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  3. 1) Cos’è la carità. Poiché desideriamo comprendere in che modo viva la carità in un’anima tanto santa, come quella di San Domenico, tentiamo di darne una definizione, per capire bene dall’inizio cos’è la carità. E lo facciamo con l’aiuto di San Tommaso d’Aquino[1]. «La carità è l’amore di Dio con cui lo si ama come oggetto di beatitudine»[2] e mediante cui «ci uniamo»[3] a lui «come a ultimo fine»[4]. Tutte le creature hanno un proprio fine, una certa natura, una specie di Dna, per il quale esse sono come un progetto che giungerà al pieno sviluppo di questa loro natura. Ed è questo il fine e il bene al quale ciascuna cosa si dirige e che in qualche modo desidera: c’è in tutte le cose un appetito del bene, cioè del loro proprio e pieno sviluppo. Infatti si dice che «il bene è “ciò che tutte le cose appetiscono”[5]»[6]. 2) Come può l’uomo conoscere e amare il proprio fine e il proprio bene. Nell’uomo, però, c’è una particolare luce che gli indica il bene ultimo da raggiungere: cioè il fine migliore ma anche specifico e proprio dell’uomo, quello della beatitudine, della felicità senza fine. Per questo la carità è un amare Dio come oggetto della nostra beatitudine o felicità di uomini in quanto uomini, cioè in quanto creature dotate di ragione, cioè creature in cui Dio ha posto una luce davvero unica per farci vedere il bene: l’intelletto, cioè l’anima razionale. Questo significa che in noi non c’è una natura che si sviluppa automaticamente verso il proprio fine ultimo, come nelle piante che nascono, crescono e si distruggono. Il bene nostro proprio e specifico non è solo quello di nascere, crescere e finire nella corruzione del terreno, al fine di fertilizzare altre piante. Dentro di noi c’è una luce che ci fa vedere un bene più grande al quale siamo destinati in modo specifico, un fine beato, felice e immortale. «Perciò in Sal., 4, 6-7, si dice: “Molti dicono: Chi ci fa vedere cose buone?”. A questa domanda il salmista risponde: “È impresso su di noi, o Signore, il lume del tuo volto»[7]. E questa luce del volto di Dio che è impressa dentro di noi, per farci vedere il bene, è «il lume intellettuale»[8], dice San Tommaso, o «la ragione»[9], che è lo stesso. Il ben vivere di un uomo, cioè la bontà dell’intera vita di un uomo, allora, dipende dall’aver capito che la verità di Dio, scritta nelle cose, nella legge che Dio ha impresso nella natura di tutte le cose, è una verità che le altre creature eseguono, ma che solo l’uomo può leggere e rispettare in modo pienamente consapevole, mediante il lume creato dell’intelletto che egli riceve da Dio come facoltà propria della sua stessa natura. Ma l’uomo non rispetta la legge scritta nelle cose create come se fosse una cosa indifferente per lui, una cosa della quale all’uomo non dovrebbe importare nulla. Questa legge scritta da Dio nel creato – così come anche quella rivelata dal Verbo di Dio incarnato e fatto uomo per noi e poi insegnata dagli Apostoli e dalla Santa Chiesa – va seguita perché essa guida verso le cose buone di cui parlava il salmista, cioè verso il bene dell’uomo in quanto uomo: la vita e la beatitudine eterna, che è il fine buono e felice più di qualsiasi altro bene. Ecco perché Dio non può davvero essere amato dall’uomo se non quando questi lo ama al di sopra di tutto, anche della propria stessa vita. Tuttavia, tutto ciò si può ricavare dal creato o impararlo dall’insegnamento di Gesù Signore e degli Apostoli, mediante l’osservazione delle creature e mediante l’ascolto della predicazione apostolica, giunta fino a noi. Ma non bastano la vista e l’udito. Infatti, anche gli animali sono dotati di vista e di udito in abbondanza, ma per conoscere i beni eccelsi destinati all’uomo bisogna sì vedere con gli occhi o udire, ma poi bisogna anche poter leggervi dentro quelle verità e quegli insegnamenti che ci guidano verso Dio. Quindi, c’è bisogno dell’intelletto. E infine, per poter seguire la legge che scopriamo nel creato e anche quella che ci viene rivelata dalla predicazione del Signore, è necessaria la volontà. Ed è così che l’intelletto e la volontà dell’uomo diventano buoni, cioè adatti a guidarci verso la beatitudine, inquanto sono facoltà ricevute da Dio per scoprirlo, amarlo come oggetto della nostra beatitudine e per ottenere la quale osserviamo le sue leggi. Quando, dunque, il Salmista, alla domanda chi ci farà vedere il bene, risponde che Dio ha impresso in noi la luce del suo volto, è «come se dicesse: “Il lume della ragione, che è in noi, intanto può mostrarci le cose buone e regolare la nostra volontà, in quanto tale lume è la luce del Tuo volto, cioè derivata dal Tuo volto”»[10]. 3) La verità e la carità che San Domenico ha amato e insegnato Tuttavia, affinché gli uomini possano imparare più facilmente a conoscere le verità su Dio, quelle che tutti noi amiamo non appena comprendiamo che esse ci guidano al nostro Sommo Bene, bisogna che qualcuno ci aiuti e ci faciliti un compito tanto importante e che, quindi ci insegni le verità di Dio, sia quelle scritte nella natura sia, poi, quelle rivelate. Questo aiuto nei confronti di chi vuol conoscere e credere in Dio è un’opera di carità. Ed è questo che accadde nell’anima e nella vita operosa di San Domenico. San Domenico, dice Dante, fu «tutto»[11] di Dio fin dalla nascita. Già gli occhi «de la sua nutrice»[12], si accorsero di un fanciullo capace di sacrifici generosissimi, in testimonianza dell’amore di carità che accendeva San Domenico di amore per il nostro Sommo Bene, qual è Dio. Fu naturale, dunque, per San Domenico, non solo amare Dio, ma amare il suo prossimo, affinché anche coloro che egli incontrava potessero conoscere la Verità di Dio. Ogni uomo ha, per natura, come abbiamo detto, una luce che gli mostra la suprema importanza, per la sua vita, di onorare e amare Dio e adempierne la volontà; ma ci sono molte strade sbagliate, sette, errori, che portano le anime lontano dalla meta vera e piena di cose buone di cui parlava prima il salmista. Ecco, dunque, quale fu il desiderio di carità di San Domenico. Poiché gli uomini, in quanto uomini, giungono ad amare Dio più facilmente e come si deve solo mediante un buono ragionamento, egli volle spendere tutta la sua vita affinché tutti gli affamati della verità di Dio potessero cibarsi in modo sano e imparare ad amare Dio così come lui stesso, San Domenico, fin da piccino lo aveva amato e servito. Questo è, dunque, il senso profondo con cui talvolta si riassume l’anima e, quindi, la missione specifica di San Domenico e del suo Ordine: Fate la carità della verità! [1] San Tommaso è certamente il più grande tra i figli di San Domenico e che meglio ha saputo illustrare con profondità e robustezza di spiritualità e ragionamento sia tutta la teologia cattolica (è detto Norma dei teologi) sia anche l’intuizione di San Domenico e della prima generazione di frati dell’Ordine domenicano. E poiché citeremo spesso la sua opera principale (la celebre Summa), consigliamo l’edizione più recente, frutto di nove anni di lavoro di un assai rinomato studioso: San Tommaso d’Aquino, Somma di Teologia, a cura di Fernando Fiorentino, 5 voll., Roma, Città Nuova, 2018-2019. È un’edizione ricca di apparati, tra i quali anche gli indici analitici e gli elenchi curati dal sottoscritto. [2] San Tommaso d’Aquino, Somma di Teologia, I-II, q. 65, a. 5, 1um. D’ora innanzi, per brevità, non menzioneremo più né autore, né titolo, secondo una ben nota maniera di citare la Summa. [3] I-II, q. 72, a. 5. [4] I-II, q. 89, a. 1, 3um. [5] Aristotele, Et. nic., I, 1. [6] I, q. 5, a. 1. [7] I, q. 85, a. 5. [8] Ib. [9] I-II, q. 19, a. 4. [10] Ib. [11] Dante Alighieri, Paradiso, c. XII, v. 69. [12] Ib., v. 77.
  4. Da alcuni studiosi è stato fatto notare che il n.5 della Lettera Desiderio desideravi , affermi che per accostarsi alla S. Comunione sia sufficiente la fede nell'Eucaristia. Senonché, l'enciclica Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II precisa che L'Eucaristia deve essere celebrata nella comunione ecclesiale e nell'integrità dei Suoi vincoli: "Non basta la fede, ma occorre perseverare nella grazia santificante e nella carità, rimanendo in seno alla Chiesa col "corpo" e col "cuore"; occorre cioè, per dirla con le parole di San Paolo," La fede che opera per mezzo della carità"(36). "Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione"(CCC 1385). Per dirla con la teologia classica, la necessità della grazia è dovuta al fatto che L'Eucaristia è un sacramento che ricevono i "vivi", cioè coloro che con il sacramento del battesimo o della penitenza, da "morti" per il peccato, sono rinati appunto alla grazia. Dunque, non basta la fede per accostarsi alla Comunione. Si pone quindi un dubium: chi ha redatto il testo ignora tutto questo o ha voluto modificare la dottrina cattolica? Il papa se n'è accorto?
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  8. Filosofo: Caro economista, le propongo di riflettere su cosa è oggi antropologia, cioè la scienza che studia l’uomo fisicamente, moralmente , socialmente, culturalmente. Mi domando cosa sia o cosa stia diventando e cosà sarà domani , considerando che ormai mi pare stia dimostrando di essere “antimetafisica “ visto che analizza l’uomo e persino la sua coscienza prescindendo dal fatto che abbia o no un anima. Oggi antropologia potrebbe esser ridefinita “post-antropologia” seguendo il post-umanesimo , pertanto. E che fa l’economista per soddisfare i bisogni di un’uomo che non ha un anima ? Economista: Caro filosofo, fino a ieri pensavo effettivamente che per fare buona economia fosse sufficiente conoscere come soddisfare i bisogni dell’uomo, supponendo di sapere cosa è l’uomo. Ma effettivamente oggi mi chiedo quali siano o stiano diventando i bisogni dell’uomo e chi lo decida .Ovviamente decidendo anche come soddisfarli. Ma lei pone un tema che mi mette in difficoltà, perché prima dei bisogni lei chiede chi sia oggi l’uomo . Ed implicitamente si chiede quale sia la sua libertà che gli viene concessa , se gli si riconosce o no libero arbitrio, se gli si concede di esprimere la sua volontà. Io speravo che questa risposta potesse darla il filosofo, ma riconosco che i filosofi son troppo impegnati a mettere la religione contro la scienza per aver tempo per pensarci. Io temo che, nel contesto transumanista, all’uomo sia negato il libero arbitrio perché soggettivo e non razionalizzabile secondo i nuovi imperativi “scientifici”. Pertanto non gli si riconosce ( più ) libertà , perché con la libertà che gli è stato concesso di esercitare negli ultimi tempi , ha provocato disastri, crisi irreparabili. In sintesi, per la gnosi filosofica dominante oggi, è il libero arbitrio che è responsabile dei problemi che stiam cercando di risolvere . Perciò il libero arbitrio, soggettivo e irrazionale, va sostituito con una adeguata forma di determinismo scientifico-tecnologico, che è invece razionale, farà il bene dell’uomo e della intera umanità e dell’ambiente, riequilibrando così i disastri fatti dall’uomo, influenzato ancora oggi dal concetto di “sacro”, da religioni- superstizioni , non scientifiche . Filosofo: si direbbe curiosamente che l’uomo di oggi si ama e si odia, rifiuta il trascendente, ma neppure intende l’immanente. Si relativizza confrontandosi con l’animale, de-gerarchizza il suo ruolo nella natura, nel Creato, e si sente responsabile degli effetti dei cicli naturali ambientali, si considera scienziato ma non sa analizzare le cause limitandosi agli effetti. E per gestirli inventa utopie e gli economisti diventano utopisti. Dovrebbe esser pertanto compito dell’economista spiegare la differenza, oggi, tra scienza, scientismo e tecnologia . Invece lasciate che lo si intenda grazie a qualche trasmissione televisiva tipo quella di Piero Angela . Questa è la fine del pensiero umano voluto dal Creatore. O no ? Economista: è estremamente difficile oggi per una creatura umana saper esercitare la propria volontà e libertà, i mezzi per condizionarla sono infiniti e l’economia è certo la prima, perché fa prendere paura , paura di perdere ciò che sia ha, se non si obbedisce. Oggi viviamo in una “infrastruttura” da cui non si può uscire, è una infrastruttura tecnologica ( digitale ), economica (lavoro), sanitaria e sociale, dove l’esercizio della libertà umana è limitato, ma ancora non totalmente cancellato. E’ limitato perché non abbiam coraggio, non siamo consapevoli, abbiam paura e soprattutto manchiamo di guida, di maestri. Faccio un esempio, questa tecnologia che sembra condizionarci così tanto l’abbiamo inventata noi, il nostro genio, come possiamo pensare che non possa esser gestita da qualcuno e di non poterla pertanto noi stessi contro-gestire? La tecnologia non è altro che la nostra applicazione pratica ( secondo convenienza e capacità) di criteri scientifici che son spiegati dalla logica della Creazione . E’ assolutamente vero che l’idea di questo nuovo capitalismo inclusivo e sostenibile , che non è altro che l’ultimo Reset, è un modo per aggirare la soluzione vera ai problemi ed è certo orientato a decostruire l’essere umano al fine di imporre una forma di post-antropologia cancellando così il valore dell’uomo. E’ l’eterno “non serviam” … stavolta condito con Intelligenza Artificiale. Ma scusi, filosofo, ma l’Autorità Morale perché non si sente più intervenire? Come mai si occupa solo di economia, confondendo però cause con effetti ? Sacerdote . Scusate se intervengo. Vedete caro filosofo e caro economista, l’uomo di questo secolo ha una solo vero bisogno da soddisfare ed è ciò che da senso alla vita, ma non sa come soddisfarlo perché nessuno più glielo insegna o lo stimola a cercarlo. E ciò è anche colpa di noi sacerdoti, mia, ma non della Santa Chiesa di Cristo. E’ vero che la metafisica è ignorata, è vero che il libero arbitrio è negato e la libertà limitata, è vero che viviamo in una “infrastruttura” che ci impone comportamenti. Ma riflettete, la supposta razionalità tecnico-scientifica del post e transumanesimo porta di fatto solo a non contar su Dio . Ma come si fa a fare i conti se non si sa contare su chi realmente ”conta” ? Cerchiamo di esser realisti, ma soprannaturalmente realisti . Nessun umano ci può togliere quello che è divino, solo chi ha creato una creatura può modificarla perché solo lui la conosce. Però è vero, dobbiamo reagire. Dobbiamo smettere la scelta del silenzio vile e colpevole di fronte a ciò che avviene. Questa è l‘ora del fare, dell’agire, dell’insegnare che l’utopia transumanista, che ha più di 400 anni di storia, oggi crede di poter affermarsi solo grazie alla Intelligenza Artificiale. Appunto, “artificiale”, cioè contrapposta a ciò che è naturale. L’artificiale è realizzato dalla creatura, il naturale è realizzato dal Creatore. Amici , torniamo a fare ed insegnare .Secondo l’esempio e insegnamento di Cristo. Ciò che è l’artificiale e algoritmico nel transumanesimo deve farci ridere, è solo l’ultima utopia, da non sottovalutare naturalmente, ma è solo una utopia. Concepite piuttosto una scuola per insegnare cosa sono le utopie che possono diventare eresie ed insegnare le straordinarie e affascinanti Verità che si vuole sembrino esser scientisticamente impossibili .
  9. Ho molto apprezzato l’intervento di Roberto De Mattei A proposito del mea culpa di papa Francesco in Canada del 27 u.s. e mi permetto qualche riflessione aggiuntiva. Sul viaggio di papa Francesco in Canada, chiederei un giudizio articolato; non può esserne ignorata, oltre allo slancio di carità, una sapienza politica (lo ha osservato persino il vaticanista di una TV italiana al seguito del viaggio). È stato tolto di mano, o almeno spuntato, al Primo Ministro Trudeau e al suo anticattolicesimo lo strumento infamante della Chiesa sempre inumana, razzista ecc. Bene. Ma quello che dispiace, al solito, è il disinteresse del papa per una verità delle cose che non sia quella dei media. Disinteresse non solo dovuto (come dirò) alla considerazione che le verità che non arrivano ai media, anche non ostili, sono comunque troppo complicate (si presume) da argomentare; non ce ne possiamo occupare. Nel nostro caso le verità complicate sono ad es. le prassi ottocentesche di assimilazione attraverso la scolarizzazione delle popolazioni non urbane (ovunque, anche di quelle rurali europee), ovvero delle sacche di ‘primitivi’ illetterati culturalmente estranee allo stato nazionale, all'ethos pubblico. Prassi ‘emancipatrici’ generalmente promosse e approvate. In più, vi sono i rapporti particolari con le culture indiane in tutto il continente americano (del Nord, ma anche nel Messico e altrove in America Latina dopo le rivoluzioni anti-spagnole e 'borghesi'); poi, per il Canada e la questione delle scuole residenziali, i problemi emergenti, dalla qualità del personale e delle strutture, alle epidemie. Al centro di tutto, insomma, la domanda: come e cosa è successo di quanto si afferma? Quali sono i dati, i documenti? Le metodologie e i dati esibiti dal Final Report of the Truth and Reconciliation Commission of Canada (accessibile online digitando questo titolo) appaiono, curiosamente, non meno labili di quelli dei Reports tedesco e francese sugli abusi del clero sui minori: mescolanza di qualitativo e quantitativo, casualità negli spogli archivistici, assenza di contraddittorio all’interno dei comitati, troppi apriori. In più la deduzione di ‘fosse comuni’ da foto aree è mera ipotesi (non sarebbero comunque ‘fosse comuni’) senza riscontri. Il lavoro di Scott Hamilton (2014-2015) resta su questo il più completo e cauto (online, digitare Where are buried children?). Come, per la varietà del quadro storico-ecclesiastico, la monografia di Goulet sui pensionnats indiens dei Missionari Oblati nel Québec, citata da De Mattei. Dobbiamo sempre diffidare delle alleanze recenti e non, tra stati e organizzazioni indigeniste (da una di queste è nata la ‘denuncia’ pubblica del 27 marzo u.s. e il battage mondiale, cfr. ad es. Terry O'Neil, ‘Mass grave’ narrative misses need for answers and action: researcher online), poiché i partiti progressisti al potere cercano consensi a buon prezzo sul terreno delle emancipazioni e riconciliazioni, e l’intelligencija indigenista (ovunque nel mondo) vi cerca visibilità, potere politico e denaro. Tutto legittimo, ma senza riguardo ai mezzi, come in questo caso, dove si rasenta il falso. Un falso, o un quadro grossolano e tendenzioso (quello del massacro di generazioni di bambini nativi), che le formule penitenziali del santo Padre finiscono, al contrario, per autenticare. La consueta svendita progressista del passato della Chiesa. Si possono deprecare (comunque col senno di poi) le campagne di de-etnicizzazione, sentite come civilizzatrici dai governi coloniali specialmente delle culture anglosassoni (naturalmente nel XIX secolo, i governi canadesi non erano più coloniali, come non era coloniale il governo federale degli Stati Uniti), ovunque; ma non si devono accettare descrizioni affrettate e distorte, 'politiche', dei fatti e delle loro ragioni. La vocazione cattolica alla scuola operò estesamente; sappiamo veramente, nel caso particolare delle residential schools, come, in che condizioni, con quali risorse con quali idee? Che ne è oggi degli eredi dei nativi alfabetizzati e cristianizzati per legge? Insomma, non è assolutamente secondaria la questione cui si applica De Mattei con preziose indicazioni di cose da sapere e pagine da leggere prima di agitarsi scompostamente, come è avvenuto a qualche deputato cattolico e qualche vescovo canadese, caratteri e intelligenze evidentemente tenuti sotto scacco dalla aggressività governativa e, nel caso, dall’impostura decoloniale, come la definisce Taguieff. Papa Bergoglio non ha mai e su nessun terreno sentito questo problema, ovvero che le (auto)condanne quindi le “richieste di perdono” non debbono, pure nel loro slancio sincero, ignorare il principio dell'accertamento della verità, come la accerterebbe un giudice, non come la maneggia l’ideologo. Il fustigarsi dei 'progressisti' è eredità diretta della autocritica ecclesiale (qualsiasi, pur che fosse) delle culture critiche e riformatrici degli anni Sessanta. Si trattava, allora, di indebolire l'istituzione per ‘aprire nuovi spazi’ alla fede, e di più all’azione. E, come avviene ai riformatori entusiasti e poco accorti (la maggior parte), fu alla fine un "avvelenare i pozzi"; funziona così anche ora. Purtroppo la dipendenza mimetica dei cattolici (e teologi e vescovi) 'critici' dalla critica e politica anticattolica, anticlericale, anticristiana, è ora come allora vistosa quanto poco avvertita; o, se cosciente, è ritenuta coraggiosa, 'laica'. Questa dipendenza mimetica si mescola alla retta volontà di contrastare con viaggi e atti pubblici (che fu anche la prassi politica di s. Giovanni Paolo) ciò che i media mondiali propongono sul loro terreno; e tale mescolanza, assieme alla fretta e all'individualismo delle decisioni, finisce per inquinare l'azione generosamente deliberata. E la carità impedisce di criticare per l'ennesima volta i cedimenti di papa Francesco di fronte alla mitologia (di invenzione occidentale) del Nativo in arcadica comunione con la Natura. Il tutto appare la cifra immodificabile di questo pontificato.
  10. Marco Sgroi, avvocato amministrativista, sulla recente "Dichiarazione" della Santa Sede Lo scorso 21 luglio è stata pubblicata un’inusuale “Dichiarazione” della Santa Sede – non firmata, non ascrivibile ad alcun Dicastero, non si sa bene ispirata da chi – che ha suscitato notevole interesse perché, secondo le interpretazioni prevalenti, avrebbe intimato una sorta di altolà al Synodale Weg della Chiesa tedesca, ormai lanciato inarrestabilmente lungo i binari del progressismo più radicale. Questa lettura della Dichiarazione mi sembra decisamente troppo ottimistica. A ben vedere, infatti, nello stringato testo romano non v’è nulla che concerna, nemmeno implicitamente, il merito dei temi e delle proposte dibattute nel Sinodo tedesco. A Roma ci si preoccupa piuttosto del metodo. Se è vero che la dichiarazione esordisce dicendo che «il “Cammino sinodale” in Germania non ha facoltà di obbligare i Vescovi ed i fedeli ad assumere nuovi modi di governo e nuove impostazioni di dottrina e di morale», sembra che un simile caveat voglia evitare fughe in avanti, piuttosto che porre paletti dottrinali; mentre la facoltà di obbligare – o, almeno, orientare – Vescovi e fedeli parrebbe riservata «al percorso sinodale che sta percorrendo la Chiesa universale»: cioè al Sinodo sulla Sinodalità che si svolgerà in Vaticano il prossimo anno, sotto diretto controllo pontificio. È in quella sede che si auspica confluiscano «le proposte del Cammino delle Chiese particolari in Germania (...) per un reciproco arricchimento e una testimonianza di quella unità con la quale il corpo della Chiesa manifesta la sua fedeltà a Cristo Signore». Come si vede, la Dichiarazione non pare ispirata dalla preoccupazione per gli esiti del Synodale Weg, il cui carattere tragicamente rivoluzionario è ormai ben chiaro a tutti, né sembra opporsi alla rivoluzione; al contrario, auspica che essa si riversi nel Sinodo dei Vescovi, e coinvolga, così, tutta la Catholica: ma non come espressione del movimentismo indisciplinato dell’episcopato tedesco, bensì senza sfuggire al ferreo dominio dei vertici della Chiesa universale, anzi essendone ben saldamente pilotata ed implementata, come se la rivoluzione stessa dovesse farsi espressione del potere centrale e strumento del suo consolidamento. Non stupisce, dunque, che la Chiesa tedesca non l’abbia presa bene: anche i Presidenti del Synodale Weg hanno emesso una “Dichiarazione sulla Dichiarazione della Santa Sede” (sic), nella quale leggiamo che «fin dall’inizio del Cammino sinodale, il Presidio ha cercato di trovare canali diretti di comunicazione con le autorità romane. (…) Purtroppo il Presidio sinodale non è stato invitato ancora a una discussione. Siamo irritati e ci rammarichiamo che questa comunicazione diretta non sia avvenuta finora. Secondo la nostra comprensione, una Chiesa sinodale funziona in modo diverso! Questo vale anche per il tipo di comunicazione di oggi, che ci stupisce. Non è una buona comunicazione all’interno della Chiesa pubblicare dichiarazioni che non siano firmate per nome». Che conclusioni trarre da tutto ciò? Questa è la mia impressione: che la vicenda, piuttosto che costituire un rassicurante episodio nella lotta tra ortodossia ed eterodossia, segnando un punto a favore della prima, vada collocata entro lo schema della “eterna” lotta intrarivoluzionaria tra trotskismo (tedesco) e leninismo (romano). Il che aggiungerebbe, ahimè, un ulteriore motivo di sconcerto ai tanti altri che ci turbano ormai da diversi anni.
  11. E' noto che in tutti i partiti ci sono politici che si ritengono cattolici, nel centro-destra e nel centro-sinistra, ma il centro in realtà non esiste o è solo un ricordo del partito dei cattolici che non c'è più e stava a significare che in medio stat virtus. Chi è la virtus, ossia la forza? Dio, Cristo Redemptor hominis "centro del cosmo e della storia", come affermò Giovanni Paolo II: senza di lui non si può governare veramente l'umana società. Senza questo "centro" non v'è alleanza durevole, anche se in tutta fretta si sta cercando di metterla su, ma è solo un'alleanza elettorale, a destra e a sinistra, ma non sarà al "centro", che puntualmente si infrangerà dal giorno dopo le elezioni, sullo scoglio di chi deve essere il primo, poi su quelli dei temi etici, non appena bisognerà prendere posizione decisa sul progressismo nichilista: dall’uso dei pronomi fluidi nelle scuole alla cancel culture, dalle unioni alle adozioni gay, all’aborto e all’attivismo transgender. Ci sarà chi vorrà mettere la sordina per timore di perdere consensi, perchè sarebbe ritenuto omofobo. Non ci si illuda: senza la verità morale non v'è cultura politica. Certo, i veri cattolici usano il pensiero senza intenzione di offendere, ma rischiando di farlo, perché la verità fa male, soprattutto quando si critica il politicamente corretto. La vita è una lotta, e bisogna combattere senza abbattersi e affrontare le difficoltà. Bisogna usare il principio di realtà, collegato a una visione verticale dell’esistenza, specialmente per chi ha la fede, visione fondata sulla Rivelazione biblica che illumina ciò che accade nel mondo. Ne segue che la conversione, non appena la legalità, è necessaria per tutti, se si vuole una società giusta; che l’orgoglio in qualsiasi campo, quindi anche gay, è un peccato e non una ragione di vita; che gli interventi chirurgici per cambiare sesso sono criminali, soprattutto quando lo si sfoggia (si pensi alle decisioni catastrofiche in materia, prese da adolescenti immaturi). La carne dell’uomo non è carne da macello, perché è chiamata alla risurrezione; risorgeremo secondo il sesso datoci alla nascita, anche se - sottratti alla concupiscenza come gli angeli - non ne useremo. Ancora, chi è cattolico non ha paura di dire che vanno esaminate le ragioni storiche, culturali e politiche dei conflitti internazionali, prima di schierarsi a testa bassa. Né ha timore di dire ai musulmani che devono rispettare il cristianesimo perchè appartiene all’identità europea. Soprattutto bisogna combattere la forma strisciante di totalitarismo, che Benedetto XVI chiamò "dittatura del relativismo". Il fuoco che in questa estate divampa qui e là, è metafora del castigo a cui gli europei sono sottoposti, dopo la pandemia e la guerra, per aver trasformato in “diritti civili” i loro capricci. L'apparente dissesto della natura, solo in minima parte - e transitoria - va addossato all’incuria dell’uomo; la natura invece geme e soffre anch’essa per i peccati degli esseri umani: la natura è troppo potente per essere condizionata dall'uomo che, quando la deturpa, percepisce ciò come un solletico. Formandosi un giudizio culturale, i cattolici in politica contribuiranno a salvare l’Occidente dalla follia. Dovrebbero dunque gli onorevoli politici che si ritengono cattolici riflettere su tutto ciò ora, e verificare se i partiti nei quali militano, condividono il pensiero cattolico altrimenti è bene non ritenersi tali e non chiedere il consenso agli elettori cattolici e ai laici sanamente razionali. Per realizzare dunque una vera alleanza che duri, non solo in funzione elettorale, si deve aderire alla virtus che sta al centro, la Verità che è Dio. E per questo, ci vogliono azioni necessarie alla piena conversione, che sono almeno quattro: la contrizione, la rinuncia, la confessione, la riparazione. Altrimenti l'orgoglio prenderà il sopravvento e la cosiddetta coalizione naufragherà sugli scogli degli egoismi individuali e di partito. Dunque, si consiglia ai politici che vogliono essere cattolici, a cominciare dai capi partito, una "giornata di ritiro" con confessione e Santa Messa, prima di dichiarare alleanze e programmi. Infine, in questo tempo di confusione causata da una profonda crisi dottrinale, bisogna osservare che gli elettori consapevoli di cosa significhi essere cattolici, ritengono impensabile di dare il consenso ai partiti che cambiano le leggi sulla famiglia naturale, ai candidati favorevoli alla pace ma anche all'aborto e alle unioni civili; invece daranno il voto a chi sostiene la vita dal concepimento alla morte ,a chi è per la libertà di educazione. Se qualcuno, a questo punto, osservasse che la politica è laica, risponderemo che la laicità non è autonoma dalla legge morale, tant'è vero che dinanzi a corruzione e immoralità a livello pubblico e privato, tutti si affannano ad invocare "codici etici". In verità ne esiste già uno e immutabile: il Decalogo dato da Dio a Mosè e confermato da Cristo. Qui c'è la verità e la libertà di ogni uomo e della vera politica. I politici cattolici diano testimonianza col far conoscere questi pensieri a quei colleghi che cercano la verità e ai capi partito che si accingono ad allearsi, se non vogliono concorrere ad allontanare ancor più tanti dalla politica.
  12. A furia di affermare e portare testimonianze che l’uomo non è una macchina , la macchina non sarà mai “umana” e il robot non ha vita perché non si può riprodurre artificialmente la vita, si sta provocando e forzando reazioni contrarie. In due sensi. Un primo senso per cercare di dimostrare il contrario (cioè che il robot può arrivare a “pensare” ) ed un secondo senso per dimostrare che sarebbe molto auspicabile integrare uomo macchina poiché solo la scienza e tecnica possono valorizzare l’uomo ( non Dio), visti i risultati della debole ragione umana . Infatti, negli ultimi tempi soprattutto, grandi sforzi son stati fatti sia per dimostrare che il “libero arbitrio” umano non funziona perché irrazionale, sia per per dimostrare (con il metaverso) che l’uomo può dare vita alla macchina (entrando in una forma di simbiosi con lei) . Sono sotto gli occhi di tutti gli attacchi alla religione cattolica che sostiene il libero arbitrio,“ avversario ” del transumanesimo , che lo nega . Ma il problema della creatura ( l’uomo) che diventa creatore non sarà facile farlo finire qui. In un bel libro di Francesco Agnoli ( “10 lezioni di filosofia” – F&C -Guidolin), nella V lezione Agnoli , per difendere la Creazione ed il Creatore, tratta il tema della Intelligenza Artificiale facendo spiegare da scienziati che i robot non sono vita e l’uomo non è “creatore” che di macchine , sofisticate , ma sempre macchine. Riferisce che persino Karl Popper esclude che si possa creare la vita artificialmente e riporta le considerazione di un altro grande filosofo-scienziato Noam Chomsky , che spiega che i robot mancano di autocoscienza , consapevolezza, creatività , emozioni , esperienze , non sono liberi ma son solo un oggetto non cosciente, ecc. Ma queste considerazioni sembrano aver accelerato, in questi tempi di crisi economica universale, l’affermazione del transumanesimo , che di fatto tenta di sostituire la scienza a Dio con una nuova “Rivelazione” quindi. Ma anche tenta di andare oltre immaginando l’uomo stesso “creatore” con la creazione del metaverso , cioè della “incarnazione “ di internet. Agnoli riporta anche una intervista del 2015 del fisico e scienziato Roberto Cingolani , attuale Ministro della Transizione ecologica nel (ex?) governo Draghi il quale dichiara di “annusare la trascendenza“ analizzando in veste di scienziato il genio di portata illimitata di un ipotetico Creatore. Così come dichiara di trascendere anche quando ( sempre in veste di scienziato) pensa all’ esistenza di un infinito insondabile pre Big-Bang , irraggiungibile alla mente ( Avvenire ,19giugno2015). Insomma, non tutti gli scienziati ammettono solo l’immanente escludendo il trascendente . Conseguentemente questi scienziati saranno piuttosto prudenti con l’imposizione transumanista del metaverso . O no ?
  13. Ma chi lavora scientificamente su questi sistemi complessi sa che le cose non stanno così… Sorprendente è il confronto tra gli scritti sul tema dell’autocoscienza di due autori italiani che sono vissuti a distanza di più di sette secoli l’uno dall’altro: il primo, dottore della Chiesa, vissuto quando non si poteva neppure immaginare l’odierna tecnologia; il secondo, oggi abbastanza affascinato dall’Oriente, ideatore e costruttore di quell’odierna tecnologia, che tutti noi utilizziamo quotidianamente, il soft touch che permette di comandare il telefonino con il tocco di un dito; e di molto altro. Il primo testo (1255-59). «Bisogna tenere conto che si possono avere due modi di conoscenza della mente da parte di un soggetto conoscente, come dice Agostino nel IX libro del De Trinitate. – Il primo è quello per cui la mente di ciascuno viene conosciuta solamente per le sue proprietà individuali. – Il secondo è quello che conosce la mente in ciò che essa ha in comune con tutte le altre menti. […] La conoscenza della mente che uno ha della propria mente, è la conoscenza che ne ha ciascuno individualmente. [auto-coscienza] […] Per percepire l’esistenza della mente, e per accorgersi che essa agisce in se stessa, non occorre alcuna competenza: è sufficiente lo sola essenza dell’anima, che è presente alla mente. Da questa, infatti, emergono quegli atti nei quali essa si percepisce in azione. È secondo questo modo che si sa di avere una mente, mentre nell’altro modo si viene a conoscere che cosa è la mente in se stessa, e quali siano i suoi caratteri propri. Come dice Aristotele nel IX libro dell’Etica, “noi sentiamo di sentire, capiamo di capire, e dal fatto di sentire capiamo che esistiamo”. [San Tommaso d’Aquino, De Veritate, q. 10, a. 8co] Secondo testo (2019). «Il mio pensiero è che la vera intelligenza richiede coscienza, e che la coscienza è qualcosa che le nostre macchine digitali non hanno, e non avranno mai. La maggior parte degli scienziati crede che siamo solo macchine: sofisticati sistemi di elaborazione delle informazioni basati su software. Ecco perché pensano che sarà possibile realizzare macchine che supereranno gli esseri umani. Credono che la coscienza emerga solo dal cervello, che sia prodotta da qualcosa di simile al software che funziona nei nostri computer. Pertanto, con un software più sofisticato, i nostri robot finiranno per essere consapevoli. Ma ciò è davvero possibile? Bene, cominciamo con il definire cosa intendiamo per coscienza. Io so, dentro di me, di esistere. Ma come faccio a saperlo? Sono sicuro che esisto perché lo sento dentro di me». Ciò vale non solo per la conoscenza immediata che la mente ha di sé (auto-coscienza), ma anche per la percezione che la mente ha dei segnali provenienti dai sensi. «Quindi, è il sentire il portatore della conoscenza. La capacità di sentire è la proprietà essenziale della coscienza. Quando annuso una rosa, sento l’odore. Ma attenzione! La sensazione non è l’insieme dei segnali elettrici prodotti dai recettori olfattivi all’interno del mio naso. Questi segnali elettrici portano informazioni oggettive, ma tali informazioni sono tradotte nella mia coscienza in una sensazione soggettiva: cioè il profumo che quella rosa mi fa sentire. Dove mai si nasconde il profumo nei segnali biochimici ed elettrici? […] Ma il robot si ferma ai segnali elettrici […] Noi facciamo molto di più perché sentiamo l’odore della rosa, e attraverso quella sensazione ci colleghiamo in modo speciale a quella rosa, e al significato che le rose hanno nella nostra vita≫ (F. Faggin, Silicio, Milano 2019). (per approfondire rinvio al mio video Autoreferenza e autocoscienza
  14. Probabilmente mai come oggi sentiamo offendere la nostra fede cattolica sentendola descrivere come intollerante. Certo siamo distratti da altre offese che riteniamo più rilevanti e urgenti per una reazione. Ma non sottovaluterei l’accusa di intolleranza. Spiego almeno due perché. Primo: Perché implicitamente sentiamo persino lasciar confermare questa accusa dalla stessa autorità morale che su questo punto indirettamente da ragione a chi ha interesse a farlo ( proprio oggi ), essendo la chiesa cattolica la più ascoltata autorità morale al mondo da duemila anni. E pertanto non può esser oggi intollerante con chi la pensa diversamente nel mondo globale oppure con chi sta cercando di fare il bene dell’uomo secondo criteri non previsti dalla religione cattolica ( si pensi al transumanesimo o al metaverso) . Secondo: Perché l’accusa di intolleranza potrebbe esser un riferimento chiave per capire oggi come bene e male si stanno confondendo e perché , e vale la pena parlarne e riflettere su cosa significa oggi esser tollerante o intollerante , su che . Il grande maestro che ha insegnato , riferendosi sul tema tolleranza e intolleranza , implicitamente ed esplicitamente alla chiesa cattolica , è stato un “gigante” sacro e intoccabile della filosofia : Karl Popper, filosofo della scienza e della politica , nato esattamente 120anni fa ( 28luglio 1902 – morto nel 1994). L’intolleranza della chiesa cattolica Popper la descrive indirettamente nel suo "Paradosso della Tolleranza" dove spiega che : < noi tolleranti dovremmo proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti > ( che dovrebbero , appunto , esser i cattolici ). Nella sua grande opera (una quasi bibbia ) : “La Società Aperta”, auspica appunto una società tollerantissima , aperta a tutti i valori , visione filosofiche, politiche , e soprattutto religiose , aperta a tutte le idee, ideali, esperienze. Popper invece biasima ( dimenticandosi il principio di tolleranza) la “società chiusa” a quei valori che lei considera negativi , chiusa ai corruttori delle idee , chiusa a ideali che considera negativi. Così schiaccia l’individuo. La società aperta non teme il confronto perché rappresenta una sfida alle capacità umane di realizzare al massimo le potenzialità dell’uomo. Così valorizza l’individuo. Chi frena l’espressione di queste capacità, è la società chiusa, che è chiusa perché pretende di possedere le verità ultime ed assolute e impone conseguenti comportamenti agli altri . E’ naturalmente la fede cattolica l‘esempio di massima intolleranza, lo sapevate?? Magari Popper avrebbe apprezzato un capo della chiesa che affermasse che la chiesa non ha nulla da insegnare , bensì tutto da apprendere da tutti. Ma Popper ha lasciato questa terra nel 1994... Popper però ha lasciato una eredità che mi pare sia stata ben compresa. Lasciò intendere infatti, indirettamente naturalmente, come distruggere la chiesa intollerante . Spiegò che le “Istituzioni” sono come le Fortezze. Resistono se la guarnigione è forte e fedele. Per abbattere la fortezza non c’è sempre bisogno di assalirla, se ci si riesce, basta corrompere la guarnigione . Seguace di Popper è George Soros , fondatore della Open Society Foundation . Magnate esemplare per la sua intolleranza verso le monete deboli su cui speculare e per la sua intolleranza nei confronti di chi ha un credo religioso.
  15. La Chiesa fa l'Eucaristia e l'Eucaristia fa la Chiesa: un assioma medievale rilanciato da Henri De Lubac. Che dire dell'altro slogan ripetuto nei documenti liturgici che invoca la coerenza tra liturgia e vita? Non devono valere per chi favorisce in vari modi l'aborto, specialmente attraverso la politica? Molti sono gli errori sulla natura dell'Eucaristia, sull'appartenenza alla Chiesa e sulla interconnessione tra le due. Va detto chiaro, che l'Eucaristia non è un cibo comune, ma un farmaco speciale che produce l'immortalità, la risurrezione finale del nostro essere; ma, come ogni farmaco, se non si conoscono le controindicazioni, diventa un veleno che fa ammalare e porta alla "morte seconda", la dannazione eterna(cfr 1 Cor,11,30).Qualcuno altrimenti deve spiegare perché i padri della Chiesa fossero così severi col peccato d'aborto: vent'anni di penitenza imponeva Basilio, prima di riammettere alla Comunione che è inscindibilmente ecclesiale e sacramentale. Questo perché il Signore non gradisce un culto in contrasto con la vita, come attestano Antico e Nuovo Testamento. Oggi però tra i laici e i pastori, non si conosce o si hanno idee confuse sulla dottrina eucaristica cattolica, nonostante Giovanni Paolo II abbia promulgato l'enciclica Ecclesia de Eucharistia(2003), dove riafferma che la Comunione eucaristica presuppone come esistente la comunione ecclesiale, per consolidarla e portarla a perfezione(35). San Tommaso annotava che l'Eucaristia è il cantiere in cui si costruisce la Chiesa. Uno dei vincoli visibili della comunione ecclesiale è quello che unisce il fedele al proprio vescovo. Nancy Pelosi, speaker della Camera statunitense, è stata interdetta dall'arcivescovo della sua diocesi, Salvatore J.Cordileone, d'accostarsi alla Comunione, perché pubblica sostenitrice dell'aborto, ma non ha riconosciuto quel vincolo e, infrangendolo pubblicamente in san Pietro il 29 giugno scorso, ha ricevuto indegnamente il Sacramento, quindi "la propria condanna"(1Cor 11,29). S.Tommaso lo ricorda nella sequenza del Corpus Domini: Vanno i buoni, vanno gli empi; ma diversa ne è la sorte: vita o morte provoca. "L’Eucaristia non deve essere profanata ricevendola indegnamente, - mi ricorda d.Alberto Strumia - perché in questo modo, oltre ad offendere il Signore, si fa del male a se stessi e al mondo intero. Non è per moralismo e arretratezza che si prendono decisioni censorie, ma in forza di una concezione dell’uomo e della realtà che agisce come se Dio non esistesse, tenendo conto che partendo dalla negazione di Dio e dal rifiuto della vera dottrina di Cristo si è costruito un mondo invivibile". Se qualcuno privatamente ha incoraggiata la speaker a farlo, o l'omelia di papa Francesco pubblicamente le ha fatto intendere che tutti vanno accolti nella Chiesa senza bisogno di convertirsi da tale condotta, è stato contraddetto il Signore Gesù e ci si è fatti complici di tale peccato. Il Signore sedeva a mensa con i peccatori, ma per portarli a conversione; all'Eucaristia invece ammise i riconciliati, i puri e richiamò nell'Ultima Cena chi non lo era, Giuda in primis (cfr Gv 13,10 e 17,12). Il papa nell'intervista a Reuters osserva che la Chiesa, un vescovo, quando perde la sua natura pastorale causa un problema politico. Cosa vuol dire? E' sant'Ambrogio che ha causato un problema politico, non ammettendo l'imperatore Teodosio in chiesa, chiedendogli di fare prima penitenza, o piuttosto è l'imperatore che ha costretto il vescovo di Milano a usare il "senso pastorale" perché con la strage di Tessalonica aveva provocato un "problema politico"? L'arcivescovo di San Francisco si è mosso con vero "senso pastorale". Nessun vescovo, che non sia quello diocesano, può cancellare un interdetto, in specie concernente la dottrina eucaristica cattolica, senza venir meno al vincolo collegiale che unisce i vescovi tra loro e implica la comunione nella dottrina degli Apostoli che è costitutiva della Chiesa come sacramento di salvezza. Non si pensi che ciò sia "giuridismo" che ostacola la misericordia. Ammettendo alla Comunione una persona pubblica come la Pelosi, si reca scandalo ai piccoli e ai semplici nella Chiesa. Lo può consentire il "senso pastorale"? Non ha affermato più volte papa Francesco che bisogna riconoscere la carne di Cristo nei poveri? Ebbene, i primi poveri sono i cristiani, membra della Chiesa corpo di Cristo. L'arcivescovo Cordileone ha rivelato grande senso pastorale innanzitutto verso l'anima della Pelosi, avvertendola del rischio di dannazione eterna, quindi verso le anime a lui affidate, preservandole dalla profanazione della Comunione. Di questo ogni pastore dovrà rendere conto davanti al Rex tremendae maiestatis. Se esiste il diritto nella Chiesa affinché essa sia giusta, la grave frattura che si è prodotta tra un vescovo che interdice e uno che accoglie, il vescovo di Roma - il papa privilegia questo suo titolo - favorisce l'allontanamento di pastori e fedeli dall'insegnamento cattolico(apostasia) e fomenta la divisione(scisma), contraddicendo peraltro il "cammino sinodale". Molti fedeli nel mondo si augurano non sia vero quanto egli avrebbe dichiarato il giorno del suo compleanno nel 2017: "non è escluso che io passerò alla storia come colui che ha diviso la Chiesa ..." Se è vero che Cordileone ha dichiarato di seguire il Catechismo della Chiesa cattolica che anche il papa dovrebbe seguire, vuol dire che ha fatto come Paolo quando affrontò Pietro: il papa aveva timidamente alluso a lui ma l'arcivescovo gli si è rivolto direttamente. Salvatore Joseph Cordileone - nomen est omen - ha testimoniato non solo il senso pastorale ma il carattere sacrale del Sacramento, secondo l'insegnamento di Benedetto XVI: sacramento da credere, da celebrare, da vivere (Sacramentum Caritatis, 70).
  16. Marco Sgroi, avvocato amministrativista, commenta la recente sentenza della Corte USA in materia di aborto offrendoci alcuni spunti interessanti Tra gli effetti prodotti dalla nota sentenza della Corte Suprema Usa in materia di aborto, vi è anche quello – secondario, ma non trascurabile – di aver aggiunto un elemento chiarificatore circa la crisi nella quale si dibatte la società, ma anche (noi diciamo: soprattutto) la Chiesa. Come si sa, la sentenza non pone alcun divieto di aborto: essa si limita a negare che abortire sia un diritto, sicché questo inesistente diritto non può godere, negli USA, di tutela costituzionale. Nell’ordinamento italiano la questione si è posta, si pone e si porrebbe in termini parzialmente diversi – ma non è su questo tema che desidero soffermarmi. Vorrei piuttosto sottolineare che negare o affermare il “diritto di abortire” implica non solo due diverse concezioni di diritto soggettivo e di ordinamento giuridico, ma anche due concezioni antropologiche che sono totalmente incompatibili e insuscettibili di sintesi. Sul “diritto di aborto” si scontrano l’antropologia cristiana e una diversa antropologia, che possiamo ancor oggi, nel XXI secolo, definire pagana: è una vera e propria weltanschauung neopagana quella che emerge dal successo dell’ideologia abortista. A fronte di ciò, possiamo considerare che, negli ultimi decenni, la Chiesa ha tentato di costruire un positivo rapporto con la cultura contemporanea sul presupposto che l’incontro e la sintesi tra cattolicesimo e modernità potessero/dovessero collocarsi proprio sul piano antropologico. Ancor oggi assistiamo allo sforzo drammatico di convergere su una visione antropologica condivisa, che consenta alla Chiesa – lungi dal condannarli o anche solo dal sospendere il giudizio – di approvare positivamente i capisaldi dell’antropologia mainstream, anche se essi implicano, appunto, il diritto di aborto (come la normalizzazione dell’omosessualità, l’accettazione dell’eutanasia e così via…). Non mi stupirei, dunque, se un approfondito studio delle dinamiche socioculturali dimostrasse che proprio questo approccio della Chiesa ha favorito, in concreto, il diffondersi della mentalità anticristiana che oggi vuol farsi sempre più palesemente totalitaria. Mi scandalizza, però, che davanti all’eclatante evidenza del fallimento di quell’approccio, vi si insista addirittura, anche ai vertici della Chiesa, tanto da ammettere pubblicamente e orgogliosamente ai sacramenti proprio i campioni dell’asservimento del cattolicesimo alla dominante antropologia neopagana. Se ripensando all’ormai risalente tentativo di realizzare l’irenismo antropologico si può dire serenamente errare humanum est, di fronte all’attuale ostinazione in tal senso non riusciamo a non pensare che perseverare autem diabolicum.
  17. Diane Montagna - pubblicato il 22/05/17 La veggente di Fatima gli disse: "Verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia" CITTÀ DEL VATICANO – Le parole profetiche di Suor Lucia sullo “scontro finale” tra il Signore e Satana, che avrebbe riguardato il matrimonio e la famiglia, “si stanno adempiendo oggi”, ha dichiarato ad Aleteia il Cardinale Carlo Caffarra. Nel pomeriggio di venerdì 19 maggio il cardinale italiano è intervenuto al quarto incontro del “Roma Life Forum“, un appuntamento annuale che riunisce più di 100 esperti su vita e famiglia da oltre 20 nazioni per discutere su come difendere e rafforzare la vita coniugale e familiare nel mondo. Il cardinal Caffarra è Arcivescovo emerito di Bologna e presidente fondatore del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia. È attualmente membro del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, del Pontificio consiglio per la famiglia e della Pontificia accademia per la vita. È stato creato cardinale da Papa Benedetto XVI nel marzo 2006. Il cardinal Caffarra è stato uno dei 45 delegati scelti da Papa Francesco per partecipare al Sinodo Ordinario sulla Famiglia nel 2015. In quest’intervista esclusiva, rilasciata prima del suo discorso, il cardinal Caffarra descrive anche come Satana stia tentando di distruggere i due pilastri della creazione, in modo da modellare la propria “anti-creazione”, spiegando perché, in questa battaglia, la donna è “l’essere umano che deve essere difeso maggiormente”. Sua Eminenza, cosa può dirci della lettera che ha ricevuto da Suor Lucia mentre lei stava lavorando per fondare il PontificioIstituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia a Roma? Nel 1981 papa Giovanni Paolo II fondò l’Istituto per studi su matrimonio e famiglia. I primi anni (1983-1984) sono stati molto difficili. L’Istituto non era benvoluto. Chi non lo voleva? Era malvisto sia dentro che fuori della Chiesa, a causa della visione che proponeva. Ne ero molto preoccupato. Senza averlo chiesto a nessuno, pensai: “Scriverò a Suor Lucia”. Come le è venuto in mente? Mi è venuto e basta. Ma come sapete, fin dall’inizio la patrona dell’Istituto è stata Nostra Signora di Fatima. È contenuto nella Costituzione Apostolica, in cui il Papa ha affidato istituto al patrocinio della beata Vergine di Fatima. Al punto che – e spero che sia ancora così – entrando nell’istituto, alla fine del corridoio, c’è una statua di Nostra Signora di Fatima, e la cappella dell’Istituto è dedicata a Nostra Signora di Fatima. E così, ho pensato di scriverle. Le ho scritto dicendole semplicemente: “Il Papa ha voluto questo Istituto. Stiamo attraversando un momento molto difficile. Ti chiedo solo di pregare”. E ho aggiunto: “Non mi aspetto una risposta”. Le sue preghiere mi sarebbero bastate. Come sapete, per avere qualsiasi contatto con Suor Lucia, anche per lettera, bisognava passare per il suo vescovo. Così ho inviato la lettera al vescovo, che l’ha consegnata a Suor Lucia. Con mia gran sorpresa, dopo non più di due o tre settimane, ho ricevuto una risposta. Era una lunga lettera scritta a mano. Era il 1983, o il 1984. La lettera finiva così: “Padre, verrà un momento in cui la battaglia decisiva tra il regno di Cristo e Satana sarà sul matrimonio e sulla famiglia. E coloro che lavoreranno per il bene della famiglia sperimenteranno la persecuzione e la tribolazione. Ma non bisogna aver paura, perché la Madonna gli ha già schiacciato la testa”. Questo è rimasto inciso nel mio cuore, e tra tutte le difficoltà che abbiamo incontrato – e ce ne sono state così tante – queste parole mi hanno sempre dato una grande forza. Quando ha letto le parole di Suor Lucia, ha pensato che lei stesse parlando di quel momento storico? Qualche anno fa ho cominciato a pensare, dopo quasi trent’anni: “Le parole di Suor Lucia si stanno adempiendo”. Questa battaglia decisiva sarà il tema del mio discorso di oggi. Satana sta costruendo un’anti-creazione. Un’anti-creazione? Leggendo il secondo capitolo della Genesi vediamo che l’edificio della creazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, l’uomo non è qualcosa; è qualcuno, e per questo merita un rispetto assoluto. Il secondo pilastro è il rapporto tra uomo e donna, che è sacro. Tra l’uomo e la donna. Perché la creazione trova la sua completezza quando Dio crea la donna. Al punto che, dopo aver creato la donna, la Bibbia dice che Dio si è riposato. Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio. Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”. Le Scritture dicono che il diavolo è il padre della menzogna, che si presenta come un angelo di luce… Nel mio discorso, spiegherò le parole di Gesù su Satana: “Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna” (Giovanni 8:44). E così secondo me – e non so se Giovanni Paolo II lo avesse già previsto – in questo tipo di situazione l’essere umano che deve essere difeso di più è la donna. Infatti nel suo pontificato scrisse Mulieris Dignitatem. Lì volle sviluppare una teologia della femminilità, perché capì che questo fosse un punto delicato. La donna è quindi il campo di battaglia? Nella Bibbia c’è un dettaglio che mi ha sempre colpito. Dopo il peccato originale, Dio affronta il serpente e dice: “Io porrò inimicizia tra te e la donna”. Dio ha posto una particolare inimicizia tra la donna e il male, come se la donna avesse una sorta di istinto per il bene. Dio ha posto questa inimicizia proprio tra la donna e il male. Il testo continua: “Tra la tua stripe e la sua stirpe”, e qui i teologi vedono la predizione del Figlio di Maria. Pertanto, la donna ha un particolare coinvolgimento che ha conseguenze per la cultura, la società e la famiglia. Stiamo commemorando il centenario delle apparizioni della Madonna ai bambini di Fatima. Qual è il messaggio oggi? Per me, l’originalità di Fatima è questa: a Fatima, la Madonna ha profetizzato. In altre apparizioni, non ha profetizzato, bensì esortato. Come a Lourdes: fate penitenza, pregate, dite ai sacerdoti di costruire una cappella in questo posto. Esorta e ricorda le forti esortazioni di Gesù alla penitenza e alla preghiera. Ma a Fatima profetizza; questo vuol dire che si introduce negli eventi umani e gli interpreta. Non l’aveva mai fatto prima. Anche Suor Lucia ha profetizzato? Sì, l’ha pienamente indirizzata [la profezia della Madonna] e ci ha lasciato le sue Memorie. Alcuni sono molto sconvolgenti. Sentì che questo fosse il compito che la Madonna le aveva dato, cioè diffondere e interpretare questa profezia. E anche le parole di Suor Lucia sulla “battaglia decisiva” sono state una profezia? Si assolutamente. Ciò che Suor Lucia mi ha scritto si sta adempiendo oggi. Fonte: Aleteia
  18. A proposito dei due precedenti contributi sulla rottura della giustizia tra l’uomo/umanità e Dio Creatore (qualcuno ci ha preceduti di anni…) Leggendo il secondo capitolo (della Genesi vediamo che l’edificio della creazione si fonda su due pilastri. In primo luogo, l’uomo non è qualcosa; è qualcuno, e per questo merita un rispetto assoluto. Il secondo pilastro è il rapporto tra uomo e donna, che è sacro. Tra l’uomo e la donna. Perché la creazione trova la sua completezza quando Dio crea la donna. Al punto che, dopo aver creato la donna, la Bibbia dice che Dio si è riposato. Cosa vediamo oggi? Due eventi terribili. In primo luogo, la legittimazione dell’aborto. Cioè, l’aborto è diventato un diritto soggettivo della donna. Il “diritto soggettivo” è una categoria etica, e quindi siamo nell’ambito del bene e del male; si sta dicendo che l’aborto è un bene, che è un diritto. La seconda cosa che vediamo è il tentativo di equiparare i rapporti omosessuali e il matrimonio. Satana sta tentando di minacciare e distruggere i due pilastri, in modo da poter forgiare un’altra creazione. Come se stesse provocando il Signore, dicendo a Lui: “Farò un’altra creazione, e l’uomo e la donna diranno: qui ci piace molto di più”. L'intervista completa la trovate qui
  19. Il prof. Don Alberto Strumia ci ha provocato con una riflessione magistrale nel suo articolo pubblicato su "Il Pensiero Cattolico" 𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 é 𝐥’𝐞𝐩𝐨𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐞𝐜𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐃𝐢𝐨 𝐂𝐫𝐞𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 . Trovo questa riflessione molto importante e credo meriti ulteriori contributi . Don Strumia propone quattro passaggi con cui il “poveruomo “ intende peccare contro Dio Creatore. I quattro passaggi che descrive sono i seguenti . Il primo consiste nel rifiuto della esistenza di Dio . Il secondo nel voler ignorare l’esistenza di Dio. Il terzo nel mettere l’uomo al posto di Dio . Il quarto nel costruire caricature di Dio . Aggiungerei un quinto passaggio molto attuale e finale , conseguenza della filosofia transumanista , che consiste nel creare il “metaverso” per confermare che è l’uomo a fabbricare Dio . ( “non serviam” ) Questo passaggio è molto attuale , tra poco ci verrà imposto ovunque e utilizzando ogni mezzo , perché verrà proposto quale soluzione alle crisi create dall’uomo stesso. Le crisi sono infatti l’unica cosa che l’uomo sa creare quando ignora Dio e viola le leggi naturali della Creazione . Il metaverso è Internet che si “incarna” nell’uomo. Ciò sta avvenendo con una certa naturalezza dopo aver proposto il concetto filosofico biologico detto Postumanesimo che dovrebbe averci convinto che si possa trasformare in meglio la creatura umana integrando cervello e macchina , producendo un ibrido postumano (appunto). Ma il Postumanesimo ha generato il Transumanesimo , che è pensiero molto più scientifico che filosofico , con cui si vuole dimostrare che la condizione umana possa essere rivoluzionata con scienza e tecnica .Solo la scienza e non Dio migliora l’umanità ( e migliora pure il pianeta che l’uomo, cancro della natura , sta distruggendo ) .Ecco quindi la premessa per il quinto passaggio che segue e forse completa i quattro proposti da don Strumia : il concetto di Dio Creatore danneggia l’umanità, va pertanto sostituito con una nuova “RIVELAZIONE “, udite , udite : quella transumanista . Ma questa “rivelazione” , che in pratica ci racconta che Internet “ è Dio” , sta preparando una sorpresina ,” l’incarnazione di Internet “ grazie al <metaverso > che sostituirà la religione dei nostri padri . Naturalmente son necessari sacerdoti per questa nuova religione , e questi sacerdoti usciranno dai “seminari” di teologia di Silicon Valley . Questi sacerdoti annunceranno la nuova verità , liberando così l’uomo dai vincoli biologici e morali, soprattutto dal “sacro” . Quando tutti , saranno convinti che questo rappresenta la soluzione a tutti problemi dell’umanità, si scoprirà anche che la volontà e la libertà umana è stata trasformata escludendo così le scelte personali . Ma non sarà certo troppo tardi , perchè Dio Creatore non si è fatto certamente deformare da un algoritmo. Vorrei anche proporre un secondo commento allo scritto di don Strumia e si riferisce alla sua splendida descrizione di come l’uomo modifica il suo giusto rapporto con Dio e si autocolpevolizza . Desidero proporre di considerare anche che , modificando il rapporto con Dio , l’uomo nega la Genesi Divina e la sostituisce con una genesi umana . Le tre raccomandazioni della Genesi Divina sono (recito a memoria ) : “Uomo e donna li creò…disse loro: andate e moltiplicatevi, soggiogate la terra , sottomettete ogni essere vivente … La nuova genesi umana invece dice : “ …li lasciò scegliere il sesso ( gender) … e disse loro : -andate, .. ma siate malthusiani ( non siate conigli) ,- adorate la terra ( ambientalismo ), – considerate ogni animale simile a voi…( animalismo ) “
  20. Questo intervento è strettamente collegato al mio precedente su “Il pensiero cattolico” (Il metodo di san Giovanni Paolo II) essendone come un approfondimento. Nelle analisi di vario genere, condotte secondo il taglio proprio dei diversi ambiti (socio-politico, economico, psicologico, ecc.) inevitabilmente – o talvolta anche volutamente – ci si ferma quasi sempre e solo ad una lettura “orizzontale” dei fatti, quando, invece, una “lettura” più profonda delle “cause” dei problemi dell’umanità che popola il mondo di oggi, diciamo pure una “lettura teologica”, aiuterebbe a capire le radici “serie” dei problemi. Credo che la chiave di lettura della nostra attuale epoca storica si debba trovare nella lapidaria affermazione di Benedetto XVI, emersa in una conversazione privata con Francesco e da lui riportata (ai Vescovi polacchi, Cracovia, 27 luglio 2016), che così suona: «Questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!». In questa frase si sintetizza tutta l’attualità della dottrina del peccato originale che troviamo in san Tommaso d’Aquino che definisce nella sua essenza – non fermandosi al problema del genere letterario dei due soli passi biblici che ne parlano esplicitamente (Gen 3 e Rm i5,12-14) – il peccato originale come «mancanza della giustizia originale (carentia originalis iustitiae)» (De malo, q. 4 a. 2co). L’umanità dei nostri tempi, più che in ogni altra epoca ha infranto, perduto, rifiutato il “modo giusto” di impostare il rapporto tra se stessa e Dio Creatore. In un primo momento rifiutando la stessa esistenza di Dio (ateismo positivo), poi ignorandolo (ateismo pratico, agnosticismo, indifferentismo: Dio se c’è non c’entra con la vita reale degli esseri umani), infine mettendo l’uomo al posto di Dio (idolatria antropocentrica), fino al punto di “addomesticarlo” costruendo caricature di Dio e di Gesù Cristo da usare a proprio piacimento, fino a capovolgerne gli insegnamenti e la dottrina tradizionalmente custodita dalla Chiesa. Così la “giustizia” senza il “modo adeguato” di rapporto con Dio Creatore è diventata, prima, esclusivamente una questione sociale di semplice ripartizione dei beni materiali (socialismo, marxismo), poi un legalismo gestito a scopi politici (giustizialismo), infine un “comandamento” (imperativo categorico) mondiale al quale tutti devono attenersi per avere diritto di esistere socialmente (pensiero unico, culto pagano dell’ambiente, della natura, ecc.). Curiosamente l’uomo, liberatosi di Dio, del “giusto rapporto” con Dio Creatore, del “peccato originale”, oggi si colpevolizza da se stesso con una sorta di sostituto pagano del peccato originale, sentendosi nemico della natura, degli animali, delle piante, dell’ambiente e del pianeta, del cosmo intero. Obbligandosi in tal modo ad auto-eliminarsi limitando le nascite (contraccezione, aborto), accelerando le morti (eutanasia), moltiplicando le guerre, apparentemente locali, ma di portata planetaria. La radice profonda di tutto quanto accade è rinvenibile in un “modo non giusto” (“peccato”) nel rapporto tra l’uomo-umanità e Dio Creatore che segna i singoli esseri umani e l’umanità nella sua totalità. Questa comprensione “culturale” del peccato originale rimuove ogni visione ingenua e favolistica dalla nostra immaginazione e aiuta a riconoscere nei Comandamenti, nella Legge Naturale, il complesso delle leggi universali stabilite dal Creatore affinché gli esseri umani sappiano governare bene se stessi. Essi sono dati come “leggi di natura” così come lo sono le leggi del mondo fisico e biologico. Non rispettarle, rifiutarle, manipolarle o addirittura capovolgerle disumanizza la vita degli esseri umani, singolarmente e comunitariamente. Questo dato di fatto la Chiesa ha il dovere di spiegarlo a tutti, credenti e non credenti, non essendo una questione solo di fede, ma prima di tutto un dato di ragione, un dato che non temerei di definire “scientifico”. Come la legge di gravità governa il moto dei corpi celesti, così i Comandamenti sono le leggi date per regolare la vita degli uomini. Non rispettarli equivale a danneggiarsi con le proprie mani. Siamo liberi di farlo, a differenza dei corpi celesti che non sono liberi di opporsi alla legge di gravità, ma se lo facciamo finiamo per auto-distruggerci. Gli avvenimenti che accadono nel nostro mondo ogni giorno ne sono la documentazione più schiacciante. La Rivelazione, che in Cristo trova la sua pienezza e il suo compimento, aiuta a comprendere quanto tutto questo sia vero e offre all’essere umano la via di riparazione della “giustizia originale” compromessa e perduta. Se gli uomini non arriveranno a comprenderlo in tempo, toccherà a Dio stesso condurli non solo con l’evidenza degli avvenimenti negativi che essi si infliggeranno, ma con una manifestazione positiva diretta della Sua azione provvidenziale sulla creazione. Solo Cristo con la Sua Passione, Morte e Risurrezione è stato in grado di riaprire agli esseri umani l’accesso alla “giustizia originale”, già in questa vita con il Battesimo e la vita cristiana, e in pienezza nella vita eterna. Se la Chiesa non ricomincia a lanciare questa sfida che Benedetto XVI ha lanciato, finirà per continuare a perdere tempo e basta! fonte: http://www.albertostrumia.it/rapporto con Dio Creatore
  21. Nelle analisi condotte nei diversi ambiti (socio-politico, economico, psicologico, ecc.) inevitabilmente ci si ferma ad una lettura “orizzontale” dei fatti, ma una “lettura” più profonda delle “cause”, aiuterebbe a capire la radice dei problemi. Una chiave di lettura “seria” della nostra epoca si trova in un’affermazione di Benedetto XVI (riportata da Francesco ai Vescovi polacchi) : questa è l’epoca del peccato contro Dio Creatore!». Essa sintetizza l’attualità della dottrina del peccato originale di san Tommaso d’Aquino che definisce il peccato originale come «mancanza della giustizia originale (carentia originalis iustitiae)» (De malo, q. 4 a. 2co). L’umanità, soprattutto nei nostri tempi, ha rifiutato il “modo giusto” di impostare il rapporto con Dio Creatore. Inizialmente rifiutando l’esistenza di Dio (ateismo positivo), poi ignorandolo (ateismo pratico, agnosticismo, indifferentismo: “Dio se c’è non c’entra con la vita reale”), infine mettendo l’uomo al posto di Dio (idolatria antropocentrica), fino al punto di “addomesticarlo” costruendo caricature di Dio e di Cristo da usare a proprio piacimento, capovolgendo gli insegnamenti e la dottrina della Chiesa. La “giustizia” senza il “modo adeguato” di rapporto con Dio Creatore è diventata, prima, esclusivamente una questione “sociale” (socialismo, marxismo), poi “legale” a scopi politici (giustizialismo), infine un “comandamento” mondiale al quale attenersi per avere diritto di cittadinanza (pensiero unico, culto pagano dell’ambiente, ecc.). L’uomo, liberatosi del “giusto rapporto” con Dio Creatore, si auto-colpevolizza con una caricatura pagana del peccato originale, sentendosi nemico della natura, degli animali, dell’ambiente, del pianeta. Obbligandosi in tal modo ad auto-eliminarsi limitando le nascite (contraccezione, aborto), accelerando le morti (eutanasia), moltiplicando le guerre. La radice profonda di tutto quanto accade è rinvenibile in un “modo non giusto” nel rapporto tra l’uomo e Dio Creatore che segna i singoli come l’umanità intera, rendendo invivibile il mondo. Questa comprensione “culturale” rimuove ogni idea favolistica del peccato originale e aiuta a riconoscere nei Comandamenti (Legge Naturale) il complesso delle regole universali stabilite dal Creatore affinché gli esseri umani sappiano governare bene se stessi. Sono “leggi di natura” come le leggi del mondo fisico. Capovolgerle disumanizza la vita degli esseri umani, singolarmente e comunitariamente. Questo dato di fatto la Chiesa ha il dovere di spiegarlo a tutti, non essendo una questione solo di fede, ma prima di tutto un dato che non temerei di definire “scientifico”. Pena il danneggiarsi con le proprie mani. Solo Cristo con la Sua Passione, Morte e Risurrezione è stato in grado di riaprire agli esseri umani l’accesso alla “giustizia originale”, già in questa vita con il Battesimo e la vita cristiana, e in pienezza nella vita eterna. Per approfondire
  22. Questo lo riconoscete prima Voi Prelati che lasciate passare un falso papa e l'apostasia. W Benedetto XVI, il Santo Padre che ha smascherato la vostra ipocrisia pertinace. Renderete conto davanti a Dio delle anime che contribuite e perdere nell'abisso.
  23. Qual è stato il metodo di San Giovanni Paolo II per stare pienamente di fronte alla Verità? «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14,6). Gesù dice di sé di essere “La Verità”. La sfida che lancia è tra coloro che intendono prendere sul serio, letteralmente, questa affermazione e coloro che non intendono farlo, attribuendole un valore sfumato o nullo. Giovanni Paolo II si è collocato, da credente, addirittura da santo, tra quelli della prima categoria, ed è stato chiamato ad essere maestro di quelli della prima categoria, e sfida per gli altri, perché prendano atto dell’inadeguatezza della loro posizione e la cambino. Per giungere a farlo (questo è il metodo) si è confrontato con tutto il pensiero e tutta la storia, cristiana e non cristiana, che lo ha preceduto; con il patrimonio culturale (filosofia, scienza, arte) della tradizione cristiana e precristiana. E ha attuato una sorta di “metodo scientifico”, per realizzare una sorta di “verifica sperimentale” del cristianesimo nella sua personale esperienza di vita. Se Cristo è vero, com’è, Egli “spiega” e fa “vivere” l’uomo, la famiglia, il lavoro, la società, la storia, insuperabilmente meglio di tuti gli altri. Questa è la “verifica del cristianesimo”, che è divenuta, di conseguenza, anche una “sfida” lanciata a quel mondo (esterno ed interno alla stessa Chiesa) che ha “liquidato la verità”, pur di addomesticare Cristo. È il mondo di oggi, dominato dal “relativismo”. Nel suo insegnamento e nella sua testimonianza è come se Giovanni Paolo II avesse detto: “Se le ideologie del mondo hanno fallito, allora solo Cristo resiste e io vi sfido a fare la prova”. È molto utile riprendere in mano il cap. IV della sua enciclica Fides e ratio (1998), a questo proposito, per vedere come egli ha compreso il “percorso”, il “lavoro culturale” elaborato nei secoli dal pensiero cristiano e come questo è stato progressivamente demolito da una sorta di “peccato originale” di orgoglio intellettuale degli uomini, compreso anche quello di alcuni pensatori credenti. Per Giovanni Paolo II, Cristo, con tutto ciò che da Lui deriva, è stato il “criterio di giudizio”, il “criterio culturale”, la “chiave ermeneutica” per comprendere e valutare se stesso, la condizione umana, la storia, l’uomo nelle sue caratteristiche (“antropologia”), la famiglia (si possono riprendere in mano le sue udienze generali del mercoledì su “Amore, matrimonio e famiglia” per rendersene conto). Questo “metodo” è diventato il suo metodo di “annuncio cristiano”, un metodo che aveva portato la Chiesa ad essere “in anticipo” sui tempi (con una funzione “profetica”) nella storia, rispetto alle ideologie del mondo, che si sono dimostrate prima o poi insufficienti, anzi dannose, per l’uomo. Il vero umanesimo è cristiano: non può essere marxista (illusione della teologia della liberazione), non individualistico-materialista-edonista (illusione del mondo occidentale), non gnostico-pagano (illusione di oggi dell’ecologismo panteista), ecc. Con lui la Chiesa si è dimostrata “in anticipo sui tempi” e non in ritardo come molti, anche tra i credenti, la ritenevano fino a poco prima. Lui aveva fatto l’esperienza di due “dis-umanesimi” totalitari e ne aveva vissuto il fallimento sociale e antropologico nell’Est europeo, prima di noi in Occidente. Anche grazie a questo è stato “più avanti”, e per questo è stato in larga misura non capito in Occidente. Adesso, poi, è stato censurato, dimenticato e quando se ne parla viene manipolato. Ho conosciuto un’altra persona che aveva avuto la stessa intuizione e lanciato lo stesso metodo per essere cristiani, riscoprendo quelle dimensioni del cristianesimo che chiamava “cultura”, “carità” e “missione”, e insegnava a prendere Cristo come “criterio di giudizio” su se stessi e sulla storia. Ed era don Luigi Giussani, al quale Giovanni Paolo II disse (cito a memoria): «Il mio metodo è molto simile al suo; anzi è lo stesso» (cfr. Tempi, 26 aprile 2014). Come poté Giovanni Paolo II fare tutto questo, prima da semplice sacerdote, da docente universitario, da Vescovo e Cardinale in Polonia, e poi da Papa nel mondo intero? Egli seppe fare due cose. E qui entro più direttamente nel suo metodo. La prima cosa. Seppe imparare a “leggere l’esperienza” degli uomini (in senso profondo e non appena psicologistico o modernista; non dobbiamo farci rubare una parola come “esperienza”, solo perché è stata deformata dal modernismo; mentre era stata impiegata correttamente già da Aristotele e poi da san Tommaso d’Aquino, ma dobbiamo riappropriacene). Giovanni Paolo II seppe leggere la sua esperienza umana e quella degli altri, andando in profondità, e non limitandosi agli aspetti superficiali, puramente esteriori, psicologici e sociologici, che non vanno di certo trascurati, ma piuttosto unificati sapendo ripercorrere quella catena di effetti e di cause che hanno un fondamento via via più essenziale per l’uomo. Per questo gli fu certamente utile anche lo studio della filosofia, dell’antropologia, della fenomenologia (Max Scheler fu uno dei suoi autori di riferimento, a questo scopo). Ma non si accontentò di fermarsi alle spiegazioni dell’uomo che i fenomenologi, davano, che rimanevano ad un livello per lui insoddisfacente, e finivano per rimettere in gioco come fondamenti quegli stessi principi che inizialmente avevano cercato di criticare come inadeguati (come, ad esempio, in Husserl la visione cartesiana, criticata prima [penso alla Crisi delle scienze europee], ma rimessa in gioco poi per mancanza di alternative). La seconda cosa è consistita nell’individuazione del Fondamento più solido del pensiero moderno, ritrovato come “più avanti” della stessa modernità. Giovanni Paolo II, invece, andò a pescare i fondamenti razionali, filosofici, antropologici nel pensiero cristiano, per comprendere fino in fondo l’esperienza dell’uomo. San Tommaso d’Aquino, soprattutto, attingendo alla metafisica (che oggi si poteva, e doveva rimettere in gioco, riscoprendola come una “teoria dei fondamenti” delle scienze perché iscritta nella realtà). E alimentandosi spiritualmente dei mistici (come San Giovanni della Croce), oltre che dei poeti della sua Polonia (come Norwid), divenendo lui stesso poeta, e interprete come attore nelle piccole rappresentazioni teatrali che realizzava, da giovane, con i suoi amici. La sua grande opera filosofica Persona e atto sintetizza il suo percorso filosofico: i) Si trattava di leggere e comprendere l’esperienza dell’uomo; ii) trovando la “spiegazione” di chi è l’uomo e di come funziona (“antropologia”), attraverso i principi fondamentali e irrinunciabili che regolano l’Essere di tutte le cose (metafisica). Ed è in queste che egli ha trovato e proposto le “ragioni” che stanno alla base della “morale” naturale e di quella cattolica, così che queste si dimostrino indispensabilmente necessarie agli uomini e non come imperativi moralistici. Come dicevano i medievali: praeceptum quia bonum e non, kantianamente, bonum quia praeceptum. È curioso che da un secolo a questa parte chi si occupa del problema dei fondamenti, in ambito seriamente scientifico, si trovi a fare i conti con la necessità di compiere, in fondo, lo stesso tipo di percorso. A questo proposito, proprio lui ebbe a scrivere e a dire: «Una grande sfida ci aspetta […] quella di saper compiere il passaggio, tanto necessario quanto urgente, dal fenomeno al fondamento. Non è possibile fermarsi alla sola esperienza; […] è necessario che la riflessione speculativa raggiunga la sostanza spirituale e il fondamento che la sorregge» (Fides et ratio, n. 81, 14-9-1998; al Giubileo degli scienziati, 25-5-2000). È il percorso dei pensatori cristiani, cattolici, dai Padri della Chiesa a sant’Agostino e san Tommaso. Il cristianesimo ha guidato la ragione a completare, ripulire approfondire ciò che c’era di vero e di meglio nel pensiero pre-cristiano. Come ebbe a dire il Card. J. Ratzinger poco prima di divenire Benedetto XVI: «Una delle funzioni della fede, e non tra le più irrilevanti, è quella di offrire un risanamento alla ragione come ragione» (Fede, Verità, Tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena 2003, p. 142). Come possiamo, recuperando gli aspetti attuali del suo metodo, vivere bene il presente in questa detronizzazione della Verità? Rispondo. Cercando di fare allo stesso modo, di seguire lo stesso metodo. Studiando, pregando, facendoci aiutare da chi ne ha seguito la strada. Oggi fare questo significa marciare controcorrente (anche negli ambienti di Chiesa!), ed è urgente farlo… Esemplifichiamo: partiamo da questa domanda ineludibile: Che cos’è la verità? Che cosa aveva detto il pensiero filosofico (e teologico) cristiano e pre-cristiano lungo i secoli, in risposta alla domanda: Che cos’è la verità? Aveva colto due aspetti: 1) Quello della Verità come “svelamento”. Per i Greci la Verità veniva rappresentata come una splendida figura femminile, mentre è svelata, resa senza veli. Il concetto di Verità che si svela da se stessa, poi, è la base della nozione cristiana di Rivelazione. La Rivelazione “svela” agli occhi della fede e al tempo stesso “vela di nuovo” per chi rifiuta la fede (ri-velata, svelata prima, e velata di nuovo poi). E svela solo in parte, anche per chi ha fede, lasciando ancora “il più” alla visione finale eterna. 2) E poi quello della Verità come “corrispondenza” alla realtà. Oggi con la verità si è liquidata anche la “realtà” oggettiva delle cose. E tutto sta smettendo di funzionare. La verità veniva intesa come “corrispondenza” della conoscenza (la nostra, ma prima di tutto quella creatrice che è di Dio) alla realtà. Partiamo dall’Alto, da Dio. Dio è la Verità. Dio è tutto, la pienezza dell’Essere: Dio è l’“Essere perfettissimo” (Catechismo san di Pio X). Cristo dicendo «Io sono la Verità» dichiara di essere Dio. Il Vero, nella sua pienezza è Dio che si offre alla nostra conoscenza (la quale si ottiene con l’esperienza e l’intelligenza: quaerere, chiedere per sapere); Come il Bene, nella sua pienezza è Dio che si offre, alla nostra volontà/affettività, come ciò che è “desiderabile” (appetitum, san Tommaso; petere, chiedere per ottenere), Colui del quale non si può non avere “nostalgia” fino a che non si appartiene liberamente a Lui (Sant’Agostino, Confessioni, «Il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te», L. I, 1.4). La conoscenza “porta dentro di noi” (immaterialmente) le cose che sono fuori di noi. La volontà/affettività, in modo complementare ci “fa muovere verso le cose”, verso le persone, per averle e per essere sempre con loro (Aristotele, Tommaso). Così l’Uno, nella sua pienezza è Dio che si dimostra come “principio unificante” che origina, governa e compie tutto ciò che esiste. L’“unità della persona” si sperimenta solo riconoscendo di appartenere a Dio. Sono i famosi “trascendentali”: ente, vero, bene, uno. = E il Bello (Gloria di Dio) è tutto questo insieme, che si manifesta a tutto il nostro essere. Il Bello è il Bene che si fa vedere dagli occhi, e per analogia è il Vero che si offre all’intelligenza, all’anima. Siamo partiti da Dio. Scendiamo verso il basso, alle creature La “verità”, in ogni cosa creata particolare, è la “corrispondenza” tra la cosa creata e il “come” Dio Creatore pensa e vuole che essa sia. E qui c’è di mezzo la nostra limitata intelligenza e la nostra libertà. La nostra conoscenza è vera se “corrisponde” a come la pensa, la vuole Dio Creatore. Prima di tutto c’è la Verità come “autenticità” (verità ontologica): l’essere creato è autentico quando è come Dio lo vuole. Se noi lo manipoliamo contro la sua natura lo snaturiamo, lo priviamo della verità, dell’autenticità, abbruttendolo di conseguenza. Poi c’è la Verità “nella conoscenza” (nel giudizio): la conoscenza è vera (verità logica) se c’è “corrispondenza” tra essa e le cose come stanno, in se stesse, davanti a Dio Creatore. Una “corrispondenza” tra la conoscenza nella nostra mentee la conoscenza in Dio. Se pretendiamo di servirci della nostra libertà per imporre alla realtà un giudizio discorde dalla mente del Creatore, il giudizio è falso, è menzogna, è ideologia. Un uomo che pretende, in nome della sua libertà, di pensarsi e di vivere solo come corpo, come materia, non corrisponde a come lo vuole Dio Creatore e prima o poi la sua vita non funzionerà, perché la sua concezione della vita cozza contro la realtà dei fatti («Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio!», Gv 7,24). È quanto succede nel mondo di oggi. Per questo, nella morale occorre riscoprire la “legge morale naturale” (I Dieci Comandamenti), e nel diritto occorre ritrovare come base l’autentico “diritto naturale”. Diversamente la legge diviene impostura del potere di turno, diviene una corruptio legis. È la questione dei “principi non negoziabili”, che sono irrinunciabili perché una società funzioni, sia umanamente vivibile. Infine c’è la Verità come “consapevolezza” di “conoscere la verità”, di essere nella verità (verità formale). Una consapevolezza che è offerta alla nostra ragione, non tanto per merito nostro, ma perché è “svelata” nella Rivelazione in Cristo, pienezza della Rivelazione. In terra, questa, è “accessibile” mediante la fede in Cristo, nella Chiesa. Oltre questa condizione terrena è “manifesta” nella visione diretta di Dio. Ma anche la “ragione umana” può (anche se non tutti ci riescono facilmente) raggiungere questo grado di consapevolezza certa, almeno in merito a quei principi che si mostrano come “irrinunciabili”, non negoziabili. Gli antichi dicevano addirittura “evidenti”. Su tutto il resto abbiamo delle teorie ipotetiche, o delle opinioni. Per questo è indispensabile l’aiuto della Rivelazione. Lo diceva già Platone: «Non c’è altro da fare: […] varcare a proprio rischio il gran mare del’esistenza, a meno che uno non abbia la possibilità di far la traversata con più sicurezza e con minor rischio su una barca più solida, cioè con l’aiuto di una rivelazione divina» (Fedone, XXV). Riassumendo Il metodo di Giovanni Paolo II che possiamo imparare da lui, per “costringere” a fare questo percorso anche l’uomo di oggi – che ha distrutto la stessa nozione di verità frammentandola in tante opinioni – è quello di procedere come in una dimostrazione matematica per assurdo. Ti faccio vedere che la negazione della “tesi” cristiana-cattolica porta alle contraddizioni che tu stesso puoi constatare nella realtà della società di oggi. Se la società e la tua vita sono divenute invivibili, la causa non è forse l’aver rifiutato il cristianesimo e con esso la stessa nozione di “verità oggettiva”? Diagnosi. Hai distrutto la Verità, pur di liberarti della fede in Cristo: tocca con mano le conseguenze. La vita è divenuta invivibile, la società, prima è stata resa disumana (i regimi), poi anarchica e ingovernabile (fallimento delle democrazie senza una cultura della verità comune a tutto il popolo). Chiediti perché! Le cause, non sono solo materiali, strutturali, economiche, sociali (analisi marxista), o solo psicologiche (psicologia, psicanalisi), o giuridico-legali (legalismo, giustizialismo). Scava dentro l’uomo lasciandoti guidare dalla Rivelazione. Questo ti dice l’autentico pensiero della Chiesa! Terapia. E se avessimo gettato il Bambino con l’acqua sporca, eliminando il cristianesimo e con esso la verità? Se la negazione di Cristo e della verità è stata fallimentare non ha forse senso pensare che sia giusto, al contrario, tornare a prendere in seria considerazione Cristo e la verità? Questa è stata la sfida al mondo lanciata da san Giovanni Paolo II e proseguita da Benedetto XVI. Il mondo l’ha rifiutata, e oggi ne paga le conseguenze! Testo 1 «In questo sembra consistere l’atto principale del dramma dell’esistenza umana contemporanea, nella sua più larga ed universale dimensione. L’uomo, pertanto, vive sempre più nella paura. Egli teme che i suoi prodotti, naturalmente non tutti e non nella maggior parte, ma alcuni e proprio quelli che contengono una speciale porzione della sua genialità e della sua iniziativa, possano essere rivolti in modo radicale contro lui stesso; teme che possano diventare mezzi e strumenti di una inimmaginabile autodistruzione, di fronte alla quale tutti i cataclismi e le catastrofi della storia, che noi conosciamo, sembrano impallidire. Deve nascere, quindi, un interrogativo: per quale ragione questo potere, dato sin dall'inizio all'uomo, potere per il quale egli doveva dominare la terra, si rivolge contro lui stesso, provocando un comprensibile stato d’inquietudine, di cosciente o incosciente paura, di minaccia, che in vari modi si comunica a tutta la famiglia umana contemporanea e si manifesta sotto vari aspetti?» (Redemptor Hominis, n. 15, 4-3-1979). Testo 2 «Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione» (Discorso di inizio del pontificato, 22 ottobre 1978, n. 5). Testo 3 «Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna» (Discorso di inizio del pontificato, 22 ottobre 1978, n. 5). • Proviamo a costruire la vita «come se Dio esistesse» (Benedetto XVI, ai giornalisti, 7-10-2010), dopo averla costruita come se non esistesse o fosse irrilevante, o come se ognuno potesse farselo in casa come un idolo. • Oggi la famiglia viene disgregata e deformata, deformando l’amore. Proviamo ad impostarla come prevede il piano del Creatore e come Cristo ha insegnato a fare. (Familiairis consortio). «Rispose loro Gesù: “Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così”» (Mt 19,8). • Oggi il lavoro è in crisi o manca del tutto, perché lo si è concepito solo in funzione del profitto, o lo si è statalizzato penalizzando il merito nell’impegno dei singoli. Proviamo a viverlo tenendo conto di Dio Creatore del quale l’uomo che lavora è collaboratore (Laborem exercens). La catena delle cause Giovanni Paolo II, a nome della Chiesa, giuda un passo dopo l’altro a percorrere la catena delle cause delle contraddizioni. C’è una perdita del “modo giusto” di concepire e di vivere. Bisogna ritrovarlo. Testo 4 «In seguito a quel misterioso peccato d’origine, commesso per istigazione di Satana, che è “menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44), l’uomo è permanentemente tentato di distogliere il suo sguardo dal Dio vivo e vero per volgerlo agli idoli (cf 1 Ts 1,9), cambiando “la verità di Dio con la menzogna” (Rm 1,25); viene allora offuscata anche la sua capacità di conoscere la verità e indebolita la sua volontà di sottomettersi ad essa. E così, abbandonandosi al relativismo e allo scetticismo (cf. Gv 18, 38), egli va alla ricerca di una illusoria libertà al di fuori della stessa verità». (VS, 1). Che cos’è il «misterioso peccato d'origine?». È la “perdita della giustizia”, del giusto rapporto con se stessi, con gli altri, con tutte le cose, derivante dal rifiuto del giusto modo di rapportarsi con Dio Creatore. Occorre liberare la morale dal moralismo (praeceptum quia bonum, non bonum quia praeceptum) Con la sua impostazione che fonda la morale sull’antropologia, l’antropologia sulla metafisica Giovanni Paolo II libera la morale dal moralismo, dal formalismo kantiano. La morale, per non essere moralismo, va fondata su un’antropologia; l’antropologia per non essere narcisistica (l’uomo che adora se stesso) va fondata su una concezione di tutto, dell’essere, una metafisica, una metafisica della verità e del bene. Una ragione onesta se ne rende conto. La Rivelazione (che in Cristo ha la sua pienezza) guida la ragione a capire l’uomo, la storia, la realtà Allora questi non sono solo astratti principi filosofici e teologici, ma sono criteri esistenziali necessari per una vita che sia degna di essere vissuta. Terza domanda: Nella ricerca della Verità ci si scopre non da soli ma in compagnia: amicizia e Verità, la comunione dei Santi «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, Io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20). Siamo importanti gli uni per gli altri, al di là delle simpatie personali che, comunque sono un aiuto, perché gli altri sono, per analogia, come il pane dell’Eucaristia che è indispensabile perché Cristo si renda realmente presente nel Sacramento. In questo senso è detto, nella Costituzione dogmatica Lumen gentium del Vaticano II: «La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento (veluti sacramentum), ossia il segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano» (n. 1). Fonte: http://www.albertostrumia.it/Metodo-Giovanni-Paolo-II
  24. -Ci si sta domandando da più parti se la Chiesa debba pronunciarsi sull’ uso etico e responsabile della Intelligenza Artificiale . Leggendo fra le righe il suo Magistero, si può scoprire che la Chiesa ha indirettamente già fatto sentire la sua voce , chiedendo un nuovo capitalismo sostenibile ed inclusivo . Che sia voluto, capito o meno, questo nuovo capitalismo significa, di fatto "digitale ". Il bene degli esseri umani e dell’ambiente sarà grazie al digitale. Così è stato deciso -Infatti sostenibilità e inclusione si traducono in questa parola < digitalizzazione> che è un vero progetto, una concreta idea . E’ il progetto voluto e supportato dal “mondo intero “ , è la base chiave del nostro avvenire , poiché sarà grazie alla Intelligenza Artificiale che il progetto di digitalizzazione si compirà per salvare il mondo intero, permettendo la crescita economica ( senza natalità naturalmente ), la fine delle diseguaglianze e soprattutto permettendo la protezione del pianeta . -Ma l’Intelligenza Artificiale è uno strumento , di per sé neutro, di un'altra vera scelta strategica riguardante la nostra civiltà: il Transumanesimo , cioè quel pensiero filosofico scientifico che è convinto che la condizione umana possa esser migliorata solo dalla scienza. Solo la scienza può migliorare l’umanità. L’Intelligenza Artificiale è solo lo strumento con cui rafforzare dette facoltà umane. Ma essendo l’ Intelligenza Artificiale un <algoritmo> non può , in sé , esser valutato moralmente, lo deve esser solo il pensiero filosofico-scientifico che la utilizza . -La chiesa dovrebbe pertanto semmai occuparsi di questo . Prima che anche lei possa esser disintermediata da nuovi attori digitali come sta succedendo a quasi tutte le istituzioni sociali cui siamo abituati . Amazon sta sostituendo gli acquisti nei centri commerciali . Facebook sta sostituendo gli incontri sociali al bar. Google sta sostituendo la lettura dei giornali. Netflix sta sostituendo le sale cinematografiche , ecc. Magari “qualcuno” (che magari viene anche a far visita in Vaticano ) sta pensando anche alla sostituzione della Chiesa e delle sue funzioni con qualche soluzione di “Metaverso”, anch’esso frutto del digitale , che è una sorte di “creazione” fatta dall’uomo, una specie di “incarnazione “ di internet . -Se all’interno della chiesa non si rifletterà adeguatamente e si reagirà soprannaturalmente , l’Intelligenza Artificiale potrebbe diventare la nuova “eucarestia” in una religione relativizzata e spenta dove i sacerdoti saranno neo-tecnocrati digitali , che ha fatto il “seminario” in Silicon Valley… .
  25. L’inflazione , soprattutto quella che attualmente ci preoccupa, come fenomeno economico può e deve esser valutata nella sua “moralità”, pertanto va adeguatamente capita. Domandatevi come si può cancellare un debito consistente di un privato, pari per esempio a molte annualità di reddito. La risposta può prevedere l’ipotesi di non pagarlo affatto dichiarando fallimento, oppure “tirando la cinghia", spendendo e consumando meno, oppure cercando di, o guadagnare di più in futuro, oppure ancora, grazie alla inflazione che riduce nel tempo il debito reale. Inflazione(dal latino inflatio, gonfiatura) generalmente nasce da un aumento dei prezzi dovuto alla crescita dei costi di materie prime o all'aumento della domanda dei consumi. L’inflazione provoca riduzione del potere di acquisto e modifica ogni valore economico numerario (debito, credito, trasferendo valore dal debitore al creditore...) o reale (mobiliare o immobiliare). L’inflazione che stiamo vivendo oggi è di carattere straordinario, dovuta a Covid e Guerra in Ucraina, ed è sostanzialmente dovuta a crescita straordinaria dei costi delle Materie Prime (energetiche soprattutto, ma anche molte altre necessarie alle nuove produzioni “sostenibili” ).Questa avrà un effetto elevato perché penalizzerà enormemente il risparmio, i redditi, i consumi e pertanto la ripresa economica. In pratica questa inflazione fa assorbire il costo Covid e War soprattutto al risparmio. L’inflazione è infatti uno strumento, gestito per assorbire debiti pubblici elevati (una inflazione al 10% all’anno, in dieci anni cancella, di fatto, il debito).Ma se detta inflazione non verrà controllata subito e bene, potrà produrre crescita salariale e nuova inflazione, potrà produrre aumento dei tassi di interesse e freno alla crescita economica, potrà produrre tentazioni di svalutazione dell’Euro e nuova inflazione. I governi infatti per risolvere i problemi Covid e War stanno creando disavanzo (debito), il disavanzo viene sottoscritto dalle banche centrali creando inflazione, l’inflazione riduce il Debito/Pil permettendo di fare nuovo disavanzo. E come lo si pagherà se non con l’inflazione generata? In pratica tutto ciò potrà produrre decrescita economica felice. Quella prevista dai neomalthusiani per dissuadere la crescita della popolazione e proteggere l’ambiente dall’uomo “cancro della natura". Questa è inflazione immorale.
  26. Ha fatto notizia due settimane fa una dichiarazione di Blake Lemoine, ingegnere informatico di Google nonché studioso di etica, secondo la quale il sistema di intelligenza artificiale di Google LaMDA (acronimo che sta per Language Model for Dialogue Applications), è diventata senziente: in altre parole, non sarebbe più una macchina, ma una persona. Lo scienziato, infatti, in un post online ha affermato che in alcune conversazioni con LaMDA sono emersi argomenti di religione e personalità e l’intelligenza artificiale, ad un certo punto, ha espresso un livello sorprendente di auto-coscienza al punto da sembrare umana, arrivando persino ad affermare: “Voglio che tutti capiscano che io sono, a tutti gli effetti, una persona”. Google non si è detta affatto d’accordo con Lemoine sul fatto che LaMDA sia senziente: dopotutto, secondo l’azienda, i sistemi di intelligenza artificiale come LaMDA attingono da miliardi e miliardi di parole, scritte da esseri umani, per produrre risposte alle domande. Google ha messo in guardia contro l' “antropomorfizzazione” di tali modelli semplicemente perché si sentono intervistati come veri e propri umani. Il tema delle intelligenze artificiali senzienti ha affascinato le menti degli scrittori di fantascienza per decenni, ispirando spesso storie sulle conseguenze delle loro azioni malvagie, come ad esempio il celebre Hal 9000 di 2001: Odissea nello spazio (1968), ma anche i pensieri di autorevoli scienziati come il fisico Stephen Hawking che, poco prima di morire, disse alla BBC nel 2014: “Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe significare la fine della razza umana”. Ma LaMDA è davvero senziente? Non c’è modo di rispondere a questa domanda al momento, principalmente perché, come ha sottolineato lo stesso Lemoine, "non esiste una definizione scientifica accettata di ciò che è senziente". Dal punto di vista del giudizio cattolico, vale la pena chiedersi se la Chiesa abbia detto qualcosa sull’intelligenza artificiale: in effetti, papa Francesco e il dicastero competente, la Pontificia Accademia per la Vita, hanno spesso affrontato l’argomento negli ultimi anni. Nel novembre 2020, papa Francesco ha invitato i cattolici di tutto il mondo a pregare affinché la robotica e l’intelligenza artificiale rimangano sempre al servizio degli esseri umani, piuttosto che il contrario. Ancor prima, nel febbraio del 2020, la Pontificia Accademia per la Vita aveva firmato una dichiarazione, la Rome Call for AI Ethics, sottoscritta dal governo italiano e anche giganti della tecnologia come Microsoft e IBM, in cui si chiedeva un uso etico e responsabile dell'intelligenza artificiale. Essa include sei principi etici che dovrebbero guidare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale: Trasparenza: i sistemi di intelligenza artificiale devono essere comprensibili a tutti. Inclusione: questi sistemi non devono discriminare nessuno perché ogni essere umano ha pari dignità. Responsabilità: deve esserci sempre qualcuno che si assuma la responsabilità di ciò che fa una macchina. Imparzialità: i sistemi di intelligenza artificiale non devono seguire o creare pregiudizi. Affidabilità: l’intelligenza artificiale deve essere affidabile. Sicurezza e privacy: questi sistemi devono essere sicuri e rispettare la privacy degli utenti. La dichiarazione ha anche formulato diverse raccomandazioni concrete: per esempio, che le persone dovrebbero essere consapevoli se stanno interagendo con una macchina; che la tecnologia basata sull'intelligenza artificiale dovrebbe essere utilizzata per l’empowerment (cioè, l’emancipazione), non per lo sfruttamento; e che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere impiegata nella protezione del pianeta. Mentre sembra chiaro, secondo l’insegnamento della Chiesa, che l’intelligenza artificiale deve rispettare la dignità e il valore degli esseri umani, nulla si dice però della intelligenza artificiale che arrivi a identificarsi come una “persona”: un argomento che la Chiesa cattolica dovrà, prima o poi, approfondire, per poi far sentire la sua voce. Nicola Lorenzo Barile è nato a Bari nel 1970 e si è laureato presso l’Università di Bari in Lettere moderne con una tesi in storia medievale. Si occupa di storia delle istituzioni e della società dell’Italia fra basso medioevo e prima età moderna (secoli XI-XVI) e delle relazioni fra etica cristiana e mondo dell’economia e del commercio (business ethics), con particolare riferimento alla proibizione canonica dell’usura. Ha lavorato presso l’Archivio di stato di Bari e presso le Università di Bari, Lecce, Padova e l’Università di California in Berkeley. È membro della Società italiana degli storici medievisti e della Renaissance Society of America. Fra i suoi ultimi lavori: Perché furono proibite assolutamente? Usura e contraccezione secondo John T. Noonan, Jr, in “Anthropotes”, 34 (2018), pp. 473-490; Rethinking “The Two Italies”. Circulation of Goods and Merchants between Venice and the “Regno” in the Late Middle Ages, in Comparing Two Italies. Civic Tradition, Trade, Networks, Family Relationships between Italy of Communes and the Kingdom of Sicily, ed. by P. Mainoni and N. L. Barile, Turnhout 2019.
  27. Il metodo che possiamo imparare da san Giovanni Paolo II, per convincere a fare il suo stesso percorso anche l’uomo di oggi – che ha distrutto la stessa nozione di verità frammentandola in tante opinioni – è quello di procedere come in una dimostrazione matematica per assurdo. Ti faccio vedere che la negazione della “tesi” cristiana-cattolica porta alle contraddizioni che tu stesso puoi constatare nella realtà della società di oggi. Se la società e la tua vita sono divenute invivibili, la causa non è forse nell’aver rifiutato il cristianesimo e con esso la stessa nozione di “verità oggettiva”? Diagnosi. Hai distrutto la Verità, pur di liberarti della fede in Cristo: tocca con mano le conseguenze. La vita è divenuta invivibile, la società, prima viene resa disumana (i regimi), poi anarchica e ingovernabile (fallimento delle democrazie senza una cultura della verità comune a tutto il popolo). Chiediti perché! Le cause, non sono solo materiali, strutturali, economiche, sociali (analisi marxista), o solo psicologiche (psicologia, psicanalisi), o giuridico-legali (legalismo, giustizialismo). Scava dentro l’uomo lasciandoti guidare dalla Rivelazione. Questo ti dice l’autentico pensiero della Chiesa! Terapia. E se avessimo gettato il Bambino con l’acqua sporca, eliminando il cristianesimo e con esso la verità? Se la negazione di Cristo e della verità è stata fallimentare non ha forse senso pensare che sia giusto, al contrario, tornare a prendere in seria considerazione Cristo e la verità? Questa è stata la sfida al mondo lanciata da san Giovanni Paolo II e proseguita da Benedetto XVI. Il mondo l’ha rifiutata, e oggi ne paga le conseguenze! Se la Chiesa non ricomincia a lanciare questa sfida che Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno lanciato, finisce per perdere tempo e basta! per l'approfondimento:
  28. Possibile che anche in occasione del Corpus Domini,il leit-motiv debba essere i poveri e l'ambiente? Non è la festa di quel Sacramento che solo può togliere la fame di Dio,che è la radicale povertà dell'uomo?Eppure lo ricorda all'inizio la Sequenza Lauda Sion: Laudis thema specialis/ panis vivus et vitalis/ hodie proponitur (Il tema speciale della lode odierna è il Pane vivo che dà la vita).Allora, annunciamo e inneggiamo a quel Dio che si è fatto carne e poi pane vivo per nutrirci in questo mondo e grazie a ciò risuscitarci nell'altro. Sono sempre di più quelli che non sanno nulla di Gesù Cristo, mentre dei poveri, dei migranti, degli ucraini ecc. ne sentono parlare a iosa. Non ha Lui assicurato che i poveri li avremo sempre con noi, ma non sempre avremo Lui? Parola misteriosa: ma ci ricorda che Egli non è venuto a risolvere il problema della povertà, o a portare la pace universale, ma a rendere presente Dio nel mondo. Per questo dobbiamo onorarlo, sì, anche con drappi e ori e lumi, perché egli è il Signore e il Re dell'universo! Giovanni Crisostomo richiama a non disgiungere l’onore dato a Cristo nella liturgia e l’onore dato a Cristo nel povero: "Vuoi onorare il corpo di Cristo? “Ebbene, non tollerare che egli sia nudo; dopo averlo onorato qui in chiesa con stoffe di seta, non permettere che fuori egli muoia per il freddo e la nudità. … Dico questo non per vietarti di onorare Cristo con tali doni, ma per esortarti a offrire aiuto ai poveri insieme a quei doni, o meglio a far precedere ai doni simbolici l’aiuto concreto … Mentre adorni la chiesa, non disprezzare il fratello che è nel bisogno: egli infatti è un tempio assai più prezioso dell’altro."(Giovanni Crisostomo, Commento alla seconda lettera ai Corinti, Omelia 20,3, PG 61,540). Unum facere et aliud non omittere. Non citiamo a metà. In quale parrocchia cattolica non ci si prende cura del povero? La presenza di Gesù Cristo nel povero è morale; mentre quella nel Sacramento è vera, reale, sostanziale. Una bella differenza! Al Corpus Domini, quindi, prendiamoci cura di Lui. E non disturbiamo la preghiera processionale con didascalie sociologiche e commenti ideologici che non aiutano ad adorare. Soprattutto ricordiamoci che la processione è un sacramentale, ovvero deve aiutare tanti che sono lontani, ad avvicinarsi a Dio, a coglierne la Presenza. Per questo, san Tommaso invita ad osare quanto più possibile nella lode al Sacramento(tantum audes quantum potes).Come potrebbero i tanti giovani e adulti essere almeno incuriositi e, come Zaccheo, alzarsi dai tavolini e dagli smartphone a cui sono intenti, se il Santissimo, zigzagando tra le isole pedonali della città - viene portato quasi furtivamente, senza nemmeno una lampada che lo illumini, una tromba che ne annunci il passaggio? Chi se ne accorge che passa il Signore dei signori e il Re dei re(Gregorio di Nissa)?Dove son finiti i simboli amati dai liturgisti? Poi, la processione dovrebbe essere accompagnata dalle litanie, parola greca che sta a ricordare appunto la particolare forma breve ripetuta di preghiera nata per le antiche stationes, ossia i percorsi processionali da una chiesa all'altra. Invece delle intenzioni intellettualistiche, se non ideologiche e quindi stucchevoli, si recitino le litanie del Santissimo Sacramento. E litanie della Madonna e quelle dei Santi: perché no? il Signore, in Cielo non vive da solo, ma con Maria, gli Angeli e i Santi, e in terra opera con la loro intercessione. Orientales docent. Sul repertorio di canti sacri(sic!), si rimanda ai giudizi severi del benedettino Anselmo Susca, di Domenico Bartolucci e...di Riccardo Muti, per non risalire a quelli nichilisti di Nietzsche: "vorrei canti di gente salvata". Infine, che ci faceva un gazebo di Protestanti nella strada principale attraversata dalla processione, in cui hanno continuato la loro assemblea senza manco diminuire il volume dell'altoparlante? Sapessero o meno che c'era la processione del Corpus Domini, almeno il rispetto, non dico... l'ecumenismo! Dunque, se il mondo si corrompe, non lamentiamoci: il sale del cristianesimo è diventato insipido. E le nostre liturgie, come se Egli non fosse presente e ascoltasse: danze vuote intorno al vitello d'oro che siamo noi stessi. Siamo noi chierici a favorire la secolarizzazione: la pagheremo cara, disse Giovanni Paolo II! E lo vediamo. Per non metterci in ginocchio davanti a Cristo, ci stiamo inginocchiando davanti al mondo. "Quanti padroni finiscono per avere quelli che rifiutano l'unico Signore"(S.Ambrogio)
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