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CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA; Parte IV; CAPO VI: "Della Penitenza (o Confessione); 9. Della soddisfazione, ossia penitenza


Valerio

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La soddisfazione, che chiamasi anche penitenza sacramentale, è uno degli atti del penitente, col quale egli dà un qualche risarcimento alla giustizia di Dio per i peccati commessi, eseguendo quelle opere che il confessore gli impone.
Il penitente è obbligato ad accettare la penitenza ingiuntagli dal confessore, se può farla; e se non può farla, deve dirlo umilmente al confessore stesso, e domandarne un'altra.
Se il confessore non ha prescritto un tempo preciso per assolvere alla penitenza, essa si deve fare al più presto, e bisogna procurare di farla in stato di grazia, per intero e con devozione.
La penitenza s'ingiunge perché ordinariamente, dopo l'assoluzione sacramentale che rimette la colpa e la pena eterna, resta una pena temporale da scontarsi in questo mondo o nel purgatorio.
Il Signore ha voluto nel sacramento del Battesimo rimettere tutta la pena dovuta ai peccati, e non nel sacramento della Penitenza, perché i peccati dopo il Battesimo sono assai più gravi, essendo commessi con maggior cognizione e ingratitudine ai benefici di Dio, e anche perché l'obbligo di soddisfarli sia freno a non ricadere nel peccato. Noi, da noi stessi, non possiamo soddisfare a Dio; ma ben lo possiamo con l'unirci a Gesù Cristo, che col merito della sua passione e morte dà valore alle nostre azioni.
La penitenza che dà il confessore normalmente non basta per scontare completamente la pena che rimane dovuta ai peccati; perciò è bene procurare di supplire con altre penitenze volontarie. Le opere di penitenza si possono ridurre a tre principalmente: alla preghiera, al digiuno, all'elemosina.
Per la preghiera s'intende ogni sorta di esercizi di pietà.
Per digiuno s'intende ogni sorta di mortificazione.
Per limosina s'intende qualunque opera di misericordia spirituale e corporale.
La penitenza che ci dà il confessore è la più meritoria, perché, essendo parte del sacramento, riceve maggior virtù dai meriti della passione di Gesù Cristo.
Quelli che muoiono dopo d'avere ricevuta l'assoluzione, ma prima d'avere pienamente soddisfatto alla giustizia di Dio, non vanno subito in Paradiso, ma prima nel Purgatorio dove completano la propria purificazione.
Le anime che si trovano nel purgatorio, possono essere aiutate ad elevarsi con le preghiere, con le elemosine, con tutte le altre buone opere e con le indulgenze, ma sopratutto coi santo sacrificio della Messa.
Il penitente, dopo la confessione, oltre la penitenza, se ha danneggiato ingiustamente il prossimo nella roba o nell'onore, o se gli ha dato scandalo, cioè lo ha indotto nel peccato, deve per quanto gli è possibile al più presto restituirgli la roba, ripararne l'onore e rimediare allo scandalo. Si più rimediare allo scandalo che si è cagionato, facendone cessare l'occasione, ed edificando con le parole e col buon esempio quelli che abbiamo scandalizzati.
Si dovrà soddisfare al prossimo, quando è stato da noi offeso, con domandargli perdono o con dargli qualche altra conveniente riparazione.
Una buona confessione:
1. ci rimette i peccati commessi, e ci dà la grazia di Dio;
2. ci restituisce la pace e la quiete della coscienza;
3. ci riapre le porte del paradiso, e cambia la pena eterna dell'inferno in pena temporale;
4. ci preserva dalle ricadute e ci rende capaci del tesoro delle indulgenze.

 

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