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Valerio

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Blog Entries posted by Valerio

  1. Valerio
    Da qualche giorno è stato attivato un nuovo sito internet che cerca di favorire lo sviluppo delle scuole autenticamente cattoliche, cioè legate alla messa tridentina e in coerenza con la dottrina cattolica tradizionale (senza compromissione con il modernismo teologico):
    www.rinascita.education
    Molti papi hanno sottolineato che la scelta di una scuola cattolica è un'importantissima responsabilità dei genitori verso i loro figli e che la frequentazione di una scuola “neutra” o “laica” può essere tollerata soltanto in determinate circostanze:
    “I fanciulli non frequenteranno scuole acattoliche, neutre, miste, e solamente il vescovo potrà tollerarlo con le dovute cautele.”
    (Codice di diritto canonico 1917, § 1374)
    Purtroppo l’Italia è rimasta molto indietro rispetto ad altri paesi in Europa dove esistono delle scuole della Tradizione spesso già da decenni (ad esempio in Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Polonia). Il nuovo sito vuole essere uno strumento modesto per accelerare il recupero di questo ritardo:
    • mostrando la varietà delle scuole già esistenti per facilitare la scelta di quella adatta per i singoli bambini;
    • mettendo in contatto famiglie desiderose di avere una nuova scuola "tradizionale" nella loro regione;
    • Incoraggiando ognuno a collaborare a modo suo per lo sviluppo dell’insegnamento cattolico in Italia. Servono più benefattori per assicurare lo sviluppo degli istituti già esistenti (come la Scuola San Pancrazio vicino Roma);
    • facendo conoscere le congregazioni insegnanti; tesori spesso ignoti;
    • aiutando chi vuole seguire degli studi scientifici sulla storia dell’insegnamento cattolico.
    Il nuovo sito di RINASCITA DELLE SCUOLE CATTOLICHE è affiancato anche da una pagina facebook:
    https://www.facebook.com/RinascitaScuoleCattoliche/
  2. Valerio
    I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale meritano l'Inferno.
    Il ricco epulone, di cui parla il Vangelo, non serviva Dio osservando la sua Legge, ma le proprie passioni. Quando morì andò nell'Inferno (v. Lc 16, 19-26)
    I cattivi sono coloro che peccano disobbedendo ai comandamenti di Dio, così servono le loro passioni, il mondo, il demonio. Anche se compiono qualche opera buona, questa, non essendo essi in amicizia con Dio, non li rende meritevoli del premio eterno, che il Signore ha preparato per quelli che Lo amano.
    Chi muore in peccato mortale, senza prima essersi riconciliato con Dio, non ha la grazia, cioè l'amicizia con Lui e quindi non può essere ammesso alla beatitudine eterna del Paradiso, dove non entra nulla che sia macchiato.
    Questa verità Gesù ce la mostra con la parabola delle nozze. Colui che si era introdotto nella sala del banchetto (immagine del Paradiso) senza la veste nuziale, per ordine del padrone fu preso, legato mani e piedi e gettato fuori nel buio della notte e nel freddo dell'inverno (v. Mt 22, 1-14).
    La grazia divina che abbiamo ricevuto nel Battesimo, è un tesoro inestimabile, da custodire con ogni cura.
  3. Valerio
    Merita il Paradiso chi è buono, ossia chi ama e serve fedelmente Dio, e muore nella sua grazia.
    Nella parabola dei talenti Nostro Signore ci dice che i servi fedeli che avranno curato gli interessi del padrone, nel giorno del rendiconto saranno premiati e resi partecipi della sua gioia (v. Mt 25, 14-24).
    Il merito è il diritto alla ricompensa per il lavoratore che compie bene la sua opera.
    Il merito è detto "de condigno" quando c'è parità tra esso e l'opera compiuta, e dà un diritto di giustizia alla ricompensa. Gesù con la Passione e Morte meritò "ex justitia", cioè "de condigno", la nostra salvezza.
    Il merito è "de congruo", o di convenienza, quando non vi è parità tra il servizio reso e la ricompensa, che in questo caso è dovuta non per giustizia, ma per convenienza. Ad esempio, se un bambino povero offrisse un mazzo di fiori a una regina, egli non avrebbe diritto ad una ricompensa, ma sarebbe conveniente per la generosità, dignità e ricchezza della sovrana, che ella gli donasse un premio importante, come un vestito nuovo.
    Noi meritiamo il Paradiso "de condigno", perché Dio ha promesso di ricompensare così le nostre buone opere.
    Merita il Paradiso chi è buono, cioè chi ama e serve fedelmente Dio, facendo la sua volontà, chi osserva i suoi comandamenti.
    Bisogna poi, anche morire in stato di grazia, perché Dio non potrebbe ammettere in Paradiso chi morisse in peccato mortale, cioè privato della sua amicizia.
    Dice Gesù: "Se qualcuno non resterà in me, sarà gettato via, come un tralcio che si dissecca, si raccoglie e si butta nel fuoco, dove brucia (Gv 15, 6).
    Per conservare la grazia di Dio e vivere nella sua volontà è fondamentale accostarsi ai sacramenti e pregare spesso e regolarmente.
  4. Valerio
    La preghiera Aufer a nobis
    Oremus.
    Aufer a nobis, quaesumus, Dòmine, iniquitàtes nostras: ut ad Sancta sanctòrum puris mereàmur méntibus introìre. Per Christum Dòminum nostrum. Amen.
    Preghiamo.
    Togli da noi, o Signore, le nostre iniquità: affinché con animo puro possiamo entrare nel Santo dei Santi. Per Cristo nostro Signore.
    È in un profondo sentimento d'umiltà e con un grande desiderio di santità che conviene salire all'altare.
    Durante la Messa il sacerdote è invitato ad rivestirsi di umiltà, come vediamo nelle preghiere che egli recita, a voce bassa, salendo all'altare: "Aufer a nobis...", "Liberaci da ogni iniquità...", "Oramus te, Domine", "Noi ti preghiamo, o Signore [...] degnati di perdonare tutti i nostri peccati".
    L'umiltà è la base di tutte le virtù, perché ci porta all'adorazione ed è la conseguenza di essa. È umile colui che si trova alla presenza di Dio, perché è la presenza di Dio che lo rende umile e gli fa prendere continuamente coscienza del suo nulla: che egli è niente mentre Dio è tutto. La virtù dell'umiltà corrisponde perfettamente all'adorazione che dobbiamo a Dio.
    Ci illudiamo se crediamo di essere qualcosa quando, invece, siamo nulla. Se Dio volesse, se ci abbandonasse, ritorneremmo nel nulla, non esisteremmo più.
    Se, dunque, viviamo per noi stessi, senza riferirci a Nostro Signore, viviamo nell'illusione, come se crediamo di essere qualche cosa grazie a noi stessi.
    Nessuno di noi può darsi da sé l'esistenza, per cui essa non ci appartiene, ma ci è donata da Dio.
    Ogni creatura deve essere umile, anche Nostro Signore lo era: "Imparate da me - Egli dice - che sono mite e umile di cuore" (Mt. 11, 29).
    L'umiltà non è una virtù rivolta banalmente ad abbassarci, sminuirci e piegarci, ma essa, come afferma San Tommaso d'Aquino: "È una virtù morale che ci inclina per riverenza verso Dio, ad abbassarci, rimanendo nel posto che vediamo a noi essere dovuto". Dobbiamo, dunque, abbassarci nel senso che dobbiamo mettere la nostra vita al suo giusto posto, cioè quello della vita di una creatura, riscattata dal Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo. Il nostro legame profondo con Dio deve essere quello delle creature e precisamente delle creature riscattate, perché siamo peccatori. Se approfondiamo la nozione di creatura, possiamo metterci nel nostro giusto posto davanti a Dio.
    Allo stesso modo è importante approfondire la grazia immensa che Lui ci ha fatto nel riscattarci e renderci suoi figli nel Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, dobbiamo meditare sul nostro stato di peccatori e sull'infinita misericordia di Dio verso di noi.
    L'umiltà, inoltre, va di pari passo con la carità, poiché la carità costituisce l'espressione più alta dell'umiltà. Cerchiamo l'umiltà per raggiungere la carità, per essere nella carità. Lottiamo contro il peccato per arrivare alla vera carità verso Dio e verso il prossimo. Il nostro scopo deve essere la carità, l'unione con Dio, l'unione con Nostro Signore.
     
  5. Valerio
    Il Paradiso è il godimento eterno di Dio, nostra felicità e, in Lui, di ogni altro bene, senza alcun male.
    San Pietro, avendo contemplato per alcuni istanti, sul monte Tabor, la Gloria del Cristo trasfigurato, ne fu inebriato ed uscì di sé per la gioia, desiderando di rimanere per sempre in quella beatitudine. Cosa sarà allora il Paradiso, dove si contemplerà eternamente Dio nello splendore della sua Gloria?
    Sulla terra le creature non possono farci felici e appagare il nostro bisogno della beatitudine senza fine. Sono piccole, limitate nel tempo e nello spazio per saziare la nostra fame di Verità e del Bene infinito, e con la morte lasceremo ogni cosa. Solo in Paradiso tutti noi potremo essere totalmente felici. Le creature sono strumenti, vie, ma solo Dio è la destinazione, il vero obiettivo.
    Sulla terra vediamo le opere di Dio e l'impronta della sua perfezione impressa in esse; con la fede crediamo in Dio, ma c'è sempre come un velo di oscurità a separarci da Lui; in Paradiso, invece, vedremo Dio direttamente, senza ostacoli, come Egli è per se stesso.
    Allora lo ameremo e lo possederemo perfettamente, così saremo pienamente felici.
    Dio, sommo bene, è la sorgente di ogni bene, per cui chi lo contempla, lo ama e lo possiede, gode anche di tutti i beni. Allora l'intelligenza vede tutta la Verità, grazie alla luce della Gloria, la volontà possiede tutti i beni e così tutti i desideri del cuore possono essere esauditi e il cuore riposare definitivamente. Sant'Agostino, infatti, diceva che il cuore dell'uomo non potrà mai trovare veramente la pace fino a quando non riposerà in Dio.
    In Lui si potranno conoscere tutti i misteri della creazione ed anche il corpo, dopo la risurrezione, parteciperà della felicità dell'anima e diventerà immortale, impassibile, luminoso e agilissimo.
    Se nei momenti bui della vita riusciremo a pensare alla felicità preparata per noi in Cielo, niente ci sembrerà troppo duro o penoso pur di meritarla e raggiungerla.
     
  6. Valerio

    DOTTRINA CRISTIANA
    L'ultima settimana di Quaresima si dice santa, perché in essa si celebra la memoria dei più grandi misteri operati da Gesù Cristo per la nostra redenzione.
    Nel giovedì santo si celebra l'istituzione del SS. Sacramento dell'Eucarestia; nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore; nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al Limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa risurrezione.
    Per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
    1. unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore di orazione;
    2. meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
    3. assistere, se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.
    Dal giovedì sino al sabato santo non si suonano le campane in segno di grande afflizione per la passione e morte del Salvatore.
    Nel giovedì santo si conserva un'ostia grande consacrata:
    1. affinché si tributino speciali adorazioni al sacramento dell'Eucaristia nel giorno in cui venne istituito;
    2. perché si possa compiere la liturgia nel venerdì santo, in cui non si fa dal sacerdote la consacrazione.
    Nel giovedì, dopo la Santa Messa, si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla Croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua Passione dobbiamo spogliarci dell'uomo vecchio, cioè d'ogni affetto mondano.
    Nel giovedì santo si fa la lavanda dei piedi:
    1. per rinnovare la memoria di quell'atto di umiliazione con cui Gesù Cristo si abbassò a lavarli ai suoi Apostoli;
    2. perché Egli medesimo esortò gli Apostoli e, in persona di essi, i fedeli ad imitare il suo esempio;
    3. per insegnarci che dobbiamo purificare il nostro cuore da ogni macchia, ed esercitare gli uni verso gli altri i doveri della carità ed umiltà cristiana.
    Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria de' dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell'orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario.
    Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffrì nell'orto; nella seconda quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.
    La Chiesa nel venerdì santo, in modo particolare, prega il Signore per ogni sorta di persone per dimostrare che Cristo è morto per tutti gli uomini e per implorare a beneficio di tutti il frutto di sua Passione.
    Nel venerdì santo si adora solennemente la Croce, perché essendovi Gesù Cristo stato inchiodato ed essendovi morto in quel giorno, la santificò col Suo Sangue.
    Si deve adorazione al solo Dio, e però quando si adora la Croce, la nostra adorazione si riferisce a Gesù Cristo morto su di essa.
    Nei riti del sabato santo è da considerarsi specialmente la benedizione del cero pasquale e del fonte battesimale.
  7. Valerio

    DOTTRINA CRISTIANA
    Nella festa dell'Annunciazione di Maria Vergine, si celebra l'annuncio che le fece l'angelo Gabriele di essere stata eletta Madre di Dio, rivolgendole le parole con le quali anche noi la salutiamo ogni giorno: "Io ti saluto, o piena di grazia: il Signore è con te". Allora Maria si turbò, sentendosi salutare con titoli nuovi ed eccellenti, dei quali si considerava indegna.
    Dimostrò così una purezza ammirabile, una profonda umiltà, una fede ed un'ubbidienza perfetta.
    All'annuncio dell'angelo Gabriele, la Madonna fece conoscere il suo grande amore per la purezza con la sua preoccupazione di conservare la verginità, sollecitudine dimostrata nello stesso momento in cui si sentì chiamata alla dignità di madre di Dio.
    Fece conoscere la sua profonda umiltà con le parole: "Ecco l'ancella del Signore", pronunciate mentre diveniva madre di Dio, e la sua fede ed obbedienza col dire: "Si faccia di me secondo la tua parola".
    Nel momento stesso in cui Maria diede il suo consenso ad esser madre di Dio, la seconda Persona della santissima Trinità s'incarnò nel seno di lei, prendendo corpo ed anima, come abbiamo noi, per opera dello Spirito Santo.
    La Santissima Vergine nella sua Annunciazione:
    1. insegna in particolare alle vergini a fare altissima stima del tesoro della verginità;
    2. insegna a noi tutti a disporci con grande purezza ed umiltà a ricevere dentro di noi Gesù Cristo nella santa Comunione;
    3. c'insegna a sottometterci prontamente al divino volere.
    Nella solennità dell'Annunciazione di Maria Vergine dobbiamo fare tre cose:
    1. adorare profondamente il Verbo incarnato per la nostra salute, e ringraziarlo d'un sì grande benefizio;
    2. congratularci colla Santissima Vergine della dignità conferitale di madre di Dio, e onorarla come nostra signora ed avvocata;
    3. risolvere di recitare sempre, con grande rispetto e divozione, la salutazione angelica, detta comunemente Ave Maria.
  8. Valerio
    LA PREGHIERA DEL CONFITEOR
    S - Confíteor Deo Omnipoténti, Beátae Maríae semper Vírgini, Beáto Michaëli Archángelo, Beáto Ioánni Baptístæ, Sanctis Apostόlis Petro et Paulo, όmnibus Sanctis et tibi, pater, quia peccávi nimis cogitatiόne, verbo et όpere (Percutit sibi pectus ter, dicens:) Mea culpa, mea culpa, mea máxima culpa; Ideo precor beátam Maríam semper Vírginem, Beátum Michaélem Archángelum, Beátum Ioánnem Baptístam, Sanctos Apόstolos Petrum et Paulum, omnes Sanctos, et te, pater, oráre pro me ad Dόminum Deum Nostrum.
    C - Misereátur vestri Omnípotens Deus, et, dimíssis peccátis vestris, perdúcat vos ad vitam ætérnam.
    S - Amen.
    C - Indulgéntiam, † absolutiόnem et remissiόnem peccatόrum nostrόrum tríbuat nobis Omnípotens et Miséricors Dόminus.
    S - Amen.
    C - Deus, tu convérsus vivificábis nos.
    S - Et plebs tua lætábitur in te.
    C - Osténde nobis, Dόmine, misericόrdiam tuam.
    S - Et salutáre tuum da nobis.
    C - Dόmine, exáudi oratiόnem meam.
    S - Et clámor meus ad te véniat.
    C - Dόminus vobíscum.
    S - Et cum spíritu tuo.
    S - Confesso a Dio Onnipotente, alla Beata sempre Vergine Maria, a San Michele Arcangelo, a San Giovanni Battista, ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, a tutti i Santi e a te padre, che ho peccato molto in pensieri, parole ed opere, (si percuote il petto tre volte, dicendo:) per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la Beata sempre Vergine Maria, San Michele Arcangelo, San Giovanni Battista i Santi Apostoli Pietro e Paolo, tutti i Santi e a te padre, di pregare per me il Signore Dio nostro.
    C - Dio Onnipotente abbia misericordia di voi, perdoni i vostri peccati e vi conduca alla vita eterna.
    S - Amen.
    C - Il Signore, Onnipotente e Misericordioso, ci conceda l’indulgenza, l’assoluzione e il perdono dei nostri peccati.
    S - Amen.
    C - Volgendoti a noi, o Dio, ci farai vivere.
    S - E il tuo popolo si allieterà in te.
    C - Mostraci, o Signore, la tua misericordia.
    S - E donaci la tua salvezza.
    C - Signore, ascolta la mia preghiera.
    S - E il mio grido giunga fino a te.
    C - Il Signore sia con voi.
    S - E con il tuo spirito.
    Ogni uomo è peccatore e deve riconoscerlo.
    La liturgia tradizionale, quella che la Chiesa ci ha trasmesso da secoli e secoli, è un'ammirabile scuola di umiltà. Lo si vede chiaramente nei gesti e nelle azioni: le prostrazioni, le genuflessioni, gli inchini, sono altrettante manifestazioni della nostra umiltà, della nostra riverenza prima di tutto nei riguardi di Dio.
    Il sacerdote, all'inizio della Messa, durante la preghiera del Confiteor si inchina, come il pubblicano, con gli occhi bassi verso terra, dicendo: "Signore, abbi pietà di me, che sono un povero peccatore" (Lc. 18,13). Anche noi siamo peccatori.
    La prima lettera di san Giovanni è molto chiara su questo punto: "Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, Dio è fedele e giusto e ci perdona e ci purifica da ogni iniquità. Se diciamo che siamo senza peccato, facciamo di lui un mentitore e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate. E se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo, il Giusto. Egli stesso è vittima di propiziazione per i nostri peccati, non solamente per i nostri, ma per quelli di tutto il mondo" (1 Gv. 1,8-22).
    Dobbiamo ricordarci del nostro stato di peccatori, anche le anime più perfette se ne sono sempre ricordate, perché avvertivano nella loro natura tutte le conseguenze del peccato, ne soffrivano e se ne sentivano stimolate ad essere più fervorose, a contemplare maggiormente la Passione di Nostro Signore, a essere più legate alla Croce di Nostro Signore per essere più perfette. I Santi si sono sempre considerati peccatori e proprio per questo si sono avvicinati tanto a Dio che, al ricordo dei loro peccati, anche dei più piccoli, ne hanno visto la gravità, pentendosi e ritenendo la loro vita insufficiente a rimpiangere le colpe commesse davanti alla bontà di Dio, al suo Amore. Come quando ci si avvicina a un quadro se ne notano i difetti che non si vedono da lontano, così più la nostra anima si avvicina a Dio più grandi appaiono i nostri difetti.
    Nella Messa alcune preghiere ci ricordano proprio che siamo peccatori, per farci invocare la misericordia di Dio.
    Una virtù da ricercare e che ci è tanto consigliata dalle preghiere della Santa Messa, è la contrizione interiore, che gli antichi chiamavano compunzione. Essa consiste nell'aver sempre davanti a noi il ricordo del nostro peccato. Questo non ci umilia. Non crediamo che sia per umiliarci che la Chiesa ci chiede questa virtù, ma per la nostra santificazione e per metterci nella realtà della vita spirituale. Chi vivesse questo stato di compunzione abituale eviterebbe molti peccati, perché questo dolore, questa disposizione interiore rispetto al nostro stato di peccatori, ci allontana dal peccato. Se ci dispiacciamo del peccato, se ne abbiamo orrore, allora nasce in noi questo sentimento, questo istinto di disprezzo e rifiuto del peccato. Sono disposizioni molto favorevoli alla vita spirituale e propizie all'esercizio della carità, perché la penitenza è richiesta da Dio e dalla Chiesa per farci praticare la carità, per distruggere in noi l'egoismo, l'orgoglio, tutto ciò che è vizio, che in qualche maniera imprigiona il nostro cuore, che lo chiude in una piccola torre d'avorio.
  9. Valerio
    Dio ha cura e provvidenza delle cose create, e le conserva e dirige tutte al proprio fine, con sapienza, bontà e giustizia infinita.
    Il Salvatore ci raccomanda: Non angustiatevi per la vostra vita, di quello che mangerete, né per il vostro corpo, di quello che vestirete. La vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. E voi non valete di più? (Mt 6, 25-26; cfr. ivi, 26-34).
    La cura che Dio ha per le sue creature è immensamente più grande di quella della mamma per i figli. Dio è sapienza infinita e conosce ciò che ha creato; è onnipotente e può averne cura; è infinitamente buono, ama le sue creature, e non può fare a meno di averne cura e di provvedere ad esse quanto occorre.
    Come un fiume per scorrere deve essere alimentato dalla sorgente, così le creature, per continuare ad esistere e ad agire, devono essere conservate da Dio, sorgente del loro essere e del loro potere, altrimenti scomparirebbero istantaneamente nel nulla da cui furono tratte.
    Dio ha creato ogni essere per un fine specifico e dirige ogni cosa al fine generale che è la sua gloria. Il Signore, infatti, ha fatto tutte le cose per se stesso (Pr 16, 4). Con le leggi fisiche dirige le cose prive di libertà; con la legge morale governa gli esseri liberi, come la via guida il viandante alla meta.
    La provvidenza divina si manifesta specialmente nel dare alle cose le vie e i mezzi necessari per raggiungere il fine voluto per esse, e nel dirigerle con la sua potenza perché ognuna lo consegua e tutte insieme gli diano la gloria di cui ha diritto.
    Gli attributi divini che più rifulgono nella divina provvidenza sono:
    1) la sapienza. - Nel creato esiste un ordine meraviglioso, dall'attività degli esseri liberi al movimento degli astri, alla composizione dell'atomo invisibile. In tale ordine perfetto ogni cosa tende al suo fine particolare e tutti gli esseri uniti cantano la sapienza e la grandezza di Dio. Solo l'uomo che usa male della sua libertà può andare contro l'ordine della sapienza divina. Tutto è regolato da leggi e condotto per vie che sono l'impronta dell'infinita sapienza divina;
    2) la bontà. - Nell'ordine della provvidenza rifulge sovrana la divina bontà, che crea, conserva, dirige per amore ogni cosa alla perfezione e tutto ha posto al servizio dell'uomo, perché riconosca l'amore di Dio e canti, a nome di tutti gli esseri, la gloria divina;
    3) la giustizia. - La giustizia di Dio si manifesta nel dare a ogni cosa ciò che le è necessario per conseguire il fine particolare (all'occhio perché possa vedere, al cibo perché nutra, all'intelligenza perché conosca la verità...) e il fine generale della gloria di Dio. La giustizia divina, inoltre, si manifesta nel premiare gli esseri liberi che osservano la legge morale e nel castigare quelli che la trasgrediscono.
    In Dio le vie della sapienza, bontà e giustizia sono infinite, come tutte le altre perfezioni. Nel creato non si manifesta tutta l'infinità delle divine perfezioni, ma la loro impronta è così manifesta, grande, fulgida, che ci riempie di stupore, ancorché non comprendiamo l'opera divina che in minima parte.
    Dall'umile filo d'erba agli astri smisurati, tutto canta la sapienza, la bontà, la giustizia di Dio, ed è via che ci conduce a Lui nostro principio, modello e fine.
  10. Valerio
    Dio non può fare il male, perché non può volerlo; ma lo tollera per lasciar libere le sue creature, sapendo poi ricavare il bene anche dal male.
    Dopo che Gesù ebbe digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, gli si accostò satana per distoglierlo dalla missione messianica e magisteriale, inducendolo a peccare di gola, di presunzione e d'idolatria (v. Mt 4, 1-10). Le tentazioni diaboliche riuscirono vane, perché Cristo era Dio, non poteva fare il male e neppure volerlo.
    Il male è la mancanza del bene dovuto a chi ne è privo. Se manca un bene fisico, come la vista al cieco e l'udito al sordo, allora il male è fisico; se, invece, manca una perfezione o bene morale, come la giustizia o la purezza, allora il male è morale.
    Il vero male, però, è solo quello morale, non il male fisico.
    Dio può volere il male fisico per un bene superiore, Gesù Cristo, infatti, volle la passione e la morte, con tutte le sofferenze, per il bene della nostra salvezza. Dio, invece, non può volere il male morale, perché è bontà infinita. Se potesse volerlo e farlo, offenderebbe se stesso, non sarebbe più Dio, ma appunto come potrebbe Dio non voler essere più Dio?
    Il più grande dono naturale datoci da Dio è la libera volontà, per cui possiamo volere o no, scegliere una cosa o un'altra, senza essere costretti né dall'esterno né dall'interno. Dio ci ha dato la libertà perché scegliamo senza costrizioni il bene da Lui voluto. Noi, però, possiamo usare male la libertà scegliendo il male, commettendo il peccato col fare ciò che Dio ha proibito, o non facendo quello che ha comandato.
    Il Creatore potrebbe toglierci la libertà e ridurci allo stato di bruti che agiscono per istinto, e impedirci di volere e scegliere il male. Ma Egli rispetta il dono che ci ha fatto, e si limita a proibirci, senza impedircelo, di volere il male morale o peccato.
    Dio permette il male per fini che conosciamo solo in minima parte, ma sappiamo che lo fa per ricavarne sempre qualche bene. Egli permette le persecuzioni contro la Chiesa per purificare i suoi eletti, rendendoli più simili a Cristo e maggiormente meritevoli della gloria celeste. Dai mali spaventosi delle guerre sa trarre il bene dell'eroismo e della manifestazione della vera carità. Permise il tradimento di Giuda usandolo per il compimento del sommo bene della Redenzione.
    Chi abusa della sua libertà per commettere il peccato opera per la sua rovina.
  11. Valerio
    Dio può far tutto ciò che vuole: Egli è l'Onnipotente.
    Nostro Signore, toccando con la mano e dicendo: Lo voglio, sii mondato, guarì in un attimo e perfettamente un lebbroso dall'orribile malattia contro la quale era inefficace ogni rimedio umano (cfr. Mr 1, 40-43). Gesù Cristo operava i miracoli con la sua divina onnipotenza.
    Gli uomini possono fare molte cose; i sovrani possono dichiarare guerra e talora vincerla... Ma nessuno può comandare al mare e fermare le onde infuriate, mutare il corso delle stagioni, fermare la morte per sempre e strapparle le sue prede. L'uomo con la sua potenza può fare qualcosa, ma non tutto. Non é onnipotente.
    Solo Dio è onnipotente e la sua volontà può fare tutto ciò che vuole.
    Ciò non significa che Dio possa fare anche le cose assurde. L'assurdo è impossibile in se stesso, perché contraddittorio nei termini; un circolo non potrà mai essere quadrato, perché quadrato e circolo si escludono a vicenda. Non si può essere sani e ammalati, buoni e cattivi, vecchi e giovani nello stesso tempo.
    Oltre le cose assurde, Dio non può fare neppure il male, perché non può volerlo.
    Ogni volta che diciamo il Credo esprimiamo la nostra fede nell'onnipotenza di Dio: Io credo in Dio... onnipotente. La Sacra Scrittura chiede: Vi è forse qualcosa di difficile per Iddio? (Gn 18,14)
    Con la sua onnipotenza Dio può punire a ogni istante i nostri peccati e premiare le nostre opere buone. Stiamocene quindi davanti a Lui nell'umiltà, intenti solo a operare il bene.
  12. Valerio
    La Purificazione di Maria Vergine è la festa istituita in memoria del giorno nel quale la santissima Vergine andò al tempio di Gerusalemme, per adempiere la legge della purificazione e per presentarvi il suo divin figliuolo Gesù Cristo.
    La legge della purificazione era quella di Mosè, la quale obbligava tutte le donne a purificarsi dopo il parto nel tempio, con l'oblazione di un sacrifizio.
    La Santissima Vergine ovviamente non era obbligata alla legge della purificazione, perché divenuta madre per opera dello Spirito Santo, conservando la sua verginità.
    La Santissima Vergine si sottomise alla legge della Purificazione, alla quale non era obbligata, per darci esempio di umiltà e di obbedienza alla legge di Dio.
    Essendo povera, nella sua Purificazione offrì al tempio il sacrificio delle madri povere, un paio di tortore o di colombi.
    La santissima Vergine nel giorno della Purificazione presentò Gesù Cristo al tempio, perché la legge antica obbligava i genitori a presentare a Dio i loro primogeniti, e a recuperarli poi con una certa somma di denaro, perché di proprietà del Signore.
    Iddio aveva stabilito la legge della presentazione dei primogeniti perché il suo popolo ricordasse sempre che fu liberato dalla schiavitù del Faraone, quando l'Angelo uccise tutti i primogeniti degli egiziani e salvò quelli degli ebrei.
    Quando Gesù Cristo fu presentato al tempio, venne riconosciuto come vero Messia da un santo vecchio chiamato Simeone e da una santa vedova chiamata Anna.
    Simeone lo prese fra le sue braccia e, ringraziando il Signore disse il cantico Nunc dimittis, con cui espresse che moriva contento dopo aver veduto il Salvatore; predisse in più le contraddizioni che doveva soffrire Gesù Cristo, e le pene che ne avrebbe provato la sua Santa Madre.
    La profetessa Anna lodava e ringraziava il Signore d'aver mandato il Salvatore del mondo, e ne parlava a tutti quelli che ne aspettavano la venuta.
    Dai misteri della Purificazione di Maria Vergine e della Presentazione di Gesù Cristo dobbiamo imparare principalmente tre cose:
    1. ad adempiere esattamente la legge di Dio, e non cercar pretesti per dispensarci dall'osservarla;
    2. a desiderare Dio solo, e offrirci a Lui per fare la sua divina volontà;
    3. ad avere grande stima dell'umiltà, e purificarci sempre più colla penitenza.
    I padri e le madri nella festa della purificazione dovrebbero offrire i loro figliuoli a Dio, e domandargli la grazia di allevarli cristianamente.
    Nel giorno della Purificazione si fa la processione con le candele accese in mano, in memoria del viaggio della santissima Vergine da Betlemme al tempio di Gerusalemme col bambino Gesù fra le braccia, e del giubilo che dimostrarono i santi Simeone ed Anna nell'incontrarsi con esso.
    Assistendo alla processione noi dobbiamo rinnovare la fede in Gesù Cristo nostra vera luce, e pregarlo ad illuminarci con la sua grazia e renderci degni d'essere un giorno ammessi al tempio della gloria per l'intercessione della sua Santissima Madre.
  13. Valerio
    Il salmo 42: Judica me
    2. Un sacrificio per amore del Padre e delle anime
    "Nostro Signore ha dato la sua vita innanzitutto per amore del Padre, per ristabilire la gloria del Padre.
    Si comprende bene che Nostro Signore sulla Croce è tutto orientato verso il Padre; si rivolge a Lui all'inizio della sua Passione; tutti i suoi sentimenti sono orientati verso il Padre. Senza dubbio, dona il suo Sangue per redimerci, per la Redenzione dai peccati del mondo, ma ogni suo pensiero è orientato verso l'immenso amore che ha per il Padre.
    Vuol fare la volontà del Padre, ristabilire la gloria di suo Padre.
    Mai creatura ha potuto cantare le lodi del Padre come il suo proprio Figlio, il Figlio incarnato. Evidentemente, nessuna creatura potrà mai fare altrettanto.
    Per avere un'idea di ciò che pensava Nostro Signore Gesù Cristo quando era sulla Croce, non potremmo forse mettergli sulle labbra le parole della grande preghiera che pronunciò prima di andare al Cenacolo per la santa Cena e prima di salire sulla Croce?
    Quest'ammirevole preghiera racchiude le più belle parole che Nostro Signore Gesù Cristo abbia mai pronunciato: "Padre, glorificami della gloria che avevo in Te prima che il mondo fosse" (Gv. 17,5). Questa frase ci pone in un'atmosfera celeste, completamente divina, dell'eternità di Dio stesso. Nessun uomo quaggiù, nemmeno la Santa Vergine, ha potuto pronunciare simili parole. Esse erano riservate all'Uomo-Dio, a Dio. Nostro Signore chiede, dunque, a suo Padre di glorificarlo di nuovo e, attraverso ciò, glorifica suo Padre. E mentre chiede di essere glorificato, Nostro Signore non può non chinarsi sugli uomini.
    Sulla Croce, quando dice: "Tutto è compiuto" (Gv. 19,30), ripete la frase che ha pronunciato prima della sua Passione: "Ho compiuto l'opera che mi hai dato" (Gv. 17,12). Ho custodito le anime che mi hai affidato: gli Apostoli, i discepoli, i fedeli che mi hanno seguito e tutti quelli che hanno creduto nella missione che mi hai dato e che ho compiuto. Tutti questi, li ho custoditi e chiedo che un giorno anche tu li glorifichi (Cfr. "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria"): "Che essi siano una sola cosa con noi" (Gv. 17, 22-23).
    "Li ho scelti dal mondo" (Gv. 15,19), dice Nostro Signore, "...ma non sono del mondo, come io non sono del mondo" (Gv. 17,14), e "Io non prego per il mondo" (Gv. 17,9).
    Nostro Signore pronuncia tutte queste parole in ragione di coloro che rifiutano di credere nella sua divinità e che si oppongono a Lui. Nostro Signore chiede al Buon Dio di custodire i suoi fedeli, di proteggerli dal mondo: "Preservali dal male", affinché siano fedeli con la loro perseveranza alla scelta che Egli ha fatto di loro.
    Tutto ciò è molto grave e misterioso. "Tutto è compiuto".
    Queste ultime parole, Nostro Signore le pronuncia mentre è sulla Croce e le rivolge al Padre suo ripensando a tutta l'opera che aveva compiuto nel corso degli anni trascorsi sulla terra."
  14. Valerio
    Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: Egli è l'Onnisciente.
    Gesù Cristo lesse nei cuori degli scribi che mormoravano contro di Lui, perché aveva dichiarato perdonati i peccati del paralitico che gli avevano presentato. E per dimostrare che Egli come Dio aveva il potere di perdonare i peccati, all'istante guarì l'infermo (cfr. Mt 9, 1-7).
    Il bambino nei primi mesi della sua vita non sa nulla. Poi, a poco a poco, acquista cognizioni sempre nuove, e forse, fatto adulto, sarà ammirato per la vasta scienza, ma anche allora ignorerà molte cose, e più crescerà la scienza e più l'orizzonte di ciò che ignora si allargherà. Socrate era stato definito l'uomo più sapiente della Grecia, e confessava di conoscere una cosa sola: che non sapeva nulla. Dove si può trovare un saggio che sappia quanti sono i capelli del nostro capo, le gocce dell'oceano, le stelle del firmamento?
    Dio solo conosce tutte le cose, perché è "onnisciente". Se ignorasse anche una sola cosa, non sarebbe perfettamente sapiente e non sarebbe Dio, perché Dio deve possedere tutte le perfezioni e ciascuna in sommo grado.
    Egli è infatti infinito nell'intelletto e in tutte le perfezioni, per cui Lui solo può conoscere perfettamente Se Stesso. Nessuno conosce il Figlio tranne il Padre, e nessuno conosce il Padre tranne il Figlio (Mt 11, 27).
    Egli conosce anche i nostri pensieri e desideri più intimi. Non possiamo, infatti, né pensare né volere la minima cosa senza il concorso divino.
    Gesù Cristo predisse la sua Passione, Morte e Resurrezione, la distruzione di Gerusalemme, le persecuzioni contro i suoi discepoli e la Chiesa...Tutto si è avverato e si avvera.
    Dio conosce non solo tutte le cose future che saranno realmente, ma anche quelle puramente possibili e che non esisteranno mai. Egli sa, ad esempio, che un bambino che muore nella culla, se diventasse adulto commetterebbe molte colpe.
    Egli conosce tutto ciò che farebbero gl'infiniti esseri possibili che non esisteranno mai, perché tutto farebbero conforme alla previsione della sua scienza e con il concorso della sua potenza.
    Esempio:
    Santa Teresa d'Avila descrive una sua visione dell'onniscienza di Dio: "La divinità è come un diamante di una trasparenza sovranamente limpida e assai più grande del mondo. Ciascuna delle nostre azioni si vede in questo diamante, perché nulla può esistere fuori dell'immensità che contiene in sé ogni cosa".
  15. Valerio
    Il salmo 42: Judica me
    C - Introibo ad altare Dei.
    S - Ad Deum qui laetificat iuventutem meam.
    C - Judica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta: ab homine iniquo, et doloso érue me.
    S - Quia tu es, Deus, fortitudo mea: quare me repulisti, et quare tristis incédo, dum afflìgit me inimìcus?
    C - Emìtte lucem tuam et veritatem tuam: ipsa me deduxèrunt et adduxèrunt in montem sanctum tuum, et in tabernàcula tua.
    S - Et introìbo ad altàre Dei: ad Deum qui laetìficat iuventutem meam.
    C - Confitèbor tibi in cìthara, Deus, Deus meus; quare tristis es, anima mea, et quare contùrbas me?
    S - Spera in Deo, quòniam adhuc confitèbor illi: salutare vultus mei, et Deus meus.
    C - Mi accosterò all'altare di Dio.
    S - A Dio che allieta la mia giovinezza.
    C - Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa da gente malvagia: liberami dall'uomo iniquo e fraudolento.
    S - Tu sei la mia forza, o Dio; perché mi respingi? E perché devo andare così triste sotto l'oppressione del nemico?
    C - Degnami del tuo favore e della tua grazia, onde mi guidino e mi conducano al tuo santo monte e ai tuoi tabernacoli.
    S - Mi accosterò all'altare di Dio, a Dio che allieta la mia giovinezza.
    C - Te loderò sulla mia cetra, o Dio, Dio mio; perché sei triste, anima mia? Perché mi turbi?
    S - Spera in Dio, perché ancora potrò lodarlo, Lui che è la salvezza mia e il mio Dio.
    Nostro Signore Gesù Cristo, segno di contraddizione, è stato molto amato, ma anche odiato, al punto da essere perseguitato e messo a morte. Ha offerto la sua vita per amore del Padre e per amore delle anime. In questo salmo si può vedere Nostro Signore che implora il soccorso del Padre in mezzo alle prove che lo condurranno fino all'altare del suo Sacrificio. Il sacerdote, altro Cristo, deve a sua volta attingere le proprie forze in Dio per portare generosamente la croce.
    1. Nostro Signore, segno di contraddizione.
    "Quando, all'inizio della Messa, diciamo: "Judica me, Deus, et discerne causam meam de gente non sancta", "O Dio, giudicami e separami da coloro che non sono santi", sembra che consideriamo noi stessi puri e gli altri impuri; ma non possiamo negare la verità che ci siano coloro che non vogliono Nostro Signore Gesù Cristo. Nell'inno (della festa di Cristo Re) cantiamo: "La folla scellerata grida: Non vogliamo Cristo Re". Eh si, esiste questa folla. E' dappertutto nel mondo, più che mai! Più che mai si dicono parole: "Non vogliamo Cristo Re!". Ebbene, da parte nostra, al contrario, dobbiamo sempre affermare questo desiderio, questa volontà di ricercare sempre il regno di Nostro Signore.
    Una lotta è cominciata all'inizio dei tempi, quando i nostri progenitori hanno peccato, e continua ancora ai nostri giorni. Noi siamo i testimoni di questo gigantesco combattimento tra Nostro Signore Gesù Cristo e Satana, tra i seguaci di Satana e i discepoli della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo.
    Questa lotta è stata sostenuta, nell'Antico Testamento, da coloro che formavano il popolo di Israele, il popolo scelto da Dio perché da esso nascesse Colui che sarebbe stato il vincitore del demonio, del mondo e del peccato: Nostro Signore Gesù Cristo.
    Il popolo d'Israele, che prefigura la Chiesa, ha dovuto lottare con fermezza e forza contro coloro che volevano la sua distruzione, contro Satana che voleva la sua distruzione. Ha lasciato l'Egitto rimanendo quarant'anni nel deserto, mentre dietro di sé, tutta l'armata del Faraone veniva inghiottita dai flutti del mare. Forse che tutto questo non rappresenta una lotta, un combattimento?
    E questo scontro si perpetuerà fino ai tempi di Nostro Signore. Nostro Signore ne sarà la Vittima, ma la Vittima trionfante.
    Da quel momento la storia della Chiesa non sarà altro che la lotta tra Satana e i fedeli della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. La Croce sarà il segno della vittoria di Costantino sui suoi nemici. La Chiesa trionferà su coloro che vogliono la sua scomparsa.
    La nostra società deve restare cattolica, oggi è minacciata di diventare protestante, atea, pagana, apostata, di abbandonare Nostro Signore Gesù Cristo, di non avere più alcuna religione, se non quella della lussuria, del piacere, del denaro, della concupiscenza. Per questo, nel momento in cui si assassinano i bambini attraverso la legge dell'aborto e presto gli anziani con l'eutanasia, noi dobbiamo essere i difensori della nostra santa religione, dobbiamo lottare contro coloro che vogliono ridurci al peggiore dei paganesimi. Dobbiamo giurare, oggi, di custodire la Legge di Dio, di custodire l'amore per la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo, essere fedeli alla sua Croce."
     
  16. Valerio
    L'antifona Introibo ad altare Dei
    C - Introibo ad altare Dei.
    S - Ad Deum Qui laetificat juventutem meam.
    C - Salirò all'altare di Dio.
    S - Al Dio che rallegra la mia giovinezza.
    La Messa ci avvicina a Nostro Signore Gesù Cristo. Essa è la sorgente della gioia e della vera felicità per tutti coloro che scelgono di seguirlo nel Suo Sacrificio e di rimanere con Lui.
    1. Salirò all'altare di Dio
    Dove troveremo Nostro Signore Gesù Cristo? E' necessario andare in Palestina sul monte della Trasfigurazione? No, Lo troveremo sui nostri altari, perché ormai Egli è sui nostri altari. E' là che lo troveremo in tutto il suo splendore e avremo gli stessi sentimenti degli Apostoli sulla montagna della Trasfigurazione. E' per questo che non possiamo abbandonare i nostri altari.
    Il nostro altare è il Sinai; il nostro altare è il Tabor; Nostro Signore vi si trova in tutta la sua gloria. Se noi potessimo vedere l'altare come gli angeli e i santi lo vedono, avremmo anche noi il nostro volto illuminato, raggiante di gioia, della gloria di Nostro Signore. E' ai piedi dei nostri santi altari che troveremo la luce di Nostro Signore. Questa luce è l'emanazione della carità di Dio, di quella vita di Dio che deve riempire le nostre anime.
    2. A Dio che allieta la mia giovinezza
    Che il santo Sacrificio della Messa sia per tutti voi la sorgente della vostra spiritualità, la sorgente della vostra gioia, la sorgente della vostra felicità; possiate trovare nella Santa Messa, nella comunione tutte le mattine, la vostra più grande gioia. Che la Messa vi procuri anche, al di là della gioia, la pace inalterabile. Se la vostra fede, la vostra dottrina, la vostra spiritualità sono fondate sul santo Sacrificio della Messa, siete nella verità. Non ci si può sbagliare quando si è stabilita la propria fede sul santo Sacrificio della Messa.
  17. Valerio
    La Messa è un catechismo vivente. Il Credo, i comandamenti, i sacramenti, le virtù cristiane, la preghiera del Pater, tutto ciò si realizza, punto per punto, e in maniera sublime, durante ogni Messa.
    La prima parte della Messa è quella didattica, espone le verità del Credo, ci guida lentamente e con fermezza nella nostra professione di fede.
    Il Credo è il canto dell'amore di Dio per noi e la seconda parte della Messa ne è la realizzazione. Ciò che avviene dall'offerta e la consacrazione fino al Pater, è la realizzazione dell'amore di Dio per noi e dell'amore di Nostro Signore Gesù Cristo per il Padre Suo. Conseguentemente, i due comandamenti essenziali, che riassumono il Decalogo, ovvero amare Dio ed amare il prossimo, sono realizzati in questa parte della Messa.
    Infatti può esserci stato quaggiù un atto d'amore per Dio più grande di quello che Nostro Signore Gesù Cristo ha realizzato sul Calvario? Gesù Cristo, spirando sulla Croce, ha manifestato il suo amore infinito per il Padre. E questo si realizza nuovamente sui nostri altari.
    D'altra parte, il secondo comandamento, che consiste nell'amare il nostro prossimo come noi stessi, è anch'esso esattamente realizzato nel santo Sacrificio della Messa. Ce lo dice Nostro Signore stesso: "Ci può essere un atto d'amore più grande che dare la vita per coloro che si amano?" (Gv. 15,13).
    Gesù ha dato la vita per coloro che ama, cioè noi, e questo si realizza anche nel santo Sacrificio della Messa. La morte di Nostro Signore Gesù Cristo è il più grande atto di carità che Egli potesse compiere per redimere gli uomini, suoi fratelli. Ha dato tutto il suo Sangue, così come la sua Anima; ha dato la sua Vita per quelli che amava. E questo Sangue divino ci purifica e ci santifica durante la Messa.
    Così il Decalogo viene vissuto, non è semplicemente scritto sulle pagine di catechismo, in lettere morte, ma è vissuto. Il Decalogo è realizzato ogni volta che il santo Sacrificio della Messa viene offerto, da Nostro Signore Gesù Cristo stesso. Quale esempio per noi!
    Il Sacrificio della Messa è tutto un programma. E' veramente un gioiello. Ci sono tre parti nella Messa: la prima parte è quella dell'insegnamento, poi segue la consacrazione, dove Nostro Signore viene sull'altare, e infine la comunione.
    Queste tre parti esprimono il ministero sacerdotale nei suoi tre poteri: la potestas docendi (il potere di insegnare), la potestas sanctificandi (il potere di santificare) e la potestas regendi (il potere di guidare i fedeli).
    La prima parte della Messa corrisponde al potere di insegnare dato al sacerdote; la seconda alla santificazione: il sacerdote santifica i fedeli con la sua preghiera; la terza al potere di guidare le anime.
    In effetti, donando il Corpo, il Sangue, l'Anima e la Divinità di Nostro Signore ai fedeli, per il fatto stesso, il sacerdote comunica loro il comandamento della carità. E' precisamente l'atto di carità che permette ai fedeli di indirizzarsi nella vita cristiana. Trasmettendo loro la legge vivente che è Nostro Signore, il sacerdote esercita il suo potere di direzione.
    Per i fedeli, le differenti parti della Messa corrispondono alla FEDE, alla SPERANZA e alla CARITÀ.
    La fede nell'insegnamento, la speranza nella Croce.
    La Transustanziazione significa la Croce di Gesù che è la nostra speranza. "O Crux, ave, spes unica", "Salve, o Croce, nostra speranza".
    Poi viene la carità, cioè la comunione, che è questa unione nell'amore con Nostro Signore che non poteva darci una prova più grande del suo amore di quella di donarsi in nutrimento alle nostre anime.
  18. Valerio
    Il più importante dovere di ogni persona è compiere fedelmente i doveri del proprio stato di vita, e generalmente ciò comporta molte sofferenze. Santa Teresina era una religiosa, e quindi prediligeva quelle sofferenze che erano legate alla perfetta fedeltà interiore ed esteriore alla sua Regola. Osservava i voti con una delicatezza ed una precisione che poteva ben essere chiamata eroica.
    Il grado con cui osservava il voto di povertà avrebbe conquistato l'ammirazione di san Francesco d'Assisi, perché non si contentava di scegliere volontariamente ciò che era più vecchio, più brutto e più usato, ma provava un vero piacere anche nell'essere privata di ciò che era strettamente necessario nel cibo, nel vestito e in tutto.
    Per una speciale grazia di Dio, la piccola Santa fu preservata dalle tentazioni contro la castità corporale, ma la sua castità di cuore - la purezza degli affetti - che le costava molto, fu elevatissima. Le sue sorelle, infatti, si lamentavano perché si sentivano da lei trascurate, o avvertivano da parte sua una certa freddezza nei loro riguardi. Ma con il suo sguardo soprannaturale, la Santa capiva che la vita religiosa non doveva essere un mezzo per soddisfare le gioie della vita familiare, ma piuttosto un mezzo per sacrificarle.
    Nella sua obbedienza, santa Teresina fu una perfetta copia di Colui che "fu obbediente fino alla morte, e alla morte di Croce".
    Considerandosi come una alla quale "chiunque ha il diritto di comandare", obbediva a tutti senza distinzione: alle sue consorelle, alla rotara, all'infermiera, ecc..., come avrebbe obbedito a Dio stesso, e ciò anche nei comandi più difficili e irragionevoli, o anche nei semplici desideri non espressi. I suoi principi erano: "Anche se qualcuno dovesse infrangere la Regola, ciò non mi giustificherebbe", e "ognuna dovrebbe comportarsi come se la perfezione dell'Intero Ordine dipendesse dalla sua condotta personale".
    Quando la perfetta osservanza della Regola o un proprio dovere comporta qualche piccolo inconveniente o difficoltà, è facile presumere, o almeno cercare, una legittima dispensa. Anche santa Teresina sentiva questa tentazione, ma la respingeva coraggiosamente. "Questi nonnulla sono un vero martirio, è vero, ma bisogna ben guardarsi dal diminuirli, permettendosi, o facendosi permettere, mille cose che renderebbero la vita religiosa comoda e gradevole".
    Di conseguenza, non solo non cercò mai la dispensa da qualche atto comunitario, anche nella sua estrema infermità, ma usava tali favori solo quando l'obbedienza l'obbligava a farlo. La sua massima era: "Io posso ancora camminare: ebbene, devo trovarmi a compiere il mio dovere!".
    E noi facciamo lo stesso? 
  19. Valerio
    Poiché il Sacrificio di Nostro Signore è al cuore della Chiesa, al cuore della nostra salvezza, al cuore delle nostre anime, tutto ciò che tocca il santo Sacrificio della Messa ci tocca profondamente, tocca ciascuno di noi personalmente. Dobbiamo partecipare a questo sacrificio per la salvezza delle nostre anime. Dobbiamo ricevere il Sangue di Gesù attraverso il battesimo e tutti i sacramenti, in particolare il sacramento dell'Eucaristia, per salvare le nostre anime.
    Nulla ci dispone così bene a ricevere il sacramento dell'Eucaristia quanto la meditazione del santo Sacrificio della Messa, perché il Sacrificio della Messa è una sorgente di suggestioni, di incoraggiamenti, di pensieri che ci mettono nelle disposizioni di carità nei riguardi di Dio e del prossimo. Il sacrificio di Nostro Signore è stato precisamente il più grande atto di carità che ci sia mai stati nella storia dell'umanità. "Non c'è amore più grande di questo: dare la vita per coloro che si amano" (Gv. 15,13).
    Lo scopo di Nostro Signore Gesù Cristo è stato quello di offrirsi sulla Croce. Non è venuto per qualcos'altro. E la Messa è la continuazione della Croce. Lo scopo di Nostro Signore è, dunque, quello di continuare la sua Croce attraverso il Santo Sacrificio della Messa sino alla fine dei tempi. Sembra che molte anime l'abbiano dimenticato. Hanno cercato la sorgente delle grazie in piccole pratiche, nella recita di certe preghiere personali, in piccole devozioni a questo o a quel santo... E' bene avere delle devozioni, ma dobbiamo avere la devozione essenziale, la devozione capitale e fondamentale della Chiesa e di tutti i santi: quella che Nostro Signore ci ha trasmesso. Non c'è nulla che sostituisca il Sacrificio della Croce. Nessuna devozione, nemmeno alla Santa Vergine, può sostituire il Santo Sacrificio della Messa. E giustamente, la Santa Vergine ci spinge ad accostarci alla Croce; lei vi è sempre presente.
  20. Valerio
    La nascita del Figliuolo di Dio non fu affatto comune, ma avvenne in maniera miracolosa, fu un evento del tutto soprannaturale. La Beata Anna Katharina Emmerick ci racconta ciò che ebbe il dono di vedere in una sua esperienza mistica. Ella scrive che nella Notte Santa, quando l'Emmanuele si manifestò agli uomini, la Madonna generò in maniera prodigiosa, senza l'aiuto di nessuno, in un'atmosfera di perfetto candore e pudore. Un insolito movimento regnava nella natura, negli uomini e in molti luoghi del mondo. Dappertutto si manifestava un’eccezionale energia emozionale. I simboli cosmici del Natale della Luce del mondo scesero nella coscienza e nei cuori di molti uomini. Alla presenza di cori angelici, di luce intensissima, la natura fremeva, gli animali soavemente saltellavano, nascevano nuovi fiori, erbe e virgulti dal terreno; gli alberi «rinfrescati» diffondevano una dolce fragranza e dal suolo scaturivano molte nuove sorgenti d’acqua. Tutto il Creato partecipava al Grande ed Unico Evento. La Santa Vergine annunciò al suo sposo che a mezzanotte si sarebbero compiuti i nove mesi dal momento in cui fu concepito il Santo Figlio e l’Angelo l’aveva salutata Madre di Dio. Inoltre lo esortò ad unirsi a Lei nelle preghiere ardenti per intercedere la misericordia di Dio verso quei duri di cuore che le avevano negato l’ospitalità. Il momento del prodigioso evento si avvicinava, la Santa Vergine disse quindi a san Giuseppe che era ormai prossimo e che desiderava rimanere sola, perciò lo pregò di rinchiudersi nella propria cella. Il sant’uomo fu avvolto da una luce celeste soprannaturale, poi, entrato con santo timore nella cella, si gettò proteso sul terreno e si immerse nella preghiera più devota. La Madonna, inginocchiata sulla sua stuoia, teneva il viso rivolto ad oriente. Un’ampia tunica candida priva di ogni legame cadeva in larghe pieghe intorno al suo corpo. Alla dodicesima ora fu rapita dall’estasi della preghiera. Il suo corpo si elevò dal suolo. Frattanto la grotta si illuminava sempre più, fino a che la Beata Vergine fu avvolta tutta, con tutte le cose, in uno splendore d’infinita magnificenza. Questa scena irradiava tanta Grazia Divina da non potersi descrivere. Maria Santissima rimase assorta nel rapimento per qualche tempo, poi ricoprì attentamente con un panno una piccola figura uscita dallo splendore radioso, senza toccarla, né sollevarla. La sempre Vergine ‒ prima, durante, dopo il parto ‒ in piena salute e senza nessun segno di affaticamento, si avvolse con un velo insieme al Redentore, e lo allattò con il «suo santo latte». A Betlemme, sotto un firmamento che guidava i Magi al luogo benedetto, era nato il Re dell’Universo.
  21. Valerio
    Dio non ha corpo come noi, ma è purissimo spirito.
    Alla donna samaritana, che aveva un'idea grossolana di Dio, Gesù disse: Dio è spirito, e coloro che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità (Gv 4,25).
    Dio non ha corpo come noi. Ogni corpo può misurarsi, perché composto da parti con determinate estensioni in lunghezza, larghezza e profondità o spessore. Dio, invece, non è composto da parti, perché è semplicissimo, ed è infinito nell'essere e nelle perfezioni. Egli quindi non ha corpo e non può essere misurato, né percepito dai nostri sensi.
    Tutto ciò che non è corpo, è necessariamente spirito. Lo spirito può essere unito a un corpo (come l'anima umana), o essere separato e indipendente da qualsiasi materia (come l'angelo).
    Gli angeli sono puri spiriti, non purissimi, perché, essendo creati, sono limitati. Dio è spirito purissimo da ogni limite e difetto, perché increato e semplicissimo. Quando si parla della mano, del cuore, dell'occhio di Dio ecc..., non si vuol dire che abbia un corpo, ma solo indicare la sua potenza, il suo amore, la sua scienza, ecc...
    Per esprimere i suoi attributi spirituali ci serviamo di analogie materiali.
    La nostra anima, essendo spirito, è un'immagine di Dio molto più perfetta di tutte le cose materiali e del nostro corpo, che somigliano a Dio solo come vestigi o impronte e che devono servire all'anima, e non viceversa.
  22. Valerio
    Santa Teresina sapeva bene che sono proprio le piccole cose a formare la santità, che di contro non è affatto piccola.
    "E' tutto così grande nella vita religiosa. Raccattare uno spillo per amor di Dio può convertire un'anima!". La dottrina cattolica, infatti, insegna che la grazia santificante, che rende una persona come un tralcio vivo unito alla vite, che è Cristo, dà ad ogni opera buona un valore soprannaturale. Ciò accade ancor più per i religiosi.
    Le piccole croci sono sempre a portata di mano e Santa Teresina voleva farne l'uso migliore possibile.
    "Che cos'è una piccola sofferenza sopportata con gioia, quando penso che per tutta l'eternità potrò amare più perfettamente il buon Dio? Se si sapesse che cosa si guadagna nel rinunziare a se stessi in ogni cosa!". Lei lo faceva, e allo stesso modo incoraggiava sua sorella: " Non dobbiamo lasciarci sfuggire la più piccola opportunità di dare gioia a Gesù. Non dobbiamo rifiutarGli nulla. Non dobbiamo lasciarci sfuggire proprio nessuna occasione di sacrificio". Ed era la prima a darne un luminoso esempio. Soffriva moltissimo di mal di stomaco, ma ne sembrava totalmente indifferente, tanto da prendere a tavola qualunque cibo, che le fosse gradito o sgradito. La suora che le sedeva accanto, senza volerlo le lasciava sempre poco da mangiare e da bere, ma Santa Teresina se ne rallegrava e restava in silenzio. Le suore che lavoravano in cucina, talvolta, trovandosi degli avanzi che erano stati riscaldati più di sei volte, dicevano: "Nessuno mangerà questo cibo, se non Suor Teresa di Gesù Bambino". E lei lo faceva sorridendo. Beveva a piccoli sorsi una medicina amarissima. Anche se il freddo le dava pena più di tutto, non cercava affatto di evitarlo. Nell'esercizio della disciplina, si batteva con forza, ed era attenta a non diminuire l'intensità del dolore. Rinunciava ad ogni piccola comodità, come l'incrociare i piedi mentre stava in piedi o seduta, o cose del genere.
    Santa Teresina attribuiva un valore quasi infinito al rinnegamento interiore di sé, cioè quello della volontà e della ragione. Non si giustificava quando veniva accusata ingiustamente; si rifiutava di leggere una lettera interessante; osservava perfettamente il silenzio; sopportava i difetti e le colpe degli altri; non soddisfaceva la sua curiosità, persino la notte in cui apparve il primo segno della sua morte, un'emorragia. "Ci sono dei nonnulla - disse - che piacciono a Gesù più che l'impero del mondo. Per esempio, un sorriso, una parola amabile quando avrei voglia solo di tacere o di avere un'aria annoiata". E ancora: "Mi creda: scrivere libri di pietà, comporre le poesie più sublimi, tutto questo non vale quanto il più piccolo atto di rinnegamento di sé".
    E' sbalorditivo sentirle dire ad una novizia, per aver risposto prontamente al bussare alla porta: "Lei ha fatto un'azione più gloriosa che se avesse ottenuto la benevolenza del Governo per le Comunità religiose, e tutta la Francia l'acclamasse come una seconda Giuditta!".
    Ma da dove veniva questo merito? "Gesù - diceva - non guarda tanto alla grandezza delle azioni, e neppure alla loro difficoltà, quanto all'amore da cui esse scaturiscono". Ecco perché San Giovanni della Croce affermava che "il più piccolo atto di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le altre opere messe insieme".
    Argomento ineffabile per una seria riflessione ed un accurato esame di coscienza.
  23. Valerio
    Santa Teresina è stata coerente e coraggiosa. Comprendeva il valore immenso della sofferenza ed era forte nell'abbracciarla con tutto il cuore.
    "Si, posso dirlo con verità - scrive -: la sofferenza mi ha teso le braccia fin dal primo mio entrare in monastero, ed io l'abbracciai con amore".
    Fin da giovanissima, nel ringraziamento alla Santa Comunione, spesso pregava: "O Gesù, dolcezza ineffabile, cambiate per me in amarezza tutte le consolazioni della terra!"; e nel giorno della sua professione religiosa chiese: "Concedetemi il martirio del cuore e del corpo, o piuttosto tutti e due!".
    "Più tardi - ella disse -, quando la via della perfezione si schiuse davanti ai miei occhi, capii che, per diventare santi, bisognava soffrire molto, cercare sempre il più perfetto, dimenticare se stessi; capii che ci sono molti gradi nella perfezione, e che ciascun'anima è libera di rispondere agli inviti di Nostro Signore, di fare poco o molto per Lui, insomma di scegliere tra i sacrifici che Egli chiede. Allora esclamai: Dio mio, scelgo tutto. Non voglio essere santa a metà, non ho paura di soffrire per Voi. Temo una cosa sola, cioè di conservare la mia volontà: prendetela, perché scelgo tutto quello che Voi volete".
    Questa decisione era dovuta al fatto che il suo amore era crocifisso e che non desiderava altra gioia se non l'immolazione, "perché - diceva - le anime forti e pure, nell'oscura notte del dolore, aspirano solo alla gloria di portare la croce". Voleva soffrire anche per salvare le anime che avrebbero amato Dio, e avrebbe dato mille vite per salvarne una sola.
    Questa sete diveniva "più grande dell'universo" e si trasformava in un "vero e proprio martirio", tanto che, pensando ai terribili tormenti dei martiri, esclamava: "Non saprei limitarmi a desiderare un solo martirio. Per soddisfarmi, li vorrei tutti. Pensando ai tormenti che verranno inflitti ai cristiani nel tempo dell'Anticristo, trasalisco di gioia e vorrei per me quei tormenti. Gesù. Gesù, se volessi scrivere tutti i miei desideri, dovrei prendere il Vostro Libro della Vita: lì solo narrate le azioni di tutti i Santi, e quelle azioni vorrei averle compiute per Voi!".
    Non si pentì mai di questo desiderio; infatti, solo poche ore prima della morte, disse: "Tutto quello che ho scritto sui miei desideri di soffrire, oh! è ben vero! Non mi pento di essermi offerta all'Amore".
    Nemmeno noi ci pentiremo, se lo faremo.
  24. Valerio
    Il beato Contardo Ferrini sapeva elevarsi dal creato al Creatore con grande facilità.
    Per lui l'universo era la via, l'opera, "il poema di Dio" che canta l'onnipotenza, la sapienza e la bontà divina.
    Scrisse a un amico: "Vieni con me; ti farò conoscere le mie montagne. E là parleremo di Dio. Com'è bello su una vetta solitaria avvicinarsi a Dio e contemplare nella natura selvaggia e rude il suo sorriso eternamente giovane!".
    Anche il tempo avverso lo elevava a Dio. "L'Ascensione, la gioiosa festa del "sursum corda", qui è stata turbata da un cielo coperto di nere nubi. Meglio ancora. Così penso di più che tutto passa, che tutto ciò che è terrestre non è nulla, che non dobbiamo trovare il nostro riposo in nulla. Penso al giorno senza sera, al cielo che non avrà nubi".
  25. Valerio
    Creatore significa che Dio ha fatto tutte le cose dal nulla.
    "In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e vuota, e le tenebre coprivano la faccia dell'abisso, e lo Spirito di Dio si librava sopra le acque" (Gn 1, 1-2).
    Creare significa fare qualcosa che prima non c'era; fare dal nulla e con nulla, senza mezzi. Per poter creare degli esseri dal nulla occorre una potenza infinita, che solo Dio possiede, ecco perché solo Lui può creare. Neanche tutte le creature messe insieme riuscirebbero a creare un granello di sabbia in tutta l'eternità.
    L'esperienza ci dice che esiste il mondo in cui siamo, che vediamo e tocchiamo. L'universo, tuttavia, non esiste da tutta l'eternità. Tutto ciò che non è infinito ha avuto un inizio e finirà; dal filo d'erba, che nasce, cresce e muore in pochi mesi, all'astro immenso del cielo, che in milioni di secoli, da una massa informe di gas, si assesta, condensa ed acquista luminosità, per poi spegnersi e disgregarsi. Ciò che un tempo non esisteva, esiste per opera di una causa esterna. Non è stato il caso a dare origine alle cose, perché esso è disordine e confusione. Nel mondo c'è, invece, un ordine meraviglioso, dal succedersi del giorno, della notte e delle stagioni, ai movimenti delle stelle e dei pianeti, all'uomo e all'angelo, tutto è ordine meraviglioso, che presuppone un'Intelligenza e una Potenza creatrice ed ordinatrice.
    Il Concilio Vaticano I insegna con parola infallibile: "Il mondo e tutte le cose che vi sono contenute, spirituali e materiali, furono prodotte dal nulla, secondo la loro sostanza, per opera di Dio". Ogni volta che recitiamo il Credo o Simbolo apostolico, affermiamo la nostra fede in Dio creatore: "Credo in Dio... creatore del cielo e della terra".
    Come nostro Creatore, Dio ha diritto alla nostra adorazione, lode, ringraziamento, amore e servitù.
    Esempi:
    1. Il grande scienziato Edison, sul "Libro d'oro" della torre Eiffel di Parigi, scrisse: "Al coraggioso costruttore di un modello così gigantesco e originale dell'arte dell'ingegneria moderna, un uomo che ha il più grande rispetto per tutti gl'ingegneri, compreso il più grande di tutti, il buon Dio".
    2. Fenelon, famoso oratore francese e vescovo di Cambrai, accompagnando nell'aperta campagna il delfino (principe ereditario) gli domandò: - Delfino, che cosa vedete attorno? - Vedo il sole che colora e abbellisce ogni cosa, acque gorgoglianti che cantano senza interruzione una lieta melodia, vedo la letizia degli uccelli... - E che cosa vedete ancora? - Il cielo sereno, monti maestosi, colline verdeggianti... - Guardate meglio! - Non vedo più nulla! - Non vedete sopra tutte le cose e sopra ciascuna di esse l'orma della bellezza di Colui che le ha create? Non vedete in esse l'orma di Dio?
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