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  1. Last week
  2. Nel corso della sua vita Santa Maria Maddalena de Pazzi (1566-1607), nata da una nobile famiglia fiorentina e divenuta carmelitana all'età di 16 anni, ha ricevuto numerose e lunghe estasi ed immense grazie come lo scambio del suo cuore con quello di Gesù, le stigmate invisibili e i colloqui con la Santissima Trinità. Nonostante tutto ha sempre continuato a svolgere con umiltà e zelo instancabile i suoi doveri di monaca, nella quotidianità, conducendo una vita nascosta di preghiera, abnegazione e penitenza. Durante le estasi i suoi gesti e le sue parole esprimevano in vari modi il caldo invito a ricambiare l'Amore di Cristo per gli uomini e dimostrato con la Passione. Al tempo delle visioni è seguito poi quello delle malattie, o del "nudo soffrire", come ella affermava, che è durato fino alla sua morte. Ella è stata devotissima del Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo, offrendolo numerose volte al giorno a Dio, e donandosi come vittima per allontanare i castighi dall'umanità ed ottenere misericordia per i peccatori. Un giorno le apparve Gesù ed alla di lei richiesta di poter soffrire le sue stesse pene rispose: "Il mio Sangue non cerca vendetta come quello di Abele, ma soltanto misericordia. Esso lega le mani alla Giustizia Divina!". Così lei Gli disse: "Mi coprirò col Tuo Sangue, o Gesù, e Dio non vedrà i miei peccati". Pur con la sua vita nascosta, accettando le sofferenze che Dio le ha mandato, Santa Maria Maddalena de Pazzi ha procurato la salvezza a moltissime anime.
  3. Non è possibile per noi comprendere tutte le verità della Fede, perché alcune di esse sono misteri, ovvero verità superiori alla ragione in cui bisogna credere anche se non si è grado di capirle pienamente.Lo si deve fare, perché li ha rivelati Dio stesso, che essendo Verità e Bontà infinita non può ingannarsi né ingannare.I misteri sono superiori, ma non contrari alla ragione; è anzi la stessa ragione che ci persuade ad ammettere i misteri, questo perché è lo stesso Dio che ci ha dato il lume della ragione e rivelato i misteri, ed Egli non può contraddirsi.
  4. Earlier
  5. Nel giorno ventiquattro di giugno la Chiesa celebra la festa della Natività di S. Giovanni Battista. S. Giovanni Battista fu il precursore di Gesù Cristo, perché fu mandato da Dio per annunciare Gesù Cristo agli ebrei e prepararli a riceverlo. La Chiesa con una festa speciale onora la nascita di S. Giovanni Battista, perché questa fu santa, ed apportò al mondo una santa allegrezza. S. Giovanni Battista non nacque in peccato come gli altri uomini, perché fu santificato nel seno di sua madre santa Elisabetta, alla presenza di Gesù Cristo e della santissima Vergine. Il mondo si rallegrò della nascita di S. Giovanni Battista, perché questa gli indicava prossima la venuta del Messia. Iddio fece conoscere S. Giovanni Battista, fino dalla sua nascita, come precursore di Cristo con vari miracoli, e principalmente con questo, che suo padre Zaccaria, il quale aveva perduta la favella, la ricuperò prorompendo nel pio cantico Benedictus Dominus Deus Israel, col quale ringraziò il Signore per l'adempimento della promessa fatta ad Abramo di mandare il Salvatore, e si rallegrò col proprio figliuolo, che ne fosse il precursore. S. Giovanni Battista sino dalla giovinezza si ritirò nel deserto, dove passò la maggior parte della sua vita, e unì costantemente all'innocenza de' costumi un'austerissima penitenza. Fu decapitato per ordine di Erode Antipa, a cagione della santa libertà con cui aveva ripreso la vita scandalosa di questo principe. In S. Giovanni Battista dobbiamo imitare: 1. L'amore alla ritiratezza, all'umiltà e alla mortificazione; 2. lo zelo di far conoscere ed amar Gesù Cristo; 3. la fedeltà verso Dio nel preferire agli umani rispetti la sua Gloria e la salvezza del prossimo.
  6. La Fede e una virtù soprannaturale, infusa da Dio nell'anima nostra, per la quale noi, appoggiati all'autorità di Dio stesso, crediamo esser vero tutto quello che Egli ha rivelato, e che per mezzo della Chiesa ci propone a credere.Noi sappiamo le verità rivelate da Dio per mezzo della santa Chiesa che, in sè, è infallibile; cioè, per mezzo del Papa, successore di san Pietro, nell'esercizio supremo della sua Autorità di Vicario di Cristo e Sommo Pastore del popolo dei fedeli, e del Sacro Ministero Petrino, e per mezzo dei Vescovi successori degli Apostoli, nell'esercizio del loro Ministero Episcopale e della Potestas Docendi (potestà di insegnare) su di esso fondata, poiché gli Apostoli furono ammaestrati da Gesù Cristo medesimo.Di quelle cose che la santa Chiesa c'insegna, noi siamo sicurissimi, perché Gesù Cristo ha impegnato la sua parola, che la Chiesa non si sarebbe mai ingannata.La Fede si perde con negare o dubitare volontariamente anche di un solo articolo propostoci a credere.La Fede perduta si riacquista con pentirsi del peccato commesso e con credere di nuovo tutto quello che crede la santa Chiesa.
  7. Modalità di svolgimento delle processioni: la nota del Ministero dell’Interno (in allegato la nota che qui protocollo-5977-Esigenze-determinate-dall’esercizio-del-diritto-alla-lib[1].pdf viene riportata integralmente). Con riferimento alla nota del 5 giugno u.s. con cui sono state richieste indicazioni al fine di poter celebrare la festa del Corpus Domini — che vede tradizionalmente la comunità cristiana raccogliersi in processione — oltre che in ordine “altre processioni, che potranno aver luogo nelle comunità, allo scopo di uniformare le regole per lo svolgimento delle stesse”, nel rispetto delle misure poste a salvaguardia della tutela della salute della collettività per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da SARS- CoV-2, il Comitato tecnico-scientifico, nella seduta dell’8.06.2020, ha esaminato il quesito sulla tematica delle processioni religiose esprimendosi come di seguito. “Il CTS ha ricevuto il documento relativo alle misure di prevenzione del contagio da SARS-CoV-2 da adottare in occasione dello svolgimento delle processioni redatto dalla Conferenza Episcopale Italiana trasmesso dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno. Dopo ampia discussione e condivisione dei contenuti, il CTS, rileva alcune criticità nella possibilità di controllo del rischio di contagio da SARS-CoV-2 nello svolgimento di alcune processioni. Il CTS richiama, anche per i riti religiosi che prevedono una processione all’esterno di strutture ecclesiastiche e luoghi di culto – ferme restando l’adozione delle misure relative al distanziamento fisico, all’uso delle mascherine ed all’osservanza della corretta ‘etichetta respiratoria’ e delle altre misure igienico-sanitarie come il lavaggio frequente delle mani — il rigoroso rispetto delle misure precauzionali al fine di evitare ogni tipo di aggregazione o assembramento dei fedeli. Il CTS ritiene che, ferme restando le raccomandazioni predette, la loro fattibilità ed applicazione debba avvenire sotto la diretta responsabilità delle autorità sanitarie, civili e religiose”. Di tanto, si sottopone all’attenzione dell’E.V. ai fini della predisposizione delle necessarie misure di sicurezza cui ottemperare nello svolgimento delle processioni religiose, assicurando la necessaria collaborazione dell’autorità ecclesiastica con i Signori Prefetti e con le autorità sanitarie a livello locale per la corretta e puntuale osservanza delle prescrizioni sopra esposte, nonché di tutte le misure riportate nella proposta del 5 giugno u.s. Si riferisce, infine, che sull’argomento sono stati informati i Signori Prefetti per la corretta applicazione delle indicazioni e prescrizioni riferite nel parere sopra trascritto e nella predetta proposta di codesta Conferenza Episcopale del 5 giugno decorso. In foto, la processione dell'Assunta a Carpi.
  8. Valerio

    PREGHIERE

    ATTO DI FEDE Mio Dio, perché sei verità infallibile, credo fermamente tutto quello che tu hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. Ed espressamente credo in te, unico vero Dio in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. E credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato e morto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. Conforme a questa fede voglio sempre vivere. Signore, accresci la mia fede. ATTO DI SPERANZA Mio Dio, spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. Signore, che io possa goderti in eterno. ATTO DI CARITÀ Mio Dio, ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità; e per amore tuo amo il prossimo come me stesso, e perdono le offese ricevute. Signore, che io ti ami sempre più.
  9. Monsignor Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia, ha condiviso sul sito della sua diocesi una riflessione sulla proposta di legge Zan-Scalfarotto sui reati di opinione in tema di omo e transfobia in discussione in questi giorni alla Camera. La proponiamo integralmente. di Mons. Antonio Suetta La memoria liturgica dei Santi Carlo Lwanga e Compagni Martiri, celebrata il 3 giugno scorso, ha suscitato nel mio animo l’ idea e l’ esigenza di intervenire sul dibattito in corso per l’ approvazione di una legge contro i reati di omofobia. L’ argomento merita, soprattutto in campo ecclesiale, peculiare attenzione e speciale chiarezza a tutela della libertà della Chiesa in ordine alla propria missione evangelizzatrice ed educativa. I santi martiri ugandesi subirono il martirio nel 1886 per ordine del kabaka Mwanga II, re di Buganda (Uganda), infastidito anche per il rifiuto di quei suoi sudditi di soddisfare le sue pulsioni omosessuali. La loro condizione di cristiani non solo non consentiva di cedere alle richieste immorali del sovrano, ma li portava a dichiararne illecite le imposizioni. Il progetto di legge che vorrebbe sanzionare le accuse di omo e trans-fobia, interpella la mia coscienza di pastore. Per amore della verità che “rende liberi” (Gv 8,32) e alla quale ho consacrato la mia vita, ritengo opportuno e doveroso intervenire, riaffermando alcuni concetti fondamentali della dottrina cattolica. L’ insegnamento della Chiesa Innanzitutto, desidero richiamare con forza e determinazione il valore del rispetto della dignità di ogni uomo e la condanna per ogni gesto o atto di discriminazione e violenza verso chi si trovi a vivere una peculiare condizione. Dice al riguardo una nota della Congregazione della Dottrina della Fede del 1986: “Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri, lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile. La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni”. A questa affermazione, segue una precisazione importante: “Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è accettata come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti aumentano”. La Sacra Scrittura prega così in un Salmo: “Misericordia e verità si incontreranno. Giustizia e pace si baceranno” (Salmo 85, 11). L’ intuizione profetica e ispirata fonda la ricchezza del magistero della Chiesa, che in sé tiene insieme il rispetto per ogni essere umano e l’ annuncio della verità dell’ uomo. Come sa bene chi ha a cuore il bene di una persona, amare non significa sostenere tutto ciò che fa l’ altro, ma volere il meglio, aiutarlo e orientarlo, soprattutto se rischia di sbagliare. Chi, invece, sbrigativamente e semplicisticamente accusa la Chiesa di omofobia e di oscurantismo, non rende un buon servizio alla verità delle cose. D’ altra parte, i cristiani renderebbero un parziale servizio all’ uomo se si limitassero alla proclamazione della misericordia, dimenticando di annunciare tutta la verità: essa infatti costituisce la prima ed ineludibile forma di carità e di attenta benevolenza. È dovere di ogni persona, soprattutto in relazioni e dinamiche educative, testimoniare e trasmettere la verità onestamente riconosciuta dalla propria coscienza evitando di piegarla a convenienze, condizionamenti e ricatti. Un cristiano non può sottrarsi al dovere di proclamare la verità conosciuta e in ogni situazione non deve dimenticare che “bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini” (At 4, 29). Una legge non necessaria In riferimento alla proposta di legge, dall’ esame delle relazioni emerge una duplice premessa che ne vorrebbe motivare l’ urgente necessità di approvazione: da una parte il bisogno di colmare un vuoto normativo; dall’ altra una emergenza sociale, cioè una significativa quantità di offese, anche gravi, tale da giustificare una risposta punitiva mirata. Al riguardo, illustri giuristi hanno ampiamente evidenziato come non ci sia alcuna lacuna normativa nel nostro ordinamento poiché già contiene tutta una articolata serie di norme in grado di tutelare da qualsiasi tipo di offesa alla persona (i delitti contro la vita, contro l’ incolumità personale, contro l’ onore, contro la personalità individuale, contro la libertà personale, contro la libertà morale). Anche per quanto riguarda l’ emergenza sociale dei cosiddetti hate crimes in Italia, i dati del Ministero dell’ Interno, rilevati dall’ OSCAD (Osservatorio per la Sicurezza Contro gli Atti Discriminatori), rilevano la bassissima incidenza (tra il 2010 e il 2018 le discriminazioni per ragioni di orientamento sessuale o di identità di genere sono 212, pari cioè a 26,5 segnalazioni all’ anno). Pur nella convinzione che anche un solo gesto è degno di essere condannato e stigmatizzato, mi pare tuttavia evidente che non emerga una situazione di emergenza sociale o di diffuso sentimento discriminatorio, tale da giustificare una legge speciale. Mi pare doveroso ribadire, ancora una volta, che le persone vulnerabili debbano essere tutelate in quanto persone, non in quanto appartenenti ad un gruppo specifico. Ed è certamente indubbio che le persone che si definiscono “LGBT” godono della dignità e dei diritti propri di tutte le persone. Non è ampliando il novero delle caratteristiche da proteggere, che si possa raggiungere l’ obiettivo di un rispetto adeguato della dignità personale. La repressione non è mai stata un valido strumento educativo. Una legge pericolosa A queste considerazioni, si aggiunge invece il rischio, assai più concreto e pericoloso che deriva dall’ approvazione di una legge di questo tipo, la quale introdurrebbe nel sistema normativo uno squilibrio nel rapporto tra la libertà di opinione e il rispetto della dignità umana, che può dar luogo a derive liberticide. Si dice, infatti, che la nuova invocata legge dovrà punire “l’ istigazione a commettere atti di discriminazione o di violenza, non mere opinioni”. Ma il problema sta proprio nell’ individuare la differenza tra una opinione e una reale discriminazione, il che verrebbe affidato ad una serie di valutazioni in capo ad un giudice, tenuto conto delle “condizioni di tempo e di luogo con le quali si manifesterà il messaggio, dalle modalità di estrinsecazione del pensiero, da precedenti condotte dell’ autore e così via, in modo da verificare se il fatto si possa ritenere realmente offensivo del bene giuridico protetto”. Come hanno evidenziato osservatori attenti, questa impostazione permetterebbe tranquillamente che un genitore, un vescovo, un parroco, un catechista, che nell’ adempimento della loro naturale missione, abbiano esposto secondo la propria coscienza e le proprie convinzioni una valutazione educativa circa determinate condotte o promozioni di costume, possano essere sottoposti a un procedimento penale, in cui sarà da dimostrare che l’ opinione o intervento formativo non conteneva in sé intento discriminatorio, per stabilire di volta in volta se sia stato superato il confine fra “opinione” e discriminazione. La legislazione proposta inciderebbe ancora più gravemente su questioni concernenti la gestione di enti ecclesiastici o di ispirazione cristiana (come, ad esempio, la possibilità di licenziare dipendenti dei predetti enti che tengano nella vita privata un comportamento non conforme alla dottrina, la necessità di evitare ogni espressione o misura organizzativa che distingua gli uomini dalle donne – ad esempio nei bagni o negli spogliatoi, nelle classi scolastiche o anche nelle competizioni sportive – essendo una siffatta distinzione “binaria” contraria al divieto di discriminazione basato sull’ identità di genere). Qui si introduce il tema della verità delle questioni in gioco. Com’ è noto, orientamento sessuale e identità di genere sono al centro di un dibattito che va avanti da molti anni, e non solo in Italia, sulla libertà educativa e sulla famiglia. Si tratta di questioni rispetto alle quali come cristiani dobbiamo conservare e promuovere il diritto ad una diversità e libertà di pensiero. In questo si manifesta anche tutta la fatica della testimonianza di una verità antropologica, biblicamente fondata e incentrata sul progetto di amore che Dio ci ha consegnato nella creazione e che non possiamo dimenticare o mettere a tacere, soltanto perché non collima con il “pensiero del mondo”. L’ esperienza di altri Stati nei quali sono state introdotte disposizioni c.d. anti-omofobe ci attesta che le conseguenze per i cristiani sono state dure. In Spagna, ad esempio, nel 2014 il cardinale Fernando Sebastián Aguilar è stato indagato da una Associazione LGBT per “omofobia” per aver rilasciato un’ intervista su un quotidiano nel corso della quale, sulla premessa che la sessualità è orientata alla procreazione, faceva presente che in una relazione omosessuale tale finalità è preclusa. In Francia la c.d. legge Taubira è stata applicata, anche con arresti, verso persone ree di indossare in pubblico una felpa recante il logo della Manif pour tous, cioè un disegno con le sagome di un papà, di una mamma e di due bambini. Per non dire degli attacchi e degli insulti che si registrano continuamente sui media e sui social nei confronti di preti o altre persone che esprimono semplicemente la dottrina o la loro opinione sui temi che abbiamo detto. E questo senza che ci sia ancora una legge che potrebbe arrivare a punire penalmente queste libere manifestazioni di “pensiero”. Un appello Da tempo, e a ragion veduta, si parla infatti, della cosiddetta “dittatura del pensiero unico”. Un modo di sentire “politicamente corretto”, che piace ai media e ai salotti televisivi, ma che dimentica di andare in fondo alla verità delle cose, in nome del relativismo, per il quale ogni opinione può diventare legge. Ma se questo è sotto gli occhi di tutti, mi spaventa ancora di più, come pastore, pensare che articoli stessi del Catechismo e passi della Bibbia possano da un giorno all’ altro diventare perseguibili per legge. Desidero rivolgere, pertanto, un appello accorato a tutti politici cattolici e a coloro che perlomeno si ispirano a principi cristiani, affinché facciano sentire la loro voce e nel dibattito politico in corso rivendichino la libertà di pensiero di tutti e dei cristiani. Non si può accettare infatti che una legge, perseguendo un obiettivo “ideologico”, metta a rischio la possibilità di annunciare con libertà la verità dell’ uomo, sia pur con l’ obiettivo di prevenire forme di discriminazione contro le quali, come già ricordato, è sufficiente applicare le disposizioni già in vigore, unitamente ad una seria prevenzione, non necessariamente penale, per scongiurare l’ offesa alla persona, chiunque essa sia. Sanremo, 8 giugno 2020.
  10. La virtù è una qualità dell'anima, per la quale si ha propensione, facilità e prontezza a conoscere ed operare il bene. Le principali virtù soprannaturali sono sette: cioè tre teologali e quattro cardinali. Le virtù teologali sono: la Fede, la Speranza e la Carità. Si chiamano virtù teologali, perché hanno Dio per oggetto immediato e principale, e ci sono infuse da Lui. Hanno Dio per oggetto immediato, perché con la Fede noi crediamo in Dio, e crediamo tutto ciò che Egli ha rivelato; con la Speranza speriamo di possedere Dio; con la Carità amiamo Dio e in Lui amiamo noi stessi e il prossimo. Iddio per sua bontà ci infonde nell'anima le virtù teologali quando ci adorna della sua grazia santificante, e perciò quando ricevemmo il Battesimo fummo arricchiti di queste virtù, e con esse, dei doni dello Spirito Santo. Per salvarsi, tuttavia, per chi ha l'uso della ragione, non basta aver ricevuto nel Battesimo le virtù teologali; ma è necessario farne spesso gli atti. Noi tutti siamo obbligati a fare gli atti di Fede, di Speranza e di Carità: 1. giunti all'uso della ragione; 2. spesse volte nel decorso della vita; 3. in pericolo di morte.
  11. Per contrarre validamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero da ogni impedimento matrimoniale dirimente, e prestare liberamente il proprio consenso al contratto del matrimonio dinanzi al proprio parroco o ad un sacerdote da lui delegato, e a due testimoni.Per contrarre lecitamente il matrimonio cristiano è necessario esser libero dagli impedimenti matrimoniali impedienti, essere istruito nelle cose principali della religione, ed essere in stato di grazia, altrimenti si commetterebbe un sacrilegio.Gli impedimenti matrimoniali sono tali circostanze che rendono il matrimonio o invalido, o illecito. Nel primo caso si dicono impedimenti dirimenti, nel secondo impedimenti impedienti.Impedimenti dirimenti sono, per esempio, la consanguineità fino al quarto grado, la parentela spirituale, il voto solenne di castità, la diversità di culto tra battezzati e non battezzati, ecc...Impedimenti impedienti sono, per esempio, il tempo proibito, il voto semplice di castità, ecc...I fedeli sono obbligati a manifestare all'autorità ecclesiastica gli impedimenti matrimoniali che conoscono; ed è perciò che dai parroci si fanno le pubblicazioni. Solamente la Chiesa ha la podestà di stabilire impedimenti e di giudicare della validità del matrimonio fra i cristiani, come la Chiesa sola può dispensare da quelli impedimenti che essa ha stabiliti, perché nel matrimonio cristiano non potendosi dividere il contratto dal sacramento, anche il contratto cade sotto la potestà della Chiesa, alla quale sola Gesù Cristo conferì il diritto di far leggi e decisioni nelle cose sacre.Il vincolo del matrimonio cristiano non può essere sciolto dall'autorità civile, perché questa non può ingerirsi in materia di sacramenti, e separare ciò che Dio ha congiunto.Il matrimonio civile non è altro che una formalità prescritta dalla legge al fine di dare e di assicurare gli effetti civili ai coniugati e alla loro prole. Per un cristiano, non basta fare il solo contratto civile, perché questo non è sacramento, e quindi non è vero matrimonio.Se gli sposi convivessero tra loro col solo matrimonio civile sarebbero in stato di continuo peccato mortale, e la loro unione resterebbe sempre illegittima innanzi a Dio e alla Chiesa. Si deve fare anche il matrimonio civile, perché sebbene questo non sia sacramento, pur tuttavia serve per garantire ai contraenti e ai loro figliuoli gli effetti civili della società coniugale; e però di regola generale dall'autorità ecclesiastica non si permette il matrimonio religioso se non quando siano iniziati gli atti prescritti dalla legge civile.
  12. TU CHIAMALA, SE VUOI, SENSIBILITÀ… a cura del Prof. Nunzio Lozito. Parafrasando Emozioni, la canzone, del noto cantautore Lucio Battisti, nel titolo di queste riflessioni mi sono preso la libertà di sostituire la parola “emozioni” con “sensibilità”. Perché prendere in considerazione questa parola? È un termine molto usato nel linguaggio comune. È una parola che tende a mettere in evidenza le specificità di una persona, le sue peculiarità, il suo personale approccio alla realtà. Senz’altro aspetti positivi, perché attestano l’unicità della persona umana, rispetto alla meccanicità di un automa. Tuttavia, non è di questo che si vuol parlare qui. Il campo nel quale vogliamo utilizzarla è quello liturgico. È da tempo che in questo ambito circola e non sempre in modo appropriato. Si è fatta largo nella Chiesa l’idea, che ci sono approcci al culto, ormai superati, non più in linea con i tempi e che, pertanto chiunque si trovasse, o per età anagrafica o per storia personale, ad avere una sensibilità spirituale diversa da quella comune, è bene che utilizzi, “spazi” riservati. Che la questione non vada liquidata in questo modo, lo dimostra l’invito che l’attuale Prefetto del culto divino, ha fatto in più circostanze ai cattolici che seguono la liturgia vetus ordo, affinché non si sentano rinchiusi in una sorta di riserva, ma rivendichino il loro essere cattolici a pieno titolo. Questo atteggiamento ha assunto punte di esagerazione in questo periodo di lockdown, che, come tutti sappiamo ha raggiunto anche le nostre chiese. Con la riapertura di queste, per la celebrazione delle Sante Messe cum populo, ci sono state una serie di disposizioni ecclesiastiche e civili che hanno condizionato, e continueranno a farlo, il nostro modo di partecipare al culto divino. Adesso è certamente il momento di applicare le disposizioni indicate dalle autorità. Tuttavia, verrà il momento in cui si dovrà fare un’ analisi critica di tutte le disposizioni diramate, onde poter capire le esagerazioni o gli eventuali abusi. In questa riflessione non prenderemo in considerazione eventuali conflitti che si sarebbero potuti innescare tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Non ci sono né il tempo, né le competenze, né l’autorità necessaria per affrontare temi così ampi. Ci soffermeremo soltanto alle conseguenze che queste disposizioni riguardano la Santa Eucarestia, soprattutto quelle circa la modalità della sua ricezione. Il fronte delle opinioni è ampio: da medici che sostengono che, da un punto di vista sanitario è più sicuro riceverla sulla lingua, magari in ginocchio, per allungare ulteriormente la distanza di sicurezza tra ministro e fedele; a chi, invece, sostiene, che è più sicura la modalità della distribuzione sulla mano. Come è avvenuto per tutto il periodo dell’emergenza, anche in questa circostanza le autorità ecclesiastiche hanno seguito il parere degli esperti ufficiali (che, come abbiamo appena osservato, sono divisi). Per onore di verità dobbiamo premettere, che nel mondo ecclesiale, piuttosto diviso sui vari aspetti della fede cattolica, c’è una parte che sembra, non aspettare altro che dare un “colpo” mortale alla modalità della distribuzione dell’Eucarestia sulla lingua, ancor più se in ginocchio. Chiudiamo, per così dire, la parentesi polemica e ritorniamo a ragionare. Quindi posto che, il mondo medico-scientifico è diviso, entra in ballo il giudizio di chi è “esperto” nella questione. Solo chi è portatore di una Tradizione bi millenaria originata da Nostro Signore, passando per gli Apostoli, i primi Concili, i Padri, Trento, il Vaticano II, fino ai nostri giorni può dire una parola chiarificatrice L’insegnamento costante della Chiesa, sull’Eucarestia è univoco: dopo le parole pronunciate da Gesù durante l’ultima cena e ripetute dal sacro ministro in ogni celebrazione eucaristica, di quel pezzo di pane e di quelle gocce di vino, non restano altro che gli accidenti , perché nella sostanza, diventano Corpo e Sangue di Cristo. Una certezza ininterrotta, dicevamo, che ha sempre fatto da spartiacque tra vera e falsa fede. Non bisogna dimenticare che l’attacco alla Presenza reale di Gesù nell’Eucarestia, lungo i secoli è stato costante, raggiungendo il suo apice con Lutero. Ritorniamo al punto dal quale siamo partiti: prendere l’Eucarestia nel tempo del Covid19. Le attuali disposizioni, tra l’altro, piuttosto ambigue, ci suggeriscono di prendere l’Ostia sulla mano. E qui ritorniamo alla parola “sensibilità”. Per cui, a coloro che hanno una certa sensibilità, per così dire tradizionalista, viene “concessa” la possibilità di dare la comunione con le pinze, per evitare, così, l’uso del guanto; oppure, al fedele di riceverla su di un fazzoletto di lino. Nascono da tutto ciò una serie di domande: è questione di tutela della sensibilità? Ognuno può accostarsi al Sacramento come crede, pensando quello che ritiene, mentre si accinge a riceverlo? Oppure ci sono aspetti oggettivi, che riguardano tutti? A queste domande non possiamo non rimandare a quanto la Chiesa afferma nei suoi documenti ufficiali e normativi. A proposito della ricezione e del significato interroghiamo alcuni di questi documenti. Partiamo con la sintesi che fornisce il Catechismo di san Pio X. Alla domanda n° 355: “Quante cose sono necessarie per fare una buona Comunione?” il Catechismo risponde “per fare una buona comunione sono necessarie tre cose: essere in grazia di Dio; sapere e pensare chi si va a ricevere; rispettare il digiuno eucaristico”. Alla domanda n° 338 “ che cosa significa sapere e pensare chi si va a ricevere” il Catechismo risponde: “Significa accostarsi a Nostro Signore Gesù Cristo nell’Eucaristia con fede viva, con ardente desiderio e con profonda umiltà e modestia”. Quanto viene affermato dal Catechismo di san Pio X, non cambia, nella sostanza, nei documenti più recenti. La terminologia è certo più discorsiva, ma nulla viene sottratto alla precisione delle definizioni. Sulla dovuta centralità del Sacramento per eccellenza, non ci troviamo, quindi, di fronte ad un vuoto contenutistico. Soffermiamoci alla riflessione degli ultimi anni. Nel 2004, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, emanò l’Istruzione Redemptionis sacramentum. Su alcune cose che si devono osservare ed evitare circa la Santissima Eucaristia. Ai numeri 90, 91, 92 si afferma: “ «I fedeli si comunicano in ginocchio o in piedi, come stabilito dalla Conferenza dei Vescovi», e confermato da parte della Sede Apostolica. «Quando però si comunicano stando in piedi, si raccomanda che, prima di ricevere il Sacramento, facciano la debita riverenza, da stabilire dalle stesse norme». Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere l’Eucaristia in ginocchio oppure in piedi…”. Appena un anno dopo dalla pubblicazione dell’Istruzione, si celebrò un Sinodo, proprio sull’Eucaristia. Qualche anno dopo, Benedetto XVI, pubblicò l’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis. Nel sinodo, nel sottolineare l’importanza del Sacramento fu evidenziato il rischio della perdita della necessaria centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa e denunciate le non poche “difficoltà” nonché “taluni abusi” perpetrati nei confronti della stessa . Il sinodo affrontò anche la questione relativa alla ricezione della Comunione. Quindi la modalità della ricezione, lungi dal poter essere considerata una questione esclusivamente ritualistica e formale, segnala invece la dovuta adorazione che si deve alla Santa Comunione. Ecco quanto afferma l'Esortazione al n° 50 “Un altro momento della celebrazione a cui è necessario accennare è la distribuzione e la ricezione della santa Comunione.” Il documento chiede, inoltre, a coloro che sono preposti alla distribuzione ”di fare il possibile perché il gesto nella sua semplicità corrisponda al suo valore di incontro personale con il Signore Gesù nel Sacramento”. Allora, se le cose stanno in questo modo, non rimane altro da fare che, “gareggiare” tra chi adora di più il mirabile mistero di questo Sacramento. Per cui, trattare questa materia relegandola esclusivamente ad una questione di “sensibilità” personale è quantomeno riduttivo. Pertanto, ricercare modi di accostarsi all’Eucaristia, anche in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, non è una disputa tra tradizionalisti o non tradizionalisti. È una questione che riguarda tutti. Sappiamo che le questioni in tempi di emergenza vanno affrontate con modalità di emergenza. Però non permettiamo che vengano denigrati coloro che, per grazia, per formazione e finanche per sensibilità, “indicano”, agli altri pratiche più idonee o tendenzialmente più rispettose di accostarsi alla Comunione. Facciamo sì che, non ci siano sacerdoti che impongano di alzarsi in piedi, a coloro che vogliono ricevere il Corpo di Cristo in ginocchio; o altri che redarguiscono aspramente coloro che osano accostarsi all’altare con le mani coperte da un fazzoletto di lino per ricevere l’Ostia. Non deve accadere tutto ciò, perché, terminata l’emergenza, si possa rimettere ogni “cosa” al suo posto. Anche per non dimenticare che la modalità “ordinaria” resta sempre quella di prendere la Comunione sulla lingua, o addirittura in ginocchio. La modalità di prenderla sulla mano, seppur consentita, rimane pur sempre un “indulto, che, con la prassi consolidata, per taluni è diventato l’unico modo consentito.
  13. Domenica 31 maggio 2020, la Congregazione delle Piccole Sorelle degli Anziani abbandonati ha celebrato i voti perpetui presi da 13 giovani religiose. Questa cerimonia si è svolta durante la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare di Valencia, in Spagna, SER Mons. Arturo Ros. Le giovani religiose si sono impegnate solennemente a "servire Gesù Cristo, Sposo delle vergini e, per il suo amore, gli anziani indifesi". La Congregazione serve oltre 20.000 senzatetto in 204 case di cura e residenze in tutto il mondo. Nell'Eucaristia, dopo l'omelia del vescovo ausiliare, alle suore è stato chiesta conferma alla consacrazione e, subito dopo, sono state recitate le litanie dei santi . Ognuna delle professe si è poi avvicinata alla Madre Superiora e subito dopo ha recitato la formula della professione, scritta a mano e poi firmata sull'altare. Le consacrate sono poi state benedette dal Vescovo e incoronate con una coroncina di fiori. La corona è "simbolo di unione con Gesù Cristo in amore e sacrificio". I nuovi membri della Congregazione hanno così preso i voti perpetui a Valencia dove hanno ricevuto la loro ultima fase di formazione. Sette delle novelle suore vengono dal Perù, due dal Messico, due dalla Colombia, una dalla Bolivia e una dal Brasile. Libera traduzione da Gaudium Press
  14. Il cardinale vicario del Papa per la Città del Vaticano riflette sull’esperienza della preghiera mariana recitata assieme al Regina Coeli in diretta televisiva dalla Basilica di San Pietro dall’11 marzo al 30 maggio. “Il coinvolgimento che c’è stato – afferma – per noi era inimmaginabile. Se si creassero le condizioni sarei pronto a ricominciare". Anche, nel suo piccolo, il blog il Pensiero Cattolico ha raccolto ed inviato nella giornata di ieri Domenica 7 Giugno 2020 le tante preghiere ed i messaggi di amore, di necessità, di stima dei propri lettori. Oggi, una vera strabiliante Grazia della Divina Provvidenza, questa intervista pubblica a Vatican News, dove è il Cardinale stesso a rendersi pubblicamente disponibile, se ve ne saranno le condizioni. Continuate a pregare per questo, che il Signore ci ascolti e, se potete, inviate una email di richiesta che il Cardinale possa continuare la recita del Santo Rosario a redazioneweb@tv2000.it . Qui trovate il video, di pochi minuti. Comastri: il Rosario durante la pandemia ha cambiato il cuore di tanti ed un video di ringraziamento su Youtube
  15. A cura del Prof. Nunzio Lozito. Nella rubrica il direttore risponde su Avvenire del 4 giugno, Marco Tarquinio risponde nel modo che potete leggere direttamente dalla fonte che allego * https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/nessuno-mai-pu-espropriare-i-simboli-e-i-volti-della-nostra-fede. Il lettore si riferiva alla manifestazione di atti e simboli religiosi resi spesso pubblici da politici e, nello specifico, alle fotografie che ritraevano il Presidente degli Stati Uniti d'America, Donald Trump, con la Bibbia in mano o in preghiera. A voler dare una risposta veramente evangelica, avrei risposto con le parole del Maestro: “va e anche tu fa’ lo stesso”. Invece il buon direttore di Avvenire non poteva perdere un’occasione così ghiotta, offerta dal suo lettore, per fare il suo atto di “fede” politico. Si avete capito bene, politico! Perché a parte il richiamo, a parole come “Verità” (a proposito, caro direttore non basta la “maiuscola” per dare autorevolezza a quello che si vuol dire. Soprattutto non basta per distinguere la Verità dalla propria verità), “Bibbia tutta intera”, “Giovanni Paolo II servitore della Parola”, in sostanza l’obiettivo, non molto velato, è attaccare alcuni politici per osannarne altri. Sappiamo bene, che il contesto conta molto di più che le parole. E il contesto è che, secondo una certa vulgata cattolica, ci sono politici che meritano rispetto, e se possibile anche il voto dei cattolici, perché non sono così rozzi da strumentalizzare la propria fede e i relativi simboli, in pubblico e politici da denigrare. Politici che, proprio in virtù della loro equidistanza dal Vangelo, possono aspirare a diventare, a pieno titolo, uomini delle Istituzioni che, secondo la lezioncina di taluni, sono laiche. Guai quindi a chi si permettesse di richiamare in luoghi pubblici, che non siano le chiese, parole, simboli o persone sacre. Per costoro, i simboli religiosi, non si capisce per quale ragione devono rimanere nascosti nell’ambito privato (sarà perché, così nessuno li vede?). Ma il Signore non aveva detto: “quello che ascoltate sottovoce, gridatelo dai tetti”? Comunque senza voler scomodare il Signore Gesù, qual è quell’azienda che voglia vendere i suoi prodotti, senza sentire prima il bisogno di presentarli, magari sottolineandone gli aspetti benefici? Fuor di metafora. I simboli, in genere, hanno lo scopo di veicolare un messaggio in modo semplice ed immediato. Questo lo è ancor di più per quelli cristiani che, essendo la religione del Verbo incarnato, ha fatto della comunicazione il suo punto di forza. Quindi, a maggior ragione, nell’epoca in cui viviamo, fondato essenzialmente sulle immagini, noi cristiani dovremmo “approfittare” di questa congiuntura favorevole per veicolare il messaggio contenuto nei nostri simboli. Certo, le parole di Gesù, la sua vita, la sua morte e risurrezione ci insegnano che brandire un simbolo, o un’appartenenza formale ad un consesso, non basta a che, come d’incanto i contenuti a cui essi rimandano, si realizzino. Tuttavia in un tempo nel quale, il politicamente corretto monopolizza la scena culturale, sociale, politica e mediatica, esporre un simbolo può fare la differenza per riscaldare il cuore di molti. Tanto più se, certi messaggi, mediatici, oltre essere una legittima bandiera per confermare i propri consensi elettorali (non facciamo le anime candide, perché in campo politico ognuno utilizza le proprie bandiere), possano indicare una strada per uscire da questo clima da guerra civile permanente. E poi se fossi libero fino in fondo al lettore avrei risposto: finché siamo liberi di farlo facciamolo pure, perché se dovesse arrivare qualche norma dello Zan di turno (parlamentare che ha promosso la proposta di legge contro l’omofobia) ci sarà meno libertà per tutti. Oppure, meglio esporre i simboli religiosi, anche a rischio di “strumentalizzarli”, che rimanere silenti nei confronti di chi li abbatte con violenza. *
  16. La santissima Trinità si onora dalla Chiesa in ogni giorno dell'anno e principalmente nelle domeniche; ma se ne fa una festa particolare nella prima domenica dopo la Pentecoste, affinché comprendiamo che il fine dei misteri di Gesù Cristo e della discesa dello Spirito Santo, è stato di condurci a conoscere la Trinità santissima, e ad onorarla in spirito e verità. Santissima Trinità vuol dire: Dio uno in tre persone realmente distinte: Padre, Figliuolo e Spirito Santo. Dio è purissimo spirito; ma le tre Persone divine si rappresentano con certe immagini per far conoscere alcune proprietà od azioni che loro si attribuiscono, od il modo in cui qualche volta sono apparse. Dio Padre si rappresenta in forma di vecchio per significare così l'eternità divina, e perché Egli è la prima Persona della santissima Trinità e il principio delle altre due Persone. Il Figliuolo di Dio si rappresenta in forma di uomo, perché Egli é anche vero uomo, avendo assunta l'umana natura per la nostra salvezza. Lo Spirito Santo si rappresenta in forma di colomba, perché in questa forma discese sopra Gesù Cristo quando fu battezzato da S. Giovanni. Nella festa della santissima Trinità dobbiamo fare cinque cose: 1. adorare il mistero di Dio Uno e Trino; 2. ringraziare la santissima Trinità di tutti i benefici temporali e spirituali che riceviamo; 3. consacrare tutti noi stessi a Dio, e assoggettarci interamente alla sua divina provvidenza; 4. pensare che nei Battesimo siamo entrati nella Chiesa, e divenuti membri di Gesù Cristo per l'invocazione e per la virtù del nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; 5. risolvere di far sempre con devozione il segno della Croce, che esprime questo mistero, e di recitare con fede viva e con intenzione di glorificare la santissima Trinità quelle parole che la Chiesa ripete così sovente: Sia gloria al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo.
  17. I ministri di questo sacramento sono gli stessi sposi, che vicendevolmente conferiscono e ricevono il sacramento. Questo sacramento, conservando la natura di contratto, si amministra dagli stessi contraenti col dichiarare alla presenza del loro parroco, o di un suo delegato, e di due testimoni di unirsi in matrimonio. La benedizione che il parroco dà agli sposi non è necessaria per costituire il sacramento, ma si dà per sanzionare a nome della Chiesa la loro unione, e per chiamare sempre più sopra di essi le benedizioni di Dio. Chi contrae matrimonio deve avere l'intenzione: - di fare la volontà di Dio, che lo chiama a tale stato; - di operare in esso la salute dell'anima propria: - di allevare cristianamente i figliuoli, se Dio concede di averne. Gli sposi, per ricevere con frutto il sacramento del Matrimonio devono: - raccomandarsi di cuore a Dio per conoscere la sua volontà, e per ottenere da lui quelle grazie, che sono necessarie in tale stato; - consultarsi coi propri genitori prima di farne la promessa, come lo esige l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai medesimi; - prepararsi con una buona confessione, anche generale, se fa bisogno, di tutta la vita; - schivare ogni pericolosa familiarità di tratto e di parola nel conversare insieme. Le persone congiunte in matrimonio devono: - custodire inviolata la fedeltà coniugale e comportarsi sempre cristianamente in tutto; - amarsi scambievolmente, sinceramente e profondamente, sopportandosi a vicenda con pazienza, e vivere in pace e concordia; - se hanno dei figliuoli, pensare seriamente a provvederli secondo il bisogno; dar loro una cristiana educazione; e lasciare ad essi la libertà di scegliere lo stato a cui sono chiamati da Dio.
  18. Il Matrimonio e un sacramento, istituito da nostro Signore Gesù Cristo, che stabilisce una santa ed indissolubile unione tra l'uomo e la donna, e dà loro la grazia di amarsi l'un l'altro santamente e di allevare cristianamente i figli. Il Matrimonio fu istituito da Dio stesso nel paradiso terrestre, e nel nuovo Testamento fu elevato da Gesù Cristo alla dignità di sacramento. Il sacramento del Matrimonio significa, in modo speciale, l'indissolubile unione di Gesù Cristo con la santa Chiesa sua sposa e nostra amantissima madre. Si dice che il vincolo del matrimonio è indissolubile ossia che non si può sciogliere se non per la morte di uno dei coniugi, perché così ha stabilito Dio fin da principio, e così ha solennemente proclamato Gesù Cristo Signor nostro. Fra i cristiani non vi può essere vero matrimonio che non sia sacramento, per tale ragione il solo matrimonio civile non è un vero matrimonio, in quanto non possiede valore sacramentale. Il sacramento del Matrimonio: - dà l'aumento della grazia santificante; - conferisce la grazia speciale per adempiere fedelmente tutti doveri matrimoniali.
  19. Già nei giorni passati abbiamo riportato la ricca meditazione di Padre Massimo Malfer esorcista della Diocesi di Verona, tenuta su Radio Kolbe che ritrovate qui L'Esorcista P. Malfer: “L’Eucaristia salva il mondo, altro che sospendere le Messe!”. Riprendiamo una nuova intervista del giovanissimo Marco Chiaramonte rilasciata dall'esorcista P. Massimo ripreso dalla testata internet Ermes Verona dal titolo La quarantena e la lunga astinenza dai Sacramenti. MC Abbiamo appena trascorso quasi 3 mesi di totale astinenza, dai sacramenti, come pensa che questo abbia influito sui fedeli? pMM. Se è vero che i Sacramenti donano la Grazia dobbiamo dire che questo è stato un forte indebolimento della vita spirituale. La Grazia sacramentale è la Grazia necessaria per la vita umana, per la vita di tutti i giorni non solo per la vita spirituale. Perché noi pensiamo ai Sacramenti solo come qualcosa di spirituale, qualcosa che riguarda una sfera, ma noi sappiamo molto bene che se i Sacramenti sono materia e forma, vuol dire che hanno un’attinenza anche con la materia stessa cioè con l’uomo, e quindi, mancando i Sacramenti, ci mancano tutte quelle grazie necessarie per poter vivere profondamente. Quindi c’è un indebolimento della nostra vita, un indebolimento della forza, e una crescita molto forte ad esempio della tentazione: quando uno è debole chiaramente la tentazione è più forte. Credo che tutto questo abbia influito molto negativamente nella vita spirituale dei cristiani, o almeno di quelli che assiduamente partecipavano, coloro che avevano intrapreso una vita di Fede, perché molti magari non andando a Messa nemmeno alla domenica non hanno sentito questa difficoltà, ma per il cristiano impegnato diciamo, per il cristiano praticante, credo che sia stato molto difficile vivere questo, ma soprattutto per le conseguenze che questo può portare nella vita spirituale. MC Molti fedeli si sono chiesti se fosse possibile ricevere benedizioni o addirittura confessarsi per via telefonica. Altri invece ritengono che la Messa in streaming, o la comunione spirituale valgano come quella in presenza. Cosa ne pensa? E qual è la differenza fra queste? pMM. Beh, per quanto riguarda la confessione sappiamo che non è possibile fare la confessione via telefono, questo per vari motivi di privacy soprattutto, ma prima di tutto perché il Sacramento ha bisogno di una presenza reale. Se il Sacramento è materia e forma, come dicevo prima, non è possibile avere un Sacramento nella maniera virtuale, come usiamo oggi questo termine. Quindi in primis possiamo dire che il Sacramento in sé per sé a livello virtuale, nel senso moderno del termine, questo non è possibile. Secondariamente per una benedizione, io credo poco alle benedizione vial telefono, altri miei amici sacerdoti esorcisti ci credono, io poco. Almeno io non vedo una grande efficacia delle benedizioni via telefono. Per quanto riguarda la Santa Messa credo che la Messa via streaming non serva assolutamente a nulla. Serve magari per aiutarci a riflettere, ma sarebbe sufficiente una bella riflessione, fatta dal sacerdote, sul Vangelo del giorno, sulla parola di Dio, su alcuni brani del Vangelo, e questa sarebbe già sufficiente per poter vivere una comunione tra tutti, cioè meditare lo stesso brano del Vangelo, vivere profondamente uno stesso cammino, com’è quello che abbiamo vissuto in maniera particolare durante tutta la Quaresima, e durante il tempo di Pasqua. Quindi credo che la differenza sostanziale della messa in streaming, dico spesso io, è come la differenza che c’è tra un innamorato e un’innamorata che si sentono sempre per telefono. E’ una bellissima cosa e possiamo anche accontentarci per un momento di questo, ma l’innamorato vuole vedere la sua innamorata, vuole toccarla, vuole baciarla, ha voglia di stare insieme, vuole darle momenti di affetto, e credo che la vita spirituale abbia bisogno soprattutto… Forse questa dimensione eccessivamente spiritualistica, potremmo dire anche usando la terminologia più corretta: quasi gnostica, della della vita spirituale che abbiamo oggi, ci fa accontentare anche di questo, ma credo che sia veramente un grave sbaglio, perché noi abbiamo bisogno di concretezza, di realtà: di toccare, di sentire. E l’economia sacramentale se noi guardiamo, è proprio la necessità dell’uomo di incontrare qualcuno. Ad esempio quando vado alla confessione, io incontro nel sacerdote Cristo stesso, non per nulla il Sacerdote quando mi dà l’assoluzione Sacramentale, la dice, l’assoluzione in prima persona: “Io ti assolvo”. Per quale motivo? Perché è Cristo stesso, che assolve nella persona del ministro. La stessa prima persona che si usa nelle parole consacratorie della Messa: “Questo è il mio corpo… Questo è il mio sangue”, quindi la Messa in streaming diciamo, può essere anche utile tra virgolette, ma non sostituisce, mai e comunque, la Messa vissuta nella celebrazione con tutto il popolo e con il Sacerdote MC Mentre per quanto riguarda la Comunione spirituale ha valore come quella Sacramentale? pMM Beh, sicuramente no. La comunione spirituale è utilissima, soprattutto nei momenti in cui questo non lo possiamo fare. Ad esempio durante la settimana, magari una persona che lavora 12 ore al giorno, dubito, ma comunque ci sono anche persone che lavorano tanto, e magari non possono partecipare alla Santa Messa. Benissimo, noi possiamo fare, tutte le volte che vogliamo, la Comunione spirituale. Pensate il passare davanti ad una chiesa, il fermarsi un attimo a pranzo o a cena. Chi desidera Gesù, desidera di vivere la comunione spirituale. Io credo che la Comunione spirituale sia come per un innamorato, usando la terminologia di prima, l’esempio di prima, come il desiderio di stare con la persona amata e più io desidero Gesù, più desidero compiere la Comunione spirituale. La differenza è sostanziale: la Comunione spirituale è qualcosa che ci aiuta molto, ci dà forza, ci dà coraggio, ma la Comunione, quella reale, quella con il Pane Eucaristico, è la Comunione in cui noi, come dice Sant’Agostino, ci trasformiamo in Lui. Potremmo dire che: la Comunione spirituale serve solo ed esclusivamente quando noi non possiamo ricevere l’Eucaristia reale. Quando questo lo possiamo, chiaramente, la Comunione spirituale viene messa da una parte. Quindi la differenza è sostanziale non più che sostanziale MC Un’ultima domanda: che insegnamenti possiamo trarre da questa situazione? pMM Ma, ce ne sarebbero molti di insegnamenti da trarre. Ecco il primo insegnamento, ascoltavo questa mattina alla radio, è quello di non avere troppa fiducia nella scienza: la scienza ha fatto una gran brutta figura in questo tempo di Covid, perché c’è chi dice una cosa e chi dice un’altra. E chi è lo scienziato che ha ragione? Ecco abbiamo scoperto, ci siamo un po’ svegliati da un sonno, che ci aveva fatto un po’ addormentare: la scienza è qualcosa di perfetto, e quindi di conseguenza noi siamo forti, basta fidarsi della scienza e noi andremo avanti. E il primo grande insegnamento è questo: fidarsi della scienza è bene, ma non fidarsi è meglio. Perché la scienza, come tutte le altre cose, sono un po’ così, ondivaghe. Il secondo insegnamento, a mio avviso, è quello di… camminare in modo molto più attento nella nostra vita spirituale. Abbiamo un po’ esagerato, diciamo la verità. Abbiamo esagerato in tutto, abbiamo esagerato a livello economico, a livello finanziario. Abbiamo esagerato, la nostra società era, perché adesso bisogna usare il passato, era una società esagerata in tutto. Questa pandemia c’ha un po’ fatto riflettere su tutto, e però come terzo insegnamento, un po’ critico se volete, è che in questi momenti di crisi, come in tutti i momenti di crisi,le persone si distinguono, si dividono, e c’è una specie di iato tra coloro che sono buoni e divengono più buoni, e coloro che sono cattivi e divengono più cattivi. E’ la crisi, in sé, ma la crisi nel senso greco del termine, che vuol dire fondamentalmente che: i momenti di prova, di qualsiasi tipo di prova, temprano l’uomo, però o lo costringono a valutare le cose secondo ciò che è la verità cioè secondo Dio, o lo costringono a vivere secondo ciò che ha dentro nel cuore una persona: ognuno dà ciò che ha. Se noi abbiamo dentro nel cuore sentimenti positivi buoni, questi emergono nel momento della prova: la generosità, la bontà. Pensate a quanti atti positivi, buoni, di solidarietà, di bontà, abbiamo visto in questi giorni. Ma d’altronde anche il contrario: quante persone che invece si sono arrabbiate di più e lo sono ancora oggi arrabbiate col mondo, arrabbiate con tutto. Insomma come ultimo grande insegnamento: quello di mai abbassare la guardia. Come esorcista posso dire che il diavolo ha lavorato moltissimo in questo periodo. E dove ha lavorato? Ha lavorato soprattutto per l’Eucaristia, permettete che lo dica. Se il diavolo ha come primo scopo quello di distruggere Cristo, e l’Eucaristia è Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, è chiaro che chi va a colpire è primariamente l’Eucaristia. Siamo stati orfani della Messa, orfani dell’Eucaristia, orfani di tutto ciò che ci è necessario per vivere come cristiani. Credo che sia stato, in un certo qual modo, un insegnamento profondo di fare attenzione a tutto ciò che ci circonda, affinchè la modalità con cui noi dobbiamo vivere l’Eucaristia da oggi in poi deve essere diversa: più forte, più vera. Perchè? Perché l’Eucaristia è Lui, è Gesù Cristo, e quindi il Cristiano deve avere questa consapevolezza profonda, che deve riguardare sempre di più e amare sempre di più la presenza di Cristo qui in mezzo a noi che è la presenza di Lui nell’Eucaristia.
  20. L'Ordine Sacro è il sacramento che dà la potestà di esercitare i sacri ministeri che riguardano il culto di Dio e la salute delle anime, e che imprime nell'anima di chi lo riceve il Carattere di ministro di Dio. Si chiama Ordine perché consiste in vari gradi, l'uno subordinato all'altro, dai quali risulta la sacra Gerarchia. Supremo tra essi è l'Episcopato, che contiene la pienezza del sacerdozio; quindi il Presbiterato o Sacerdozio semplice, poi il Diaconato, e gli Ordini che si dicono minori. Gesù Cristo ha istituito immediatamente i due gradi superiori dell'Ordine Sacro, che sono l'Episcopato e il Sacerdozio semplice; per mezzo degli Apostoli poi istituì il Diaconato, dal quale derivano gli altri Ordini inferiori. Gesù Cristo ha istituito l'Ordine Sacerdotale nell'ultima Cena, quando conferì agli Apostoli e ai loro successori la potestà di consacrare la SSma Eucaristia. Il giorno poi della sua resurrezione conferì ai medesimi il potere di rimettere e di ritenere i peccati, costituendoli cosi i primi sacerdoti della nuova legge in tutta la pienezza della loro potestà. Il ministro del sacramento dell'Ordine è unicamente il Vescovo. La dignità del Sacerdozio cristiano è grandissima per la doppia potestà che ad esso ha conferito Gesù Cristo sul suo Corpo reale e sul suo Corpo mistico, che è la Chiesa; e per la divina missione affidata ai sacerdoti di condurre tutti gli uomini alla vita eterna. Il Sacerdozio cattolico è necessario nella Chiesa; perché senza di esso i fedeli sarebbero privi del santo sacrificio della Messa e della maggior parte dei sacramenti, non avrebbero chi li ammaestrasse nella fede, e resterebbero come pecore senza pastore in balia dei lupi, a dir breve non esisterebbe più la Chiesa come Gesù Cristo l'ha istituita. Il Sacerdozio cattolico, non ostante la guerra che gli muove contro l'inferno, durerà fino alla fine dei secoli; avendo Gesù Cristo promesso che le potestà dell'inferno non prevarranno giammai contro la sua Chiesa. Disprezzare ed insultare un sacerdote è peccato gravissimo, perché il disprezzo e le ingiurie che si rivolgono contro i sacerdoti, ricadono sopra Gesù Cristo stesso, il quale ha detto ai suoi Apostoli: chi disprezza voi, disprezza Me. Il fine di chi abbraccia lo stato ecclesiastico deve essere unicamente la gloria di Dio e la salute delle anime. Per entrare nello stato ecclesiastico è necessaria, prima di tutto, la vocazione divina. Per sapere se Dio chiama allo stato ecclesiastico si deve: - pregare con fervore il Signore che manifesti qual è la sua volontà; - prendere consiglio dal proprio Vescovo o da un savio e prudente direttore; - esaminare con diligenza se si abbia l'abilità necessaria agli studi, ai ministeri, ed agli obblighi di questo stato. Chi entrasse nello stato ecclesiastico senza vocazione divina farebbe un grave male e si metterebbe in pericolo di perdizione. I genitori che per motivi temporali, inducono i figliuoli ad abbracciare senza vocazione lo stato ecclesiastico, commettono essi pure gravissima colpa, perché con ciò usurpano il diritto che Dio ha riservato a sé solo di scegliere i suoi ministri, e mettono i figliuoli in pericolo di eterna dannazione. I fedeli devono: - lasciare ai loro figliuoli e dipendenti piena libertà di seguire la vocazione di Dio; - pregar Iddio che si degni di concedere alla sua Chiesa buoni pastori e zelanti ministri, essendo anche a tal fine istituiti i digiuni delle quattro tempora; - avere un singolare rispetto verso tutti quelli che sono, per mezzo degli Ordini, consacrati al servizio di Dio.
  21. Libera traduzione da ACI Prensa, articolo ¿El Cristo Milagroso lo hizo de nuevo? Cifras de coronavirus en Italia impactan las redes . E' interessante, a prescindere che possa o meno esserci relazione tra il "Cristo miracoloso" che placò la epidemia del 1522 e la discesa della nuova epidemia del 2020, perché ci ricorda che sta a noi, con la nostra preghiera, con le nostre opere tese ad ottenere la salvezza della nostra anima, possiamo chiedere a Cristo di ri-posare il suo sguardo benevolo su di noi. ***** Un prete dell'arcidiocesi di Milwaukee (Stati Uniti) ha attirato l'attenzione di molti durante il passato fine settimana dopo aver analizzato il bilancio delle vittime del coronavirus in Italia ed identificato il 27 marzo come il giorno in cui tutto è cambiato. Quel giorno Papa Francesco ha presieduto in Piazza San Pietro un extra-ordinario momento di preghiera alla presenza del "Cristo Miracoloso", un'immagine di Gesù crocifisso a cui i romani attribuirono la fine dell'epidemia del 1522. In tale occasione impartì anche la benedizione di Urbi et Orbi e pregò davanti all'immagine del Signore crocifisso. Nel suo account Twitter, P. John LoCoco ha identificato quel venerdì come quello di maggior picco in Italia. Infatti è stato il giorno in cui furono registrate ben 919 vittime. Da allora è iniziato un graduale declino, fino a ieri [qualche giorno fa] quando sono stati registrati 50 morti in Italia. Come è noto, l'Italia è stato il primo paese europeo in cui la pandemia ha causato il caos dopo che il virus ha lasciato la Cina, causando, secondo i dati della Johns Hopkins University, oltre 230.000 infezioni e 32.800 morti. Alcuni giorni fa sono inoltre state revocate diverse misure restrittive in Italia ed è stato possibile anche tornare a celebrare messe con i fedeli, ma mantenendo le raccomandazioni sanitarie per evitare nuovi focolai di coronavirus. In quell'extra-ordinario giorno di preghiera, anche Papa Francesco ha pregato davanti all'immagine mariana della Salus Populi Romani. Di fronte a una piazza vuota di San Pietro e nel mezzo della pioggia, il Pontefice rifletté sul passaggio del Vangelo in cui Cristo calma la tempesta sul Mare di Galilea. "Ci troviamo spaventati e persi. Come i discepoli del Vangelo, siamo stati colpiti da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto che eravamo nella stessa barca, tutti fragili e disorientati; ma, allo stesso tempo, importante e necessario, tutti chiamati a remare insieme, tutti dovevano confortarsi a vicenda ", ha detto. Tuttavia, ha ricordato che “il Signore si sveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale". Per questo motivo, ci ha incoraggiato ad abbracciare la Croce di Cristo, poiché in essa “siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciarla essere quella che rafforza e sostiene tutte le possibili misure e vie che ci aiutano a prenderci cura di noi stessi. Abbraccia il Signore per abbracciare la speranza. Questa è la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza ". Dopo la sua riflessione, il Santo Padre è andato all'ingresso della Basilica di San Pietro, dove ha celebrato l'adorazione del Santissimo Sacramento in silenzio per diversi minuti, accompagnato da alcuni funzionari vaticani, e quindi ha presieduto alcune preghiere come la supplica nelle litanie. Tradotto da Claudio
  22. Libera traduzione da Lifesitenews dell'articolo "Water-gun baptisms may be valid, but they’re certainly sacrilegious di Joseph Shaw. In questi giorni hanno avuto un certo risalto sul web le fotografie di chierici che puntano delle pistole ad acqua verso i bambini per "battezzarli". Alcune di queste foto sembrano essere posticce, se supponiamo che i Sacerdoti prima abbiano impartito il battesimo in modo ordinario, ma poi si siano messi in posa subito dopo per queste foto "scherzose" . Questo potrebbe comportare, forse in parte, la differenza, ma non ritengo che possa variare il nocciolo della questione chissà di quanto. La domanda infatti è: perché dei sacerdoti dovrebbero atteggiarsi a fare il clown, in Chiesa, dopo aver battezzato un bambino? In un altro caso, ad esempio, in una foto viene ritratto un prete che, indossando degli abiti liturgici, usa una pistola ad acqua per benedire gli adulti con l'Acqua Santa. Se fosse vera, è grave ma, qualora sia stata una messa in scena, la situazione potrebbe addirittura essere peggiore. Alcuni ritenevano che fossero finiti i tempi della "Messa da clown", in voga qualche anno fa, e di altri esempi estremi di mancanza di rispetto per la Liturgia, ma sembrerebbe che questo spirito sopravviva, sia tra cattolici che non cattolici. Non è peregrino ritenere che coloro che hanno pubblicato queste fotografie e le persone in esse impresse, possano pensare chiaramente che sia tutto terribilmente divertente e che tutto vada bene. Prima che a qualcuno possa venire in mente che l'uso delle pistole ad acqua sia una risposta seria al coronavirus, permettetemi di essere la millesima persona a sottolineare che non è così. Tramite gli "asperges", le persone sono state benedette a distanza per secoli, con un attrezzo liturgico chiamato aspergillum, senza alcun tipo di problema. Questa è forse una piccola sfaccettatura di un approccio alla liturgia oramai diffuso, e in particolare di un approccio consolidato alla "liturgia" in uso per battesimi e matrimoni, che tende a vedere questi riti come un qualcosa che debba essere animato con battute e parole sentimentali. Anche i "servizi matrimoniali civili" oramai si ritrovano con questa impostazione. È come se un apprezzamento ed una sottolineatura forte della gravità, intesa come importanza, dell'occasione sia una sorta di disastro che possa mettere le persone a disagio. La guida ufficiale ai sacramenti invece sottolinea quanto essi siano invece momenti da vivere seriamente, proprio per l'importante differenza che fanno i Sacramenti nella realtà di un'anima. Realizzarli in modo burlesco è prima di tutto sacrilego, inteso come un abuso di una cosa santa. Ma è anche un'offesa contro tutti coloro che ne sono testimoni, perché rende difficile per loro prenderlo sul serio. Se non prendi sul serio un Sacramento, non puoi parteciparvi proficuamente, né come candidato al Sacramento né come spettatore. Si potrebbe obiettare che almeno il Sacramento è valido. Il resto potrebbe non essere della massima importanza, e ...... perché non divertirsi? Forse (?) potrebbe essere così nel caso del Battesimo con la pistola ad acqua, ma un matrimonio in cui la coppia non prende sul serio quello che sta facendo potrebbe non essere valido, e anche se lo fosse, la coppia non otterrà facilmente le grazie del Sacramento ed in modo abbondante come farebbero altrimenti. L'appello liturgico degli "anarchici della validità" (coloro che affermano che comunque il Sacramento è valido e possono fare quello che vogliono) non è tuttavia un argomento con fondamenta solide. Accanto ad un clown sacramentalmente valido, infatti, troviamo un clown sacramentalmente invalido. In uno dei miei momenti da "pillola rossa", mentre riflettevo sulla importanza del problema dell'anarchia liturgica, ho approfondito l'argomento della materia non valida usata in alcune diocesi americane negli anni '70 per diversi anni (ndr materia, forma e intenzione servono ai fini della validità dei Sacramenti). Dopo diverso tempo, questo abuso finì, ma la piaga dei matrimoni invalidi non sembra attenuarsi. Nel 2016, anche Papa Francesco ha affermato che forse ben la metà di tutti i matrimoni cattolici potrebbe essere annullata. Persistono anche problemi relativi a formule non valide utilizzate per il battesimo; ma persistono anche problemi importanti circa l'uso dell'assoluzione generale per il sacramento della penitenza senza preoccuparci delle condizioni per la validità, e così via. Non mi risulta ci siano molti "progressisti" liturgici impegnati su questi problemi; forse alcuno. Pertanto quindi, il motivo per cui si sentono liberi di giocare in fretta e in libertà con la liturgia non è perché sentono fortemente la validità sacramentale e non si preoccupano di nient'altro, ma perché non si preoccupano molto della validità sacramentale. Potrebbero forse ritenere che i Vescovi e la Santa Sede abbiano forte contezza circa la validità e ci permettono di confortarci con il pensiero, quando è possibile, che il Sacramento possa comunque essere valido in questo o quel caso. Ma se si preoccupassero davvero della validità, prenderebbero seriamente la liturgia, e questo è evidentemente qualcosa che non molti stanno realmente mettendo in atto. Gli abusi liturgici sono un'offesa a Dio, come l'abuso di qualcosa di santo. Sono anche un'offesa contro i fedeli, il cui impegno spirituale nella liturgia è impedito. Ancora una volta, sono un'offesa contro nostro Signore, che ha istituito i Sacramenti per la nostra salvezza, e contro la Santa Madre Chiesa, che li ha circondati con cerimonie e testi intesi a dare gloria a Dio e ad aiutarci nella nostra partecipazione. Infine, sono un'offesa contro il sacerdozio stesso, che dovrebbe proteggere la liturgia dalla profanazione e la cui funzione è quella di fornirla agli altri per il bene delle anime. Traduzione di Claudio.
  23. La Congregazione per la  Dottrina della Fede, cui ormai fa direttamente capo il Motu Proprio Summorum Pontificum ed una sezione che svolge ora i compiti prima di competenza della Commissione Ecclesai Dei, ha inviato a tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo una lettera datata 7 marzo 2020, firmata dal cardinal Ladaria, Prefetto della Congregazione (e già presidente della Commissione Ecclesia Dei, in virtù della ristrutturazione voluta da Benedetto XVI), da trasmettere a tutti i Vescovi del mondo. Cui viene chiesto di rispondere ad un sondaggio in 9 domande circa l’applicazione del Motu Proprio Summorum Pontificum nelle loro Diocesi. La CEF-Conferenza Episcopale Francese lo ha comunicato ai Vescovi lo scorso 30 aprile 2020. Questa lettera è stata resa pubblica dal sito americano Rorate Coeli lo scorso 24 aprile ( https://rorate-caeli.blogspot.com/2020/04/breaking-important-summorum-under.html ) ed ha immediatamente infiammato gli animi dell’intero mondo tradizionale in tutti i Continenti – mondo, bisogna dirlo, facilmente infiammabile -, il quale vi ha subito visto una minaccia al Summorum Pontificum. Papa Francesco ha finito per rendersi conto che questa liturgia marginale esiste realmente, provocando così tante irritazioni esasperate. Il che, tutto sommato, non gli dispiace. Nel suo modo di governare, ci tiene a fare in modo che quanti pensino di essergli più vicini, non si immaginino accomodati in una situazione ideologica tranquilla. Così, i favori accordati alla FSSPX e lo status mantenuto alla forma extraordinaria sono là per ricordarlo loro. Ma lui o la sua segreteria personale hanno pensato che sarebbe stato bene avere informazioni esaustive su questa Messa tradizionale, che provoca tanta rabbia, e sulla sua percezione reale, non per qualche vescovo, ma per tutti i vescovi del mondo. La lettera del cardinal Ladaria chiede che le risposte dei vescovi – nella misura in cui essi si prenderanno la briga di rispondere – devono arrivare prima del 31 luglio. Ovvero quando la Curia entra nel suo profondo sonno estivo. In seguito, al rientro, la piccola sezione della CDF incaricata del Summorum Pontificum, a priori favorevole al Vetus Ordo, dovrà per molti, lunghi mesi classificare, studiare, riassumere un’enorme mole di risposte in tutte le lingue (supponendo che 2.500 dei 3.100 Ordinari di tutto il mondo rispondano alle 9 domande, si avrebbero oltre 20 mila risposte da elaborare, alcune delle quali potrebbero anche essere lunghe). Ecco il questionario: 1. Qual è la situazione nella Sua diocesi per quanto concerne la forma extraordinaria del rito romano? 2. Se la forma extraordinaria vi è praticata, essa risponde ad un’autentica esigenza pastorale o viene promossa da un solo prete? 3. Secondo Lei, quali sono gli aspetti positivi e negativi del ricorso alla forma extraordinaria? 4. Le norme e le condizioni stabilite dal Summorum Pontificum vengono rispettate? 5. Le sembra che, nella Sua diocesi, la forma ordinaria abbia adottato elementi della forma extraordinaria? 6. Per la celebrazione della Messa, utilizza il Messale promulgato da papa Giovanni XXIII nel 1962? 7. Oltre alla celebrazione della Messa nella forma extraordinaria, vi sono altre celebrazioni (ad esempio, battesimo, cresima, matrimonio, penitenza, unzione degli infermi, ordinazioni, ufficio divino, Triduo pasquale, funerali) secondo i libri liturgici anteriori al Concilio Vaticano II? 8. Il Motu Proprio Summorum Pontificum ha avuto un’influenza sulla vita dei seminari (il seminario diocesano) e delle altre case di formazione? 9. Tredici anni dopo il Motu Proprio Summorum Pontificum, quel è il Suo giudizio sulla forma extraordinaria del rito romano? La liturgia tradizionale non ha bisogno di permessi per esistere Quando si accenna a queste argomentazioni sulle autorizzazioni romane per celebrare la liturgia tradizionale, è sempre importante non cadere nel gioco del «è permesso, potrebbe non esserlo più», pensando che la sua esistenza dipenda da tali permessi. Di fatto, la Messa tridentina era stata proibita dalla riforma di Paolo VI. Malgrado questo divieto, grazie ai fedeli, ai preti, a due vescovi essa è vissuta e si è sviluppata al punto che la Roma conciliare «moderata», rappresentata specialmente dal cardinale Ratzinger, più tardi Benedetto XVI, ne ha riconosciuto, per tappe, nel 1984, 1988, 2007, la legittimità. È dunque per il fatto che i suoi fruitori siano stati convinti, in nome del senso della fede, della legittimità della liturgia tradizionale che le autorità del dopo-Concilio l’hanno alla fine riconosciuta come legittima. Naturalmente, questi testi successivi le hanno permesso di svilupparsi ancor più, in particolare il Summorum Pontificum, che ha cambiato l’utilizzo del messale tridentino dallo status mal definito di privilegio a quello di diritto. Da allora, in dieci anni, fino al 2017 - Paix Liturgique l’ha stabilito nel dettaglio – il numero dei luoghi di culto tradizionali «autorizzati» è raddoppiato nel mondo: negli Stati Uniti, 530 luoghi di culto tradizionale nel 2019 contro i circa 230 del 2017; in Germania 153 contro 54; in Polonia, 45 contro 5; in Inghilterra e nel Galles, 147 luoghi di culto per la forma extraordinaria nel 2017 contro i 26 del 2007; in Francia, 104 luoghi di culto tradizionale nel 2007, 235 nel 2019, ai quali si aggiungono oltre 200 luoghi di culto della Fraternità San Pio X (fonte: la nostra Lettera n.601, 16 luglio 2017 + i dati più recenti). Di questo libero sviluppo v’è da render grazie a Benedetto XVI, ma v’è da render grazie anche a chi l’ha preceduto e che l’ha reso possibile per la folla di fedeli «resistenti», grazie alla coorte dei preti tradizionali, a mons. Lefebvre, a mons. de Castro Mayer. Questo mondo - per non parlare che della sola Francia, ma si potrebbe anche richiamare la sua affermazione negli Stati Uniti con l’1% dei luoghi di culto, dei fedeli di età nettamente più bassa della media - «produce» ogni anno tra il 15 ed il 20% delle ordinazioni di preti assimilabili ai sacerdoti diocesani. A questo si devono aggiungere le comunità religiose di uomini e donne caratterizzate da questa liturgia ed una rete di scuole fuori contratto, le cui cappellanie sono assicurate da preti che celebrano la Messa tradizionale. Quanto alle sue possibilità di futura estensione, possono essere valutate da una serie di sondaggi commissionati da Paix liturgique tra il 2006 ed il 2016 (11 sondaggi per la storia, Les Dossiers d’Oremus – Paix Liturgique, 2018). Se dunque le risposte dei vescovi del mondo al questionario della CDF saranno oneste, esse confermeranno – ed, a dire il vero, il solo fatto che tale inchiesta sia stata lanciata, lo conferma – un fatto imponente: 50 anni dopo la riforma liturgica, il culto tradizionale, certamente minoritario, fa parte del paesaggio. Coesiste con il rito nuovo con una vitalità sorprendente. Con una irriducibile vitalità. Tratto da Paix Liturgique .
  24. Esce in questi giorni il nuovo libro di padre Giovanni Cavalcoli: Perché peccando ho meritato i tuoi castighi. Un teologo davanti al coronavirus (Chorabooks). Oggi, alle ore 17, padre Cavalcoli parlerà del suo libro con padre Serafino Lanzetta e Aurelio Porfiri. Diretta Facebook nel gruppo Theologia e diretta Youtube nel canale Ritorno a Itaca. *** «Mio Dio mi pento e mi dolgo dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi». Queste sagge parole ispirate alle Scritture ed alla più genuina ascetica cristiana sono messe a repentaglio, per non dire respinte dall’ondata fangosa del buonismo, che minaccia di sommergerci tutti, con la sua falsa carità, e invece è un virus ancora più pericoloso del coronavirus, perché questo è stato inventato dalla natura, mentre quello è un’invenzione del demonio. Diciamo allora che nei momenti di pubblica calamità, come questo del coronavirus, momenti nei quali gli animi sono spaventati e angosciati, momenti che vedono nella natura una dea crudele, dubitano della bontà e dell’onnipotenza divina, pensano che Dio non s’interessi di loro, o si interrogano su quale messaggio Dio vuol darci con questa sventura, i pastori, da buoni medici dello spirito, sono più che mai chiamati, insieme con i medici del corpo, ad approntare per i fedeli e tutti gli uomini di buona volontà adeguate cure mediche ricavate dalla prassi di Gesù Cristo, Medico celeste, e da quella meravigliosa e miracolosa farmacia che è la Sacra Scrittura. Hanno pertanto l’obbligo di conoscerla e interpretarla bene, respingendo le false interpretazioni, e facendo attenzione a non scambiare farmaci per veleni e veleni per farmaci. È un compito delicato, perché alcuni farmaci biblici sembrano veleni e alcuni apparenti veleni sono in realtà farmaci; certe cure dolorose in realtà fanno bene, mentre certi palliativi piacevoli o apparentemente saggi lasciano il malato com’è o addirittura peggiorano il male. In queste circostanze, pertanto, i pastori sono chiamati, insieme con i medici del corpo, a un sommo impegno nelle opere della misericordia: i medici in quella corporale, i pastori in quella spirituale. E in particolare sono chiamati a istruire con la Parola di Dio circa le medicine da assumere e gli espedienti da adottare per istruire coloro che non capiscono che cosa sta succedendo o si illudono di poter risolvere tutto con mezzi semplicemente umani. Sono chiamati a consigliare i dubbiosi, che dubitano della divina Provvidenza, o addirittura della stessa esistenza di Dio, o comunque si sentono abbandonati da Dio, sono tentati di maledirlo e di lasciarsi andare alla disperazione, facendo loro capire che in realtà Dio è sempre presente con la sua misericordia, anche se la sua giustizia esige che ci purifichiamo dai nostri peccati col sangue di Cristo. Sono chiamati altresì ad ammonire i peccatori, a far loro presente che Dio castiga il peccato, esortandoli quindi a tornare a lui, con l’approfittare di questo periodo di sofferenza, per scontare i loro peccati, unendosi alla croce di Cristo, e avvertendoli che se non si convertono capiterà loro anche qualcosa di peggio e anzi finiranno nel fuoco eterno. Sono chiamati altresì a consolare gli afflitti con una medicina che a tutta prima sembra fatta apposta per suscitare l’indignazione contro Dio piuttosto che a favorire la rassegnazione e la confidenza in lui. Ricordare infatti a chi è già sotto il peso della sventura che essa è un castigo divino dei peccati può essere troppo per chi, innocente già sofferente, può ricevere l’impressione che ciò che egli patisce è il castigo per i suoi peccati. I predicatori devono avere allora cura di precisare che Dio punisce i peccatori e non gli innocenti e che, se li fa soffrire, è per unirli alla croce di Cristo. La medicina consolatrice è allora appunto la coscienza di patire con Cristo. Occorre che i predicatori spieghino ai fedeli sofferenti, ma bisognosi di conversione, che Cristo, Medico delle anime e dei corpi, offre a loro per mezzo dei sacerdoti, medici dello spirito, una cura, che a somiglianza di quella del corpo potrebbe essere chiamata «terapia di supporto», come in medicina viene definita una cura formata da una composizione di più farmaci, tutti finalizzati alla cura di una medesima patologia. Noi diciamo che un medico è un buon medico non quando lascia il malato com’è per non somministragli una cura dolorosa, ma quello che lo guarisce con una cura dolorosa. Ebbene, Dio con la presente pandemia si sta comportando come buon medico, in un modo simile. Dio ci parla e ci cura per mezzo della Scrittura; ed essa, infatti, mediata dalla dottrina della Chiesa, ci offre un insieme organico di farmaci, che sono concetti di fede i quali, assunti e messi in pratica dal fedele, costituiscono una cura dello spirito tale da consentirci di superare la prova presente, senza che ciò debba affatto escludere l’adozione di tutti i mezzi umani possibili per sconfiggere il male. Questa terapia di supporto è costituita dalla composizione logica e consequenziale dei seguenti concetti: bontà divina, giustizia e misericordia divine, concetto di peccato, peccato originale, castigo del peccato, pentimento, penitenza, sacrificio di Cristo, perdono divino, salvezza. Giovanni Cavalcoli, O.P.
  25. Come è possibile adempiere al comando che Gesù Cristo diede (Mc 16,15-15) "Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato"? Egli stesso lo ripete nuovamente (Mt 28,19-20) "Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo". Esso è un chiaro invito al proselitismo, alla missione, al vivere, mostrare e narrare il Vangelo non privatamente, non anonimamente, bensì senza nascondersi, luminosamente. Questa opera non potrà mai essere improvvisata, non potrà avvenire se si ha una fede acerba, se non si ha una radice profonda nella propria anima. Questo non vuol dire che dobbiamo essere tutti dotti o accumulare titoli ed onori prima di poter presentare ad altri la nostra Fede. Sappiamo che la Grazia opera per vie a noi imperscrutabili ed inimmaginabili. L'invito è invece a guardare prima di tutto verso noi stessi nella opera di conversione; il cammino può essere molto lungo, a volte doloroso, a volte breve e gioioso, ma mai potremo guardare verso gli altri se i primi ad essere convertiti non siamo noi stessi. Cristo stesso ha lasciato in eredità mezzi in abbondanza alla Sua Chiesa, a partire dalla Preghiera ed i Sacramenti, i Suoi Vescovi, Sacerdoti e Dottori che, nei secoli, ci hanno lasciato cotanto Magistero ed il Catechismo e, per chi è in grado di affrontarle con umiltà, le Sacre Scritture e tanto altro. Ognuno ha il proprio percorso, ma non possiamo tenerlo per noi stessi, è un dono che va condiviso, è una richiesta, quella di Cristo, che va In Jesu et Maria, Claudio Ci sembra utile riportare parte del "Messaggio di Benedetto XVI per la Gmg 2013", ove si rivolgeva alle giovani generazioni, cui affidava il seme della Fede. "Andate! Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione con questo mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato» (Mc 16,15-16). Evangelizzare significa portare ad altri la Buona Notizia della salvezza e questa Buona Notizia è una persona: Gesù Cristo. Quando lo incontro, quando scopro fino a che punto sono amato da Dio e salvato da Lui, nasce in me non solo il desiderio, ma la necessità di farlo conoscere ad altri. All’inizio del Vangelo di Giovanni vediamo Andrea il quale, dopo aver incontrato Gesù, si affretta a condurre da Lui suo fratello Simone (cfr 1,40-42). L’evangelizzazione parte sempre dall’incontro con il Signore Gesù: chi si è avvicinato a Lui e ha fatto esperienza del suo amore vuole subito condividere la bellezza di questo incontro e la gioia che nasce da questa amicizia. Più conosciamo Cristo, più desideriamo annunciarlo. Più parliamo con Lui, più desideriamo parlare di Lui. Più ne siamo conquistati, più desideriamo condurre gli altri a Lui. Mediante il Battesimo, che ci genera a vita nuova, lo Spirito Santo prende dimora in noi e infiamma la nostra mente e il nostro cuore: è Lui che ci guida a conoscere Dio e ad entrare in amicizia sempre più profonda con Cristo; è lo Spirito che ci spinge a fare il bene, a servire gli altri, a donare noi stessi. Attraverso la Confermazione, poi, siamo fortificati dai suoi doni per testimoniare in modo sempre più maturo il Vangelo. È dunque lo Spirito d’amore l’anima della missione: ci spinge ad uscire da noi stessi, per «andare» ed evangelizzare. Cari giovani, lasciatevi condurre dalla forza dell’amore di Dio, lasciate che questo amore vinca la tendenza a chiudersi nel proprio mondo, nei propri problemi, nelle proprie abitudini; abbiate il coraggio di «partire» da voi stessi per «andare» verso gli altri e guidarli all’incontro con Dio. 4. Raggiungete tutti i popoli Cristo risorto ha mandato i suoi discepoli a testimoniare la sua presenza salvifica a tutti i popoli, perché Dio nel suo amore sovrabbondante, vuole che tutti siano salvi e nessuno sia perduto. Con il sacrificio di amore della Croce, Gesù ha aperto la strada affinché ogni uomo e ogni donna possa conoscere Dio ed entrare in comunione di amore con Lui. E ha costituito una comunità di discepoli per portare l’annuncio di salvezza del Vangelo fino ai confini della terra, per raggiungere gli uomini e le donne di ogni luogo e di ogni tempo. Facciamo nostro questo desiderio di Dio! Cari amici, volgete gli occhi e guardate intorno a voi: tanti giovani hanno perduto il senso della loro esistenza. Andate! Cristo ha bisogno anche di voi. Lasciatevi coinvolgere dal suo amore, siate strumenti di questo amore immenso, perché giunga a tutti, specialmente ai «lontani». Alcuni sono lontani geograficamente, altri invece sono lontani perché la loro cultura non lascia spazio a Dio; alcuni non hanno ancora accolto il Vangelo personalmente, altri invece, pur avendolo ricevuto, vivono come se Dio non esistesse. A tutti apriamo la porta del nostro cuore; cerchiamo di entrare in dialogo, nella semplicità e nel rispetto: questo dialogo, se vissuto in una vera amicizia, porterà frutto. I «popoli» ai quali siamo inviati non sono soltanto gli altri Paesi del mondo, ma anche i diversi ambiti di vita: le famiglie, i quartieri, gli ambienti di studio o di lavoro, i gruppi di amici e i luoghi del tempo libero. L’annuncio gioioso del Vangelo è destinato a tutti gli ambiti della nostra vita, senza alcun limite. Vorrei sottolineare due campi in cui il vostro impegno missionario deve farsi ancora più attento. Il primo è quello delle comunicazioni sociali, in particolare il mondo di internet. Come ho già avuto modo di dirvi, cari giovani, «sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita! [...] A voi, giovani, che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”» (Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 24 maggio 2009). Sappiate dunque usare con saggezza questo mezzo, considerando anche le insidie che esso contiene, in particolare il rischio della dipendenza, di confondere il mondo reale con quello virtuale, di sostituire l’incontro e il dialogo diretto con le persone con i contatti in rete. Il secondo ambito è quello della mobilità. Oggi sono sempre più numerosi i giovani che viaggiano, sia per motivi di studio o di lavoro, sia per divertimento. Ma penso anche a tutti i movimenti migratori, con cui milioni di persone, spesso giovani, si trasferiscono e cambiano Regione o Paese per motivi economici o sociali. Anche questi fenomeni possono diventare occasioni provvidenziali per la diffusione del Vangelo. Cari giovani, non abbiate paura di testimoniare la vostra fede anche in questi contesti: è un dono prezioso per chi incontrate comunicare la gioia dell’incontro con Cristo. 5. Fate discepoli! Penso che abbiate sperimentato più volte la difficoltà di coinvolgere i vostri coetanei nell’esperienza di fede. Spesso avrete constatato come in molti giovani, specialmente in certe fasi del cammino della vita, ci sia il desiderio di conoscere Cristo e di vivere i valori del Vangelo, ma questo sia accompagnato dal sentirsi inadeguati e incapaci. Che cosa fare? Anzitutto la vostra vicinanza e la vostra semplice testimonianza saranno un canale attraverso il quale Dio potrà toccare il loro cuore. L’annuncio di Cristo non passa solamente attraverso le parole, ma deve coinvolgere tutta la vita e tradursi in gesti di amore. L’essere evangelizzatori nasce dall’amore che Cristo ha infuso in noi; il nostro amore, quindi, deve conformarsi sempre di più al suo. Come il buon Samaritano, dobbiamo essere sempre attenti a chi incontriamo, saper ascoltare, comprendere, aiutare, per condurre chi è alla ricerca della verità e del senso della vita alla casa di Dio che è la Chiesa, dove c’è speranza e salvezza (cfr Lc 10,29-37). Cari amici, non dimenticate mai che il primo atto di amore che potete fare verso il prossimo è quello di condividere la sorgente della nostra speranza: chi non dà Dio, dà troppo poco! Ai suoi apostoli Gesù comanda: «Fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). I mezzi che abbiamo per «fare discepoli» sono principalmente il Battesimo e la catechesi. Ciò significa che dobbiamo condurre le persone che stiamo evangelizzando a incontrare Cristo vivente, in particolare nella sua Parola e nei Sacramenti: così potranno credere in Lui, conosceranno Dio e vivranno della sua grazia. Vorrei che ciascuno si chiedesse: ho mai avuto il coraggio di proporre il Battesimo a giovani che non l’hanno ancora ricevuto? Ho invitato qualcuno a seguire un cammino di scoperta della fede cristiana? Cari amici, non temete di proporre ai vostri coetanei l’incontro con Cristo. Invocate lo Spirito Santo: Egli vi guiderà ad entrare sempre più nella conoscenza e nell’amore di Cristo e vi renderà creativi nel trasmettere il Vangelo. 6. Saldi nella fede Di fronte alle difficoltà della missione di evangelizzare, talvolta sarete tentati di dire come il profeta Geremia: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma anche a voi Dio risponde: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò» (Ger 1,6-7). Quando vi sentite inadeguati, incapaci, deboli nell’annunciare e testimoniare la fede, non abbiate timore. L’evangelizzazione non è una nostra iniziativa e non dipende anzitutto dai nostri talenti, ma è una risposta fiduciosa e obbediente alla chiamata di Dio, e perciò si basa non sulla nostra forza, ma sulla sua. Lo ha sperimentato l’apostolo Paolo: «Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2 Cor 4,7). Per questo vi invito a radicarvi nella preghiera e nei Sacramenti. L’evangelizzazione autentica nasce sempre dalla preghiera ed è sostenuta da essa: dobbiamo prima parlare con Dio per poter parlare di Dio. E nella preghiera, affidiamo al Signore le persone a cui siamo inviati, supplicandolo di toccare loro il cuore; domandiamo allo Spirito Santo di renderci suoi strumenti per la loro salvezza; chiediamo a Cristo di mettere le parole sulle nostre labbra e di farci segni del suo amore. E, più in generale, preghiamo per la missione di tutta la Chiesa, secondo la richiesta esplicita di Gesù: «Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!» (Mt 9,38). Sappiate trovare nell’Eucaristia la sorgente della vostra vita di fede e della vostra testimonianza cristiana, partecipando con fedeltà alla Messa domenicale e ogni volta che potete nella settimana. Ricorrete frequentemente al Sacramento della Riconciliazione: è un incontro prezioso con la misericordia di Dio che ci accoglie, ci perdona e rinnova i nostri cuori nella carità. E non esitate a ricevere il Sacramento della Confermazione o Cresima se non l’avete ricevuto, preparandovi con cura e impegno. Con l’Eucaristia, esso è il Sacramento della missione, perché ci dona la forza e l’amore dello Spirito Santo per professare senza paura la fede. Vi incoraggio inoltre a praticare l’adorazione eucaristica: sostare in ascolto e dialogo con Gesù presente nel Sacramento diventa punto di partenza di nuovo slancio missionario. Se seguirete questo cammino, Cristo stesso vi donerà la capacità di essere pienamente fedeli alla sua Parola e di testimoniarlo con lealtà e coraggio. A volte sarete chiamati a dare prova di perseveranza, in particolare quando la Parola di Dio susciterà chiusure od opposizioni. In certe regioni del mondo, alcuni di voi vivono la sofferenza di non poter testimoniare pubblicamente la fede in Cristo, per mancanza di libertà religiosa. E c’è chi ha già pagato anche con la vita il prezzo della propria appartenenza alla Chiesa. Vi incoraggio a restare saldi nella fede, sicuri che Cristo è accanto a voi in ogni prova. Egli vi ripete: «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli» (Mt 5,11-12). 7. Con tutta la Chiesa Cari giovani, per restare saldi nella confessione della fede cristiana là dove siete inviati, avete bisogno della Chiesa. Nessuno può essere testimone del Vangelo da solo. Gesù ha inviato i suoi discepoli in missione insieme: «fate discepoli» è rivolto al plurale. È dunque sempre come membri della comunità cristiana che noi offriamo la nostra testimonianza, e la nostra missione è resa feconda dalla comunione che viviamo nella Chiesa: dall’unità e dall’amore che abbiamo gli uni per gli altri ci riconosceranno come discepoli di Cristo (cfr Gv 13,35). Sono grato al Signore per la preziosa opera di evangelizzazione che svolgono le nostre comunità cristiane, le nostre parrocchie, i nostri movimenti ecclesiali. I frutti di questa evangelizzazione appartengono a tutta la Chiesa: «uno semina e l’altro miete», diceva Gesù (Gv 4,37). A tale proposito, non posso che rendere grazie per il grande dono dei missionari, che dedicano tutta la loro vita ad annunciare il Vangelo sino ai confini della terra. Allo stesso modo benedico il Signore per i sacerdoti e i consacrati, che offrono interamente se stessi affinché Gesù Cristo sia annunciato e amato. Desidero qui incoraggiare i giovani che sono chiamati da Dio, a impegnarsi con entusiasmo in queste vocazioni: «Si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35). A coloro che lasciano tutto per seguirlo, Gesù ha promesso il centuplo e la vita eterna! (cfr Mt 19,29). Rendo grazie anche per tutti i fedeli laici che si adoperano per vivere il loro quotidiano come missione là dove sono, in famiglia o sul lavoro, affinché Cristo sia amato e servito e cresca il Regno di Dio. Penso in particolare a quanti operano nel campo dell’educazione, della sanità, dell’impresa, della politica e dell’economia e in tanti altri ambiti dell’apostolato dei laici. Cristo ha bisogno del vostro impegno e della vostra testimonianza. Nulla - né le difficoltà, né le incomprensioni - vi faccia rinunciare a portare il Vangelo di Cristo nei luoghi in cui vi trovate: ognuno di voi è prezioso nel grande mosaico dell’evangelizzazione! 8. «Eccomi, Signore!» In conclusione, cari giovani, vorrei invitarvi ad ascoltare nel profondo di voi stessi la chiamata di Gesù ad annunciare il suo Vangelo. Come mostra la grande statua di Cristo Redentore a Rio de Janeiro, il suo cuore è aperto all’amore verso tutti, senza distinzioni, e le sue braccia sono tese per raggiungere ciascuno. Siate voi il cuore e le braccia di Gesù! Andate a testimoniare il suo amore, siate i nuovi missionari animati dall’amore e dall’accoglienza! Seguite l’esempio dei grandi missionari della Chiesa, come san Francesco Saverio e tanti altri."
  26. Vi proponiamo di seguito la libera traduzione Mexican priest who survived COVID: God acts in the midst of suffering dal sito CNA. Qui la sua Parrocchia San Rafael Arcangel. Città del Messico, Messico- Quando p. Antonio Pérez Hernández, sacerdote della Arcidiocesi de Tlanepantla è stato recentemente ricoverato in ospedale con COVID-19, ha affermato di essere stato in grado di testimoniare in prima persona come Dio è presente nel mezzo della sofferenza. Il sacerdote ha infatti condiviso la sua esperienza in un recente video pubblicato dall'arcidiocesi di Tlanepantla, in Messico, dove attualmente presta servizio. Dopo che Pérez si ammalò del virus, fu ricoverato in un ospedale pubblico dove condivise una stanza con altri pazienti, alcuni dei quali morirono. "Quando ero lì, è venuto un momento in cui sentivo come se Dio stesse per chiamarmi alla sua presenza", ha detto. “Ed è allora che scopri l'abbandono, l'abbandono totale che proviene dal dire al Signore: 'Eccomi, se vuoi chiamarmi, sono pronto; se vuoi lasciarmi qui, sono disponibile secondo la Tua Volontà. Ti chiedo solo per favore di darmi la forza di dare l'assoluzione e di occuparmi di questi miei fratelli che soffrono della malattia proprio come me. " Il sacerdote ha affermato che, nonostante la malattia, la sua esperienza in ospedale è stata bella e libera, perché "ha sentito l'amorevole presenza di Dio". Mentre era in ospedale, Fr. Pérez si è presentato sempre come sacerdote ed ha confessato e dato l'assoluzione ai malati che lo richiedevano. Ha detto di aver trovato Cristo nei pazienti malati e questo gli ha ricordato che "tutti abbiamo bisogno di Gesù". Ha assistito anche alla morte di quattro pazienti, ma ha detto che dopo aver dato loro l'assoluzione, ha potuto vedere che "erano confortati, erano in pace". Attraverso una preghiera costante , il sacerdote ha detto di aver percepito come le stanze dell'ospedale si trasformassero in luoghi di pace dove si poteva sentire e incontrare la presenza di Dio. Quando Fr. Pérez stava per essere dimesso, alcune persone gli dissero: "Padre, ci mancherai, perché ci hai dato una nuova speranza, ci hai fatto sentire Cristo in mezzo a tutto questo". Ed ha quindi detto loro: 'Cristo rimarrà sempre con voi. Io me ne vado, ma Cristo rimane. Dio non vi lascerà mai da soli ", ha continuato. Fr. Pérez è convinto che Dio stia usando la pandemia per guarire i cuori. "Dio ci sta facendo vedere ciò che è veramente importante", ha detto. “Quelli di noi che erano lì non potevano avere alcun contatto con la famiglia. Coloro che sono morti, sono morti senza avere il conforto neppure dei familiari", ha raccontato Pérez, sottolineando l'importanza di" valorizzare la presenza della famiglia, valorizzare gli amici, valorizzare la vita ". "Arriva un momento in cui hai solo l'abito da ospedale e non hai più nulla", ha detto, "ma è proprio in quel momento che si sperimenta quell'abbandono alla Volontà del Signore essendo pronti a dire: " Signore, ho te. Cosa voglio di più se ho te? '" Qui la sua storia in lingua spagnola.
  27. Riportiamo di seguito la libera traduzione dell'articolo del Catholic Herald - Around the globe, Catholics hope papal Mass online will continue di Courtney Mares/CNA. Ci è sembrato interessante rilevare e condividere con voi questo fenomeno di particolare affetto per la figura del Papa. Tale figura rappresenta la naturale sintesi della Cristianità ed, oltre il compito divino che gli è stato affidato (Mt 18 E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli»), ha un ruolo di riferimento emotivo costante soprattutto per chi è lontano da Roma. Il cattolicesimo, che ha la universalità nella sua missione e nel suo nome, non può prescindere da Roma e dalla figura del Papa, chiunque egli sia. D'altro canto, vogliamo ricordare che la via ordinaria della Salvezza in tempi ordinari è la partecipazione fisica e reale alla Eucaristia, in Chiesa. La "Liturgia della Parola" o la Santa Messa trasmessa in streaming non potrà mai essere sostitutiva della presenza reale davanti al Corpo e Sanque di Cristo. In Jesu et Maria, Claudio ********** Dopo che il Vaticano ha smesso di trasmettere in diretta le Messe quotidiane di Papa Francesco a partire da questa settimana, i cattolici da tutto il mondo hanno esortato il Papa a riprendere la trasmissione. Il livestream della messa del Papa si è concluso il 18 maggio, giorno in cui le diocesi di tutta Italia sono state in grado di riprendere le messe pubbliche. Ma molti cattolici in altri paesi rimangono senza accesso alla Messa. Questo è il caso dei Missionari Francescani di Maria a Nairobi, in Kenya, dove un blocco è stato esteso fino al 6 giugno, chiudendo tutti i luoghi di culto pubblico. Suor Mary Anne Williamson ha scritto una lettera a nome della sua comunità religiosa, chiedendo se fosse possibile ripristinare la trasmissione di massa in diretta di Papa Francesco. Ha detto alla CNA che le suore sono state "sgomenti" quando hanno saputo che la trasmissione della Messa del Papa sarebbe stata interrotta. “Quando le nostre chiese sono state chiuse circa otto settimane fa, abbiamo iniziato ad ascoltare e recitare la liturgia della Parola nella nostra cappella. Ma poi abbiamo sentito che le nostre sorelle nella nostra casa generalizia a Roma, anch'esse chiuse a chiave, stavano seguendo la messa del Santo Padre dalla loro casa. Abbiamo cercato il canale internet EWTN (media cattolico) sul nostro server di canali TV Zuku ed abbiamo iniziato a riunirci alle 8 di mattina a Nairobi ”, ha detto. Le suore si sono radunate per assistere alla messa del Papa dopo la preghiera del mattino nella loro cappella. Williamson ha detto che le suore missionarie hanno trovato significativo pregare in questo modo in unione con il papa e i cristiani di tutto il mondo. "Abbiamo davvero apprezzato l'omelia del Santo Padre e le traduzioni fatte da Suor Bernadette", ha detto. "Abbiamo anche apprezzato i momenti di adorazione eucaristica al termine della Messa mattutina a Santa Marta". “Sappiamo che la Messa di Papa Francesco è stata apprezzata da altri e probabilmente da molti in tutto il mondo. Continueremo a sperare che i media vaticani saranno in grado di trasmetterlo di nuovo ”. Mentre alcuni paesi in Europa stanno allentando i loro blocchi, i cattolici in India, Nigeria, Sudafrica, Kenya, Inghilterra, Svizzera e altri paesi rimangono senza accesso alla Messa pubblica. In Irlanda, le chiese non dovrebbero riaprire fino a luglio. Papa Francesco ha iniziato a trasmettere in streaming la sua Messa mattutina dalla cappella di Casa Santa Marta, la sua residenza nella Città del Vaticano, il 9 marzo, il giorno dopo che le diocesi di tutta Italia sospesero le messe pubbliche in seguito a un'ordinanza del governo. Il portavoce del Vaticano ha affermato che il live streaming è stato offerto per "consentire a coloro che desiderano seguire le celebrazioni in unione di preghiera con il vescovo di Roma". All'inizio della Messa ogni giorno, il Papa ha offerto una diversa intenzione di preghiera, spesso correlata alla sofferenza inflitta dalla pandemia di coronavirus. Annunciando la fine delle trasmissioni in diretta della Messa del Papa, il portavoce del Vaticano ha dichiarato: “Il Papa desidera che il Popolo di Dio possa così tornare alla familiarità comunitaria con il Signore nei sacramenti, partecipando alla liturgia domenicale e riprendendo, anche nelle chiese, il quotidiano visita del Signore e della sua Parola ”. Un articolo dell'ACI Prensa che riporta la conclusione della trasmissione di massa quotidiana dal Vaticano ha ricevuto oltre 1.900 commenti sui social media, con persone che esprimono gratitudine per il livestream e chiedono perché è stato cancellato quando le diocesi in alcune parti dell'America Latina sono ancora sotto blocco . “Grazie mille, Santo Padre, ma spero che consideri per i paesi del Messico e dell'America che restiamo in quarantena ed è molto prezioso vibrare con la tua presenza e guida. Che il Signore ti benedica e sia sempre con te ”, scrisse Carmen Vazquez in spagnolo. Dal Costa Rica, Sandra Fernandez Es ha scritto: “È una grande perdita, che tristezza. Mi ero già abituato a guardarlo la mattina presto ed è stato molto buono per me. " “Sono arrivato a pensare di essere il solo a cui mancherebbe la Messa con il Papa. A Puerto Rico, siamo ancora in quarantena ", ha detto Iris Lugo. Mary Grenada ha scritto dall'Argentina: “Peccato !!! È stato molto importante per noi ogni giorno avere una messa a casa. Spero che mandino la nostra richiesta di continuare al Papa. Grazie!!! Dall'argentina." Catherine Addington ha scritto su Twitter il 19 maggio: "Mi manca il livestream quotidiano di @Pontifex". Il Vaticano ha riferito il 20 maggio che migliaia di persone in Cina avevano visto un live streaming tradotto della messa del Papa tramite WeChat e che la notizia che la trasmissione in diretta sarebbe finita è stata "accolta con un po 'di sofferenza e anche con alcune lacrime". Vatican News ha affermato di aver ricevuto messaggi da migliaia di persone che esprimono apprezzamento per il livestream della messa del Papa durante la pandemia. La sorella Mary Anne ha detto alla CNA che crede che anche nei luoghi in cui le chiese saranno riaperte, come l'Italia, i fedeli e altri cattolici apprezzerebbero probabilmente l'opportunità di vedere le Messe del Papa e ascoltare le sue omelie. Ha detto che durante la quarantena le suore in Kenya hanno insegnato agli studenti usando Zoom, ma i tagli di Internet ed elettricità nelle case di alcuni studenti hanno reso difficile. “Sappiamo di essere tra i fortunati con una cappella, accesso a Internet, cibo e riparo. La nostra vita di preghiera e di lavoro può continuare, anche se in modi nuovi ", ha detto. "I nostri giorni, in particolare la nostra adorazione eucaristica a turno, sono offerti per il nostro mondo sofferente e la fine di questa pandemia." Man mano che le Messe pubbliche riprenderanno in alcune parti del mondo, le parrocchie decideranno anche se continuare i livestream di massa offerti durante la pandemia. P. Gregory Apparcel, rettore della chiesa di San Patrizio, la parrocchia di lingua inglese di Roma, ha detto a CNA che il livestream della parrocchia aveva guadagnato un pubblico molto più vasto di quanto si aspettasse. “Abbiamo anche molte, molte persone che partecipano a queste messe dagli Stati Uniti e da altri paesi in cui le messe pubbliche non sono ancora disponibili. E, anche da molte persone che sono costrette a casa per molte altre ragioni ", ha detto. Il sacerdote ha detto di aver ricevuto richieste per continuare le messe nonostante la fine del blocco. "Sperano che continueremo a farlo, cosa che cercheremo di fare durante l'estate e oltre, se necessario", ha detto. "Ha aperto un nuovo ministero che non avremmo mai pensato di dover fare."
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