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Claudio IPC

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  1. da La Nuova Bussola Quotidiana del Prof. Stefano Fontana. Quello che sta avvenendo per la preparazione del Sinodo sull'Amazzonia è quanto già visto per i precedenti sinodi su famiglia e giovani. La riunione segreta svoltasi nei giorni scorsi in Vaticano con la partecipazione dei soliti influenti cardinali come Kasper e Schönborn, è l'ennesima dimostrazione di una conduzione "politica" dei sinodi per arrivare a esiti già decisi all'origine. Ciò che colpisce dolorosamente la coscienza dei fedeli è da un lato l’evidente manipolazione dei processi sinodali e dall’altro la presentazione dell’assise sinodale come un evento animato e dettato dallo Spirito Santo. -E' ERETICO: BRANDMULLER BOCCIA IL DOCUMENTO SINODALE di Marco Tosatti -CRISTIANESIMO E ECOLOGIA: COMPATIBILI SOLO CON DIO AL CENTRO di Nico Spuntoni La gestione dei due ultimi sinodi dei vescovi e, almeno fino a questo momento, del prossimo sull’Amazzonia sembra destinata a far morire il sinodo in quanto tale, svuotandolo di autorevolezza e riducendolo ad un insieme di mosse di politica ecclesiastica concordate in anticipo. Quando, con il sinodo sull’Amazzonia, i fedeli si accorgeranno per la terza volta consecutiva che “tutto era stato pianificato prima”, dei sinodi si disinteresseranno, nonostante la retorica degli organizzatori circa il vento dello Spirito Santo nei lavori sinodali. A quel punto i sinodi saranno diventati una astuta prassi ecclesiastica pienamente secolarizzata e saranno giunti alla loro fine: morti per asfissia. Nei giorni scorsi, alcuni blog e agenzie hanno dato notizia di una riunione segreta e riservata svoltasi in Vaticano (clicca qui) con la partecipazione di influenti cardinali tra cui i soliti Schönborn e Kasper, il cui scopo sarebbe stato di condizionare gli esiti del prossimo sinodo sull’Amazzonia. Non ci sarebbe da stupirsi di prassi di questo genere. Come si ricorderà, un evento simile era stato organizzato anche durante il sinodo sulla famiglia. Il 25 maggio 2015 si tenne una riunione a porte chiuse all’Università Gregoriana organizzata dalle Conferenze episcopali di Germania, Belgio e Francia per condizionare il sinodo ordinario. Solo pochi, però, considerarono la cosa come scandalosa. Il doppio sinodo sulla famiglia degli anni 2014 e 2015 può essere considerato il prototipo di una nuova forma di assemblea sinodale: pianificata fin dall’inizio e guidata passo dopo passo perché producesse alcuni frutti prestabiliti. Dapprima fu affidata al cardinale Kasper una lezione ai cardinali che dettò il percorso da seguire, recuperando alla lettera un suo libro del lontano 1979 sulla teologia del matrimonio. Kasper non fu incaricato a caso, come non a caso non fu invitato al sinodo straordinario nessun rappresentante dell’Istituto Giovanni Paolo II. Si ebbe poi la trovata – per la prima volta nella storia dei sinodi – di vietare ai padri di rilasciare dichiarazioni, i rapporti con l’esterno venivano tenuti da Padre Federico Lombardi che li teneva – come si suol dire – a suo modo. Nella relatio post disceptationem di metà percorso del sinodo straordinario la segreteria inserì passaggi dottrinalmente dirompenti che non risultavano minimamente dalla discussione sinodale. Sulla composizione della segreteria, 13 cardinali scrissero al papa per sottolineare che era troppo di parte. Ma quella stessa segreteria fu lasciata al suo posto e redasse anche tutti gli altri documenti del sinodo. Le domande del questionario conoscitivo del sinodo ordinario erano tendenziose. Contrariamente alla prassi fino ad allora seguita, anche gli articoli bocciati a grande maggioranza e riguardanti le relazioni omosessuali furono inseriti nella relatio synodi. Durante i lavori il cardinale Baldisseri, segretario generale del sinodo, aveva impedito la distribuzione ai Padri del libro cosiddetto “dei cinque cardinali”. Nell’instrumentum laboris del sinodo ordinario sono stati inseriti articoli dal contenuto equivoco, come il famoso articolo 137 contro il quale un nutrito gruppo di teologi moralisti guidati da Stephan Kampowski e David Crawford scrissero un appello pubblico in difesa di Humanae vitae. A sinodo ancora in corso, il Papa produsse i due Motu propri sulla revisione del processo di nullità del matrimonio. L’Esortazione Amoris laetitia sembra essere stata pensata – anche se forse non scritta – prima del sinodo e quest’ultimo sembra essere stato strumentalmente governato perché portasse lì [si può vedere su questo il mio recente libro dedicato al tema, clicca qui]. Anche il successivo sinodo sui giovani è stato pianificato in anticipo e condotto in modo da avere dei risultati sicuri. Tra i vari aspetti di questa pianificazione ricordiamo la preliminare tendenziosa raccolta di dati e, soprattutto, l’espressione “cattolici LGBT”, presente nell’instrumentum laboris, contestata da alcuni autorevoli padri sinodali, eliminata dai documenti sinodali successivi ove però – con una modalità del tutto inusuale - si affermava che anche l’instrumentum laboris, e quindi l’espressione contestata, faceva parte delle conclusioni del sinodo. Ciò che colpisce dolorosamente la coscienza dei fedeli è da un lato l’evidente, e perfino ostentata, manipolazione dei processi sinodali e dall’altro la presentazione dell’assise sinodale come un evento animato e dettato dallo Spirito Santo. Colpisce, poi, che le pianificate manipolazioni siano finalizzate a ottenere effetti intra-ecclesiali e soprattutto di cambiamento dottrinale. Gli obiettivi del prossimo sinodo sull’Amazzonia sono già stati definiti in anticipo: ecologia integrale intesa come ecologismo gnostico, pluralismo religioso comprese le varie forme di animismo e paganesimo, condanna delle modalità storiche dell’evangelizzazione del continente latinoamericano come occasione per passare dall’evangelizzare al farsi evangelizzare, aperture al superamento del celibato ecclesiastico da importare poi anche in Europa centrale. Ma se i sinodi vengono ridotti ad una macchina astutamente governata per produrre una nuova Chiesa, allora vengono fatti morire. E forse è meglio così.
  2. L'UNICO VERO DIO E' UNO E TRINO. Parola di #PioXI. «E anzitutto, Venerabili Fratelli, abbiate cura che la fede in Dio, primo e insostituibile fondamento di ogni religione, rimanga pura e integra nelle regioni tedesche. Non si può considerare come credente in Dio colui che usa il nome di Dio retoricamente, ma solo colui che unisce a questa venerata parola una vera e degna nozione di Dio. «Chi, con indeterminatezza panteistica, identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti. «Né è tale chi, seguendo una sedicente concezione precristiana dell’antico germanesimo, pone in luogo del Dio personale il fato tetro e impersonale, rinnegando la sapienza divina e la sua provvidenza, la quale “con forza e dolcezza domina da un’estremità all’altra del mondo” e tutto dirige a buon fine. Un simile uomo non può pretendere di essere annoverato fra i veri credenti. «Se la razza o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell’ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi e, divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l’ordine, da Dio creato e imposto, è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita ad essa conforme. «Rivolgete, Venerabili Fratelli, l’attenzione all’abuso crescente, che si manifesta in parole e per iscritto, di adoperare il tre volte santo nome di Dio quale etichetta vuota di senso per un prodotto più o meno arbitrario di ricerca o aspirazione umana, e adoperatevi che tale aberrazione incontri tra i vostri fedeli la vigile ripulsa che merita. Il nostro Dio è il Dio personale, trascendente, onnipotente, infinitamente perfetto, uno nella trinità delle persone e trino nell’unità della essenza divina, creatore dell’universo, signore, re e ultimo fine della storia del mondo, il quale non ammette né può ammettere altre divinità accanto a sé. «Questo Dio ha dato i suoi comandamenti in maniera sovrana: comandamenti indipendenti da tempo e spazio, da regione e razza. Come il sole di Dio splende indistintamente su tutto il genere umano, così la sua legge non conosce privilegi né eccezioni. Governanti e governati, coronati e non coronati, grandi e piccoli, ricchi e poveri dipendono ugualmente dalla sua parola. Dalla totalità dei suoi diritti di Creatore promana essenzialmente la sua esigenza ad un’ubbidienza assoluta da parte degli individui e di qualsiasi società. E tale esigenza all’ubbidienza si estende a tutte le sfere della vita, nelle quali le questioni morali richiedono l’accordo con la legge divina e con ciò stesso l’armonizzazione dei mutevoli ordinamenti umani col complesso degli immutabili ordinamenti divini. «Solamente spiriti superficiali possono cadere nell’errore di parlare di un Dio nazionale, di una religione nazionale, e intraprendere il folle tentativo di imprigionare nei limiti di un solo popolo, nella ristrettezza etnica di una sola razza, Dio, Creatore del mondo, re e legislatore dei popoli, davanti alla cui grandezza le nazioni sono piccole come gocce in un catino d’acqua». Queste parole si trovano nell’enciclica “#Mit #Brennender #Sorge”, del 14 marzo 1937, scritta, per incarico di Pio XI, dal Segretario di Stato Card. Eugenio Pacelli in collaborazione con il Card. #Fauhaber, Arcivescovo di Monaco di Baviera. La stessa enciclica fu distribuita segretamente, eludendo la sorveglianza della Gestapo, a tutti i parroci tedeschi e fu letta in tutte le chiese della Germania il 21 marzo 1937, Domenica delle Palme. #Hitler, furioso per essere stato raggirato, perseguitò i responsabili, e fece chiudere le tipografie che avevano stampato l’enciclica. Historia magistra vitae.
  3. Il 27 giugno è stato diffuso in varie lingue una forte critica del cardinale Walter Brandmüller all’Instrumentum laboris del Sinodo sull’Amazzonia (http://www.sinodoamazonico.va/content/sinodoamazonico/it/documenti/l-instrumentum-laboris-per-il-sinodo-sull-amazzonia1.html ) che si aprirà in Vaticano il prossimo 6 ottobre. Il cardinale tedesco spiega perché l’”Instrumentum laboris” “contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico” e, dato che il documento mette in discussione il fatto stesso della divina rivelazione “si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia”. L’”Instrumentum laboris” , conclude il cardinale, “costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza”. Riportiamo il testo del documento, il cui originale è in tedesco, nella traduzione italiana tratta dal blog di Sandro Magister. . Una critica dell’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell’Amazzonia Introduzione Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’”Instrumentum laboris” recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l’appoggio di singoli elementi del testo. Perché un sinodo in questa regione? Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’”Instrumentum laboris” – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un’aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l’ecologia, l’economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa? E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi? Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere. Sulle religioni naturali e l’inculturazione C’è un altro elemento da tenere presente, che si trova in tutto l’”Instrumentum laboris”: vale a dire la valutazione molto positiva delle religioni naturali, includendo pratiche di guarigione indigene e simili, come anche pratiche e forme di culto mitico-religiose. Nel contesto del richiamo all’armonia con la natura, si parla addirittura del dialogo con gli spiriti (n. 75). Non è solo l’ideale del “buon selvaggio” tratteggiato da Rousseau e dall’Illuminismo che qui viene messo a confronto con il decadente uomo europeo. Questa linea di pensiero si spinge oltre, fino al XX secolo, quando culmina in un’idolatria panteistica della natura. Hermann Claudius (1913) creò l’inno del movimento operaio socialista “Quando camminiamo fianco a fianco…”, in una strofa del quale si legge: ”Verde delle betulle e verde dei semi, che la vecchia Madre Terra semina a piene mani, con un gesto di supplica affinché l’uomo diventi suo… “. Va notato che questo testo è stato successivamente copiato nel libro dei canti della Gioventù hitleriana, probabilmente perché corrispondeva al mito del “sangue e suolo” nazionalsocialista. Questa prossimità ideologica è da rimarcare. Questo rigetto anti-razionale della cultura “occidentale” che sottolinea l’importanza della ragione è tipico dell’”Instrumentum laboris, che parla rispettivamente di “Madre Terra” nel n. 44 e del “grido della terra e dei poveri” nel n.101. Di conseguenza, il territorio – vale a dire le foreste della regione amazzonica – viene addirittura dichiarato essere un “locus theologicus”, una fonte speciale della divina rivelazione. In esso vi sarebbero i luoghi di un’epifania in cui si manifestano le riserve di vita e di saggezza del pianeta, e che parlano di Dio (n. 19). Inoltre, la conseguente regressione dal Logos al Mythos viene innalzata a criterio di ciò che l’”Instrumentum laboris” chiama l’inculturazione della Chiesa. Il risultato è una religione naturale con una maschera cristiana. La nozione di inculturazione è qui virtualmente snaturata, dal momento che in realtà significa l’opposto di ciò che la commissione teologica internazionale aveva presentato nel 1988 e di quanto aveva precedentemente insegnato il decreto “Ad gentes” del Concilio Vaticano II sull’attività missionaria della Chiesa. Sull’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile È impossibile nascondere che questo “sinodo” è particolarmente adatto per attuare due progetti tra i più cari che finora non sono mai stati attuati: vale a dire l’abolizione del celibato e l’introduzione di un sacerdozio femminile, a cominciare dalle donne diacono. In ogni caso si tratta di “tener conto del ruolo centrale che le donne svolgono oggi nella Chiesa amazzonica” (n. 129 a3). E allo stesso modo, si tratta di “aprire nuovi spazi per ricreare ministeri adeguati a questo momento storico. È il momento di ascoltare la voce dell’Amazzonia… “ (n. 43). Ma qui si omette il fatto che, da ultimo, anche Giovanni Paolo II ha affermato con la massima autorità magisteriale che non è nel potere della Chiesa amministrare il sacramento dell’ordine alle donne. In effetti, in duemila anni, la Chiesa non ha mai amministrato il sacramento dell’ordine a una donna. La richiesta che si colloca in diretta opposizione a questo fatto mostra che la parola “Chiesa” viene ora utilizzata esclusivamente come termine sociologico da parte degli autori dell’”Instrumentum laboris”, negando implicitamente il carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa. Sulla negazione del carattere sacramentale-gerarchico della Chiesa In modo simile – sebbene con espressioni piuttosto di passaggio – il n. 127 contiene un attacco diretto alla costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa, quando vi si chiede se non sarebbe opportuno “riconsiderare l’idea che l’esercizio della giurisdizione (potere di governo) deve essere collegato in tutti gli ambiti (sacramentale, giudiziario, amministrativo) e in modo permanente al sacramento dell’ordine”. È da una visione così errata che deriva poi nel n. 129 la richiesta di creare nuovi uffici che corrispondano ai bisogni dei popoli amazzonici. Tuttavia è il campo della liturgia, del culto, quello in cui l’ideologia di un’inculturazione falsamente intesa trova la sua espressione in modo particolarmente spettacolare. Qui, alcune forme delle religioni naturali sono assunte positivamente. L’”Instrumentum laboris” (n. 126 e) non si trattiene dal chiedere che i “popoli poveri e semplici” possano esprimere “la loro (!) fede attraverso immagini, simboli, tradizioni, riti e altri sacramenti (!!)”. Questo sicuramente non corrisponde ai precetti della costituzione “ Sacrosanctum Concilium“, né a quelli del decreto “Ad gentes” sull’attività missionaria della Chiesa, e mostra una comprensione puramente orizzontale della liturgia. Conclusione “Summa summarum”: l’”Instrumentum laboris” carica il sinodo dei vescovi e in definitiva il papa di una grave violazione del “depositum fidei”, che significa come conseguenza l’autodistruzione della Chiesa o il cambiamento del “Corpus Christi mysticum” in una ONG secolare con un compito ecologico-sociale-psicologico. Dopo queste osservazioni, naturalmente, si aprono delle domande: si può qui rinvenire, specialmente riguardo alla struttura sacramentale-gerarchica della Chiesa, una rottura decisiva con la Tradizione apostolica in quanto costitutiva per la Chiesa, o piuttosto gli autori hanno una nozione dello sviluppo della dottrina che viene sostenuta teologicamente al fine di giustificare le rotture sopra menzionate? Questo sembra essere davvero il caso. Stiamo assistendo a una nuova forma del Modernismo classico dell’inizio del XX secolo. All’epoca, si è cominciato con un approccio decisamente evolutivo e poi si è sostenuta l’idea che, nel corso del continuo sviluppo dell’uomo a gradi più alti, devono essere trovati di conseguenza anche livelli più elevati di coscienza e di cultura, per cui può risultare che quello che era falso ieri può essere vero oggi. Questa dinamica evolutiva è applicata anche alla religione, cioè alla coscienza religiosa con le sue manifestazioni nella dottrina, nel culto e naturalmente anche nella morale. Ma qui, allora, si presuppone una comprensione dello sviluppo del dogma che è nettamente opposta alla genuina comprensione cattolica. Quest’ultima comprende lo sviluppo del dogma e della Chiesa non come un cambiamento, ma, piuttosto, come uno sviluppo organico di un soggetto che rimane fedele alla propria identità. Questo è ciò che i Concili Vaticani I e II ci insegnano nelle loro costituzioni “Dei Filius“, “Lumen Gentium” e “Dei Verbum”. Dunque si deve dire oggi con forza che l’”Instrumentum laboris” contraddice l’insegnamento vincolante della Chiesa in punti decisivi e quindi deve essere qualificato come eretico. Dato poi che anche il fatto della divina rivelazione viene qui messo in discussione, o frainteso, si deve anche parlare, in aggiunta, di apostasia. Ciò è ancor più giustificato alla luce del fatto che l’”Instrumentum laboris” usa una nozione puramente immanentista della religione e considera la religione come il risultato e la forma di espressione dell’esperienza spirituale personale dell’uomo. L’uso di parole e nozioni cristiane non può nascondere che esse sono semplicemente usate come parole vuote, a prescindere dal loro significato originale. L’”Instrumentum laboris” per il sinodo dell’Amazzonia costituisce un attacco ai fondamenti della fede, in un modo che non è stato finora ritenuto possibile. E quindi deve essere rigettato col massimo della fermezza.
  4. DOMANDA La preghiera Eucaristica dobbiamo considerarla tutta consacratoria. RISPOSTA: Una prima osservazione: se tutta l’anafora è consacratoria, allora niente è consacratorio di quella preghiera; bisognerebbe infatti, spiegare perché mai gli studiosi l’abbiano distinta in più parti(prefazio, epiclesi, anamnesi, intercessioni, ecc). Del resto, nel pensiero dei padri l’epiclesi allo Spirito è operante ed efficace per le parole di Cristo. Alcune testimonianze: Giovanni Crisostomo: “Non è l’uomo a far sì che le offerte divengano il corpo e il sangue di Cristo, ma Cristo stesso, crocifisso per noi. Il prete è lì a rappresentarlo e pronuncia le parole, ma la potenza e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo, egli dice. Questa parola trasforma le offerte”[1]. Tommaso d’Aquino ha portato il suo contributo decisivo: “ …la conversione (eucaristica) di cui parliamo è istantanea. Primo, perché la sostanza del corpo di Cristo, alla quale termina questa conversione, non ammette un più e un meno. Secondo, perché in questa conversione non c’è un soggetto da preparare gradualmente. Terzo, perché viene compiuta dall’infinita virtù di Dio.(…) Perciò si deve rispondere che questa conversione avviene, come si è detto, per le parole di Cristo proferite dal sacerdote, in modo che l’ultimo istante della dizione di quelle parole è il primo istante della presenza del corpo di Cristo nel sacramento, mentre in tutto il tempo precedente c’era la sostanza del pane”[2]. Dunque, il concilio Tridentino non ha dovuto fare altro che registrare un dato: “Nella Chiesa di Dio c’è stata sempre la fede che subito dopo la consacrazione c’è il vero corpo di N.S.G.Cristo e il suo vero sangue sotto la specie del pane e del vino insieme alla sua anima e divinità. Ma il corpo sotto la specie del pane, il sangue sotto la specie del vino in forza delle parole,ecc”[3]. Si obietta da parte di alcuni liturgisti che Tommaso e il concilio di Trento non erano sensibili alla vita liturgica e alla lex orandi e perciò avrebbero avallato una concezione statica dell’eucaristia, mentre attribuendo valore consacratorio all’epiclesi ne riceverebbe impulso quella dinamica. A parte un certo sapore calvinista di tale proprietà attribuita all’eucaristia, si dovrebbe osservare che, nell’economia biblica come in quella liturgica, lo Spirito viene invocato ed effuso prima perché deve condurre a Cristo, proprio come nell’iniziazione sacramentale: dal battesimo alla confermazione e all’eucaristia. In ogni caso, che lo Spirito s’invochi prima o dopo, o prima e dopo, di certo conduce a Cristo e non da un’altra parte e opera una cum Patre et Filio. Osserva sant’Ambrogio: “…che dire della benedizione fatta da Dio stesso dove agiscono le parole medesime del Signore e Salvatore? Giacché questo sacramento che tu ricevi si compie con la parola di Cristo…La parola di Cristo, dunque, che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un’esistenza che cambiarle in altre… Lo stesso Signore Gesù proclama: ‘Questo è il mio corpo’. Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con un altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici:”Amen”, cioè, “E’ così””[4]. Si comprende la crescente consapevolezza ecclesiale, culminata nelle definizioni dei concili di Firenze e di Trento, che le parole della consacrazione siano costitutive del gesto eucaristico e necessarie per la fede cattolica[5]. Inoltre, l’elevazione delle specie consacrate, nata dalla pietà medievale, è il segnale che il mistero si è compiuto nella transustanziazione e costituisce anche l’invito all’adorazione. Analogamente le rubriche della liturgia bizantina prescrivono che il sacerdote reciti le parole a capo chino, alzando in modo epicletico e reverente la destra sul pane e dopo segnando con la croce il calice, prima di pronunciare le parole [6]. Se l’invocazione dello Spirito è operante ed efficace, secondo i padri suddetti, con le parole dell’istituzione, non è sostenibile la valenza consacratoria dell’epiclesi. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “Nel racconto dell’istituzione l’efficacia delle parole e dell’azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte”(1353); inoltre, che “la presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie eucaristiche” (1377). Quindi, si conosce il momento preciso: dopo le parole di Cristo comincia la presenza e quindi l’adorazione. Non è un limite legato alla nozione di tempo fisico: è l’istante di Dio che è diventato tempo sacramentale, da quando egli, l’eterno, è entrato nel tempo fisico e vi si è sottomesso. I teologi contemporanei non ci hanno resi sensibili all’hic et nunc della liturgia? Perché scandalizzarsi allora del momento preciso? Il cristianesimo non è l’evento di un dio mitico senza tempo. Questo noi crediamo e insegniamo. Resta il confine additato da Paolo VI: “Ogni spiegazione teologica, che tenti di penetrare in qualche modo questo mistero, per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obbiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente presenti dinanzi a noi sotto le specie sacramentali del pane e del vino”. (Solenne professione di fede, 30 giugno 1968,25: AAS 60(1968), 442-443). [1] De proditione Iudae, Homilia I,PG 49, col 380, in particolare 389-390. [2] Summa Theologiae, III pars, q.75,a.7: ed.Salani,1971, vol XXVIII,p 109-112. [3] Acta Concili Tridentini, Sessione XIII, cap.3:Denzinger, 1640. [4] De mysteriis,52.54; SCh 25 bis, 188. [5] Concilio di Firenze, Decretum pro Armenis;DS 1321; Concilio di Trento, Doctrina de ss.Missae Sacrificio; DS 1740-1: che sottolinea : <uti semper catholica Ecclesia intellexit et docuit> (cap 1). [6] Cfr lo studio classico di M.Gordillo, L’epiclesi eucaristica.Controversie con l’Oriente bizantino-slavo, in A.Piolanti(a cura di),Eucaristia. Il mistero dell’altare nel pensiero e nella vita della Chiesa, Roma 1957.
  5. DOMANDA: La teologia ha concentrato tutta l’attenzione su un solo momento della Consacrazione tralasciando tutta la preghiera Eucaristica. La consacrazione comincia quando il Sacerdote dice: il Signore sia con voi e con il vostro Spirito ecc…? RISPOSTA: Quando comincia la presenza di Cristo nell'eucaristia Taluni teologi ritengono che la consacrazione – mediante la quale si opera la transustanziazione – del pane e del vino non avvenga all'istante, ma gradualmente, e che l'intera preghiera eucaristica sia consacratoria. Che dire di questa teoria? L'idea della consacrazione graduale o progressiva è la conseguenza dell'enfatizzazione del valore della preghiera eucaristica nel suo insieme: un tentativo di avvicinarsi, in modo più completo e ricco, al mistero eucaristico. Con l'espressione: “racconto dell’istituzione”, presente nel cuore della preghiera eucaristica, - ossia la consacrazione del pane e del vino, quando alle parole: “Questo è il mio corpo” e “Questo è il (calice del) mio sangue” (cfr CCC 1353, 1376-1377), il pane cessa di essere pane e il vino cessa di essere vino e diventano il corpo e il sangue, l’anima e la divinità di Cristo – si intende sminuire la presenza reale a favore di altri aspetti, come il memoriale del sacrificio di Cristo, la sua risurrezione e la sua ascensione, il ruolo dello Spirito Santo. Se Cristo non fosse già pienamente presente dal momento della consacrazione, la prescrizione delle rubriche del messale al sacerdote, di inginocchiarsi in adorazione, sarebbe senza senso. Sulla dichiarazione vaticana di validità dell'anafora di Addai e Mari, usata in alcune chiese mediorientali, che - priva delle parole della consacrazione - consacrerebbe in modo 'diffuso', senza determinare il momento preciso, c'è ancora molto da discutere. L'idea di una graduale trasformazione del pane e del vino, in eucaristia, non è sostenibile più di quanto chi sostiene che un embrione non sia un essere umano all'atto del concepimento e lo diventi gradualmente. Sull'istante della consacrazione, come tempo sacramentale, influisce l'idea che il tempo sacramentale sia del tutto diverso da quello fisico; ma l'essere diventato tempo metafisico dipende proprio dal fatto che l'Eterno è entrato nell'istante temporale. Nicola Bux ha scritto che l’insistenza della liturgia odierna sull’evento(cioè sul nunc, ora) è andata a scapito della permanenza del sacro (hic, qui), così anche il rito avviene e non dura; eppure «Il linguaggio della fede ha chiamato mistero questa eccedenza riguardo al mero istante storico e ha condensato nel termine mistero pasquale il nocciolo più intimo dell’avvenimento redentivo»(J.RATZINGER, Davanti al Protagonista, Cantagalli, Siena 2009, p 130). Il rifiuto di tale eccedenza ha, in realtà, portato alla rimozione del segno massimo della permanenza del divino: il tabernacolo, malgrado sant’Ambrogio affermi: «Che cosa è l’altare di Cristo se non l’immagine del corpo di Cristo?» (sant'Ambrogio, De Sacramentis, 5,7; CSEL 73, 61; PL 16, 447, perciò «L’altare è immagine del corpo e il corpo di Cristo sta sull’altare»( Ivi, ,4,7; CSEL 73,49; PL 16, 437 cfr CCC 1383). E allora, che fastidio dà il tabernacolo sull’altare della celebrazione? Bisogna riequilibrare evento e permanenza, riunire hic et nunc. Inoltre, pur affermando il Catechismo che “La presenza eucaristica di Cristo ha inizio al momento della consacrazione e continua finché sussistono le specie” (CCC 1377), ci sono preti che usano amministrare la comunione con le ostie consacrate durante la messa, e non con quelle custodite nel tabernacolo. Pur, a voler mostrare in tal modo il segno della presenza avvenuta, si può far credere che le ultime siano di seconda categoria, mentre è noto che le ostie, solo quando perdono l’apparenza e il gusto del pane, non contengono più la presenza. C’è una differenza di presenza del Signore? Queste e altre teorie si possono ritrovare nell'impostazione del liturgista Cesare Giraudo. Egli ama parlare del passaggio avvenuto nel primo millennio, dal metodo patristico a quello scolastico che – egli semplifica – sarebbe più debole perché, invece di partire dai testi liturgici, parte dalla propria testa; anche se non spiega la ragione che ha portato a preferire quest'ultimo, cioè il metodo scolastico. Nella Chiesa non c'è stato, anche, uno sviluppo della teologia sacramentale eucaristica? Di qui la sua valutazione negativa del fare teologia a scuola, dimenticando che, anche nel giudaismo, il servizio liturgico dei sacerdoti era affiancato dall'insegnamento dei rabbi. Se il maestro medievale poteva insegnare ciò che aveva speculato nella sua cella, era perché prima aveva adorato il sacramento: san Tommaso e san Bonaventura non hanno insegnato ciò che avevano adorato in ginocchio? Si può 'studiare' Cristo pregando, e pregarlo studiando. Quella che Giraudo chiama lettura 'statica' dei padri e che oppone a quella 'dinamica' – cosa cambiano questi termini nel dogma eucaristico? – non era che il tentativo di verificare la rispondenza della fede alle esigenze della ragione. Dunque, sull'inizio della presenza Ambrogio ricorda: “Lo stesso Signore Gesù proclama: 'Questo è il mio corpo'. Prima della benedizione delle parole celesti la parola indica un particolare elemento. Dopo la consacrazione ormai designa il corpo e il sangue di Cristo. Egli stesso lo chiama suo sangue. Prima della consacrazione lo si chiama con altro nome. Dopo la consacrazione è detto sangue. E tu dici: 'Amen', cioè, 'E' così'”.(sant'Ambrogio, Sui misteri, n 54; SC 25 bis, 188). Per questo, a richiamare l'inizio del farsi presente di Gesù Cristo, è lodevole suonare il campanello, come esplicitamente previsto nell'ordinamento generale del messale romano: “Poco prima della consacrazione, il ministro, se è opportuno, avverte i fedeli con un segno di campanello. Così pure suona il campanello alla presentazione al popolo dell’ostia consacrata e del calice, secondo le consuetudini locali. Se si usa l’incenso, quando, dopo la consacrazione, si mostrano al popolo l’ostia e il calice, il ministro li incensa”(OGRM n 150). Malgrado il divieto di liturgisti modernisti, così si fa in molte parti del mondo come nelle liturgie papali, con gioia di ministri e fedeli. Dunque, dalla storia della liturgia e del dogma eucaristico si apprende che la forma o rito della messa non è il convito: «Eucaristia significa sia il dono della communio in cui il Signore diventa cibo per noi, sia il sacrificio di Gesù Cristo che ha pronunciato il suo sì trinitario al Padre nel sì della croce ed ha riconciliato tutti noi con il Padre in questo “sacrificio”. Tra pasto e sacrificio non si dà contrasto alcuno; nel nuovo sacrificio del Signore essi si intrecciano inscindibilmente».[1] Nelle due forme della messa bizantina, la “divina liturgia di San Giovanni Crisostomo” e quella “di San Basilio”, il concetto di cena o di banchetto è chiaramente subordinato a quello di sacrificio, proprio come nel nostro canone romano. Di denominazioni della messa ve ne sono, basta consultare il Catechismo della Chiesa Cattolica, ma non si può dire che quella di cena e di memoriale sia primaria rispetto a quella di sacrificio, ripresentazione incruenta del sacrificio del Golgota. Il fatto che l’eucaristia sia il sacrificio del Verbo, la parola di Dio fatta carne – in greco Logos, che significa parola e anche “ragione” – ne fa l’offerta razionale (oblatio rationabilis), il culto logico (logikè latria). Davvero, l’eucaristia è l’ingresso della Chiesa nel “culto razionale”. [1] J.RATZINGER, Davanti al Protagonista,o.c., p 110.
  6. DOMANDA Qual è il significato di EUCARESTIA che in sé stesso e per la nostra vita? Partiamo dal fatto che la stessa Eucaristia è stata chiamata in modi diversi: cena del Signore, la “fractio Panis” (più antica); questo ci dice che è importante quel gesto della frazione del pane. Una cosa che la teologia ha consolidato è che è il “Memoriale della Pasqua”. Nella storia alcuni hanno privilegiato: Cena del Signore da cui è derivato un “Banchetto”; prima di essere un Banchetto però, la Cena è quanto descritto nella 1° LETTERA di S.Paolo Corinzi e CENA del SIGNORE: versetti 23-26 S.Paolo Corinzi. RISPOSTA: Come definire questo sacramento Cristo ha istituito questo sacramento per rendere presente la sua passione e morte, il suo sacrificio sugli altari. Infatti egli dice: “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”(Gv 6,51). Lo ha fatto per rimanere con gli uomini tutto il tempo della loro vita: “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”,(Mt 28,20).Lo ha fatto per farsi cibo e bevanda dell'anima, dicendo: “Io sono il pane della vita,chi viene a me non avrà più fame”(Gv 6,35). Lo ha fatto, per visitare l'uomo nel momento della morte e per portarlo in Paradiso. Infatti ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. (Gv 6,54). L'istituzione dell’eucaristia da parte di Gesù, avviene nel contesto della cena pasquale e, soprattutto, sulla croce. Qui si propone una prima questione, che riguarda le caratteristiche del sacramento eucaristico: è una cena o un sacrificio? Così risponde il Catechismo: “La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al corpo e al sangue del Signore”. Non è solo un accostamento, poiché vi è un nesso intimo tra cena e sacrificio. Infatti: “La celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione. Comunicarsi è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi”(CCC 1382). Certo, il termine memoriale può essere inteso come ricordo di un fatto passato. Non è così, grazie allo Spirito Santo che ci ricorda ogni cosa (cfr Gv 14,26); l'eucaristia fatta dalla Chiesa rende presente e attuale la pasqua di Cristo e il suo sacrificio offerto una volta per tutte (cfr CCC 1364). Rende presente anche la risurrezione? Col battesimo e soprattutto con l'eucaristia, il cristiano soffre e muore con Cristo, mentre della risurrezione riceve il germe che si svilupperà in pienezza alla fine dei tempi, secondo la parola del Signore: “io lo risusciterò nell'ultimo giorno”(Gv 6,40).Ma finché siamo “nella carne”, noi partecipiamo alla sua passione e attendiamo, nella fede e nella speranza, il giorno della glorificazione. Inoltre, si tratta di sacro banchetto, o convito, nel quale si riceve Gesù Cristo, si fa memoria della sua passione, il cuore si riempie di grazia: viene dato l'anticipo della gloria futura. Sacro significa che c'è la sua presenza divina e quindi bisogna avvicinarsi con quel timore di Dio, che è uno dei sette doni dello Spirito Santo. Il sacrificio sacramentale è definito eucaristia, termine greco che vuol dire azione di grazie o benedizione, memoriale e presenza di lui, operata dalla potenza della sua parola e dallo Spirito Santo; il tutto culmina nella comunione. E' festa in senso spirituale, non mondano: non vive di trovate accattivanti, non deve esprimere l’attualità effimera, non è un intrattenimento che deve aver successo, ma ravvivare la coscienza che il mistero è presente tra noi. E' festa della fede, in cui deporre, come dice la liturgia bizantina, ogni mondana attitudine, perché “misticamente rappresentiamo i cherubini”(tropario d'offertorio). Ora, è in voga nei canti, nelle preghiere e nei formulari per l'adorazione eucaristica questa espressione: 'Gesù Cristo è presente nel pane consacrato'. Anche Lutero sosteneva che Cristo fosse nel pane. Con linguaggio approssimativo, e carente di dottrina, si aggiunge: ma è un mistero. Cristo non ha detto di essere presente nel pane e neppure: “questo pane è il mio corpo”, ma: questo è il mio corpo”, questo indica il passaggio dal pane, che ha preso nelle mani, al corpo, perché in quel momento viene consacrato, cioè la sostanza del pane si converte - come dice il concilio di Trento - nella sostanza del corpo. Sotto – in senso ontologico e non spaziale – le apparenze o aspetto(species) del pane (oggi si direbbe fenomeno) sta il corpo di Cristo. Non è più pane, ma Cristo. Le specie sulle quali è stato fatto il 'rendimento di grazie', dal greco …, sono diventate eucaristiche. Perciò si deve parlare della 'presenza di Cristo sotto le specie eucaristiche'. L'espressione 'pane consacrato' va pure spiegata. Anche quando Gesù e, successivamente, Paolo usano espressioni, come: “Chi mangia questo pane”(Gv 6,51) e “il pane che noi spezziamo”(1 Cor 10,16), esse vanno intese in senso metaforico; comunque, quando Gesù afferma di essere “Pane di vita”(Gv 6,26-71) intende parlare della sua persona e della sua vita: il suo corpo e il suo sangue, nel linguaggio concreto semitico. Difficile? Ecco la necessità della catechesi, anche mediante i canti? Gesù ha istituito questo sacramento quando ha preso il pane, dicendo: “questo è il mio corpo offerto in sacrificio...” e, poi, il calice del vino, dicendo: “questo è il calice del mio sangue, versato...” e ordinando: “fate questo in mia memoria”. Il punto è che le parole consacratorie dichiarano il fine: il corpo è offerto in sacrificio per noi e il sangue è versato per la remissione dei peccati. Perciò, in relazione alla passione di Cristo, in cui il sangue era separato dal corpo, il concilio di Trento definisce la santa messa “vero e proprio sacrificio” di Gesù Cristo. Egli si rende presente sull'altare – alta-res, luogo alto per il sacrificio – in obbedienza alle parole consacratorie del sacerdote, e, a causa della separazione del corpo dal sangue, è nella condizione di vittima immolata (immolatitius modus: cfr Enciclica Mediator Dei Pio XII, n 70). Per questo, l'altare è anche mensa dell'Agnello immolato (cfr Apocalisse 5,6), per ricevere il pane, separatamente, come sacramento del corpo e il vino come sacramento del sangue (cfr san Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae III q 74 a.1 sc). Dunque, quale corpo di Cristo è presente nel sacramento? Quello assunto da Maria nell'incarnazione e trasfigurato con la risurrezione e con l’ascensione: qualcuno direbbe che è meglio non dire 'carne di Cristo', ma corpo spirituale o glorioso; però, il Catechismo dice: “La Comunione alla Carne del Cristo risorto, 'vivificata dallo Spirito Santo e vivificante', conserva, accresce e rinnova la vita di grazia ricevuta nel Battesimo”(1392). Sant'Ambrogio osserva: “Noi costatiamo che la grazia ha maggiore efficacia della natura...La parola di Cristo...che ha potuto creare dal nulla quello che non esisteva, non può cambiare le cose che sono in ciò che esse non erano? Infatti non è meno difficile dare alle cose un'esistenza che cambiarle in altre ...Forse che fu seguito il corso ordinario della natura quando Gesù Signore nacque da Maria?...Ebbene quello che noi ripresentiamo è il corpo nato dalla Vergine...E' dunque veramente il sacramento della sua carne”(sant'Ambrogio, Sui misteri, nn 52-53; SC 25 bis, 186-187).
  7. a cura di P. Francesco Solazzo* Il Catechismo Maggiore di S. Pio X, al n. 830, presenta il Matrimonio cristiano con queste parole: “Il Matrimonio è un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l’uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l’un l’altro santamente e di allevare cristianamente i figliuoli”. E al n. 518 dice che “Con la parola sacramento s’intende un segno sensibile ed efficace della grazia, istituito da Gesù Cristo per santificare le anime nostre”. In poche parole, significa che il Sacramento è direttamente opera di Dio che agisce attraverso i segni e non dipende nella maniera assoluta dalla degnità e indegnità dei ministri che lo celebrano. Ogni Sacramento, inoltre, trova la sua efficacia nel Sacrificio della Croce. Anche il Matrimonio cristiano, dunque, è opera diretta di Dio; è quindi Dio che unisce gli sposi in un vincolo indissolubile e questo vincolo è finalizzata prima di tutto alla loro santificazione e a collaborare all’attività creatrice di Dio attraverso la nascita dei figli educandoli secondo la fede cristiana ricevuta. A questo si riferiva Gesù quando ha detto che «All’inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L’uomo dunque non separi ciò che Dio ha congiunto» (Mc 10,6-9). Con la sua precisazione il Divino Maestro restaura la freschezza della Volontà Divina al momento della creazione. I cristiani, che invece di sposarsi davanti a Dio convivono o si sposano solo civilmente (che davanti a Dio è la medesima cosa), sono in contrasto con la Volontà Divina, poiché stanno rifiutando un dono inestimabile di Dio. Convivere è in pratica, un atto di superbia poiché in quel modo la coppia sta dicendo a Dio di non aver bisogno della sua Grazia per vivere insieme e per diventare santi; sta rifiutando cioè il dono del suo Preziosissimo Sangue sparso sulla Croce. Ugualmente, coloro che divorziano stanno considerando le loro difficoltà più grandi della Grazia di Dio che li unisce. Anche nel caso si creino situazioni gravissime per le quali diviene impossibile una pacifica convivenza, gli sposi non sono autorizzati a compromettere il vincolo che Dio ha istituito, poiché in quel vincolo c’è la salvezza delle loro anime, che è il fine per il quale Gesù Cristo è morto sulla Croce. *P. Francesco Solazzo, passionista originario di Trepuzzi (Lecce), è stato ordinato sacerdote il 29 giugno 2015 – solennità dei Santi Pietro e Paolo – presso la cattedrale di Lecce dall’arcivescovo Domenico Umberto D’Ambrosio.
  8. Catechesi mensile sul Credo e le verità in cui credere, che don Nicola Bux ha tenuto nella Chiesa di San Giuseppe in Bari, Utilizzando come testo guida il "Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica". Per poter seguire meglio la catechesi, ci si può avvalere del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica http://www.vatican.va/archive/compend... dal n. 79 al n. 84 CAPITOLO SECONDO CREDO IN GESÙ CRISTO, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO - 79. Qual è la Buona Novella per l'uomo? 422-424 È l'annunzio di Gesù Cristo, «il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16), morto e risorto. AI tempo del re Erode e dell'imperatore Cesare Augusto, Dio ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza mandando «suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). - 80. Come si diffonde questa Buona Novella? 425-429 Fin dall'inizio i primi discepoli hanno avuto l'ardente desiderio di annunziare Gesù Cristo, allo scopo di condurre tutti alla fede in lui. Anche oggi, dall'amorosa conoscenza di Cristo nasce il desiderio di evangelizzare e catechizzare, cioè svelare nella sua persona l'intero disegno di Dio e mettere l'umanità in comunione con lui. « E IN GESÙ CRISTO, SUO UNICO FIGLIO, NOSTRO SIGNORE » - 81. Che cosa significa il nome «Gesù»? 430-435 452 Dato dall'Angelo al momento dell'Annunciazione, il nome «Gesù» significa «Dio salva». Esso esprime la sua identità e la sua missione, «perché è lui che salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1,21). Pietro afferma che «non vi è sotto il cielo altro Nome dato agli uomini nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12). - 82. Perché Gesù è chiamato «Cristo »? 436-440 453 «Cristo» in greco, «Messia» in ebraico, significa «unto». Gesù è il Cristo perché è consacrato da Dio, unto dello Spirito Santo per la missione redentrice. È il Messia atteso da Israele, mandato nel mondo dal Padre. Gesù ha accettato il titolo di Messia precisandone tuttavia il senso: «Disceso dal cielo» (Gv 3,13), crocifisso e poi risuscitato, egli è il Servo Sofferente «che dà la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28). Dal nome Cristo è venuto a noi il nome di cristiani. - 83. In che senso Gesù è il «Figlio Unigenito di Dio»? 441-445 454 Egli lo è in senso unico e perfetto. Al momento del Battesimo e della Trasfigurazione, la voce del Padre designa Gesù come suo «Figlio prediletto». Presentando se stesso come il Figlio che «conosce il Padre» (Mt 11,27), Gesù afferma la sua relazione unica ed eterna con Dio suo Padre. Egli è «il Figlio Unigenito (1Gv 4,9)» di Dio, la seconda Persona della Trinità. È il centro della predicazione apostolica: gli Apostoli hanno visto «la sua gloria, come di Unigenito dal Padre» (Gv 1,14). - 84. Che cosa significa il titolo «Signore»? 446-451 455 Nella Bibbia, questo titolo designa abitualmente Dio Sovrano. Gesù lo attribuisce a se stesso e rivela la sua sovranità divina mediante il suo potere sulla natura, sui demoni, sul peccato e sulla morte, soprattutto con la sua Risurrezione. Le prime confessioni cristiane proclamano che la potenza, l'onore e la gloria dovuti a Dio Padre sono propri anche di Gesù: Dio «gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,9). Egli è il Signore del mondo e della storia, il solo a cui l'uomo debba sottomettere interamente la propria libertà personale.
  9. Che possiamo fare adesso? Per la formazione di una nuova generazione di cattolici Intervista di Natasa Wilkie al Dr. Peter Kwasniewski.per Regina Magazine. Il Dr. Peter Kwasniewski è un noto teologo, docente universitario, musicista e autore, nonché un prolifico blogger. È fortemente coinvolto nel movimento tradizionale cattolico sia negli Stati Uniti che in Europa. Ultimamente, data la confusione in cui sembra immersa la Chiesa, il dott. Kwasniewski ha riflettuto sul futuro della Chiesa, per i nostri figli - e su ciò che i laici possono fare oggi per influenzare positivamente il loro futuro. REGINA: Qual è la sua biografia dott. Kwasniewski? KWASNIEWSKI: Sono nato a Chicago, cresciuto nel New Jersey, ho frequentato il college in California, ho conseguito un dottorato a Washington, D.C., insegnato in Austria, e poi ho contribuito la fondazione di un college nel Wyoming. Inutile dire che non mi sarei mai aspettato un simile percorso a zig-zag nella vita, ma sembra che questo sia stato il piano del Signore [per me ndr]. A livello universitario ho insegnato filosofia, teologia, musica e storia dell'arte - tutte materie di cui sono tuttora appassionato. Negli ultimi 25 anni ho anche diretto cori di canto gregoriano. Attualmente sono uno scrittore e oratore a tempo pieno a difesa del cattolicesimo tradizionale. Io e mia moglie abbiamo due figli. REGINA: Qual è il tuo coinvolgimento nel movimento tradizionale? KWASNIEWSKI: Da quando mi sono innamorato della Messa tradizionale, poco più di 25 anni fa, ho sempre dedicato un po 'del mio tempo a scriverne con approfondimenti. Mentre ero ancora in Austria, ho iniziato a pubblicare articoli sul Latin Mass Magazine, e da allora ho scritto per loro un articolo in quasi tutti i numeri dal 2006 al 2018. Poi, circa cinque anni fa, ho iniziato a scrivere articoli settimanali per il blog Nuovo movimento liturgico; in questi anni ho poi pubblicato tre libri sulla liturgia tradizionale: Risorgere nel mezzo della crisi: Sacra Liturgia, Messa tradizionale latina e Rinnovamento nella Chiesa (Angelico, 2014) e Bellezza nobile, Santità trascendente: Perché l'età moderna ha bisogno della messa di tutte le Età (Angelico, 2017), Tradizione e Sanità: conversazioni e dialoghi di un esilio postconciliare. REGINA: È un curriculum piuttosto prolifico. KWASNIEWSKI: Tutti questi scritti sono emersi dalla mia "relazione amorosa" intrattenuta per tutta la vita con il culto tradizionale cattolico. Tutto ciò di cui parlo deriva dalla mia esperienza personale, sia che si tratti delle mie critiche al Novus Ordo o delle mie lodi sull'usus antiquior. Non credo nella "teologia della poltrona". Si tratta di realtà. REGINA: Quali sono le tue opinioni sul futuro della fede? KWASNIEWSKI: Penso che ci si trovi in un momento cruciale in cui una grande porzione di cattolici - quelli che vogliono vivere la loro fede nella realtà [integralmente ndr] - si rivolgono sia con coerenza totale o comunque in modo più frammentario, ad un cattolicesimo più tradizionale. REGINA: Che effetto sta avendo la crisi dell'abuso sessuale del clero su tutto questo? KWASNIEWSKI: Mentre i liberali nella Chiesa mostrano i loro muscoli, cresce parimenti anche la reazione del "ne abbiamo abbastanza di questa sciarada". Gli scandali degli abusi clericali aggiungono solo un punto acuto al crescente scontento. Lo si vede in molti ambiti, ma il sorprendente aumento dell'accesso alla vecchia liturgia latina è forse il segno più evidente di ciò. REGINA: Può suggerire dei modi per rendere la tradizione cattolica più accessibile ai giovani, specialmente nelle famiglie in cui anche i genitori sono novelli? KWASNIEWSKI: Nulla può sostituire l'istruzione nel corso della educazione familiare. Prima era scontato che le famiglie cattoliche leggessero [ai propri figli ndr] le vite dei santi e testi come l'Anno liturgico di Gueranger (come faceva la famiglia di Santa Teresa di Lisieux). Le famiglie che adottano l'homeschooling ad esempio sono maggiormente facilitate, perché i bambini tendono ad essere low-tech e quindi leggono comunque con una certa frequenza. Nella nostra famiglia abbiamo letto centinaia di libri ad alta voce, dedicando da mezz'ora a un'ora ogni sera a tal fine. Ma ogni famiglia può abituarsi a leggere la sera. Se questo è a posto, si può leggere un libro insieme come "Niente di Superfluo" di James Jackson, che è un racconto così interessante e ben scritto, pieno del ricco simbolismo della vecchia Messa. Sicuramente aiuterà i bambini più grandi e gli stessi genitori. REGINA: Allora, bisognerebbe leggere di più ad alta voce con i bambini, invece di seppellire se stessi nell'elettronica. KWASNIEWSKI: Davvero, la Fede cattolica è immensamente bella in ogni suo dettaglio, ed è la perdita di conoscenza che più di ogni altra cosa ci ha condannati a quella che sembra un'enorme carreggiata della mediocrità. Dobbiamo uscire da questa routine, e se non possiamo condividere immediatamente i libri con i nostri figli, possiamo almeno leggerli da soli in modo da avere qualcosa da dire durante un viaggio in auto o quando [nei figli, ndr] sorge spontanea qualche domanda. REGINA: Molti genitori che sono incuriositi dalla tradizione sono comunque preoccupati che i loro figli non si comportino correttamente in chiesa durante la messa, così come che non rispondano bene in una lingua che non comprendono. KWASNIEWSKI: È una sfida, sicuramente, soprattutto con i bambini piccoli. La Messa cantata però, e specialmente la Messa solenne, è molto attraente per i bambini perché c'è così tanto da guardare ed ascoltare (nei canti). Per dirlo in modo provocatorio, la comprensione verbale è il livello più basso e meno importante. L'adorazione del Dio trascendente va molto al di là dei pezzi di lingua di dimensioni mordaci: è un intero ethos, un'atmosfera, un mondo che avvolge i sensi. I bambini sono in grado di comprendere la differenza tra qualcosa che tutti prendono sul serio e qualcosa che nessuno può prendere sul serio. Conosco un ragazzo che è rimasto felicemente occupato [nel corso della Messa] anche solo guardando il turiferario nel suo "giocare col fuoco". REGINA: Cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini piccoli a messa? KWASNIEWSKI: Se i genitori si muniscono di libri illustrati per i più piccoli e messali per coloro che possono usarli, e se i genitori sono disposti a "fare squadra" quando i bambini si agitano o piangono, tutti i bambini finiranno per acclimatarsi ed amare questo tempo che è solenne e bellissimo. Per di più, vorrei segnalare all'attenzione del lettore un paio di articoli pubblicati su OnePeterFive: "Aiutare i bambini a entrare nella tradizionale messa latina", Parte 1 e Parte 2. REGINA: Cos'è che attrae i bambini e gli adolescenti al culto tradizionale? KWASNIEWSKI: Penso che la risposta sia semplicemente quanto sia sacro. Non stiamo cantando una cantilena, non siamo ad una festa di compleanno, una lezione di catechismo, un noioso evento per adulti. Siamo alla presenza del dio tre volte santo, con un silenzio silenzioso, musica strana, nuvole di incenso, un linguaggio esotico, donne che indossano veli e uomini ovviamente intenti a qualcosa. L'intera atmosfera che la vecchia Messa promuove e richiede è di per sé la catechesi più potente mai offerta e comunica molto più potente di mille sermoni o libri. REGINA: E se i bambini non la "comprendessero" immediatamente? KWASNIEWSKI: Non sto dicendo che per tutti avviene "immediatamente" questo. Ma se una famiglia dà tempo, finisce per avere gli effetti più sorprendenti sui bambini. Imparano a stare fermi, a inginocchiarsi, a guardare, a pregare. Sapevo a malapena come pregare fino a quando non ho iniziato a frequentare la vecchia Messa, e penso che questa sia la stessa esperienza di innumerevoli altri fedeli. Per dirla semplicemente: il tradizionale Sacro Sacrificio della Messa viene compreso da coloro i cui occhi e le cui orecchie sono capaci di adattarsi ad esso. REGINA: Perché pensa che sia così? KWASNIEWSKI: La Messa tradizionale è così sconcertantemente diversa, così fortemente sprezzante nei confronti della propria individualità, che comanda rispetto. Penso che i giovani indichino ciò in modo più rapido di quanto crediamo. Non è forse simile al modo in cui i giovani, almeno quelli più motivati, sono attratti da un allenatore sportivo o da un insegnante? REGINA: Come è nata l'idea di creare un messale tradizionale per bambini? KWASNIEWSKI: Quando nostro figlio aveva raggiunto il punto in cui poteva leggere facilmente, volevamo dargli un messale alla Messa che contenesse le principali preghiere da seguire. Non era ancora pronto per un messale di Baronius di 2.000 pagine, che è abbastanza pesante da provocare un forte rumore quando viene lasciato cadere, come abbiamo appreso in molte occasioni, e abbastanza complicato da causare molte distrazioni ("Mamma, che pagina siamo noi ? Dove siamo?"). REGINA: Sì, il messale emette effettiamente un forte rumore quando viene fatto cadere! KWASNIEWSKI: Così ho deciso di creare un messale intermedio che avrebbe avuto l'Ordinario della Messa, con bellissime opere d'arte - quadri classici e icone e xilografie. Ha funzionato molto bene per entrambi i bambini. REGINA: E poi? KWASNIEWSKI: I nostri amici hanno notato che ce l'avevamo e hanno chiesto se potevano averne una copia. Dopo che è stato "testato" in questo modo in alcune famiglie, ho deciso di renderlo pubblico. Ma non ne ho mai fatto pubblicità, quindi è stato proposto al pubblico solo lentamente, con il passaparola. La Fraternità di San Pietro ha iniziato ad inserirla nella loro libreria. REGINA: I cattolici cosa possono fare, in questo momento? KWASNIEWSKI: Non vorrei dare l'impressione che la liturgia tradizionale sia solo per i più istruiti. Chiunque frequenta la Messa per un certo numero di anni, apprezzerà le sue sottigliezze e le sue bellezze. Parla direttamente all'anima. La cosa più importante da fare ora è capitalizzare questo momento provvidenziale invitando tutti i buoni sacerdoti che sappiamo apprendere o offrire o incrementare la Messa in Latino e gli altri sacramenti tradizionali. Il rinnovamento della Chiesa verrà attraverso la sua tradizione o temo che non verrà affatto. da Regina Magazine https://reginamag.com/what-we-can-do-now/ traduzione #IPC CC
  10. Un grande salto per la genetica: la sinfonia delle nostre cellule. La rivista americana Science ha assegnato il premio "Scoperta dell'Anno" a delle nuove tecnologie che rivelano come il DNA riesca ad inviare un segnale ad ogni cellula per farle compiere la propria particolare attività e svilupparsi nel tempo. Secondo gli scienziati, i progressi compiuti da questa nuova tecnologia trasformeranno la scienza nei prossimi decenni, rendendo possibile prevedere il processo di invecchiamento, lo sviluppo e la guarigione delle malattie in modo sempre più preciso. Proprio come una partitura musicale indica quando corde, ottoni, percussioni e fiati suonino per creare una sinfonia, una combinazione di tecnologie è rivelatrice di quando i geni nelle singole celle si accendono, mettendo in condizione le cellule di riprodurre le loro parti specializzate. Gli specialisti stanno lavorando su come trasferire l'utilizzo di queste tecniche sulle cellule umane, per comprendere il modo in cui invecchiano e rigenerano, ma anche per comprendere finalmente le alterazioni che causano il cancro, il diabete o altre malformazioni fisiche. "La rivoluzione a cellula singola sta appena iniziando", conclude l'articolo pubblicato dall'American Association for the Advancement of Science, una delle più importanti federazioni di organizzazioni scientifiche e redattore della rivista Science. Il ruolo della scienza Sviluppare la nostra conoscenza del genoma umano è una cosa buona di per sé, ma il progresso scientifico, se considerato come un assoluto e lasciato a se stesso, senza regole né scopi, non è moralmente indifferente. Soprattutto se usato dal transumanesimo nella sua ricerca di un'abolizione utopica della vecchiaia, della malattia e della morte. Un recente simposio organizzato dall'Institut Universitaire Saint-Pie X ha evidenziato il modo in cui l'ideologia del progresso nel regno scientifico porta l'uomo a disconnettere la ragione umana dalla ragione divina al lavoro in natura. Onnipotente, creativo, privo di una vera finalità e senza alcuna eterna felicità da conquistare, la ragione umana si lascia andare al progresso come a un'indeterminazione sterile, trasformando all'infinito il mondo. Alla luce della Fede che lo regola indirettamente - poiché ha il proprio oggetto - la scienza non può giocare a Dio e attaccare la natura umana con il pretesto della libera ricerca e sperimentazione. Perché l'uomo è stato creato "a immagine e somiglianza di Dio" (Genesi 1:26). San Basilio di Cesarea, commentando questo passo della Bibbia, spiega che l'uomo è stato, per così dire, introdotto nel "laboratorio" di Dio, ricevendo la capacità di conoscere le meraviglie della sua creazione. Ma questo potere concesso all'uomo non può essere cieco, spiega San Basilio: Dandoci la capacità di essere come Dio, ci ha permesso di essere gli artigiani della nostra somiglianza con Dio, così che possiamo meritare una ricompensa per il nostro lavoro, così che non abbiamo bisogno di oggetti senza vita come i ritratti fatti dalle mani di un pittore, in modo che il risultato della nostra somiglianza non possa servire per la lode di un altro. Possano gli specialisti del genoma umano meditare su queste sagge parole per trarre il massimo profitto dai talenti che hanno ricevuto. In particolare, riconoscendo che la distruzione di un embrione con un DNA che contiene il programma per una vita umana non può essere l'eliminazione di un semplice "ammasso di cellule". Fonti: AFP / iuspx / FSSPX.News - 17/01/2018 da https://fsspx.news/fr/le-grand-bond-genetique-en-avant-43990
  11. di MAIKE HICKSON per LifeSiteNews . Traduzione a cura di #IPC CC. Un cardinale tedesco ed un vescovo americano, molto noti per la loro ferma e coraggiosa difesa della fede cattolica, benediranno la Chiesa ed il mondo questa domenica [20 Gennaio 2019, ndr] con un'immagine miracolosa del Volto Santo di Gesù, che fu definita da San Padre Pio "il più grande miracolo che abbiamo". Il cardinale Gerhard Müller e l'Arcivescovo Salvatore Cordileone si recheranno infatti al [Santuario di, ndr] Manoppello, Italia, per celebrare la Santa Messa nella Basilica del Santo Volto e poi per benedire tutta la Chiesa ed il mondo con l'immagine miracolosa del volto di nostro Signore. Paul Badde - autore di diversi libri sul Volto Santo e corrispondente a Roma dell'EWTN (Global Catholic Network, televisione via cavo degli Stati Uniti, ndr) - ha intervistato il cardinale Gerhard Müller a proposito di questo evento di cui diversi siti internet stanno dando notizia - ed al quale parteciperà anche l'arcivescovo Bruno Forte, vescovo locale di Chieti-Vasto. La celebrazione inizierà con una Messa alle ore 11.00 nella Basilica e poi proseguirà con una processione e la benedizione con la reliquia del Sacro Volto. Il 20 gennaio è il tradizionale Omnis Terra Domenica, data in cui, nel 1208, Papa Innocenzo III per la prima volta benedisse la Chiesa e il mondo con questa reliquia, che si ritiene derivi dalla tomba di Nostro Signore, e che raffigura il suo volto nel momento della sua Risurrezione. In quell'anno, Innocenzo III condusse una solenne processione con il Volto Santo da San Pietro alla chiesa dell'ospedale di S. Spirito, S. Maria in Sassia. La processione fu ripetuta annualmente la seconda domenica dopo l'Epifania [per diversi secoli, ndr]. Quando il Volto Santo andò perso nel Sacco di Roma del 1527, questa tradizione cessò, per poi essere ripristinata nel 2016 dall'arcivescovo Georg Gänswein, il segretario privato del Papa emerito Benedetto XVI. Gänswein, portò in processione una copia della reliquia del Volto Santo per le strade di Roma e celebrò una messa festiva in onore di questa reliquia. Nel 2006, Papa Benedetto si recò a Manoppello, un piccolo paese di montagna in Abruzzo, per visitare il Volto Santo e quindi per onorare, come Papa, questa reliquia ancora una volta. Papa Francesco, ad oggi, non ha visitato il Volto Santo, ma vi si sono recati molti cardinali, tra cui il cardinale Joachim Meisner, il cardinale Robert Sarah e il cardinale Kurt Koch. Il vescovo responsabile di questo santuario, l'Arcivescovo Forte, ha rilasciato un'intervista a Paul Badde, in cui ha voluto fortemente sostenere l'autenticità di questa sacra reliquia. Nella sua intervista con Paul Badde, il cardinale Müller, che è stato Prefetto della Congregazione per la Dottrina, ha spiegato che lui, come vescovo e come sacerdote, si considera "un difensore della fede". "Anche se non sono più il Prefetto [del CDF]," ha detto, "la mia missione - assegnatami con la mia ordinazione in Cristo - è quella di difendere la verità dei Vangeli. (Gal 2:17). "È in questa luce che il cardinal Müller ha detto:" Pertanto, è [santo] compito del [sacerdote] benedire i fedeli con l'immagine di Cristo. La Santissima Trinità, l'Incarnazione, la Croce di Cristo e la Resurrezione sono le verità fondamentali della Fede Cristiana "."Nel mezzo delle Celebrazione," ha continuato Muller ", il sacerdote solleva il Corpo e il Sangue di Cristo, che durante la Santa Consacrazione è presente prima della Comunione come "'Agnello di Dio che toglie i peccati del il mondo "(Giovanni 1:29). " Alla luce di questi sacri doveri di un sacerdote, il cardinale Müller ha detto di vedere oggi, tuttavia, "un modo di pensare secolarizzato, diffuso anche tra le più alte autorità [ecclesiastiche ndr] ". "E' letale [per la Fede ndr] quando i vescovi si sentono più a loro agio in raccolte di fondi, in attività di diplomazia segreta, preferendo essere i beniamini dei media e confidenti politici, piuttosto che essere umili servitori della Parola (Luca 1: 2)" e "di esempio per il gregge"(Pietro 5: 3). Quando Paolo Badde ha chiesto spiegazione al cardinale tedesco del proprio coraggio esteriore di fronte alla indifferenza ed al disprezzo, il cardinale Müller ha risposto che "il disprezzo e il ridicolo, intrighi e pettegolezzi non sono caratteristiche di un vero cristiano." ha tuttavia aggiunto, "daremmo un buon esempio al mondo se seguissimo la nostra coscienza e vivessimo seguendo i comandamenti di Dio del decalogo e le beatitudini enunciate da Gesù nel discorso della montagna", ovviamente con l'aiuto della Grazia. Riflettendo su come potrebbe rinascere la Chiesa, il cardinale ha voluto sottolineare l'importanza della purificazione e della penitenza. "Vale a dire: non dobbiamo incolpare gli altri, la Chiesa, i nostri predecessori, il clero, per colpe che invece sono nostre, ma invece è nostro compito batterci il petto in segno di contrizione e pregare; ciò migliorerebbe davvero l'atmosfera all'interno della Chiesa". da https://www.lifesitenews.com/blogs/german-cardinal-and-us-bishop-to-bless-world-with-miraculous-image-of-jesus
  12. DOMANDA La liturgia in lingua volgare (es. italiano ndr) è accessibile ed aiuta a capire la gente. Come può essere una brutta cosa? RISPOSTA di Peter Kwasniewski È caratteristico del razionalismo del movimento liturgico (basato sui suoi precursori dell'Illuminismo) dare priorità alla comprensione verbale e alla comprensione della mente, (rispetto che al trasporto dell'anima verso il sacro, ndr). L'uso della lingua latina, oltre ad essere semplicemente ciò che la Chiesa occidentale ha fatto per oltre 1.500 anni, ha creato un luogo (nell'anima ndr) di culto e adorazione che incoraggia la meditazione e l'adorazione. Inoltre, la ricerca dell'obiettivo di una facile intelligibilità ha portato i riformisti a sminuire gran parte del contenuto della Messa in modo che non potesse essere "troppo difficile". Novus ordo (la Messa in uso corrente ndr)? Superficialità e noia. È così accessibile che "non riesce ad afferrare", come direbbe P.G. Wodehouse. Questo è il motivo per cui abbiamo un nuovo tipo di auto-aiuto per superare la noia con movimenti fatui come LifeTeen (un movimento nato negli stati uniti sotto il pontificato di S. Giovanni Paolo II) per "animare" il Novus Ordo. Al contrario, la Messa tradizionale in latino è ripida, scoscesa, e sublime; al fedele Essa offre il tipo di sfida che si addice alla sua dignità razionale ed al destino soprannaturale, facendogli beneficiare dell'apertura verso l'infinito, riscoprendolo nuovamente nelle preghiere e gesti secolari. Infine, nessuna persona alfabetizzata è incapace di usare un messale quotidiano, dove tutte le antifone, le preghiere e le letture possono essere trovate in lingua latina con la traduzione frontale in volgare (es. italiano), ma senza alcun tentativo di trovare una traduzione "ufficiale" dagli antichi testi latini, al fine di evitare così le interminabili battaglie su quale "stile" o "registro" del volgare dovrebbe essere usato nella liturgia. Le principali preghiere della Messa sono fisse e ripetute di settimana in settimana, quindi non è difficile seguirle, come è possibile vedere dall'esperienza di ragazzi e ragazze che fanno questo nella tradizionale Messa latina. di Peter Kwasniewski Traduzione da https://onepeterfive.com/twelve-reasons-longenecker/ di #IPC CC
  13. di Joanna Bogle* Traduzione IPC CC da https://catholicherald.co.uk/magazine/the-new-sisterhood-traditional-orders-are-booming/ Non tutti gli ordini religiosi femminili si stanno riducendo. Alcuni stanno crescendo a un ritmo sbalorditivo. Qual è il loro segreto? Le sorelle vestite di bianco e blu della Comunità di Nostra Signora di Walsingham hanno recentemente acquistato un nuovo noviziato, un fienile convertito a Dereham, nel Norfolk, su una vasta distesa di terra con un altro fienile che stanno trasformando in stanze extra per le novizie. La comunità non è grande, ma sta crescendo, e questo fa parte di una tendenza che vale la pena prendere in considerazione, anche riflettendo sul fatto che, in Inghilterra (terra oramai secolarizzata, ndr) altre comunità fiorenti come le suore domenicane di San Giuseppe a Lymington, nell'Hampshire, le sorelle di Mary Morning Star, a Grayshott, Hampshire e le Suore Francescane del Rinnovamento a Leeds, nello Yorkshire. Esse sono la prova che si sta creando una nuova direzione per gli ordini religiosi. Il loro numero è in aumento - come quelli di alcuni dei più antichi ordini contemplativi, come le suore benedettine di Santa Cecilia sull'Isola di Wight e le Tyburn Nuns di Londra. Tutti vivono una piena abitudine religiosa, cantano insieme l'Ufficio tutti i giorni, amano la Chiesa, hanno la Messa come centro della loro vita, vivono semplicemente e guardano poco o per nulla la televisione. Piuttosto che aprire le scuole, come fecero i nuovi ordini religiosi nel diciannovesimo secolo, questi nuovi ordini si stanno concentrando su famiglie che educano ed evangelizzano i giovani attraverso ritiri e una serie di attività extrascolastiche. Sono ispirati alle secolari tradizioni della vita religiosa e prendono sul serio la richiesta del Vaticano II di un autentico rinnovamento che risponda ai bisogni specifici del nostro tempo. Sono contemplativi nello spirito, energici e di buon umore. Tendono anche ad essere grandi "fan" di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, appassionatamente fedeli alla Chiesa, molto ortodossi nella loro Fede e devoti al Santissimo Sacramento. Nei loro veli e nelle loro abitudini, sono molto in sintonia con gli ordini religiosi femminili presenti negli Stati Uniti, tra cui le Sorelle della vita, fondate dal cardinale John O'Connor di New York nel 1991. Di recente sono stata con queste suore presso la loro casa principale, non lontano dalla Cattedrale di San Patrizio. È un grande convento di mattoni rossi appartenente ad un precedente ordine che non ne aveva più bisogno. L'edificio ora ospita una grande comunità di suore e, in un'ala adiacente indipendente, stanze per donne incinte ed i loro bambini. Il lavoro delle sorelle consiste nel dare alle donne un rifugio, insieme con un aiuto pratico e il consiglio, in un'atmosfera di calma e amicizia. Questo progetto è stato lanciato dal Cardinale O'Connor per offrire un'alternativa all'orrore dell'aborto - e le Suore hanno conquistato un posto nel cuore di molti attraverso la loro cura amorevole e pratica. Non è un lavoro facile: ogni donna alle prese con un problema di gravidanza ha le sue preoccupazioni, la rabbia, i risentimenti e le difficoltà. Buona volontà, buon umore, tatto e pazienza sono necessari per offrire aiuto e cura - e non tutti i consigli saranno seguiti o ogni gentilezza contraccambiata. Ma molte donne restano in contatto con loro ed inviano immagini di bambini e di vite ridisegnate in una direzione positiva. Le giovani sorelle - la loro età media è ben al di sotto dei 40 anni - trasmettono calore, fede e un forte senso di scopo. Mi sentivo eccitata a stare con loro - anche se ciò significava alzarsi presto per unirsi a loro alla messa (avevano già pregato per più di un'ora). Tra i tanti ricordi brillanti del mio soggiorno c'è la vista della Reverenda madre seduta sulla soglia di casa nella rumorosa strada di New York, che chiacchiera tra una folla di giovani riuniti. Le suore sono popolari nella zona e trasudano un senso di vicinato troppo raro nelle città americane di oggi. Ma - e questo è significativo - le Sorelle della Vita hanno preso lo stile della loro consuetudine religiosa, e gran parte della loro Regola, da un vecchio ordine, le Suore Domenicane di Santa Cecilia a Nashville, nel Tennessee, una comunità molto consistente che ne fa risalire le radici fino al 1860. I domenicani di Nashville tenevano saldi i loro voti, i loro abiti religiosi e le loro idee fondatrici in un'epoca in cui molti ordini sembravano abbandonare tutto ciò che li poteva legare al loro passato. Gli entusiasmanti ordini delle nuove donne tendono a essere consapevoli - e a loro agio - dell'apprendimento dal passato. Per inciso, le suore di Nashville stanno aprendo nuovi conventi e sono ora arrivati in Gran Bretagna. C'è un gruppo di loro stabilito a Elgin in Scozia. Anche le Suore Francescane del Rinnovamento di Leeds hanno un legame con l'America. Fanno parte dei rinnovati francescani istituiti da don Benedetto Groeschel e don Andrea Apostoli a New York. Loro, come i frati francescani del Rinnovamento, cercano di condividere il modo originale e molto duro di povertà reale vissuto da San Francesco. Mentre alcune abitudini religiose stanno diventando molto frequenti, come larghe vesti grigie, un velo portato avanti con una cornice rigida. Ma, in qualche modo, sembrano tutte belle. Lavorano tra persone con vite difficili e spesso disordinate. Per usare un'espressione alla moda, evangelizzano "ai margini". Ma irradiano gioia. Nel frattempo anche le suore domenicane di San Giuseppe stanno prosperando. Sono state fondate nel 1994 nella Diocesi di Portsmouth e seguono un tradizionale stile di vita domenicano, in contemplazione e silenzio. Negli ultimi anni, mi sono unita a loro nella "John Paul Walk" (una corsa ndr) annuale per la Nuova Evangelizzazione, percorrendo 20 miglia al giorno in rotta verso Walsingham - un indimenticabile viaggio nella gloriosa campagna con preghiere, discorsi catechetici, Messa quotidiana nelle chiese antiche e cordiale cene, tutte in ottima compagnia. Le suore camminano in piena abitudine, insegnando come cantare l'ufficio domenicano. Hanno stabilito buoni legami con le parrocchie anglicane che aprono volentieri le loro porte - e cuori - ai giovani camminatori, che non sembrano mai mancare di buonumore anche con la pioggia battente o il caldo bruciante (che è più cattivo). Quando non guidano i pellegrinaggi, le suore organizzano corsi per catechisti parrocchiali - utilizzando una nuova eccellente risorsa proveniente dalla Francia, Come, Follow Me, che è molto contemplativa nello stile. Offrono anche ritiri e giornate di raccoglimento e svolgono una grande quantità di lavoro giovanile, tra cui un campo estivo per adolescenti, noto come Fanning the Flame. Mentre le Sorelle pregano nel loro convento nella New Forest, si è colpiti da un senso di atemporalità: vesti bianche, il dolce tintinnio dei rosari, voci levate nel canto. Pranzando nella stanza degli ospiti, senti risate dal loro refettorio. Ogni sera scende un silenzio pacifico che è estremamente riposante. Passando un fine settimana al convento con una giovane amica, ho capito il suo commento ponderato: "Sai, potrei essere interessata a tutto questo ..." Ho incontrato le sorelle di Mary Morning Star, nel frattempo, a St Elizabeth's Church a Richmond, nel Surrey, mentre vendevano biscotti e marmellata fatti in casa per raccogliere fondi per il loro convento perché il loro numero si sta espandendo e loro non hanno abbastanza spazio. Ancora una volta, informali e allegre nella conversazione, stile lungimirante. Dove sta portando tutto questo? Certamente la visione di suore che abbandonano ogni abito religioso e / o l'impegno a favore delle cause femministe è già molto vecchia. Rimarranno le tradizioni più nobili degli ordini più vecchi. Se gli ordini precedenti sopravvivono, sarà guardando al loro carisma originale, nella reale e corretta prospettiva di un nuovo sviluppo. Le Missionarie della Carità, fondate da Madre Teresa nel 1950, non sembrano molto nuove ora, ma sono ancora lontane dal loro centenario, ed sono un formidabile esempio di ciò che sono i nuovi ordini. Le loro abitudini in stile sari erano piuttosto rivoluzionarie all'epoca, ma appartengono alla tradizione della Chiesa di un vestito distintivo e modesto. C'è qualcosa nello stile classico, al servizio di un'era moderna, che risuona. Camminando con alcuni giovani missionari della Carità a Londra di recente, ho sperimentato la più straordinaria cortesia e cordialità ad ogni turno. La gente ci fece strada su scale e gradini, aprì le porte e ci accompagnò oltre la strada affollata. Sedendo di fronte a due delle suore in metropolitana, ho visto come loro piaceva essere lì. Recitavano tranquillamente il rosario, giravano e giravano, e un passeggero sussurrò: "Pregate per me, Sorelle", mentre un altro, più in fondo alla carrozza, tirò fuori un Santo Rosario in santa pace. I membri della Comunità di Nostra Signora di Walsingham non indossano veli, ma cappucci blu, che sollevano sui loro capelli mentre pregano per dare privacy e un senso di solitudine. Questa settimana passerò alcuni giorni con loro, insegnando loro il ricamo a punto croce. Non so quanto potròinsegnargli. Ma so che, spendendo solo un paio di giorni con loro, sarò io a beneficiarne. *Joanna Bogle è un'autrice, conduttrice e storica Traduzione IPC CC da https://catholicherald.co.uk/magazine/the-new-sisterhood-traditional-orders-are-booming/
  14. Mattatelli: “Ho esorcizzato tre donne dello spettacolo, di cui una molto famosa” Don Antonio Mattatelli è l'esorcista più giovane d'Italia ed è intervenuto nel cuore della notte di Radio2 ai microfoni di Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, i Lunatici. Suggestiva e intensa la chiacchierata con Don Mattatelli, il quale ci racconta di quella volta che un giovane ragazzo molto bello si rivolse a lui per un maleficio, non riusciva a sposarsi... “Satana esiste. Far credere che non esista è il più grande dei suoi inganni“. Don Antonio Mattatelli, l’esorcista più giovane d’Italia, è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2. “È una creatura di Dio che si è pervertita e che odia Dio, per questo vuole pervertire anche gli altri“, dice Mattatelli parlando di Satana, “Anche se non è che Satana sia all’origine di tutto il male del mondo. Certe volte gli uomini sanno fare anche da soli. Il diavolo esiste, non è un altro Dio, è un essere spirituale di intelligente volontà perverso e pervertitore. Io, per la missione che mi ha affidato la Chiesa, esorcizzo le persone ossesse. Per fortuna non tutti tra quelli che vengono da me sono davvero posseduti. Ma più volte mi sono trovato davanti a casi veri di possessione diabolica. Alcune volte il demonio parla. Ci ho chiacchierato più volte. Il diavolo per parlare usa le corde vocali della persona che è posseduta. Tante volte la voce è diversa da quella della persona. È gutturale. Spesso capita che dalle donne esca una voce maschile. Ho visto con i miei occhi tante donne possedute parlare con la voce di un uomo“. Tra le persone che si sono rivolte a lui, anche personaggi famosi: “Ho esorcizzato tre donne, di cui una molto molto famosa. Di più, però, non posso dire. In quel mondo Satana si annida. Molti hanno la tentazione del successo facile e molte volte per averlo bisogna concedersi. Quello dello spettacolo è un mondo molto spietato. Gira droga, c’è rivalità, c’è invidia“. Un caso ha particolarmente impressionato l’esorcista Mattatelli: “C’era un giovane molto bello e preparato che si rivolse a me perché aveva ricevuto un maleficio. Non si riusciva a sposare, ogni volta che fissava la data accadeva qualcosa che lo costringeva a posticiparla. Una volta un incidente con la macchina, una volta un malore per un parente e altre cose simili. Questo giovane mi ha fatto molta compassione, perché appena ho iniziato a pregare gli si è stravolto il viso, è diventato mostruoso e ha tirato fuori una lingua lunghissima, impressionante, di mezzo metro. E ha lanciato urla che sembravano poter far cadere la sacrestia. La sofferenza della gente mi impressiona terribilmente. Io devo comunque stare attento. Una volta il demonio ha tentato di soffocarmi con la stola che portiamo noi preti sotto alla casula. La persona che stavo esorcizzando si è avventata su di me e ha tentato di strozzarmi con la stola. Per fortuna c’erano delle persone presenti che mi hanno liberato. Me la sono vista brutta“. “I malefici esistono, come esistono le maledizioni“, ha proseguito Mattarelli. “Il discorso è complesso, ci sono libri perversi, libri di magia nera, che possono portare a fare un maleficio o una maledizione“. Tanti esorcisti italiani ne sono convinti: sempre più persone si recano in Chiesa, dopo aver sperimentato soluzioni errate. Ma il diavolo non agirebbe per mezzo di modalità sempre uguali a se stesse. Dio, a volte, fungerebbe da scudo protettivo: “Se la persona è più vicina alla preghiera è più complicato che venga colpita." Fonte : Intervista su radio due.
  15. Le sette abitudini per la Santità - UNA PROPOSTA PER ..."VIVERE"... LA PAROLA! a cura di Don Mario. Carissima amica ed amico, per non lasciare in sospeso le nostre riflessioni quotidiane, questa mattina vorrei proporvi la #settima ed ultima #abitudine che conduce alla #santità. Certamente mi direte: e chi si ricorda delle altre? Vi rispondo: Bene, ed io che ci sto a fare? Ora ve le ripeto tutte: #PRIMA - appena svegli offrire la giornata al Signore, #SECONDA restare 15 minuti al giorno in silente preghiera dinanzi a Gesù, #TERZA riservarsi un congruo tempo (una decina di minuti) quotidiano da dedicare alla lettura spirituale (vita ed opere dei santi), #QUARTA partecipare alla S. Messa e ricevere l’Eucaristia sempre in stato di Grazia (cioè confessati), #QUINTA pregare l’Angelus a mezzogiorno, #SESTA recitare quotidianamente il S. Rosario. L’#ultima santa abitudine per una vita da santi è fare l’esame di coscienza serale prima di andare a letto. Ti siedi, chiedi lumi allo Spirito Santo e per vari minuti ripercorri la tua giornata alla presenza di Dio chiedendoti se ti sei comportato come un figlio di Dio a casa, sul lavoro, con gli amici. Guardi anche un settore particolare, che hai identificato con l’aiuto del tuo #direttore #spirituale, che conosce le tue necessità per migliorare e arrivare alla santità. Puoi anche dare un rapido sguardo per vedere se sei stato fedele nelle abitudini quotidiane che abbiamo discusso in questo articolo. Poi fai un atto di gratitudine per tutto ciò che di buono hai fatto e ricevuto, e un atto di contrizione per quegli aspetti nei quali hai mancato volontariamente. Se una persona guardasse #onestamente alla sua giornata, non importa quanto sia occupata (e non mi è mai sembrato di trovarmi con gente che non sia molto occupata a meno che non sia in pensione), spesso può scoprire che in genere spreca un po’ di tempo ogni giorno. Che bisogno c’è di una tazza di caffè extra quando puoi usare quel tempo per far visita al Santissimo Sacramento, quindici minuti prima di iniziare a lavorare? O la mezz’ora o molto di più spesa guardando programmi televisivi o video… È comune anche sprecare il tempo dormendo in treno o ascoltando la radio in macchina quando si potrebbe impiegare quel tempo per recitare il Rosario. E non si può leggere il giornale per dieci minuti anziché per venti lasciando spazio alla lettura spirituale? E quel pasto non potrebbe essere consumato in mezz’ora lasciando spazio per la Messa? Non dimenticare che quella mezz’ora è tempo sprecato quando alla fine della giornata avresti potuto usarla per una buona lettura spirituale, per esaminare la tua coscienza e andare a letto in tempo per recuperare le energie per le battaglie del giorno successivo. La lista continua, puoi scrivere la tua. Sii #onesto con te stesso e con Dio. Queste abitudini, se ben vissute, ci permettono di obbedire alla seconda parte del grande comandamento di amare gli altri come noi stessi. Siamo sulla terra com’è stato il Signore per servire e non per essere serviti. Questo può essere raggiunto solo insieme alla nostra trasformazione graduale in un altro Cristo attraverso la preghiera e i sacramenti. Vivendo queste sette abitudini diventeremo persone sante e #apostoliche, grazie a Dio. Siate certi che, per quanto possiamo cadere in qualcosa di grande o piccolo, avremo sempre un Padre che ci ama e ci aspetta nel Sacramento della Penitenza e l’aiuto devoto del nostro Direttore spirituale per tornare sulla retta via. BUONA GIORNATA. IL SIGNORE TI BENEDICA SEMPRE.
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