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DEI RITI DEL TRIDUO PASQUALE

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Valerio

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Nel giovedì santo si celebra l'istituzione del SS. Sacramento dell'Eucarestia e dell'Ordine Sacro.
Nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore, per questo è giorno di digiuno ed astinenza.
Nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa risurrezione.
Per vivere il Sacro Triduo Pasquale secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
1. unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore nell'orazione;
2. meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
3. assistere, se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.
Dal giovedì fino al sabato santo non si suonano le campane in segno di grande afflizione per la passione e morte del Salvatore.
Nel giovedì santo si conserva un'ostia grande consacrata affinché si facciano speciali adorazioni al sacramento dell'Eucarestia nel giorno in cui venne istituito, e perché si possa compiere la liturgia del venerdì santo, in cui non si fa dal sacerdote la consacrazione.
Nel giovedì santo, dopo la Messa, si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua passione dobbiamo spogliarci dell'uomo vecchio, cioè d'ogni affetto mondano.
Nel giovedì santo si fa la lavanda dei piedi:
1. per rinnovare la memoria di quell'atto di umiliazione con cui Gesù Cristo si abbassò a lavarli ai suoi Apostoli;
2. perché Egli medesimo esortò gli Apostoli e, in persona di essi, i fedeli ad imitare il suo esempio;
3. per insegnarci che dobbiamo purificare il nostro cuore da ogni macchia, ed esercitare gli uni verso gli altri i doveri della carità ed umiltà cristiana.
Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria dei dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell'orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario.
Le visite nel giovedì santo non vanno fatte per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffrì nell'orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.
La Chiesa nel venerdì santo, in modo particolare, prega il Signore per ogni sorta di persone, per dimostrare che Cristo è morto per tutti gli uomini e per implorare a beneficio di tutti il frutto della sua passione.
Nel venerdì santo si adora solennemente la Croce, perché essendovi Gesù Cristo stato inchiodato ed essendovi morto in quel giorno, la santificò col suo sangue.
Si deve adorazione solo a Dio, però quando si adora la Croce, la nostra adorazione si riferisce a Gesù Cristo morto su di essa.
Nei riti del sabato santo è da considerarsi specialmente la benedizione del cero pasquale e del fonte battesimale.
Il cero pasquale significa lo splendore e la gloria, che Gesù Cristo risuscitato apportò al mondo.
Nel sabato santo si benedice il fonte battesimale, perché anticamente in questo giorno, come ancora nella vigilia della Pentecoste, si conferiva il Battesimo solennemente.
Mentre si benedice il fonte battesimale, dobbiamo ringraziare il Signore d'averci ammessi al Battesimo, e rinnovare le promesse che allora abbiamo fatto.

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