intenso colloquio mistico con Nostro Signore Gesù, durante il quale, vedendone le piaghe, gli domandò: “O mio caro Signore, chi ti ha ridotto così?”, le fu risposto: “Tutti coloro che mi dimenticano e disprezzano il mio amore!”. Questo incontro rimase profondamente impresso nella mente della bambina, che decise fermamente di amare Gesù per sempre con tutto il suo cuore. Avrebbe avuto il desiderio di consacrarsi al Signore, ma quando aveva 14 anni si sposò con Ulf Gudmarsson figlio del governatore del Västergötland, per disposizione di suo padre, che ella accettò benevolmente, poiché vi vide la volontà di Dio. Il giovane sposo, benché il suo nome significasse Lupo, era un uomo umile, di indole pacata e di retta fede. Per un paio d'anni i due vissero come fratelli, nella preghiera, dopo, però, si aprirono alla procreazione ed ebbero otto figli, quattro maschi e quattro femmine, tra cui Santa Caterina di Svezia. Nel 1330 Ulf fu nominato governatore di Narke, grazie soprattutto all'aiuto ed all'incoraggiamento di sua moglie nello studio. Successivamente i coniugi divennero anche terziari francescani. Brigida non si vantò mai del suo ruolo di principessa di Narke, ma si dedicava, con grande umiltà, ai lavori domestici insieme alle persone alle sue dipendenze, creando con esse un rapporto familiare. Dava aiuto e sistemazione alle ragazze disagiate, per evitare che cadessero nella prostituzione, e inoltre creò un ospedale, dove si recava ogni giorno per assistere amorevolmente gli ammalati. Quando nel 1335 il re di Svezia Magnus II, di cui lei era lontana cugina, si sposò con Bianca di Dampierre, Brigida fu invitata a trasferirsi a Stoccolma ed a risiedere a corte per aiutare la giovane regina. Riuscì ad esercitare una grande e benefica influenza sui due regnanti, e in quel periodo Svezia furono emanate buone leggi ed abolite altre ingiuste. Furono, inoltre, ridotte le tasse. Col tempo, tuttavia, la sovrana iniziò a manifestare un'eccessiva frivolezza e la vita di palazzo diventò troppo mondana. Brigida allora se ne allontanò, anche per via della morte del figlio Gudmar, nel 1338, e ritornò a casa sua, ritrovando l'affetto della sua famiglia. Nel 1341, per il venticinquesimo anniversario di matrimonio, si recò col marito in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Durante il viaggio di ritorno Ulf ricevette una grazia prodigiosa venendo salvato da morte certa, ed allora i due presero la decisione condivisa di abbracciare entrambi la vita religiosa. Ulf entrò nel monastero cistercense di Alvastra, dove poi morì nel 1344, assistito da sua moglie. Brigida si trasferì presso un edificio annesso allo stesso monastero, dove visse fino al 1346. Iniziò, dunque, il periodo mistico che l'accompagnò fino alla morte. Dopo aver molto meditato la Passione e i dolori e le gioie della Santa Vergine, cominciò a ricevere le rivelazioni private da Gesù, ed in una visione Egli la elesse "sua sposa" e "messaggera del Gran Signore". Cristo la incoraggiava ad agire per il bene della Chiesa, della sua nazione e dell'Europa. Lei, allora, andò a Stoccolma per riferire al re ed alla regina il volere del Signore e i suoi avvertimenti. Scrisse, poi, ai sovrani di Francia ed Inghilterra perché ponessero fine alla Guerra dei Trent'anni. Esortò, inoltre, il Papa Clemente VI a correggere alcune sue importanti mancanze, a indire un Giubileo per l'anno 1350 ed a riportare la Sede Papale da Avignone a Roma. Lì si recò anche lei nell'autunno del 1349, per l'Anno Santo, ma anche per sollecitare il Pontefice, quando vi avesse fatto ritorno, a concedere l'approvazione per l'ordine religioso che ella intendeva fondare, che, però, venne data solo vent'anni dopo dal Papa Urbano V. L'ordine del Ss. Salvatore, secondo il progetto di Brigida, ispirandosi alla Chiesa primitiva riunita nel Cenacolo attorno alla Madonna, prevedeva la creazione di monasteri doppi, cioè con monaci e suore che vivessero separatamente, incontrandosi solo in chiesa per la preghiera comune, tutti sotto la guida di una Madre Badessa, rappresentante la Santa Vergine Maria, e di un solo confessore generale. Le religiose dovevano essere 60, i religiosi 25, di cui 13 sacerdoti, come gli Apostoli con in più San Paolo, due diaconi e due suddiaconi, ad indicare i primi 4 Padri della Chiesa, e otto frati. Le 60 suore con i 12 monaci non sacerdoti avrebbero rappresentato i 72 discepoli. Roma non piacque a Brigida, la trovava sporca e trascurata, in cui il clero si mostrava corrotto e dissoluto. Veramente si sentiva la mancanza del Papa da lungo tempo e lei, nelle sue lettere gli descriveva la decadenza della città, incitandolo a farvi ritorno quanto prima. Come tutti i santi del suo tempo sognava di vedere l'Europa unita in pace sotto il governo dell'Imperatore e la guida spirituale del Papa. Dopo andò in pellegrinaggio in vari Santuari italiani: ad Assisi, Ortona, Benevento, Salerno, Amalfi, sul Gargano ed a Bari. A Napoli compì una grande opera di risanamento morale, conducendo la regina Giovanna a riqualificare i suoi comportamenti e le consuetudini di corte. A Farfa venne raggiunta dalla figlia Caterina, rimasta vedova nel 1350, che da allora non se ne separò più e l'accompagnò condividendo totalmente la sua missione. Quando Brigida ritornò a Roma, continuò ad incitare i nobili ed il popolo a condurre una vita più cristiana, ma non venne purtroppo ascoltata, anzi fu duramente osteggiata, fino a venire chiamata "la strega del nord". Cadde così nell'indigenza, e fu costretta anche a chiedere l'elemosina alle porte delle chiese. Nel 1367 il Papa Urbano V tornò per un breve periodo a Roma, ma poco dopo andò nuovamente in Francia, nonostante i richiami di Brigida e la sua predizione di dipartita nel caso in cui l'avesse fatto. Quando arrivò ad Avignone, infatti, morì. Durante la sua permanenza romana, però, il Pontefice concesse l'approvazione per l'Ordine del Ss. Salvatore, di cui Caterina divenne la prima Superiora Generale. Brigida, dunque, ormai settantenne, volle fare il suo ultimo pellegrinaggio, il più desiderato, quello in Terra Santa. Verso la fine del 1371 si mise in viaggio accompagnata da altre undici persone, compresi i figli Caterina, Birger e Karl. Nel Maggio del 1372 arrivò a Gerusalemme e nei successivi quattro mesi ebbe la possibilità di visitare i luoghi della vita terrena di Gesù, e di meditarla, portando poi con sé una miriade di dolcissimi ricordi, emozioni e tesori spirituali. Lì, tuttavia, si ammalò e poco tempo dopo il suo ritorno a Roma, il 23 luglio 1373 morì con accanto la figlia Caterina, non senza prima ricevere il velo dell'Ordine che aveva fondato. Venne proclamata Santa il 7 ottobre 1391, da Papa Bonifacio IX. E' Patrona di Svezia dal 1 ottobre 1891 ed è stata proclamata compatrona d'Europa il 1 ottobre del 1999 dal Papa Giovanni Paolo II. La vita e l'opera compiuta da Santa Brigida costituiscono un esempio straordinario sia per i laici, sposi e genitori, che per i consacrati, suore e religiosi. Ella ha agito instancabilmente per procurare gloria a Dio e beneficare il prossimo, nel corpo, ma soprattutto nell'anima, spingendolo verso la salvezza eterna. Si è adoperata sollecitamente per le necessità della propria nazione e dell'Europa intera, promuovendo in essa la pace e la santità, come fa un autentico apostolo del Signore, senza temere scomodità, ostilità o ripercussioni su di sé. Ha lavorato alacremente per la Santa Chiesa di Dio, contrastandone la corruzione ed il degrado interno, e coltivandone l'unità e la purezza. A tale scopo ha anche continuato fino alla fine a richiamare il Papa al suo dovere di ristabilire la Santa Sede a Roma. L'ineffabilità di tutte le azioni che ella ha condotto è confermata dalle visioni mistiche che ha ricevuto, durante tutta la vita, nelle sue numerosissime estasi, avendo con Nostro Signore un rapporto di intima confidenza personale, proprio delle anime più elevate. Le "Rivelazioni" avute da Lui in dono, costituiscono un tesoro inestimabile per la Chiesa e per la santificazione delle anime. E' di imprescindibile necessità riscoprire ed imitare fedelmente l'esempio di questa grandissima Santa, in particolare nei tempi odierni di gravissima immoralità e depravazione, di degrado spirituale e sociale, di profonda crisi di fede e di virtù, che ha colpito la Chiesa e le Nazioni. Bisogna far riscoprire ad esse la grandezza della Verità, della Bontà e della Giustizia di Dio, la bellezza e la forza della Sua Grazia, nel compimento della Sua Volontà, nel vivere secondo la Sua Parola ed i Suoi Comandamenti, nel Suo Amore.
  7. La Speranza è una virtù soprannaturale, infusa da Dio nella nostra anima, per la quale desideriamo ed aspettiamo la vita eterna che Dio ha promesso ai suoi servi, e gli aiuti necessari per ottenerla.Noi dobbiamo sperare da Dio il paradiso e gli aiuti necessari per conseguirlo, perché Dio misericordiosissimo, per i meriti di N. S. Gesù Cristo, Io ha promesso a chi lo serve di cuore; ed essendo fedelissimo ed onnipotente, mantiene sempre la sua promessa.Le condizioni necessarie per ottenere il paradiso, sono la grazia di Dio, l'esercizio delle buone opere e la perseveranza nel santo amore di Lui fino alla morte.La Speranza si perde ogni volta che si perde la Fede e, inoltre, quando si cade nel peccato di disperazione o in quello di presunzione. La si può riacquistare, invece, pentendosi, rinnovando e rafforzando la propria fiducia nella bontà divina.
  8. Nella notte tra il 18 e il 19 luglio del 1830, mentre in Francia c'era grande timore per la possibilità di una nuova rivoluzione, a Parigi, in rue du Bac, nella cappella della Casa Madre della Compagnia delle Figlie della Carità, fondata San Vincenzo de Paoli nel 1633, Santa Caterina Labouré, allora ancora novizia, ricevette la prima apparizione della Beata Vergine Maria, rimanendo in colloquio con lei per più di due ore. Ad essa ne seguirono altre, di cui la più importante e nota avvenne il 27 ottobre dello stesso anno. In seguito a questi straordinari eventi, la veggente, compiendo la missione affidatale da Dio, fece coniare quella che dopo venne chiamata la "Medaglia Miracolosa", diffondendone la devozione che poi si è affermata in tutto il mondo. Da essa, quale sorgente inesauribile di ineffabili tesori di grazia e di conversione, per la gloria del Signore e la salvezza delle anime, sono scaturiti frutti inimmaginabili. In questa prima apparizione, in particolare, la Santa Vergine preannunciò tempi molto dolorosi per la Francia. Disse che il trono sarebbe caduto, che nel clero e nelle comunità religiose ci sarebbero state persecuzioni e numerose vittime, che penose tribolazioni si sarebbero abbattute su tutto il mondo. Parlando di questi avvenimenti Maria Santissima piangeva amaramente, mostrando in volto una profonda sofferenza, ma nondimeno assicurò la sua vicinanza costante e il suo sostegno con la sua intercessione, promettendo di spandere abbondanti grazie sulla comunità e su tutti coloro che le avessero chieste con fede e fervore, presentandosi ai piedi dell'altare. Invitò, dunque, tutti ad avere sempre totale fiducia in lei. La prima profezia si avverò appena una settimana dopo questa prima visione, allorché Carlo X fu costretto a lasciare il trono e Parigi, per lo scoppio della rivoluzione del 27 luglio 1830. Nel 1848 poi fu proclamata la Seconda Repubblica Francese e il Vescovo dovette fuggire. 40 anni dopo ebbe luogo la guerra franco-prussiana dal 1870 al 1871, con una grave carestia, per cui le suore si privarono di tutte le loro provviste per darle ai poveri, e lasciarono per sé solo poche minuzie. La Francia fu sconfitta e subito dopo colpita anche da una dura guerra civile, che sparse molto sangue per le vie della capitale, come era stato predetto dalla Madonna. Molti sacerdoti e religiosi morirono, e con loro anche il Vescovo. La paura attanagliava la popolazione, ma Caterina continuò con fiducia incrollabile a curare i feriti e i poveri. Appese diverse Sacre Medaglie Miracolose alle porte ed alle finestre del Convento, incoraggiando le consorelle a credere nel sostegno costante della Santa Vergine, che mai venne meno. Come Ella aveva promesso 40 anni prima, infatti, la comunità non fu danneggiata. Si riporta di seguito il racconto di questa prima apparizione, scritto dalla stessa Santa Caterina Labourè sul suo Diario, nel 1834: "Alle undici e mezzo mi sentii chiamare per nome: ‘Suor Labouré! Suor Labouré!’. Svegliatami, guardo dalla parte da dove proveniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tirai la tenda e vidi un bambino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi disse: ‘Venite in cappella, la Santa Vergine Vi aspetta’. Immediatamente mi venne da pensare: ‘Mi sentiranno!’. Ma quel bambino rispose pronto: ‘State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che Vi aspetto!’. Mi affrettai a vestirmi e seguii il bambino che era restato in piedi senza spingersi oltre la spalliera del letto. Il fanciullo mi seguì - o meglio, io seguii lui dovunque passava - tenendosi sempre alla mia sinistra. I lumi erano accesi dappertutto dove noi passavamo, il che mi sorprendeva molto. Rimasi però assai più meravigliata all’ingresso della cappella, quando la porta si aprì, appena il bambino l’ebbe toccata con la punta di un dito. La meraviglia poi fu ancora più completa quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna. Il bambino mi condusse nel presbiterio, accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il bambino rimase tutto il tempo in piedi. Poiché mi sembrava che passasse molto tempo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna. Finalmente giunse il sospirato momento. Il bambino mi avvertì, dicendomi: ‘Ecco la Santa Vergine, eccola!’. Sentii un rumore, come il fruscio di vesti di seta, venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di san Giuseppe, e vidi la Santa Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo ... Il bambino mi disse: ‘Ecco la Madonna!’. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiandomi sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia della Santa Vergine. Quello fu il momento più dolce della mia vita. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore spirituale e parecchie cose che non debbo dire. Mi insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e, mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che là avrei ricevuto tutti i conforti di cui ho bisogno. La Madonna mi disse: ‘Figlia mia, il buon Dio vuole affidarVi una missione. Essa sarà per Voi fonte di molte pene, ma soffrirete volentieri pensando che si tratta della gloria del buon Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in Voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle Vostre preghiere; rendetene conto a chi è incaricato della Vostra anima’. A questo punto la Madonna aggiunse con un’espressione molto triste: ‘I tempi, figlia mia, sono molto tristi. Gravi sciagure stanno per colpire la Francia. Il trono sarà rovesciato; tutto sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie (dicendo questo la Madonna aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare! Qui le grazie saranno sparse su tutti... Sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore, sui piccoli e sui grandi... Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla Comunità ... Sopraggiungeranno grandi mali; il pericolo sarà grande, ma non temete! Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi; vi accorderò molte grazie... VERRÀ UN MOMENTO IN CUI IL PERICOLO SARA' GRANDE E TUTTO SEMBRERÀ' PERDUTO, MAI IO SARÒ' CON VOI; ABBIATE FIDUCIA! In altre Comunità vi saranno vittime (la Santissima Vergine aveva le lacrime agli occhi dicendo questo); vittime ci saranno nel clero di Parigi e lo stesso Arcivescovo morirà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata; per le vie scorrerà il sangue; il mondo intero sarà nell’afflizione (qui la Vergine Santa non poteva più parlare: un gran dolore le era dipinto sul volto)’. Quanto tempo restai con la Madonna, non saprei dirlo. Tutto quello che so è che se ne andò, scomparendo come un’ombra che svanisce, dirigendosi verso la tribuna, dalla parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, rividi il bambino, là dove l’avevo lasciato, il quale mi disse: ‘Se ne è andata!’. Rifacemmo lo stesso cammino, trovando sempre tutti i lumi accesi e tenendosi quel bambino sempre alla mia sinistra. Credo che quel bambino fosse il mio Angelo Custode, resosi visibile per farmi vedere la Santa Vergine; io infatti l’avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce prodigiosa, ossia era sfolgorante di luce. Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno”.
  9. La Tradizione è la parola di Dio non scritta, ma comunicata a viva voce da Gesù Cristo dagli Apostoli, e giunta inalterata, di secolo in secolo per mezzo della Chiesa fino a noi.I suoi insegnamenti si trovano principalmente nei decreti dei Sacri Concili, negli scritti dei Santi Padri e Dottori della Chiesa, negli atti ufficiali solenni della Santa Sede, nelle parole e negli elementi costitutivi della Sacra Liturgia Cattolica.La Tradizione deve essere considerata fonte della Rivelazione divina allo stesso modo della Sacra Scrittura, e ad essa indissolubilmente legata per leggerla e comprenderla correttamente.
  10. Nostro Signore Gesù e la sua Santissima Madre, attraverso le visioni e le rivelazioni private concesse a Santa Veronica Giuliani nelle sue estasi mistiche, ci mostrano quanto siano gravi e penose per il nostro divin Salvatore, le colpe commesse dai consacrati. Moltissimi sacerdoti, religiosi, religiose, confessori e sacri ministri, vanno purtroppo all'inferno per i loro abominevoli peccati. Essi commettono sacrilegi, profanazioni, consacrano il Corpo e il Sangue di Cristo trattandolo come se ne fossero i padroni, prendendolo e tenendolo in mano non per glorificarlo, ma per oltraggiarlo vergognosamente, calpestandolo, ferendolo e flagellandolo ancora crudelmente, disprezzando la Sua Divina Maestà e il Suo Supremo Santo Sacrificio d'Amore. Questi sacerdoti per di più tradiscono la loro sacra missione di predicare il Vangelo e di essere buoni pastori e guide spirituali, corrompendo e distorcendo la Verità rivelata e la dottrina cattolica, ed in tal modo sviando ed ingannando i fedeli ad essi affidati, allontanandoli dalla via della grazia, della virtù e della santificazione, dal Paradiso, ed inducendoli, invece, sulla strada della perdizione. Santa Veronica Giuliani ci mostra, dunque, con il suo esempio, la necessità grandissima di pregare incessantemente per la santità di tutti i sacerdoti e i religiosi, in particolare di coloro che offendono maggiormente Dio, per la salvezza delle loro anime e di quelle affidate alla loro guida, perché comprendano le loro colpe e si convertano. Bisogna altresì offrire sacrifici in espiazione dei loro peccati, per riparare al male da essi compiuto, così da offrire anche consolazione al nostro Amabile Signore Gesù e contrastare l'opera del demonio. Il diavolo, infatti, sempre tenta i consacrati enormemente più delle persone comuni, proprio perché sa che corrompendoli potrà arrecare un danno smisuratamente maggiore alle anime ed al progetto salvifico di Dio. Riportiamo alcuni estratti dal diario della Santa mistica: "Questa notte, dopo lungo travaglio, ho avuto il raccoglimento nel quale il Signore mi ha fatto vedere una moltitudine di Sacerdoti, tutti con abito sacerdotale; ma anche, nel medesimo punto, mi ha fatto comprendere che, fra essi, vi sono molti Giuda e suoi nemici: […]. In un subito, una parte di essi sono divenuti come mostri infernali e peggio che gli stessi demoni. A questa vista così spaventevole il Signore, da capo a piedi tutto grondava Sangue; ed, in questo punto, mi ha comunicato che quel Sangue che Lui versava, glielo facevano versare i peccati c sacrilegi che commettevano detti Sacerdoti, ed erano come tante spade e pugnali, come tante ferite e colpi verso Sua Divina Maestà. E mi fece vedere quel suo preziosissimo Sangue scorrere come un fiume per terra, acciocché io vedessi la poca stima e poco conto che ne faceva chi aveva potestà di tenerlo nelle medesime mani ed anche riceverlo indegnamente, come facevano tutti quei tali che Egli mi faceva vedere. Io gli domandai se mi volesse fare intendere chi erano, ma Egli mi disse: «No, questi non si sapranno sino al dì del Giudizio. Già sono tutti condannati al fuoco eterno». lo risposi: «Sia fatta la vostra santa volontà! Ma ditemi, Signore, Voi non m’avete eletta per mezzana fra Voi e i peccatori. Ora io eccomi pronta anche a dare la vita e il sangue, per la gloria vostra e per salute di queste anime». II Signore mi disse: «Si, tutto è vero; ma ora, per questi tali, non vi è nessun rimedio, perché di continuo, mi calpestano e mi flagellano». Cosi dicendo, volto tutto severo, ha detto: «Ite, maledidetti!». Oh, Dio! In un subito, li ho veduti sparire come densissimo fumo. Quelli, invece, che erano restati con la veste sacerdotale, il Signore li ha benedetti, e li ha confermati padroni del suo Corpo e del suo Sangue (D 1,926). Una volta il Signore mi fece comprendere quanto gli dispiacciono le offese che gli recano i religiosi ed, in particolare, quelli che si fanno padroni del suo Santissimo Corpo e Sangue, cioè i Sacerdoti. «Questi tali -cosi mi disse il Signore- sono cagione di tirare al precipizio tutto il mondo, perché si servono di me, mi prendono, mi tengono nelle loro mani, non per magnificarmi, ma per farmi ogni ignominia ed oltraggio». Poi mi disse: «Mira». In un subito mi fece vedere, tutti quei tali divenuti più spaventevoli degli stessi demoni: «Non posso fare Grazie a questi; no, no, no!». E, di nuovo, li scacciò da Sé, con la maledizione (D II, 9). Mentre raccomandavo a Dio i bisogni presenti, mi parve d’intendere che Egli era molto offeso, a causa dei “Giuda” che lo tradiscono, ogni mattina, sul santo Altare. Iniziai, allora, ad offrirgli preghiere, a domandargli perdono delle mie colpe e delle mie ingratitudini, supplicandolo, per amor mio, di non castigarli; mi esibii a patire tormenti e pene, in penitenza dei miei peccati e di quelli altrui; gli chiesi anime, tutte le anime e dicevo: «Dio mio, Voi che siete tutto amore e carità; fatemi questa Grazia, deponete il castigo e perdonateci! Io mi esibisco a patire pene e tormenti per vostro amore». Detto ciò, capii che mi avrebbe fatto la Grazia, ma solo per quella volta. Allora, subito replicai: “Dio mio, questa Grazia la vorrei per sempre!”, ma Egli cosi rispose: Per adesso te la concedo:ma per sempre, no!”. Il Signore era davvero offeso» (cf. D III, 74). Una mattina, facendo la Comunione spirituale provai lo stesso effetto della Comunione sacramentale e fui rapita in estasi. Ricordo che Iddio mi raccomandò, in modo speciale, tutti i Sacerdoti, ma sopratutto quelli che stanno in disgrazia di Dio, poiché quanti, oh, quanti ve ne sono! In un’estasi, Maria SS.ma mi disse: Figlia, : vi sono cristiani che vivono come le bestie: non vi è più Fede nei fedeli. Vivene come se lddio non esistesse e mio Figlio sta col flagello in mano per punirli. Oh. quanti Sacerdoti, poi, e quanti Religiosi e Religiose offendono Dio! Tutti costoro calpestano i Sacramenti, disprezzano il Preziosissimo Sangue di Gesù e lo tengono sotto i loro piedi. Questi infettano le Comunità. le città intere sono come appestati, hanno il nome di cristiani, ma sono peggio dei demoni. Figlia, prega, patisci pene e fa’ che tutti facciano lo stesso, scacciò Iddio deponga il flagello». Al termine di una Messa, chiesi a Maria SS.ma di benedire, assieme al Padre celebrante, i miei superiori, le mie consorelle, tutti coloro che aiutano l’anima mia, il Pontefice e tutti i poveri cristiani, ed Ella cosi mi rispose: «Il Pontefice ne ha pochi di veri cristiani. Figlia, prega e fa’ pregare, soprattutto per i Sacerdoti che trattano malamente mio Figlio» (cf. D III, 1196).Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia, sappi che ora nel mondo è venuto un vivere tale che pochi si salveranno. Tutti offendono Dio, tutti sono contrari alla legge di Pio, ma quello che più dispiace a Dio è il peccato, specie quello commesso nelle comunità e dai Sacerdoti che, ogni mattina, consacrano indegnissimamente. Quanti, oh quanti vanno giù all’inferno. Figlia, Iddio vuole che tu patisca e preghi per tutti costoro». Maria SS.ma a S. Veronica: «Figlia, voglio che tu descriva i sette luoghi, più penosi, che stanno nell’inferno, per chi sono. Il primo è il luogo ove sta incatenato Lucifero, e con esso vi è Giuda che gli fa da sedia, e vi sono tutti quelli che sono stati seguaci di Giuda. Il secondo è il luogo ove stanno tutti i Sacerdoti ei Prelati di Santa Chiesa, poiché essendo stati elevati in dignità ed onori hanno pervertito maggiormente la Fede, calpestando il Sangue di Gesù Cristo, mio Figlio, con tanti enormi peccati —. Nel terzo luogo che tu vedesti, vi stanno tutte le anime dei Religiosi e delle Religiose. Nel quarto vi vanno tutti i confessori, per aver ingannato le anime, loro penitenti. Nel quinto, vi stanno tutte le anime dei giudici e dei governatori della giustizia. Il sesto luogo, invece, è quello destinato a tutti i Superiori e alle Superiore della Religione Nel settimo, infine, vi stanno tutti quelli che hanno voluto vivere di propria volontà e che hanno commesso ogni sorta di peccati, specie i peccati carnali» (DIV 744)Maria SS.ma a S. Veronica: «In un rapimento, fosti portata nell’inferno per subire nuove pene e, nel tuo arrivo, vedesti che precipitavano in esso tante e tante anime, ed ognuna aveva il suo luogo di tormento. Ti fu fatto conoscere che queste anime erano di varie Nazioni, di tutte le sorte di stati, cioè di cristiani e d’infedeli, di Religiose e di Sacerdoti. Proprio i Sacerdoti stanno più vicini a Lucifero, e patiscono cosi tanto che mente umana non può comprenderlo. All’arrivo di queste anime, tutto l’inferno si mette in festa e, in un istante, partecipano di tutte le pene dei dannati, offendendo Dio»."
  11. Le verità che Dio ha rivelato si contengono nella Sacra Scrittura e nella Tradizione. La Prima è la collezione dei libri scritti dai Profeti ed Agiografi, dagli Apostoli, e dagli Evangelisti per ispirazione dello Spirito Santo, e ricevuti dalla Chiesa come ispirati. Essa, inoltre, si divide in due parti: l'Antico e il Nuovo Testamento.Il Primo contiene i libri ispirati, scritti prima della venuta di Gesù Cristo. Il Nuovo quelli scritti dopo la venuta di Gesù Cristo.La Sacra Scrittura si chiama comunemente col nome di Sacra Bibbia, che significa "collezione di libri santi", è il libro per eccellenza, il libro dei libri, quello ispirato da Dio.Nella Sacra Scrittura non ci può essere nessun errore, perché, essendo tutta ispirata, è proprio Dio l'autore di tutte le sue parti. Nelle copie e traduzioni di essa, tuttavia, può essere stato commesso qualche sbaglio o dei copisti o dei traduttori. Nelle edizioni rivedute ed approvate dalla Chiesa cattolica, però. non ci può essere errore in ciò che riguarda la fede o la morale.La lettura della Bibbia non è strettamente necessaria a tutti i cristiani, quando si fanno istruire correttamente dalla Chiesa, ma è molto utile e raccomandata a tutti. Si possono leggere solamente quelle traduzioni volgari della Bibbia, che sono riconosciute fedeli dalla Chiesa cattolica, e sono accompagnate da spiegazioni approvate dalla Chiesa medesima, perché essa sola è legittima custode della Bibbia.Il vero senso delle Sacre Scritture noi possiamo conoscerlo solo per mezzo della Chiesa, perché solo la Chiesa non può sbagliare nell'interpretarle.Se ad un cristiano venisse offerta la Bibbia da un protestante, o da qualche emissario dei protestanti, egli dovrebbe rigettarla con orrore, perché proibita dalla Chiesa; se, poi, l'avesse ricevuta senza badarvi, dovrebbe subito gettarla alle fiamme, o consegnarla al proprio parroco.La Chiesa, infatti, proibisce le Bibbie protestanti perché o sono alterate e contengono errori, oppure, mancando della sua approvazione e delle note esplicative dei sensi oscuri, possono nuocere alla Fede.
  12. Santa Teresina del Bambin Gesù ci insegna come ogni persona sia unica e preziosa davanti a Dio, per quanto possa essere limitata o apparire insignificante rispetto alle altre. Ma Lui la ama infinitamente per come ella è, e l'ha stabilita in tale modo come elemento fondamentale del suo disegno d'amore, del suo giardino, in cui ogni fiore è diverso da tutti gli altri e contribuisce in modo essenziale ed insostituibile alla sua bellezza e al suo profumo. 5 –Ma Gesù mi ha istruita riguardo a questo mistero. Mi ha messo dinanzi agli occhi il libro della natura, ed ho capito che tutti i fiori della creazione sono belli, le rose magnifiche e i gigli bianchissimi non rubano il profumo alla viola, o la semplicità incantevole alla pratolina... Se tutti i fiori piccini volessero essere rose, la natura perderebbe la sua veste di primavera, i campi non sarebbero più smaltati di infiorescenze. Così è nel mondo delle anime, che è il giardino di Gesù. Dio ha voluto creare i grandi Santi, che possono essere paragonati ai gigli ed alle rose; ma ne ha creati anche di più piccoli, e questi si debbono contentare d’essere margherite o violette, destinate a rallegrar lo sguardo del Signore quand’egli si degna d’abbassarlo. La perfezione consiste nel fare la sua volontà, nell’essere come vuole lui. 6 –Ho capito anche un’altra cosa: l’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice la quale non resista affatto alla grazia, quanto nell’anima più sublime; in realtà, è proprio dell’amore umiliarsi, e se tutte le anime somigliassero ai santi Dottori, i quali hanno rischiarato la Chiesa con i lumi della loro dottrina, parrebbe che Dio misericordioso non discendesse abbastanza per raggiungerli; ma egli ha creato il bimbo il quale non sa nulla e si esprime soltanto con strilletti deboli deboli; ha creato il selvaggio il quale, nella sua totale miseria, possiede soltanto la legge naturale per regolarsi; e Dio si abbassa fino a loro! Anzi, sono questi i fiori selvatici che lo rapiscono perché sono tanto semplici. 7 –Abbassandosi fino a questo punto, Dio si mostra infinitamente grande. Allo stesso modo in cui il sole illumina i grandi cedri ed i fiorucci da niente come se ciascuno fosse unico al mondo, così Nostro Signore si occupa di ciascuna anima con tanto amore, quasi fosse la sola ad esistere; e come nella natura le stagioni tutte sono regolate in modo da far sbocciare nel giorno stabilito la pratolina più umile, così tutto risponde al bene di ciascun’anima."
  13. Maria Goretti salì al Cielo il 6 luglio del 1902, all'età di dodici anni, con la Corona di vergine e di martire, uccisa per aver voluto proteggere la sua castità. Il Papa Pio XII la canonizzò il 24 giugno del 1950 davanti ad una moltitudine di fedeli che gremiva Piazza San Pietro e che comprendeva anche la madre della piccola, i suoi fratelli e persino il suo assassino pentito. Riportiamo alcuni estratti del discorso tenuto dal Sommo Pontefice in quell'occasione: "Venerabili Fratelli e diletti figli, Per un amoroso disegno della Provvidenza divina l'esaltazione suprema di una umile figlia del popolo è stata celebrata in questo vespro luminoso con una solennità senza pari e in forma sin qui unica negli annali della Chiesa...la piccola e dolce Martire della purezza: Maria Goretti. Perché, diletti figli, siete accorsi in così sterminato numero alla sua glorificazione? Perché, ascoltando o leggendo il racconto della sua breve vita, così somigliante a una limpida narrazione evangelica per semplicità di linee, per colore di ambiente, per la stessa fulminea violenza della morte, vi siete inteneriti fino alle lacrime? Perché Maria Goretti ha conquistato così rapidamente i vostri cuori, fino a divenirne la prediletta, la beniamina? Vi è dunque in questo mondo, apparentemente travolto e immerso nell'edonismo, non soltanto una sparuta schiera di eletti assetati di cielo e di aria pura, ma folla, ma immense moltitudini, sulle quali il soprannaturale profumo della purezza cristiana esercita un fascino irresistibile e promettente: promettente e rassicurante.... Nella purezza era l'affermazione più elementare e significante del dominio perfetto dell'anima sulla materia; nell'eroismo supremo, che non s'improvvisa, era l'amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori; il sacrificio nel duro lavoro quotidiano; la povertà evangelicamente contenta e sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza celeste; la religione tenacemente abbracciata e voluta conoscere ogni dì più, fatta tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera; il desiderio ardente di Gesù Eucaristico, ed infine, corona della carità, l'eroico perdono concesso all'uccisore: rustica ghirlanda, ma così cara a Dio, di fiori campestri, che adornò il bianco velo della sua prima Comunione, e poco dopo il suo martirio.... A distanza di quasi cinquant'anni, tra la spesso insufficiente reazione dei buoni, la congiura del malcostume, valendosi di libri, di illustrazioni, di spettacoli, di audizioni, di mode, di spiagge, di associazioni, tenta di scalzare in seno alla società e alle famiglie, a danno principalmente della fanciullezza anche tenerissima, quelli che erano i presidi naturali della virtù. O giovani, fanciulli e fanciulle dilettissimi, pupille degli occhi di Gesù e dei Nostri, - dite - siete voi ben risoluti a resistere fermamente, con l'aiuto della grazia divina, a qualsiasi attentato che altri ardisse di fare alla vostra purezza?... Ed ora, o voi tutti che Ci ascoltate, in alto i cuori! Sopra le malsane paludi e il fango del mondo si stende un cielo immenso di bellezza. È il cielo che affascinò la piccola Maria; il cielo a cui ella volle ascendere per l'unica via che ad esso conduce: la religione, l'amore di Cristo, la eroica osservanza dei suoi comandamenti." Papa Pio XII
  14. Nel corso della sua vita Santa Maria Maddalena de Pazzi (1566-1607), nata da una nobile famiglia fiorentina e divenuta carmelitana all'età di 16 anni, ha ricevuto numerose e lunghe estasi ed immense grazie come lo scambio del suo cuore con quello di Gesù, le stigmate invisibili e i colloqui con la Santissima Trinità. Nonostante tutto ha sempre continuato a svolgere con umiltà e zelo instancabile i suoi doveri di monaca, nella quotidianità, conducendo una vita nascosta di preghiera, abnegazione e penitenza. Durante le estasi i suoi gesti e le sue parole esprimevano in vari modi il caldo invito a ricambiare l'Amore di Cristo per gli uomini e dimostrato con la Passione. Al tempo delle visioni è seguito poi quello delle malattie, o del "nudo soffrire", come ella affermava, che è durato fino alla sua morte. Ella è stata devotissima del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, offrendolo numerose volte al giorno a Dio, e donandosi come vittima per allontanare i castighi dall'umanità ed ottenere misericordia per i peccatori. Un giorno le apparve Gesù ed alla di lei richiesta di poter soffrire le sue stesse pene rispose: "Il mio Sangue non cerca vendetta come quello di Abele, ma soltanto misericordia. Esso lega le mani alla Giustizia Divina!". Così lei Gli disse: "Mi coprirò col Tuo Sangue, o Gesù, e Dio non vedrà i miei peccati". Pur con la sua vita nascosta, accettando le sofferenze che Dio le ha mandato, Santa Maria Maddalena de Pazzi ha procurato la salvezza a moltissime anime.
  15. Non è possibile per noi comprendere tutte le verità della Fede, perché alcune di esse sono misteri, ovvero verità superiori alla ragione in cui bisogna credere anche se non si è grado di capirle pienamente.Lo si deve fare, perché li ha rivelati Dio stesso, che essendo Verità e Bontà infinita non può ingannarsi né ingannare.I misteri sono superiori, ma non contrari alla ragione; è anzi la stessa ragione che ci persuade ad ammettere i misteri, questo perché è lo stesso Dio che ci ha dato il lume della ragione e rivelato i misteri, ed Egli non può contraddirsi.
  16. Nel giorno ventiquattro di giugno la Chiesa celebra la festa della Natività di S. Giovanni Battista. S. Giovanni Battista fu il precursore di Gesù Cristo, perché fu mandato da Dio per annunciare Gesù Cristo agli ebrei e prepararli a riceverlo. La Chiesa con una festa speciale onora la nascita di S. Giovanni Battista, perché questa fu santa, ed apportò al mondo una santa allegrezza. S. Giovanni Battista non nacque in peccato come gli altri uomini, perché fu santificato nel seno di sua madre santa Elisabetta, alla presenza di Gesù Cristo e della santissima Vergine. Il mondo si rallegrò della nascita di S. Giovanni Battista, perché questa gli indicava prossima la venuta del Messia. Iddio fece conoscere S. Giovanni Battista, fino dalla sua nascita, come precursore di Cristo con vari miracoli, e principalmente con questo, che suo padre Zaccaria, il quale aveva perduta la favella, la ricuperò prorompendo nel pio cantico Benedictus Dominus Deus Israel, col quale ringraziò il Signore per l'adempimento della promessa fatta ad Abramo di mandare il Salvatore, e si rallegrò col proprio figliuolo, che ne fosse il precursore. S. Giovanni Battista sino dalla giovinezza si ritirò nel deserto, dove passò la maggior parte della sua vita, e unì costantemente all'innocenza de' costumi un'austerissima penitenza. Fu decapitato per ordine di Erode Antipa, a cagione della santa libertà con cui aveva ripreso la vita scandalosa di questo principe. In S. Giovanni Battista dobbiamo imitare: 1. L'amore alla ritiratezza, all'umiltà e alla mortificazione; 2. lo zelo di far conoscere ed amar Gesù Cristo; 3. la fedeltà verso Dio nel preferire agli umani rispetti la sua Gloria e la salvezza del prossimo.
  17. La Fede e una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale noi, appoggiati all'autorità di Dio stesso, crediamo esser vero tutto quello che Egli ha rivelato, e che per mezzo della Chiesa ci propone a credere.Noi sappiamo le verità rivelate da Dio per mezzo della santa Chiesa che, in sè, è infallibile; cioè, per mezzo del Papa, successore di san Pietro, nell'esercizio supremo della sua Autorità di Vicario di Cristo e Sommo Pastore del popolo dei fedeli, e del Sacro Ministero Petrino, e per mezzo dei Vescovi successori degli Apostoli, nell'esercizio del loro Ministero Episcopale e della Potestas Docendi (potestà di insegnare) su di esso fondata, poiché gli Apostoli furono ammaestrati da Gesù Cristo medesimo.Di quelle cose che la santa Chiesa c'insegna, noi siamo sicurissimi, perché Gesù Cristo ha impegnato la sua parola, che la Chiesa non si sarebbe mai ingannata.La Fede si perde con negare o dubitare volontariamente anche di un solo articolo propostoci a credere.La Fede perduta si riacquista con pentirsi del peccato commesso e con credere di nuovo tutto quello che crede la santa Chiesa.
  18. Valerio

    PREGHIERE

    ATTO DI FEDE Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede. ATTO DI SPERANZA Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno. ATTO DI CARITÀ Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità; e per amore tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più.
  19. La virtù è una qualità dell'anima, per la quale si ha propensione, facilità e prontezza a conoscere ed operare il bene. Le principali virtù soprannaturali sono sette: cioè tre teologali e quattro cardinali. Le virtù teologali sono: la Fede, la Speranza e la Carità. Si chiamano virtù teologali, perché hanno Dio per oggetto immediato e principale, e ci sono infuse da Lui. Hanno Dio per oggetto immediato, perché con la Fede noi crediamo in Dio, e crediamo tutto ciò che Egli ha rivelato; con la Speranza speriamo di possedere Dio; con la Carità amiamo Dio e in Lui amiamo noi stessi e il prossimo. Iddio per sua bontà ci infonde nell'anima le virtù teologali quando ci adorna della sua grazia santificante, e perciò quando ricevemmo il Battesimo fummo arricchiti di queste virtù, e con esse, dei doni dello Spirito Santo. Per salvarsi, tuttavia, per chi ha l'uso della ragione, non basta aver ricevuto nel Battesimo le virtù teologali; ma è necessario farne spesso gli atti. Noi tutti siamo obbligati a fare gli atti di Fede, di Speranza e di Carità: 1. giunti all'uso della ragione; 2. spesse volte nel decorso della vita; 3. in pericolo di morte.
  20. Per contrarre validamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero da ogni impedimento matrimoniale dirimente, e prestare liberamente il proprio consenso al contratto del matrimonio dinanzi al proprio parroco o ad un sacerdote da lui delegato, e a due testimoni.Per contrarre lecitamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero dagli impedimenti matrimoniali impedienti, essere istruito nelle cose principali della religione, ed essere in stato di grazia, altrimenti si commetterebbe un sacrilegio.Gli impedimenti matrimoniali sono tali circostanze che rendono il matrimonio o invalido, o illecito. Nel primo caso si dicono impedimenti dirimenti, nel secondo impedimenti impedienti.Impedimenti dirimenti sono, per esempio, la consanguineità fino al quarto grado, la parentela spirituale, il voto solenne di castità, la diversità di culto tra battezzati e non battezzati, ecc...Impedimenti impedienti sono, per esempio, il tempo proibito, il voto semplice di castità, ecc...I fedeli sono obbligati a manifestare all'autorità ecclesiastica gli impedimenti matrimoniali che conoscono; ed è perciò che dai parroci si fanno le pubblicazioni. Solamente la Chiesa ha la podestà di stabilire impedimenti e di giudicare della validità del matrimonio fra i cristiani, come la Chiesa sola può dispensare da quelli impedimenti che essa ha stabiliti, perché nel matrimonio cristiano non potendosi dividere il contratto dal sacramento, anche il contratto cade sotto la potestà della Chiesa, alla quale sola Gesù Cristo conferì il diritto di far leggi e decisioni nelle cose sacre.Il vincolo del matrimonio cristiano non può essere sciolto dall'autorità civile, perché questa non può ingerirsi in materia di sacramenti, e separare ciò che Dio ha congiunto.Il matrimonio civile non è altro che una formalità prescritta dalla legge al fine di dare e di assicurare gli effetti civili ai coniugati e alla loro prole. Per un cristiano, non basta fare il solo contratto civile, perché questo non è sacramento, e quindi non è vero matrimonio.Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile sarebbero in stato di continuo peccato mortale, e la loro unione resterebbe sempre illegittima innanzi a Dio e alla Chiesa. Si deve fare anche il matrimonio civile, perché sebbene questo non sia sacramento, pur tuttavia serve per garantire ai contraenti e ai loro figliuoli gli effetti civili della società coniugale; e però di regola generale dall'autorità ecclesiastica non si permette il matrimonio religioso se non quando siano iniziati gli atti prescritti dalla legge civile.
  21. La santissima Trinità si onora dalla Chiesa in ogni giorno dell'anno e principalmente nelle domeniche; ma se ne fa una festa particolare nella prima domenica dopo la Pentecoste, affinché comprendiamo che il fine dei misteri di Gesù Cristo e della discesa dello Spirito Santo, è stato di condurci a conoscere la Trinità santissima, e ad onorarla in spirito e verità. Santissima Trinità vuol dire: Dio uno in tre persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Dio è purissimo spirito; ma le tre Persone divine si rappresentano con certe immagini per far conoscere alcune proprietà od azioni che loro si attribuiscono, od il modo in cui qualche volta sono apparse. Dio Padre si rappresenta in forma di vecchio per significare così l'eternità divina, e perché Egli è la prima Persona della santissima Trinità e il principio delle altre due Persone. Il Figliuolo di Dio si rappresenta in forma di uomo, perché Egli é anche vero uomo, avendo assunta l'umana natura per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo si rappresenta in forma di colomba, perché in questa forma discese sopra Gesù Cristo quando fu battezzato da S. Giovanni. Nella festa della santissima Trinità dobbiamo fare cinque cose: 1. adorare il mistero di Dio Uno e Trino; 2. ringraziare la santissima Trinità di tutti i benefici temporali e spirituali che riceviamo; 3. consacrare tutti noi stessi a Dio, e assoggettarci interamente alla sua divina provvidenza; 4. pensare che nei Battesimo siamo entrati nella Chiesa, e divenuti membri di Gesù Cristo per l'invocazione e per la virtù del nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; 5. risolvere di far sempre con devozione il segno della Croce, che esprime questo mistero, e di recitare con fede viva e con intenzione di glorificare la santissima Trinità quelle parole che la Chiesa ripete così sovente: Sia gloria al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo.
  22. I ministri di questo sacramento sono gli stessi sposi, che vicendevolmente conferiscono e ricevono il sacramento. Questo sacramento, conservando la natura di contratto, si amministra dagli stessi contraenti col dichiarare alla presenza del loro parroco, o di un suo delegato, e di due testimoni di unirsi in matrimonio. La benedizione che il parroco dà agli sposi non è necessaria per costituire il sacramento, ma si dà per sanzionare a nome della Chiesa la loro unione, e per chiamare sempre più sopra di essi le benedizioni di Dio. Chi contrae matrimonio deve avere l'intenzione: - di fare la volontà di Dio, che lo chiama a tale stato; - di operare in esso la salute dell'anima propria: - di allevare cristianamente i figliuoli, se Dio concede di averne. Gli sposi, per ricevere con frutto il sacramento del Matrimonio devono: - raccomandarsi di cuore a Dio per conoscere la sua volontà, e per ottenere da lui quelle grazie, che sono necessarie in tale stato; - consultarsi coi propri genitori prima di farne la promessa, come lo esige l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai medesimi; - prepararsi con una buona confessione, anche generale, se fa bisogno, di tutta la vita; - schivare ogni pericolosa familiarità di tratto e di parola nel conversare insieme. Le persone congiunte in matrimonio devono: - custodire inviolata la fedeltà coniugale e comportarsi sempre cristianamente in tutto; - amarsi scambievolmente, sinceramente e profondamente, sopportandosi a vicenda con pazienza, e vivere in pace e concordia; - se hanno dei figliuoli, pensare seriamente a provvederli secondo il bisogno; dar loro una cristiana educazione; e lasciare ad essi la libertà di scegliere lo stato a cui sono chiamati da Dio.
  23. Il Matrimonio e un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l'uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l'un l'altro santamente e di allevare cristianamente i figli. Il Matrimonio fu istituito da Dio stesso nel paradiso terrestre, e nel nuovo Testamento fu elevato da Gesù Cristo alla dignità di sacramento. Il sacramento del Matrimonio significa, in modo speciale, l'indissolubile unione di Gesù Cristo con la santa Chiesa sua sposa e nostra amantissima madre. Si dice che il vincolo del matrimonio è indissolubile ossia che non si può sciogliere se non per la morte di uno dei coniugi, perché così ha stabilito Dio fin da principio, e così ha solennemente proclamato Gesù Cristo Signor nostro. Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento, per tale ragione il solo matrimonio civile non è un vero matrimonio, in quanto non possiede valore sacramentale. Il sacramento del Matrimonio: - dà l'aumento della grazia santificante; - conferisce la grazia speciale per adempiere fedelmente tutti doveri matrimoniali.
  24. L'Ordine Sacro è il sacramento che dà la potestà di esercitare i sacri ministeri che riguardano il culto di Dio e la salute delle anime, e che imprime nell'anima di chi lo riceve il Carattere di ministro di Dio. Si chiama Ordine perché consiste in vari gradi, l'uno subordinato all'altro, dai quali risulta la sacra Gerarchia. Supremo tra essi è l'Episcopato, che contiene la pienezza del sacerdozio; quindi il Presbiterato o Sacerdozio semplice, poi il Diaconato, e gli Ordini che si dicono minori. Gesù Cristo ha istituito immediatamente i due gradi superiori dell'Ordine Sacro, che sono l'Episcopato e il Sacerdozio semplice; per mezzo degli Apostoli poi istituì il Diaconato, dal quale derivano gli altri Ordini inferiori. Gesù Cristo ha istituito l'Ordine Sacerdotale nell'ultima Cena, quando conferì agli Apostoli e ai loro successori la potestà di consacrare la SSma Eucaristia. Il giorno poi della sua resurrezione conferì ai medesimi il potere di rimettere e di ritenere i peccati, costituendoli cosi i primi sacerdoti della nuova legge in tutta la pienezza della loro potestà. Il ministro del sacramento dell'Ordine è unicamente il Vescovo. La dignità del Sacerdozio cristiano è grandissima per la doppia potestà che ad esso ha conferito Gesù Cristo sul suo Corpo reale e sul suo Corpo mistico, che è la Chiesa; e per la divina missione affidata ai sacerdoti di condurre tutti gli uomini alla vita eterna. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell'inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa. Disprezzare ed insultare un sacerdote è peccato gravissimo, perché il disprezzo e le ingiurie che si rivolgono contro i sacerdoti, ricadono sopra Gesù Cristo stesso, il quale ha detto ai suoi Apostoli: chi disprezza voi, disprezza Me. Il fine di chi abbraccia lo stato ecclesiastico deve essere unicamente la gloria di Dio e la salute delle anime. Per entrare nello stato ecclesiastico è necessaria, prima di tutto, la vocazione divina. Per sapere se Dio chiama allo stato ecclesiastico si deve: - pregare con fervore il Signore che manifesti qual è la sua volontà; - prendere consiglio dal proprio Vescovo o da un savio e prudente direttore; - esaminare con diligenza se si abbia l'abilità necessaria agli studi, ai ministeri, ed agli obblighi di questo stato. Chi entrasse nello stato ecclesiastico senza vocazione divina farebbe un grave male e si metterebbe in pericolo di perdizione. I genitori che per motivi temporali, inducono i figliuoli ad abbracciare senza vocazione lo stato ecclesiastico, commettono essi pure gravissima colpa, perché con ciò usurpano il diritto che Dio ha riservato a sé solo di scegliere i suoi ministri, e mettono i figliuoli in pericolo di eterna dannazione. I fedeli devono: - lasciare ai loro figliuoli e dipendenti piena libertà di seguire la vocazione di Dio; - pregar Iddio che si degni di concedere alla sua Chiesa buoni pastori e zelanti ministri, essendo anche a tal fine istituiti i digiuni delle quattro tempora; - avere un singolare rispetto verso tutti quelli che sono, per mezzo degli Ordini, consacrati al servizio di Dio.
  25. La liturgia dei tre ultimi giorni della Settimana Santa è tutta pervasa del ricordo della redenzione. Nelle ufficiature, che sono tra le più belle dell'anno, la Chiesa ricorda i grandi avvenimenti che hanno caratterizzato gli ultimi giorni di vita del Salvatore e ci fa celebrare il mistero della nostra redenzione. Meravigliosa celebrazione, in cui la passione ci è resa misteriosamente presente affinché rinnoviamo la nostra vita alle sorgenti stesse da cui è scaturita. Il Giovedì Santo è consacrato al ricordo vivo dell'istituzione dell'Eucaristia e del Sacerdozio. Alla vigilia della sua morte, il giovedì, celebrando la Pasqua coi suoi discepoli, Gesù, gran sacerdote della nuova legge, trasformò il banchetto rituale dei Giudei in un banchetto ancora più sacro, in cui Lui stesso, autentico agnello pasquale, si diede in nutrimento a coloro che doveva riscattare con la sua morte di croce. Lo stesso giorno il vescovo procede alla benedizione degli olii santi: è così manifesto che i sacramenti, di cui gli olii sono, in parte la materia, hanno la loro sorgente in Cristo, rappresentato dal vescovo, e attingono la loro fecondità nel mistero pasquale della salvezza. Inoltre oggi si svolge, nella Messa Vespertina, la cerimonia del "Mandatum": ricordo commovente del gesto pieno di umiltà e di carità col quale Gesù volle contrassegnare il "comandamento nuovo" dell'amore fraterno. MESSA VESPERTINA IN COENA DOMINI Nel momento stesso in cui si tramava la sua morte, il Salvatore istituiva il mezzo di perpetuare il suo sacrificio e di continuare tra noi la sua presenza. Nel ricordo della cena, la Chiesa celebra oggi il santo sacrificio con gioia raggiante: essa riveste i suoi ministri con paramenti di festa e canta il Gloria in excelsis, mentre suonano tutte le campane. Generalmente in ogni chiesa c'è una sola Messa, alla sera; tutto il clero vi partecipa e vi si comunica. Ciò vuol significare, nel giorno anniversario dell'istituzione dell'eucaristia, che non vi è che un sacerdozio, incaricato da Gesù stesso di rinnovare perpetuamente il suo sacrificio. Nelle preghiere del Canone della Messa, al Communicantes e al momento della Consacrazione, la Chiesa ci fa pensare con commozione a Gesù che istituisce e celebra il sacrificio di ringraziamento, la vigilia della sua passione. PROPRIO DELLA S.MESSA INTROITUS Gal 6:14.- Nos autem gloriári opórtet in Cruce Dómini nostri Iesu Christi: in quo est salus, vita et resurréctio nostra: per quem salváti et liberáti sumus ~~ Ps 66:2- Deus misereátur nostri, et benedícat nobis: illúminet vultum suum super nos, et misereátur nostri. ~~ Nos autem gloriári opórtet in Cruce Dómini nostri Iesu Christi: in quo est salus, vita et resurréctio nostra: per quem salváti et liberáti sumus Gal 6:14.- Quanto a noi non sia mai che ci gloriamo d'altro se non della croce del Signor nostro Gesù Cristo; in Lui è la salvezza, la vita e la resurrezione nostra; per mezzo suo siamo stati salvati e liberati. ~~ Ps 66:2- Dio abbia pietà di noi e ci benedica; faccia splendere su di noi il suo sguardo e ci usi pietà. ~~ Quanto a noi non sia mai che ci gloriamo d'altro se non della croce del Signor nostro Gesù Cristo; in Lui è la salvezza, la vita e la resurrezione nostra; per mezzo suo siamo stati salvati e liberati. Gloria Durante il canto del Gloria si suonano le campane che poi rimarranno mute fino al Gloria della Notte di Pasqua. ORATIO Orémus. Deus, a quo et Iudas reatus sui poenam, et confessiónis suæ latro praemium sumpsit, concéde nobis tuæ propitiatiónis efféctum: ut, sicut in passióne sua Iesus Christus, Dóminus noster, diversa utrísque íntulit stipéndia meritórum; ita nobis, abláto vetustátis erróre, resurrectiónis suæ grátiam largiátur: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen. Preghiamo. Dio, da cui Giuda ricevette il castigo del suo delitto e il ladrone il premio del suo pentimento, fa a noi sentire l'effetto della tua pietà, affinché, come nella sua Passione Gesù Cristo Signor nostro diede all'uno e all'altro il dovuto trattamento, cosi tolte da noi le aberrazioni dell'uomo vecchio, ci dia la grazia della sua risurrezione. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. LECTIO Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Corínthios. 1 Cor 11:20-32. (In questo racconto dell'ultima cena, tramandato da S. Paolo, si inseriscono precetti riguardanti la carità fraterna. Non è forse questo il comandamento nuovo che Gesù diede ai suoi discepoli in questo giorno? E il sacrificio della Messa, realizzazione sacramentale, come la cena, del sacrificio della Croce, non è il fattore principale dell'unità cristiana?) Fratres: Conveniéntibus vobis m unum, iam non est Domínicam coenam manducáre. Unusquísque enim suam cenam præsúmit ad manducándum. Et alius quidem ésurit: álius autem ébrius est. Numquid domos non habétis ad manducándum et bibéndum? aut ecclésiam Dei contémnitis, et confúnditis eos, qui non habent? Quid dicam vobis? Laudo vos? In hoc non laudo. Ego enim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam Dóminus Iesus, in qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias agens fregit, et dixit: Accípite, et manducáte: hoc est corpus meum, quod pro vobis tradétur: hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem, postquam coenávit, dicens: Hic calix novum Testaméntum est in meo sánguine: hoc fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem. Quotiescúmque enim manducábitis panem hunc et cálicem bibétis: mortem Dómini annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem hunc vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et sánguinis Dómini. Probet autem seípsum homo: et sic de pane illo edat et de cálice bibat. Qui enim mandúcat et bibit indígne, iudícium sibi mandúcat et bibit: non diiúdicans corpus Dómini. Ideo inter vos multi infirmi et imbecílles, et dórmiunt multi. Quod si nosmetípsos diiudicarémus, non útique iudicarémur. Dum iudicámur autem, a Dómino corrípimur,ut non cum hoc mundo damnémur. Fratelli; quando vi adunate in sacra adunanza, non vi comportate come chi deve prepararsi a mangiare la Cena del Signore, poiché ciascuno pensa a consumare la propria cena tanto che uno patisce la fame e l'altro si ubriaca. Ma non avete le vostre case per mangiare e bere? O avete in disprezzo l'assemblea di Dio e desiderate far arrossire coloro che non hanno nulla? Che " devo dirvi? forse lodarvi? In questo certamente no, Quello infatti che io vi ho insegnato me l'ha comunicato il Signore, e cioè: II Signore Gesù la notte in cui fu tradito, prese il pane e, dopo aver reso le grazie a Dio, lo spezzò e disse: «Prendete e mangiate: questo è il mio Corpo, che sarà dato a morte per voi; fate questo in memoria di me». E similmente, dopo aver cenato, prese anche il Calice, dicendo: «Questo Calice è il nuovo Patto nel mio Sangue: fate questo tutte le volte che ne berrete in mio ricordo», Quindi ogni qualvolta mangerete questo Pane e berrete questo Calice annunzierete la morte del Signore, finché Egli non venga. Chiunque dunque mangerà questo Pane o berrà il Calice del Signore indegnamente sarà reo del Sangue e del Corpo del Signore. Ognuno pertanto esamini se stesso e poi mangi di quel Pane e beva di quel Calice; perché chi ne mangia e ne beve indegnamente, non pensando che quello è il Corpo del Signore, mangia e beve la sua condanna. Ecco perché tra voi ci sono molti malati e deboli, e parecchi ne muoiono. Se ci esaminassimo bene da noi stessi, non saremmo condannati; invece se siamo giudicati dal Signore, Egli deve castigarci per non condannarci col mondo GRADUALE Phil 2:8-9 Christus factus est pro nobis oboediens usque ad mortem, mortem autem crucis V. Propter quod et Deus exaltávit illum: et dedit illi nomen, quod est super omne nomen. Il Cristo si è fatto per noi obbediente fino alla morte e morte di croce. V. Perciò Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome, che è sopra ogni altro nome. EVANGELIUM Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Ioánnem. Ioann 13:1-15 (Avendo già riportato nell'Epistola l'istituzione dell'eucaristia, la liturgia ci parla ora della grande lezione di aiuto fraterno di cui Gesù, durante la cena, volle dare un indimenticabile esempio ai suoi discepoli.) Ante diem festum Paschae, sciens Iesus, quia venit hora eius, ut tránseat ex hoc mundo ad Patrem: cum dilexísset suos, qui erant in mundo, in finem diléxit eos. Et cena facta, cum diábolus iam misísset in cor, ut tráderet eum Iudas Simónis Iscariótæ: sciens, quia ómnia dedit ei Pater in manus, et quia a Deo exivit, et ad Deum vadit: surgit a cena et ponit vestiménta sua: et cum accepísset línteum, præcínxit se. Deinde mittit aquam in pelvim, et coepit laváre pedes discipulórum, et extérgere línteo, quo erat præcínctus. Venit ergo ad Simónem Petrum. Et dicit ei Petrus: Dómine, tu mihi lavas pedes? Respóndit Iesus et dixit ei: Quod ego fácio, tu nescis modo, scies autem póstea. Dicit ei Petrus: Non lavábis mihi pedes in ætérnum. Respóndit ei Iesus: Si non lávero te, non habébis partem mecum. Dicit ei Simon Petrus: Dómine, non tantum pedes meos, sed et manus et caput. Dicit ei Iesus: Qui lotus est, non índiget nisi ut pedes lavet, sed est mundus totus. Et vos mundi estis, sed non omnes. Sciébat enim, quisnam esset, qui tráderet eum: proptérea dixit: Non estis mundi omnes. Postquam ergo lavit pedes eórum et accépit vestiménta sua: cum recubuísset íterum, dixit eis: Scitis, quid fécerim vobis? Vos vocátis me Magíster et Dómine: et bene dícitis: sum étenim. Si ergo ego lavi pedes vestros, Dóminus et Magíster: et vos debétis alter altérius laváre pedes. Exémplum enim dedi vobis, ut, quemádmodum ego feci vobis, ita et vos faciátis. Prima della festa di Pasqua, Gesù sapendo che per lui era venuta l'ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine: e fatta la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figliuolo di Simone Iscariota, il disegno di tradirlo: sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, e ch'era venuto da Dio e a Dio se ne tornava: si leva da tavola, depone il mantello e, preso un asciugatoio, se Io cinge. Poi versa dell'acqua nel bacino, e si mette a lavare i piedi ai discepoli e a rasciugarli con l'asciugatoio. Viene dunque a Simon Pietro; e Pietro gli dice: Signore, tu lavare i piedi a me? Gesù gli rispose: «Quel che io faccio, tu adesso non lo sai; ma lo capirai dopo». Pietro gli dice: Tu non mi laverai i piedi, mai! E Gesù gli risponde: «Se io non ti laverò, non avrai parte con me». E Simon Pietro gli dice: Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo! E Gesù gli dice : «Chi è stato lavato, non ha bisogno di lavarsi, se non i piedi, ma è interamente mondo. E voi siete mondi, ma non tutti». Siccome sapeva chi era colui che l'avrebbe tradito, per questo disse: «Non tutti siete mondi». Come dunque ebbe loro lavato i piedi, ed ebbe ripreso il mantello, rimessosi a tavola, disse loro: « Lo capite quel che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Orbene, se io, che sono il Signore e il Maestro , vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi l'uno all'altro. Poiché vi ho dato un esempio, affinché cosi come ho fatto io, facciate anche voi». Credo OFFERTORIUM Ps 117:16 et 17. Déxtera Dómini fecit virtútem, déxtera Dómini exaltávit me: non móriar, sed vivam, et narrábo ópera Dómini. La destra del Signore ha mostrato la sua potenza; la destra del Signore mi ha esaltato: non morrò, ma vivrò e narrerò le opere del Signore. SECRETA Ipse tibi, quaesumus, Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus, sacrifícium nostrum reddat accéptum, qui discípulis suis in sui commemoratiónem hoc fíeri hodiérna traditióne monstrávit, Iesus Christus, Fílius tuus, Dóminus noster: Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen. O Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, ti renda accetto questo nostro sacrificio quegli stesso, che con l'odierna istituzione insegnò ai suoi discepoli di offrirlo in sua memoria, Gesù Cristo, Figlio tuo, Signore nostro; il quale con te vive e regna. Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen. PRÆFATIO DE SANCTA CRUCE Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre, nos tibi semper et ubíque grátias ágere: Dómine sancte, Pater omnípotens, ætérne Deus: Qui salútem humáni géneris in ligno Crucis constituísti: ut, unde mors oriebátur, inde vita resúrgeret: et, qui in ligno vincébat, in ligno quoque vincerétur: per Christum, Dóminum nostrum. Per quem maiestátem tuam laudant Angeli, adórant Dominatiónes, tremunt Potestátes. Coeli coelorúmque Virtútes ac beáta Séraphim sócia exsultatióne concélebrant. Cum quibus et nostras voces ut admítti iúbeas, deprecámur, súpplici confessióne dicéntes È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: Che hai procurato la salvezza del genere umano col legno della Croce: così che da dove venne la morte, di là risorgesse la vita, e chi col legno vinse, dal legno fosse vinto: per Cristo nostro Signore. Per mezzo di Lui la tua maestà lodano gli Angeli, adorano le Dominazioni e tremebonde le Potestà. I Cieli, le Virtù celesti e i beati Serafini la celebrano con unanime esultanza. Ti preghiamo di ammettere con le loro voci anche le nostre, mentre supplici confessiamo dicendo INFRA ACTIONEM Communicántes et diem sacratíssimum celebrántes, quo Dóminus noster Iesus Christus pro nobis est tráditus: sed et memóriam venerántes, in primis gloriósæ semper Vírginis Maríæ, Genetrícis eiúsdem Dei et Dómini nostri Iesu Christi: sed et beati Ioseph, eiusdem Virginis Sponsi, et beatórum Apostolórum ac Mártyrum tuórum, Petri et Pauli, Andréæ, Iacóbi, Ioánnis, Thomæ, Iacóbi, Philíppi, Bartholomaei, Matthaei, Simónis et Thaddaei: Lini, Cleti, Cleméntis, Xysti, Cornélii, Cypriáni, Lauréntii, Chrysógoni, Ioánnis et Pauli, Cosmæ et Damiáni: et ómnium Sanctórum tuórum; quorum méritis precibúsque concédas, ut in ómnibus protectiónis tuæ muniámur auxílio. Iungit manus. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen. Uniti in una stessa comunione celebriamo il giorno santissimo nel quale nostro Signore Gesù Cristo fu consegnato per noi; e veneriamo anzitutto la memoria della stessa gloriosa sempre Vergine Maria, Madre del medesimo nostro Dio e Signore Gesù Cristo: e di quella del beato Giuseppe, Sposo della medesima Vergine e dei tuoi beati Apostoli e Martiri: Pietro e Paolo, Andrea, Giacomo, Giovanni, Tommaso, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Simone e Taddeo, Lino, Cleto, Clemente, Sisto, Cornelio, Cipriano, Lorenzo, Crisogono, Giovanni e Paolo, Cosma e Damiano, e di tutti i tuoi Santi; per i meriti e per le preghiere dei quali concedi che in ogni cosa siamo assistiti dall'aiuto della tua protezione. Per il medesimo Cristo nostro Signore. Amen. Hanc ígitur oblatiónem servitútis nostræ, sed et cunctæ famíliæ tuæ, quam tibi offérimus ob diem, in qua Dóminus noster Iesus Christus trádidit discípulis suis Córporis et Sánguinis sui mystéria celebránda: quaesumus, Dómine, ut placátus accípias: diésque nostros in tua pace dispónas, atque ab ætérna damnatióne nos éripi et in electórum tuórum iúbeas grege numerári. Per eúndem Christum, Dóminum nostrum. Amen. Ti preghiamo, dunque, o Signore, di accettare placato questa offerta di noi tuoi servi e di tutta la tua famiglia, che ti offriamo per il giorno in cui nostro Signore Gesù Cristo affidò ai suoi discepoli di celebrare i misteri del Corpo e del Sangue: ti preghiamo, o Signore, fa che i nostri giorni scorrano nella tua pace e che noi veniamo liberati dall’eterna dannazione e annoverati nel gregge dei tuoi eletti. Per Cristo nostro Signore. Amen. Quam oblatiónem tu, Deus, in ómnibus, quaesumus, bene ☩ díctam, adscríp ☩ tam, ra ☩ tam, rationábilem acceptabilémque fácere dignéris: ut nobis Cor ☩ pus, et San ☩ guis fiat dilectíssimi Fílii tui, Dómini nostri Iesu Christi. La quale offerta Tu, o Dio, degnati, te ne supplichiamo, di rendere in tutto e per tutto benedetta, ascritta, ratificata, ragionevole e accettabile affinché diventi per noi il Corpo e il Sangue del tuo dilettissimo Figlio nostro Signore Gesù Cristo. Qui prídie, quam pro nostra omniúmque salúte paterétur, hoc est hódie, accépit panem in sanctas ac venerábiles manus suas, et elevátis óculis in coelum ad te Deum, Patrem suum omnipoténtem, tibi grátias agens, bene ☩ dixit, fregit, dedítque discípulis suis, dicens: Accípite, et manducáte ex hoc omnes. HOC EST ENIM CORPUS MEUM. Il Quale nella vigilia della Passione, cioè oggi, preso del pane nelle sue sante e venerabili mani , alzati gli occhi al cielo, a Te Dio Padre suo onnipotente rendendoti grazie, lo benedisse, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: Prendete e mangiatene tutti: QUESTO È IL MIO CORPO. Il resto del Canone è come al solito. All’ Agnus Dei si risponde tutte e tre le volte “miserere nobis”. Non si dà il bacio di pace e si omette l’orazione “Domine Iesu Christe qui dixisti”. COMMUNIO Ioann 13:12, 13 et 15. Dóminus Iesus, postquam coenávit cum discípulis suis, lavit pedes eórum, et ait illis: Scitis, quid fécerim vobis ego, Dóminus et Magíster? Exemplum dedi vobis, ut et vos ita faciátis. Il Signore Gesù, come ebbe cenato con i suoi discepoli, lavò loro i piedi, e disse: comprendete quel che io, Signore e maestro ho fatto a voi? Io vi ho dato l'esempio, perché cosi facciate anche voi. POSTCOMMUNIO Orémus. Refécti vitálibus aliméntis, quaesumus, Dómine, Deus noster: ut, quod témpore nostræ mortalitátis exséquimur, immortalitátis tuæ múnere consequámur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen. Preghiamo. O Signore Dio nostro, ristorati da questi vitali alimenti, concedici di conseguire, col dono della tua immortalità, ciò che celebriamo durante la nostra vita mortale. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
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