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Santa Maria: vera Madre di Dio e Immacolata sempre Vergine


Valerio

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In prefigurazione della grandezza dell'Immacolata, è scritto nel Libro della Sapienza:

“Io come la vite gettai profumati germogli e i miei fiori diedero frutti di gloria e di ricchezza. Io sono la madre del santo amore e del timore e della scienza e della santa speranza. In me è ogni grazia di dottrina e di verità; in me è ogni speranza di vita e di virtù. Accostatevi a me voi che mi bramate e saziatevi dei miei frutti, perché più dolce del miele è il mio ricordo, più del miele del favo il mio possesso. La mia memoria vivrà per tutto il corso della storia. Chi mangia di me avrà ancora fame e chi beve di me avrà ancora sete. Chi mi ascolta non avrà da arrossire e chi conforma la sua condotta al mio insegnamento non farà peccati; chi mi glorifica avrà la vita eterna”.

Maria Santissima aveva votato a Dio il giglio della sua verginità. Quando l'arcangelo Gabriele le annunciò che sarebbe diventata Madre di Dio, ella turbata domandò come ciò fosse conciliabile con la sua verginità. Il Messaggero celeste la rassicurò dicendole che la divina maternità non avrebbe leso minimamente la verginità, che non fu guastata né prima, né durante, né dopo la nascita di Gesù, che uscì da lei così come vi era entrato, in modo miracoloso. Come un raggio di sole attraversa un cristallo purissimo di una finestra senza romperlo, né appannarlo, ma rendendolo più puro, più luminoso, più terso, la verginità di Maria, unendosi alla divina maternità, non solo non fu menomata, ma fu resa più fulgida. La Chiesa, nel Concilio Lateranense del 649 insegna che Maria fu ed è sempre vergine.

La donna, quando dà la vita al bambino gli è madre, sebbene non gli dia l'anima, ma solo il corpo. L'anima è creata direttamente da Dio, ma la donna è egualmente madre del figlio, cioè di tutta la persona che nasce da lei. Da Maria Santissima è nato Gesù Cristo, che è Dio, perciò ella è veramente Madre di Dio, perché ha comunicato a Gesù il corpo umano, sebbene l'anima unita ad esso sia stata creata da Dio e il Verbo, che si unì alla natura umana nell'unità di una sola persona, sia disceso dal cielo. Per questo santa Elisabetta, ispirata dallo Spirito Santo, chiamò Maria "madre del Mio Signore", cioè di Dio, e la Chiesa ha definito contro l'eretico Nestorio: "Dio è veramente l'Emmanuele (cioè Dio con noi) e perciò la Santa Vergine Maria è genitrice (Madre) di Dio; ella infatti partorì il Verbo di Dio secondo la carne" (Conc. di Efeso, a. 431; DB 113)

Il Figlio di Dio venne a noi facendosi figlio di Maria; per andare a Dio e diventare suoi figli, bisogna essere figli spirituali di Maria, seguendo la via che ha scelto il Maestro.

L'eretico Nestorio insegnava che Maria Santissima è soltanto madre dell'uomo Gesù, e che si può chiamare "Theodochos" (ricettacolo di Dio), non "Theotokos" (Madre di Dio). Contro di lui fu adunato nel 431 il Concilio ecumenico di Efeso, che a nome del Papa di Roma condannò l'eresiarca. Il popolo, durante le sedute conciliari, stava fuori numerosissimo e desideroso che fosse rivendicato l'onore di Maria, calpestato da Nestorio. Il giorno della sentenza conclusiva attese fino a tarda sera. Quando uscirono i vescovi e fu annunciata la sentenza, il popolo delirante di gioia e con grandi luminarie portò trionfalmente i padri conciliari fino alle loro dimore, con canti e segni di grande gioia.

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