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CATECHISMO DELLA DOTTRINA CRISTIANA; Parte terza; CAPO II; 2. Del secondo comandamento: "Non nominare il nome di Dio invano"


Valerio

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Il secondo comandamento: "Non nominare il nome di Dio invano", ci proibisce:
1. di nominare il nome di Dio senza rispetto;
2. di bestemmiare contro Dio, contro la santissima Vergine e contro i Santi;
3. di fare giuramenti falsi e non necessari, o in qualunque modo illeciti.

Nominare il nome di Dio senza rispetto vuol dire pronunziare questo santo nome e tutto ciò che si riferisce in modo speciale a Dio stesso, come il nome di Gesù, di Maria e dei Santi, nella collera, per ischerzo, o in altro modo poco riverente.
La bestemmia è un orribile peccato che consiste in parole o atti di disprezzo o di maledizione contro Dio, la Vergine, i Santi, o contro le cose sante.
V'è differenza tra la bestemmia e l'imprecazione, perché con la bestemmia si maledice, o si desidera il male a Dio, alla Madonna, ai Santi: mentre con l'imprecazione si maledice o si desidera il male a se stesso, o al prossimo.
Il giuramento è il chiamare Dio in testimonio della verità di ciò che si dice o si promette.
Non è sempre proibito il giurare, ma è lecito anzi onorevole a Dio quando vi sia necessità e il giuramento sia fatto con verità, con giudizio e con giustizia.
Non si giura con verità quando si afferma con giuramento ciò che si sa, o si crede che sia falso, e quando con giuramento si promette di fare ciò che non si ha intenzione di eseguire.
Non si giura con giudizio quando si giura senza prudenza e senza matura considerazione, ovvero per cose di poca importanza.
Non si giura con giustizia quando si giura di fare una cosa che non sia giusta o lecita, come vendicarsi, rubare ed altre cose simili.
Non solo non siamo obbligati a mantenere il giuramento di fare cose ingiuste o illecite, ma peccheremmo facendole, perché proibite dalla legge di Dio, o della Chiesa.
Chi giura il falso commette peccato mortale, perché disonora gravemente Dio verità infinita, chiamandolo in testimonio del falso.
Il secondo comandamento ci ordina di onorare il santo nome di Dio e di adempiere, oltre i giuramenti, anche i voti.
Il voto è una promessa che si fa a Dio di una cosa buona e a noi possibile e migliore della cosa contraria, alla quale ci obblighiamo come se ci fosse comandata.
Si può domandare la commutazione o la dispensa al proprio Vescovo, od al Sommo Pontefice, secondo la qualità del voto.
Il trasgredire i voti è peccato, e perciò non dobbiamo far voti senza matura riflessione e, ordinariamente, senza il consiglio del confessore, o d'altra persona prudente, per non esporci al pericolo di peccare.
I voti si fanno solamente a Dio: si può però promettere a Dio di far qualcosa in onore della Madonna o dei Santi.

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